Transfobia Legalizzata

  • Mercoledì, 20 Novembre 2013 14:08 ,
  • Pubblicato in Il Ricordo
Michela Angelini, Intersexioni
20 novembre 2013

Il 20 Novembre vengono commemorate le vittime di omicidi transfobici che nel 2013 sono state 238 nel mondo, 1374 dal 2008 ad oggi. L'Italia con le sue 5 vittime si conferma, anche quest'anno, come primo paese del continente Europeo per omicidi di persone transessuali, pari alla Turchia cui l'anno scorso era seconda.

Giornata contro l'omofobia: Italia, che aspetti?

Vita da streghe
17 05 2013

Oggi è la giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia. L'Italia, nel riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali è ancora piuttosto lontana, anche se qualche piccolo passo lo sta compiendo. Un'ottima sintesi di quali siano questi recenti passi l'ha fatta ieri Matteo Winkler sul Fatto Quotidiano.

Anche il Presidente Napolitano ha rilasciato un messaggio in occasione di questa celebrazione, nel quale, fra le altre cose, afferma: " La cultura del rispetto dei diritti e della dignità della persona ha già trovato significative espressioni sul piano legislativo e deve trovare piena affermazione in primo luogo nella famiglia, nella scuola, nelle varie realtà sociali e in ogni forma di comunicazione. In momenti di difficoltà economica - come quelli che stiamo attraversando - più che mai è necessario vigilare affinchè il disagio sociale non concorra ad acuire fenomeni di esclusione gravemente lesivi dei valori costituzionali di uguaglianza e solidarietà  su cui si deve fondare una convivenza civile".

Mi pare abbastanza chiaro che i Paesi democratici stiano ormai andando verso un progressivo riconoscimento dei diritti per tutti e per tutte. E' notizia di questi giorni, per esempio, che il Brasile abbia detto sì alle nozze fra persone dello stesso sesso. In Europa, ha compiuto recentemente questa scelta anche la Francia. Chissà quando la farà anche l'Italia...Certo è che noi abbiamo, in primis, un bel muro da combattere: quello degli stereotipi e dei pregiudizi.

Il video di Lush e dell'associazione Frame - a cui ho collaborato anch'io - per la giornata contro l'omofobia che ringrazia la Francia per aver legalizzato i matrimoni fra coppie dello stesso sesso e chiede all'Italia "che aspetti?". Lush e Frame promuoveranno  un progetto educativo contro il bullismo omofobico nelle scuole secondarie ("Bye bye bulli")

«No Difference», il video dell'Itis Armellini partecipante al "Progetto Rainbow"

Questo è amore. This si love. Video realizzato da Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura

Marocco: coppie gay in carcere. Kuwait: 215 arresti

  • Venerdì, 17 Maggio 2013 09:49 ,
  • Pubblicato in Flash news
Il grande Colibrì
17 05 2013

Sebbene qualcuno abbia avuto la stramba idea di una manifestazione contro il matrimonio omosessuale, in Marocco come negli altri paesi musulmani la popolazione LGBTQ* locale ha ben altri problemi da affrontare. Mentre a Souk el Arbaa, nel nord del Paese, due uomini sono stati condannati a tre anni di carcere (pena massima prevista dall'articolo 489 del codice penale marocchino per i rapporti omosessuali) per aver intrattenuto una relazione gay di dieci anni (Yabiladi), a Temara, nei pressi di Rabat, è iniziato il processo ad un'altra coppia accusata dello stesso "reato" (Le Figaro).

La dura condanna della prima coppia, punita con il massimo della pena, e l'immediato inizio del processo della seconda, arrestata appena una decina di giorni fa (Il grande colibrì), potrebbero essere una prima reazione alla campagna contro l'omofobia nel Paese lanciata dalla rivista Aswat (Il grande colibrì), ma sono in realtà perfettamente in linea con quanto avviene nei paesi arabi, dove la legislazione arriva anche a punizioni corporali e perfino alla pena capitale.

Tant'è che il giro di vite contro i gay non è una peculiarità nordafricana, come dimostra l'arresto di massa di cittadini di varia nazionalità in diversi internet café di Madinat al-Kuwait accomunati dall'essere omosessuali, benché – secondo la stampa – accusati chi di violazione della legge sul soggiorno, chi di piccoli reati, gioco d’azzardo o accuse di ordine civile (al-Anba). Ma è davvero improbabile che 215 giovani, gay o lesbiche, vengano tratti in arresto e deferiti alle autorità nelle stesse ore senza che il loro orientamento sessuale abbia qualche rilevanza nella faccenda.

E dunque che senso avrebbe potuto avere esportare in Marocco una manifestazione contro i matrimoni gay che tanto (forse persino insperato) successo aveva avuto sul suolo francese? In realtà che l'idea non fosse stata geniale devono averlo considerato anche gli stessi promotori che hanno prima derubricato il raduno di massa ad un incontro pubblico e poi hanno patito il forfait improvviso di una delle leader della protesta antiegualitaria francese, la nota Frigide Barjot (nome con cui è ormai conosciuta l'attivista Virginie Tellenne), finendo con un vero e proprio flop (GayMaroc) un percorso che prometteva di replicare i successi omofobici degli evangelisti americani in mezza Africa (Il grande colibrì).

Se però le chiusure dei paesi musulmani nei confronti della popolazione LGBTQ* sono ben note e non sorprendono, non può che dispiacere che paesi che stanno muovendo decisamente in direzione di un pieno riconoscimento dei diritti di omo e transessuali facciano poi distinzioni di razza all'interno della stessa comunità. E' purtroppo quanto ha fatto l’ambasciata degli Stati Uniti a Tel Aviv, che, pur avendo invitato una rappresentanza delle lesbiche palestinesi alle celebrazioni per la giornata del 16 maggio, ha poi concesso la parola e l'attenzione del pubblico alle sole attiviste israeliane , reiterando un'esclusione che aveva già fatto discutere in passato e che non può certo essere casuale (Aswat).

Paese Sera
17 05 2013

Dall’inizio dell’anno in Italia l’omo-transfobia ha fatto già 3 morti. Secondo Arcigay, negli ultimi 40 anni le vittime sono state oltre 150. Oggi le associazioni lgbtq dal presidente del Senato: “Calendarizzare la legge contro l'omofobia”.

Come ogni sera, Valentina e Rachele stanno tornando a casa. Sono quasi arrivate al portone quando incrociano un gruppo di quattro uomini. In quel quartiere Valentina e Rachele le conoscono tutti. Tutti sanno del loro amore. Ma non tutti lo capiscono e lo accettano. “Lesbiche di merda”: l’insulto arriva forte e chiaro alle loro orecchie, accompagnato da altri insulti e risate sguaiate. Per un pelo le due ragazze riescono ad allungare il passo e guadagnare il portone di casa. È l’8 maggio, a Roma. Passa qualche giorno prima che l’episodio finisca sui giornali, ma alla fine l’aggressione diventa pubblica. Solo perché le vittime hanno avuto la forza di raccontarla: una reazione niente affatto scontata. Come ricorda infatti l’Arcigay, in occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia, “molto spesso le vittime non denunciano per paura di diventare visibili agli occhi del mondo”.

150 MORTI IN 40 ANNI – In questo contesto quantificare con certezza le vittime di omo-transfobia è quasi impossibile. I morti, quelli sì, si possono contare: 7 in tutta Italia nel 2012, già 3 nei primi cinque mesi del 2013. “Una stima del numero di ‘omocidi’ che – secondo il presidente di Arcigay Flavio Romani – ci racconta uno spaccato drammatico della nostra società, con oltre 150 vittime negli ultimi 40 anni”. A queste vanno poi aggiunte le “centinaia e centinaia, se non migliaia, di omosessuali e trans aggrediti, pestati a sangue, dileggiati, insultati e vittime di bullismo”.

LA ROMA DI ALEMANNO – Le cronache dei giornali parlano di oltre 30 casi resi pubblici nel corso del 2012. Molti di questi si sono verificati a Roma. L’ha denunciato pubblicamente Nichi Vendola qualche mese fa, suscitando l’ira del primo cittadino: “In questa città lo stillicidio di atti di molestia e insulti nei confronti dei gay è diventato quasi ordinario”. “Dall’Europride del 2011 a ogni Gaypride la nostra città ha sempre garantito accoglienza e rispetto per tutti”, rispose allora piccato Gianni Alemanno. Ma ciò che la comunità lgbtq chiede (a Roma e non solo) sono pari diritti 365 giorni l’anno. E la tranquillità di poter camminare mano nella mano col proprio partner senza timore d’essere insultati. O, peggio, picchiati.

5 AGGRESSIONI IN 5 MESI – Nessuna vittimizzazione. Solo un banale esercizio di memoria. Nei primi 5 mesi dell’anno, la Capitale ha “collezionato” già 5 eclatanti episodi di omofobia. L’ultima in ordine di tempo è stata l’aggressione verbale a Valentina e Rachele. Quattro giorni prima era toccato a una coppia di gay “sorpresi” a baciarsi sul Lungotevere da due cinquantenni: “Malati, fate schifo. Andatevene”. È andata molto peggio a Luigi e Nicolas. La notte tra il 27 e il 28 aprile erano appena usciti dal locale dove lavorano, in via Ostiense, quando sono stati avvicinati da un gruppo di quattro ragazzi e tre ragazze. Che questa volta non si sono limitati agli insulti: su di loro è caduta una pioggia di calci, pugni e bottigliate. Alla fine il bilancio (una prognosi di trenta giorni per trauma cranico, fratture multiple e lesioni) avrebbe anche potuto essere più grave, se un amico della coppia non fosse riuscito a chiamare in tempo i carabinieri. A preoccupare è anche il clima di intolleranza che si va diffondendo in diversi licei della Capitale. Per una stragrande maggioranza di ragazzi informati e sensibilizzati c’è infatti una sparuta minoranza che, negli ultimi mesi, s’è fatta però ancora più ostentata. Insozzando di scritte omofobe le mura del liceo Tacito, prima, e del Socrate, poi.

“MA NIENTE ALLARMISMI” – “Questi episodi – sostiene Rossana Praitano, ex presidente del circolo Mario Mieli e oggi candidata col Pd al Consiglio comunale – non vanno sottovalutati. I numerosi casi di violenza che si sono registrati a Roma negli ultimi anni dimostrano che il problema dell’omofobia in questa città è ancora vivissimo. Bisogna tuttavia evitare di creare allarmismi, dipingendo le persone omosessuali e trans come delle vittime perenni: questo non è e non deve essere vero”. L’obiettivo è semmai “spingere le istituzioni a promuovere interventi mirati a tutti i livelli”. A cominciare da quella legge contro l’omofobia la cui assenza nel nostro ordinamento – denuncia Flavio Romani – è figlia del “rifiuto di agire da parte di diversi Governi e Parlamenti che si sono succeduti”. E non è un caso se oggi l’Arcigay incontrerà il presidente del Senato Pietro Grasso: “Sarà l’occasione per chiedere finalmente che l'estensione della legge Mancino ai reati di omo-transfobia sia finalmente calendarizzata. I parlamentari si prendano la responsabilità di votare a favore o contro la violenza a gay, lesbiche e trans. Vogliamo che questo 17 maggio sia l'ultimo senza una legge".

di Ambra Murè

Giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia

  • Venerdì, 17 Maggio 2013 07:08 ,
  • Pubblicato in L'Iniziativa
Dal 2007, il 17 maggio di ogni anno si celebra la Giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia quale momento di riflessioni e azioni per denunciare e lottare contro ogni violenza fisica, morale o simbolica legata all'orientamento sessuale.
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