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E ora Voce ai giovani

  • Giovedì, 23 Maggio 2013 07:34 ,
  • Pubblicato in Flash news

Donne Viola
23 05 2013

COMUNICATO STAMPA AIED ROMA
“#NOVIOLENZA #DONNE – VOCE AI GIOVANI. UNA GARA DI IDEE”: 60 PROGETTI E 140 GIOVANI IN GARA

L’AIED (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica) di Roma e Cocoon Projects hanno lanciato l’iniziativa “#NoViolenza #Donne – Voce ai giovani. Una gara di idee” (www.noviolenza.it).

I ragazzi tra i 18 e i 29 anni sono stati chiamati a prendere parte attiva ad una gara di idee, proponendo progetti
realizzabili che potessero contribuire a combattere la violenza sulle donne ed il femminicidio.

I giovani, solitamente esclusi da questo dibattito, sono stati coinvolti e hanno potuto esprimere il proprio pensiero su una problematica che li riguarda da vicino e riempie le pagine di cronaca nera. Questo costituisce un aspetto sociale e culturale che va rilevato.

Gli under 30 hanno accolto con grande entusiasmo la sfida ed hanno inviato 60 progetti, provenienti da diverse città italiane, a cui hanno preso parte 140 ragazzi, con la schiacciante prevalenza delle donne (119 donne e 21 uomini).

L’8 maggio si è conclusa la fase di voto da parte del pubblico web, a cui è seguita la votazione di un apposito comitato composto da:

Luigi LARATTA
Presidente AIED Roma e Presidente Comitato

Emil ABIRASCID
Giornalista e CEO di StartupBusiness

Ritanna ARMENI
Giornalista e scrittrice

Anamaria GALARRETA
Responsabile dei progetti contro la violenza di genere – Fondazione Pangea

Maurizio MANNONI
Giornalista RAI

Maria MONTELEONE
Procuratore aggiunto Procura di Roma

Giovanna Nina PALMIERI
Giornalista, autrice e conduttrice tv

Linda Laura SABBADINI
Direttore del dipartimento statistiche sociali e ambientali ISTAT

Loretta ZONA
Preside del Liceo Anco Marzio di Ostia.

Dalla media di questi 2 voti, oggi possiamo annunciare i 5 finalisti che si contenderanno la vittoria attraverso un pitch contest durante il convegno che si terrà a Roma il 24 maggio 2013 alle ore 9,30 presso Residenza di Ripetta:

- DALLE CENERI SI PUÒ RINASCERE
- DONNADÌ: UN MILIONE DI NO
- DONNE FUORI SCENA
- GENERAZIONE PEER
- IF YOU WERE ME – SE TU FOSSI ME.

Il comitato, dopo aver ascoltato la presentazione in 3 minuti dei 5 progetti, decreterà il vincitore che si aggiudicherà un premio di 10.000 euro, 3.000 euro in denaro e 7.000 euro in servizi di supporto alla definizione e all’avvio del progetto, erogati da Cocoon Projects per i tre mesi che seguono l’evento.

Il convegno prevederà anche una tavola rotonda, moderata da Ritanna Armeni, a cui parteciperanno nomi autorevoli:

Emil ABIRASCID
Giornalista e CEO di StartupBusiness

Luisella COSTAMAGNA
Scrittrice e giornalista

Anamaria GALARRETA
Responsabile dei progetti contro la violenza di genere – Fondazione Pangea

Maria MONTELEONE
Procuratore aggiunto Procura di Roma

Giovanna Nina PALMIERI
Giornalista, autrice e conduttrice tv

Linda Laura SABBADINI
Direttore del dipartimento statistiche sociali e ambientali ISTAT

Anna SAMPAOLO
Psicologa e psicoterapeuta – coordinatrice dei corsi AIED di educazione sessuale nelle scuole.

Luigi Laratta, Presidente dell’AIED di Roma, ha dichiarato: “Siamo molto soddisfatti della riuscita di questa iniziativa e della risposta che abbiamo ottenuto dai giovani che hanno dimostrato grande senso di responsabilità e pro-attività. Tutti i partecipanti hanno presentato progetti efficaci con punti di vista differenti e le più diverse modalità di attuazione, appartenenti agli ambiti della prevenzione – culturale/pedagogico – sicurezza/difesa e supporto/assistenza. I 60 team e i 140 ragazzi che hanno lavorato alle idee sono una chiara dimostrazione che aver deciso di puntare su di loro è stata la scelta giusta. Ancora una volta vogliamo ribadire che proprio dai
giovani occorre iniziare se si vuole affrontare in profondità il problema”.

Aied
21 05 2013

L'AIED (Associazione Italiana per l'Educazione Demografica) di Roma e Cocoon Projects hanno lanciato l'iniziativa “#NoViolenza #Donne – Voce ai giovani. Una gara di idee” (www.noviolenza.it).
I ragazzi tra i 18 e i 29 anni sono stati chiamati a prendere parte attiva ad una gara di idee, proponendo progetti realizzabili che potessero contribuire a combattere la violenza sulle donne ed il femminicidio.
I giovani, solitamente esclusi da questo dibattito, sono stati coinvolti e hanno potuto esprimere il proprio pensiero su una problematica che li riguarda da vicino e riempie le pagine di cronaca nera. Questo costituisce un aspetto sociale e culturale che va rilevato.
Gli under 30 hanno accolto con grande entusiasmo la sfida ed hanno inviato 60 progetti, provenienti da diverse città italiane, a cui hanno preso parte 140 ragazzi, con la schiacciante prevalenza delle donne (119 donne e 21 uomini).
L'8 maggio si è conclusa la fase di voto da parte del pubblico web, a cui è seguita la votazione di un apposito comitato composto da:
- Luigi LARATTA, Presidente AIED Roma e Presidente Comitato
- Emil ABIRASCID, Giornalista e CEO di StartupBusiness
- Ritanna ARMENI, Giornalista e scrittrice
- Anamaria GALARRETA, Responsabile dei progetti contro la violenza di genere - Fondazione Pangea
- Maurizio MANNONI, Giornalista RAI
- Maria MONTELEONE, Procuratore aggiunto Procura di Roma
- Giovanna Nina PALMIERI, Giornalista, autrice e conduttrice tv
- Linda Laura SABBADINI, Direttore del dipartimento statistiche sociali e ambientali ISTAT
- Loretta ZONA, Preside del Liceo Anco Marzio di Ostia.

Dalla media di questi 2 voti, oggi possiamo annunciare i 5 finalisti che si contenderanno la vittoria attraverso un pitch contest durante il convegno che si terrà a Roma il 24 maggio 2013 alle ore 9,30 presso Residenza di Ripetta:
- DALLE CENERI SI PUÒ RINASCERE
- DONNADÌ: UN MILIONE DI NO
- DONNE FUORI SCENA
- GENERAZIONE PEER
- IF YOU WERE ME – SE TU FOSSI ME.

Il comitato, dopo aver ascoltato la presentazione in 3 minuti dei 5 progetti, decreterà il vincitore che si aggiudicherà un premio di 10.000 euro, 3.000 euro in denaro e 7.000 euro in servizi di supporto alla definizione e all'avvio del progetto, erogati da Cocoon Projects per i tre mesi che seguono l'evento.
Il convegno prevederà anche una tavola rotonda, moderata da Ritanna Armeni, a cui parteciperanno nomi autorevoli:
- Emil ABIRASCID, Giornalista e CEO di StartupBusiness
- Luisella COSTAMAGNA, Scrittrice e giornalista
- Anamaria GALARRETA, Responsabile dei progetti contro la violenza di genere - Fondazione Pangea
- Maria MONTELEONE, Procuratore aggiunto Procura di Roma
- Giovanna Nina PALMIERI, Giornalista, autrice e conduttrice tv
- Linda Laura SABBADINI, Direttore del dipartimento statistiche sociali e ambientali ISTAT
- Anna SAMPAOLO, Psicologa e psicoterapeuta - coordinatrice dei corsi AIED di educazione sessuale nelle scuole.

Luigi Laratta, Presidente dell'AIED di Roma, ha dichiarato: “Siamo molto soddisfatti della riuscita di questa iniziativa e della risposta che abbiamo ottenuto dai giovani che hanno dimostrato grande senso di responsabilità e pro-attività. Tutti i partecipanti hanno presentato progetti efficaci con punti di vista differenti e le più diverse modalità di attuazione, appartenenti agli ambiti della prevenzione – culturale/pedagogico – sicurezza/difesa e supporto/assistenza. I 60 team e i 140 ragazzi che hanno lavorato alle idee sono una chiara dimostrazione che aver deciso di puntare su di loro è stata la scelta giusta. Ancora una volta vogliamo ribadire che proprio dai giovani occorre iniziare se si vuole affrontare in profondità il problema”.

CONTATTI:
Claudia Pellicori
email > Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
cell. > 392.03.26.599
www.aied-roma.it
www.noviolenza.it
Le foglie della corona d'alloro regalata da mamma e papà non hanno ancora in fatto in tempo a ingiallire che già l'ansia assale il giovane e promettente neolaureato. ...
Corriere della Sera
30 04 2013

Buone idee, ma attenzione ai rischi: c'è ancora la crisi, le risorse mancano e l'Unione europea è ancora ancorata all'austerità    
 
di Maurizio Ferrera
 
Un programma per la crescita, vista non come fine a se stessa, ma come strumento di progresso sociale e di allargamento delle opportunità. Soprattutto per i giovani, le donne, gli «esclusi»: coloro ai quali l’Italia di oggi nega prospettive di avanzamento sociale, diritti, a volte persino la cittadinanza. Per molti aspetti, il discorso di Enrico Letta alla Camera ha toccato corde nuove rispetto al passato, mettendo inclusione e lavoro al centro dell’agenda. Troppa ambizione, poco realismo? Il rischio c’è.
Ma vi sono diverse buone idee, che meritano senz’altro un’apertura di credito. Per creare lavoro il governo agirà soprattutto sul lato dell’offerta: riduzione del cuneo fiscale, revisione della riforma Fornero per recuperare flessibilità in entrata (in particolare per quanto riguarda i contratti a termine), ulteriori incentivi all’apprendistato, semplificazione burocratica, incisivo ripensamento di tutti quei regimi di autorizzazione preventiva che ingabbiano le imprese e scoraggiano gli investimenti esteri. Il faro che guiderà le decisioni del governo saranno, come si è detto, le opportunità per giovani e donne.
Su questo fronte Letta può vantare una elevata credibilità: è stato infatti uno dei primi e dei pochi politici ad aver promosso e difeso con coerenza (anche nel centrosinistra) il principio «blairiano» women and children first (prima le donne e i bambini). Oltre a incentivi mirati di natura fiscale, per attuare questo principio il governo effettuerà un piano di investimenti nella scuola, nei servizi sociali, nelle politiche di conciliazione.
    Non solo lavoro, in altre parole, ma lavoro di qualità, accompagnato da (pari) opportunità di carriera e di mobilità verso l’alto, anche per gli immigrati.
Vista la considerevole «quota rosa» con cui nasce il governo, c’è da sperare che questa volta si faccia sul serio. Sul welfare Letta ha parlato di universalismo attivo: allargamento dei diritti agli esclusi, a condizione però che i beneficiari s’impegnino a recuperare autonomia economica (elemento essenziale soprattutto nel settore degli ammortizzatori sociali). In questo quadro è stata fatta una promessa importante: il governo considererà l’introduzione del reddito minimo d’inserimento, dando priorità alle giovani famiglie povere con figli minori.
Interessante è anche l’impegno a introdurre politiche di invecchiamento attivo, ossia di forme graduali (e part time) di pensionamento, incentivando forme di staffetta e tutorato intergenerazionale. Chi conosce Enrico Letta non può dubitare né della serietà tecnica con cui si sforzerà di realizzare il programma, né del suo impegno ideale e politico.
Vi sono però tre rischi che non vanno sottovalutati. Il primo è quello dei tempi. La recessione non è per nulla finita, il disagio sociale è sempre più acuto, la fiducia di imprese e consumatori è ai minimi. Per uscire dal gorgo ci vuole uno scatto. Durante la campagna per le elezioni del 2006, poi vinte dall’Unione, Enrico Letta si era schierato a favore di un Big Bang, di un pacchetto di misure incisive da varare subito, anche per cambiare il clima psicologico. Arrivarono, è vero, le lenzuolate di Bersani sul fronte delle liberalizzazioni. Ma lo slancio del nuovo governo (Letta era sottosegretario alla presidenza del Consiglio) si affievolì subito: un’esperienza da non ripetere.
Il secondo rischio è quello delle risorse. Letta ha già di fatto assunto onerosi impegni di spesa, come il rifinanziamento della Cig in deroga e la «soluzione» del problema esodati. Al tempo stesso ha promesso di abolire due significative fonti di gettito: la rata Imu di giugno e l’aumento dell’Iva. Come far quadrare i conti? E, soprattutto, come reperire i fondi necessari (non sono pochi: diversi miliardi di euro) per finanziare il nuovo welfare per giovani e donne?
Infine, l’Unione Europea. È inutile negarlo: senza una revisione dei parametri di Bruxelles, uscire dalla crisi è quasi impossibile. Il programma illustrato ieri è pieno di «europeismi» nel lessico, nel tono, negli obiettivi. Ma Letta ha usato il linguaggio della strategia «Europa 2020», mentre oggi l’Ue decide con le regole del Fiscal compact, imperniato sul dogma dell’austerità. Il nuovo premier ha annunciato che si recherà prestissimo a Bruxelles, Berlino e Parigi.
    Ottima idea: è in quelle tre capitali che oggi si giocano le partite più importanti, anche per il nostro Paese.

Giovani e politica, una generazione altrove

  • Giovedì, 18 Aprile 2013 12:16 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA

La Repubblica
18 04 2013

GIOVANI e adulti: si somigliano molto, in Italia. Almeno, in rapporto alla politica e alle istituzioni. Lo stesso distacco. Anzi, per la precisione, è la generazione dei giovani a segnare il percorso. La direzione. Gli adolescenti e i giovani-più-giovani (così definiamo quelli di età compresa fra 15 e 24 anni), ma anche i giovani-adulti (fra 25 e 34 anni), esprimono un livello di fiducia davvero basso, anzi, minimo nei confronti dei principali attori e della più importante istituzione della "democrazia rappresentativa". Cioè, i partiti: poco sopra al 4%. E il Parlamento: appena un po' di più. (Utilizziamo, qui, i dati di numerose indagini condotte da Demos e LaPolis-Università di Urbino. ) Ma la sfiducia si estende anche allo Stato. In misura maggiore rispetto alla popolazione nell'insieme. Un disincanto acuto, che si è accentuato negli ultimi anni. Dopo il 2006, quando, perlomeno, dimostravano maggiore confidenza verso gli attori e le istituzioni rappresentative rispetto agli adulti. Oggi non più.

GUARDA LE TABELLE

D'altronde oltre la metà di essi (e il 55% tra i giovani-adulti) ritiene che la democrazia non abbia bisogno dei partiti, per funzionare bene. Anzi, visto il distacco espresso nei loro confronti, è, semmai, vero il contrario. Cioè: pensa che i partiti siano un ostacolo alla democrazia vera. Anche in questo caso: si tratta di opinioni diffuse nella popolazione. Ma fra i giovani, in misura del tutto particolare. Così si spiega l'incertezza che li ha accompagnati, nella recente stagione elettorale.

Solo una quota minoritaria di essi, poco superiore al 40%, afferma di non aver avuto mai dubbi sul voto da esprimere. I giovani: appaiono molto più "incerti" degli adulti. Più indecisi rispetto alle elezioni del 2006, quando, peraltro, le differenze tra generazioni apparivano meno rilevanti. E tutti, giovani, adulti e anziani, dimostravano convinzioni più forti e più solide, su chi votare. Oggi non è più così. Oltre il 40% dei giovani-più giovani e il 45% dei giovani-adulti sostengono, infatti, di non aver votato per fiducia in un partito e nel suo leader. Ma per sfiducia verso gli altri - leader e partiti. Alle precedenti elezioni, nel 2008, gli elettori di protesta, fra i giovani, erano molto meno numerosi. Intorno al 30%. Negli ultimi anni, fra i giovani, è, dunque, cresciuto un sentimento di diffidenza e insoddisfazione verso gli attori politici. I partiti e i loro leader. Come in tutta la società, d'altronde. Ma in misura maggiore. Più acuta. E più rapida. Lo sottolineano, in modo eloquente, gli orientamenti di voto. Che, fra i giovani, enfatizzano le principali tendenze complessivamente emerse alle ultime elezioni. In particolare e soprattutto: il consenso al M5S. Che raggiunge quasi il 30% fra i più giovani, ma sfiora il 36% fra i giovani-adulti. Appena sotto il risultato raggiunto fra gli adulti-giovani (35-44 anni).

L'insoddisfazione verso il sistema politico e la protesta contro i partiti principali, dunque, hanno raggiunto limiti estremi. Ormai irrilevanti e quasi irrilevabili, dal punto di vista statistico. Da ciò la crescente incertezza elettorale e la diffusa tentazione astensionista, da un lato. E, dall'altro, il successo tributato al MoVimento guidato da Grillo. Mentre, i principali partiti della Seconda Repubblica, fra i giovani, si sono ridotti quasi a comparse. Il PD, si ferma al 18%, fra i più giovani. Ma scende ulteriormente, intorno al 15%, fra i giovani-adulti. Il PD ha, infatti, ottenuto il massimo dei consensi (37%) fra gli ultra65enni. È un partito di anziani e di pensionati. Come il PdL, d'altronde. Che, fra i giovani-adulti, supera il 20%. Ma tra i più giovani scende all'11%. E fra gli studenti, in particolare, arretra ulteriormente, al 9,5%. Superato anche da Scelta Civica. Gli orientamenti verso i partiti si riflettono sulla fiducia verso i leader. Che raggiunge i livelli più elevati a favore di Beppe Grillo e di Matteo Renzi. Le figure che, più delle altre, intercettano ed esprimono la domanda di cambiamento. La frattura rispetto al passato, ai partiti e al ceto politico tradizionali. La specificità generazionale, però, emerge in modo più marcato nel caso di Grillo (come, in misura più limitata, per Vendola). Mentre l'appeal di Renzi appare trasversale e risulta, anzi, ancor più elevato fra i "genitori" e i "nonni" (presso i quali l'indice di fiducia supera il 70%).

I giovani. Sono l'amplificatore del ri-sentimento politico della società italiana. Per questo, non marcano grandi differenze rispetto agli adulti e agli anziani. Ma a "differenza" di essi non appaiono rassegnati. Né semplicemente frustrati. Il distacco non si traduce in antipolitica. Al contrario, al malessere politico rispondono con un alto grado di partecipazione. Politica. E in tutti gli ambiti, in tutte le direzioni. Mostrano, infatti, livelli massimi di impegno sui problemi del quartiere e della città, del territorio e dell'ambiente. Sono i più presenti nelle manifestazioni pubbliche di protesta. Lo specifico generazionale, però, emerge con grande evidenza nella mobilitazione sulla Rete. Attraverso i Social Network. Dove rivelano livelli di coinvolgimento e "comunicAzione" più che doppi rispetto alla media della popolazione. Nell'insieme, oltre il 40% dei giovani - più o meno giovani, più o meno adulti - dichiara di aver partecipato, attivamente, a iniziative politiche, sociali, solidali, ambientali nell'ultimo anno.

Un dato di circa 15 punti più rispetto alla media della popolazione. In sensibile crescita rispetto al passato recente. Anche per questo, i giovani appaiono la componente politica più affine al M5S. Perché, oltre alla protesta contro i partiti tradizionali, esprimono una forte domanda di partecipazione senza mediazione. Cioè: di democrazia diretta. Emersa, anzi: esplosa, nella fase più recente. Anche senza aprire tensioni e fratture profonde. Nella società e fra le generazioni. Nonostante gli adulti abbiano occupato tutti gli spazi di potere. Riservando loro un futuro precario e senza lavoro. In parte perché sono legati agli adulti, per ragioni di "necessità", oltre che di affetto. Visto che le famiglie li sostengono - e li controllano - nel corso della loro giovinezza, sempre più lunga. In parte, però, la minore intensità dello scontro sociale e generazionale in Italia, espresso dai giovani, rispetto ad altri Paese, ha ragioni diverse. In primo luogo, dal minore legame con il territorio. Realisticamente, infatti, quasi tutti i giovani (8 su 10) sono convinti che, per fare carriera, occorra partire. Andarsene. In un altro Paese. E, forse, anche per questo vedono il futuro in modo più ottimista, molto più ottimista, rispetto ai genitori e ai nonni. Non solo perché il futuro - per quanto incerto - ce l'hanno davanti. Ma anche perché lo pensano e immaginano altrove. Da ciò il rischio, ben maggiore del conflitto e della protesta - sociale, politica e generazionale. Che i giovani inseguano il futuro "altrove". E lasciandoci tutti qui: noi, gli adulti, gli anziani - il Paese. Fermi. A invecchiare. Prigionieri del passato.

 

Questa riflessione, dedicata al rapporto fra "I Giovani e la politica", prende spunto da una serie di indagini e ricerche, rielaborate - e presentate dall'autore - in occasione del Convegno, INCONTRARE LUCIANO BARCA, Organizzato dall'Associazione Etica ed Economia, che si svolge a Roma il 18 Aprile (ore 15, Palazzo Venezia - Sala del Mappamondo).

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