Sopravvivere all'immortalità

Gli andamenti demografici e le ultime ricerche lasciano intravedere un futuro in cui non solamente gli anziani saranno più numerosi dei giovani (d'altro canto, già oggi in Italia questo rapporto è di 17 a 11 milioni) ma vivranno sempre più a lungo.
Nicolò Cavalli, Pagina99 ...

Dentro ed oltre il #16O

  • Mercoledì, 15 Ottobre 2014 14:15 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
15 10 2014

Il 16 ottobre i facchini in tutta Italia sciopereranno dopo mesi di lotte durissime nel settore della logistica, un contributo da GlobalProject.info per connettere la giornata di domani con lo sciopero sociale del 14n.

Il 16 ottobre i facchini di tutta Italia sciopereranno per portare avanti una piattaforma generale di rivendicazioni. Da Milano a Napoli, da Bologna ad Ancona, da Parma a Torino, per un'intera giornata i lavoratori di questo settore, tanto strategico per l'economia contemporanea quanto oggetto di forte sfruttamento, incroceranno le braccia per chiedere maggiori diritti e salari: possibilità di scegliere se essere socio o lavoratore, malattia e infortuni pagati al 100%, pieno accesso agli ammortizzatori sociali. Sono ormai almeno tre anni che nella logistica si è sviluppato un movimento di lotta generalizzato e diffuso che, opponendosi al sistema marcio delle cooperative, è riuscito a strappare migliori condizioni di vita e lavoro tramite vertenze dure e manifestazioni di solidarietà. Protagonisti di queste lotte sono stati perlopiù facchini e facchine migranti e nuove sigle sindacali che hanno avuto il merito di anteporre alla logica della contrattazione quella della rivendicazione.

Un movimento quello dei lavoratori della logistica che sembra andare in controtendenza rispetto al resto del paese dove il governo Renzi ha appena ricevuto un mandato in bianco dal Parlamento per smantellare le ultime tutele rimaste all'interno del mondo del lavoro. La retorica del nuovismo (“bisogna cambiare”) e quella dei garantiti (“c'è chi ha tanto e chi ha poco”) sono servite al premier per giustificare l'elaborazione della seconda parte del JobsAct, che insieme al decreto Poletti riscrive a fondo le regole del rapporto capitale/lavoro in Italia. Riforma degli ammortizzatori sociali, delle forme contrattuali e dei centri per l'impiego: la logica di fondo è quella di legare sempre di più il welfare alla prestazione lavorativa e sottomettere quest'ultima all'arbitrio costante del datore di lavoro. Il risultato non sarà di certo quello di aumentare i livelli occupazionali, né di rimettere in moto la crescita o di migliorare le retribuzioni (a riguardo la proposta di versare direttamente il tfr ogni mese in busta paga piuttosto che alla fine suona come una pessima mossa di ragioneria politica). L'obiettivo vero del JobsAct è quello di distruggere qualsiasi residua forma di autonomia da parte dei lavoratori rispetto alla controparte padronale. Il tentativo di introdurre un contratto a tutele crescenti e farla finita con l'articolo 18 è esemplificativo di tutto ciò: proviamo ad immaginarci se le lotte della logistica avessero potuto esprimere la stessa radicalità qualora le cooperative avessero potuto licenziare senza giustificazioni i facchini più “problematici”. La risposta è scontata. Ancora più preoccupante però è la mancanza di un'opposizione sindacale forte a queste politiche da parte dei confederali, ormai più cinghia di trasmissione del potere che associazione di parte.

Di fronte ad una delle più grosse rapine politiche degli ultimi anni, furto di diritti e salari, le lotte della logistica parlano a tutti noi, all'intera società e ci dicono che, pur con mille difficoltà, è ancora possibile e giusto rivendicare una vita e un lavoro migliore. Ci dicono che è uniti è possibile vincere. Ci dicono che non è necessario avere alle spalle grossi sindacati o partiti per organizzarsi. Ci dicono che la lotta sul salario assume sempre di più i contorni di una lotta per i tempi e le forme di vita. Ci dicono che la solidarietà è un'arma potente perché se toccano uno toccano tutti. Ci dicono che la tristezza della rassegnazione non ha spazio quando si ha il coraggio di costruire nuovi diritti.

Per questo giovedì 16 ottobre saremo in tanti e tante davanti ai cancelli dei magazzini della logistica, davanti alle prefetture in corteo nelle città dove siamo presenti, perché non sarà qualcun altro a dirci come e quando cambieranno le cose, perché saremo noi a cambiare il nostro presente, perché di fronte alla rassegnazione e alla complicità possiamo reagire solo con la gioia della lotta, come hanno fatto studenti e insegnanti il 10 ottobreriprendendosi il diritto all'istruzione contro il patto educativo Renzi/Giannini (altroché “buona scuola”), come faremo il 14 novembre dando vita insieme a tanti e tante ad uno sciopero sociale diffuso e generalizzato.

Allarme Oms: il suicidio uccide come la malaria

Forse il dato più sconvolgente nel rapporto Oms è che il suicidio non riguarda soprattutto, come si potrebbe credere, vecchi soli e malati o ricchi depressi: a togliersi la vita sono anche molti giovani.
Alex Saragosa, Il Venerdì-la Repubblica ...

Storie di giovani e alcol

I primi tempi va bene: "Mi sentivo meglio, mi aiutava a vincere la noia". La dipendenza era in agguato: "Dopo un anno arrivavo in classe già ciucco. Un po' di bottiglie le ho prese dalla cantina di mio padre, il resto al supermercato, un litro di vino a un euro e 80". 
Riccardo Bruno, Corriere della Sera ...

La Repubblica
23 09 2014

DOVREBBERO pensarci bene a Bruxelles, prima di tagliare i fondi destinati a ricerca e sviluppo di un miliardo di euro per il 2015. E, in generale, di rimetterne ogni volta in discussione i finanziamenti. In quella voce di bilancio, infatti, rientra anche il celebre programma Erasmus. Quello che dal 1987 consente agli studenti europei di trascorrere un periodo di studio in uno dei Paesi dell'Unione. Forse uno dei progetti più riusciti - appoggiato dall'allora presidente francese François Mitterrand - in grado di costruire davvero un'unione fatta di valori ed esperienze lavorando sul concetto di cittadinanza continentale. Partendo dai giovani: oltre tre milioni ne hanno beneficiato in questi 27 anni. Solo nell'anno accademico 2012/2013 sono stati 270mila con Spagna, Germania e Francia quali mete predilette. L'Italia è al quinto posto con quasi 20mila studenti ospitati e al quarto quanto a partecipanti: 25.805.

Oltre che al senso di appartenenza europea l'Erasmus fa bene anche all'occupazione: chi ha trascorso qualche mese all'estero se la cava meglio di altri nel mercato del lavoro. Secondo uno studio appena presentato dalla Commissione europea - il più ampio del genere con 80mila partecipanti fra studenti e imprese, firmato da esperti indipendenti del CHE Consult di Berlino con il Brussels Education Service, il Compostela Group of Universities e l'Erasmus Student Network - l'incidenza della disoccupazione di lunga durata per gli ex studenti Erasmus è dimezzata rispetto a chi non ha studiato né si è formato in un altro Paese. Non basta: a cinque anni dalla laurea il tasso di disoccupazione è più basso del 23% rispetto ai coetanei.

"In un contesto europeo segnato da livelli inaccettabili di disoccupazione giovanile i risultati dello studio d'impatto su Erasmus sono estremamente significativi - ha commentato Androulla Vassiliou, commissaria cipriota uscente per istruzione, cultura, multilinguismo e gioventù - il messaggio è chiaro: chi studia o si forma all'estero migliora le proprie prospettive lavorative. Il nuovo programma Erasmus+ offrirà sovvenzioni Ue a 4 milioni di persone tra il 2014 e il 2020, dando loro la possibilità di sperimentare la vita in un altro paese mediante studi, formazione, insegnamento o volontariato".

Stando all'indagine della Commissione, il 92% dei datori di lavoro ricerca nei candidati aspetti che finiscono di solito per arricchire il bagaglio culturale del partecipante medio al programma: tolleranza, fiducia in sé stessi, abilità nella risoluzione dei problemi, curiosità e consapevolezza di pregi e difetti oltre alla risolutezza. La prova è costituita da una serie di test realizzati prima e dopo il periodo trascorso all'estero: chi ha partecipato ha manifestato valori più elevati in questi tratti fin dalla scelta di prenderne parte, dunque prima del decollo. Al rientro la differenza rispetto agli altri studenti è aumentata in media del 42%. Insomma, l'Erasmus fa bene alla personalità e quindi alla sicurezza con cui ci si presenta in un quadro lavorativo sempre più deteriorato.

Oltre allo studio, gli studenti possono anche svolgere un tirocinio fuori dal proprio Paese. Risultato? A più di un tirocinante su tre è stato offerto un posto nell'azienda in cui ha svolto lo stage. E spesso gli ex stagisti hanno preso coraggio e si sono messi in proprio, con maggiore propensione rispetto a chi è rimasto a casa: uno su dieci ha infatti avviato una propria avventura imprenditoriale e più di tre su quattro prevedono di farlo. Perfino la carriera corre di più: il 64% dei capi affida a chi ha avuto un'esperienza internazionale maggiori responsabilità. E quindi più elevate possibilità di scalata.

Oltre la professione, Erasmus ha dato forse il più incisivo contributo nel trasformare almeno un paio di generazioni nelle prime a potersi davvero sentire "cittadine d'Europa": il 40% degli ex studenti ha infatti cambiato il Paese di residenza o lavoro almeno una volta dopo la laurea, il doppio degli altri. E il 93% prevede, senza paure, di potersi trasferire in futuro se necessario. Fra chi non ha partecipato la quota scende al 73%. Non solo: il 33% ha un partner di un'altra nazionalità (13% per chi rimane a casa) e il 27% degli studenti ha incontrato l'attuale compagno o compagna proprio durante quel periodo di studio. Basti una stima: sarebbero un milione i bambini nati in questi decenni da coppie Erasmus. A quasi trent'anni dal via il programma, all'epoca voluto dall'associazione studentesca Aegee, si delinea dunque come il più riuscito esperimento culturale continentale.

Nonostante i rischi di tagli al bilancio, i prossimi sette anni dovrebbero tuttavia essere al sicuro: l'obiettivo del nuovo Erasmus è appunto coinvolgere quattro milioni di persone, fra cui due milioni di studenti e 300mila docenti di licei e istituti allargandosi oltre i confini d'Europa, toccando 135mila scambi con partner extracomunitari. Tutto grazie a un budget da 15 miliardi di euro. L'obiettivo è raggiungere il 20% di mobilità studentesca entro la fine del decennio. Ora siamo intorno al 15%.

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