Alla vigilia della giornata mondiale contro l'Aids, in Italia si contano quattromila nuove infezioni l'anno, una speranza di vita sempre più lunga, ma anche un muro di silenzio che ormai circonda l'Hiv. ...
Circolo Mario Mieli
28 11 2013

Ogni anno in Italia si registrano 3500/4000 nuove infezioni da Hiv, la maggior parte dovute a contatto sessuale, mentre è sempre più diffuso il fenomeno della diagnosi tardiva della sieropositività che mette a rischio l’efficacia delle terapie. Per contrastare queste tendenze il Coordinamento Romano Hiv ha messo in campo il progetto “Hiv? Sintonizzati!” raggiungendo oltre diecimila studenti di trentacinque scuole secondarie di primo e secondo grado di Roma, con l’obiettivo di rafforzare l’attività di informazione e prevenzione a partire dal luoghi deputati all’apprendimento.

Con l’intento di abbattere il muro ancora troppo alto del pregiudizio e della discriminazione e invitando le classi partecipanti a riflettere sul tema della diversità, il progetto ha voluto innescare un meccanismo virtuoso di informazione e conoscenza in cui i ragazzi informati e consapevoli potessero, a loro volta, diventare veicolo di diffusione di informazioni corrette e promotori di comportamenti sessuali responsabili.

Grazie al lavoro di trenta operatori esperti fra medici, psicologi, operatori sociali e volontari, che hanno effettuato più di cinquecento interventi e somministrato e analizzato oltre cinquemila questionari, “Hiv? Sintonizzati!” è stata un’importante occasione di ascoltare gli studenti e le loro esperienze, sondandone le convinzioni e raccogliendo dei preziosi dati che forniscono una significativa fotografia delle conoscenze che i giovani hanno delle Infezioni Sessualmente Trasmesse, della percezione del rischio, del rapporto con la sessualità e del tema della prevenzione.

Attraverso i questionari somministrati prima e dopo gli interventi sono emersi alcuni dati significativi di conoscenza e verifica del progetto che raccontano un miglioramento complessivo della capacità dei ragazzi di riconoscere le informazioni corrette circa le modalità di trasmissione del virus dell’Hiv e delle altre IST: il progetto è stato utile a ridurre sensibilmente, dall’85% al 40%, il numero di ragazzi delle scuole di secondo grado che credevano che la possibilità di infezione fosse legata all’appartenenza a categorie piuttosto che a comportamenti a rischio, andando ad intervenire anche sulla riduzione della discriminazione che quasi sempre è legata ad una maggiore possibilità di contagio; l’intervento ha permesso di ridurre il numero dei ragazzi che non conosceva i liquidi in grado di trasmettere il virus dal 25% al 9%. Il progetto si è mostrato inoltre utile a diminuire lo stigma e la paura della convivenza con le persone con Hiv.

Durante gli incontri è emersa chiaramente la più generale percezione che i ragazzi hanno del rischio: come nel celebre “Urlo” di Edvard Munch, opera più volte evocata dai giovani studenti, la sensazione di rischio immobilizza e atterrisce evocando sentimenti di paura e pericolo, con pensieri che virano dalla malattia alla morte fino ad arrivare a materializzare nelle menti dei ragazzi i rischi di una sessualità inconsapevole. In un numero minore di giovani il rischio sembra però essere vissuto anche come un’opportunità di libertà dove secondo alcuni "vivere la vita con la paura di morire non è vita!" o "Il rischio è pericolo, paura ma anche voglia di buttarsi".

Il racconto del lavoro svolto, contenuto nella pubblicazione che è stata presentata durante la conferenza di giovedì 28 Novembre presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio alla presenza dell’Assessore al Sostegno Sociale e Sussidiarietà di Roma Capitale Rita Cutini, della Presidente Commissione V- Politiche Sociali, Sussidiarietà e Salute di Roma Capitale Erica Battaglia e di oltre duecento studenti delle scuole coinvolte, è arricchito dagli importanti contributi di esperti e dei referenti degli otto organismi del Coordinamento che hanno preso parte al progetto che da anni lavorano sui temi della prevenzione, dell’assistenza delle persone con Hiv o in Aids e per il superamento dello stigma delle persone sieropositive.

Coordinamento Romano Hiv

Ufficio Stampa - Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Andrea Contieri
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
065413985
Massimo Farinella – Portavoce Coordinamento
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
3487708436
 
E' una di quelle scoperte che lasciano sconvolti: in Grecia, alcuni tossicodipendenti disoccupati si sono iniettati consapevolmente il virus dell'Hiv per poter percepire l'assegno statale di 700 euro e ottenere più velocemente l'ammissione ai programmi di recupero con il metadone. ...

Il Fatto Quotidiano
26 11 2013

Una clinica per il test dell’Hiv all’interno di una chiesa. Accade a Londra, nel quartiere di Walthamstow, dove la Living flames baptist church ha avviato – primo caso nel Regno Unito – un centro di diagnosi supportato dalla comunità di religiosi e dalla fondazione Action Plus, che nella capitale britannica e dintorni lotta contro le infezioni da Hiv e contro l’Aids. Il reverendo Fred Annin, fondatore della fondazione, presentando la clinica che è stata aperta lo scorso fine settimana, ha commentato: “La Bibbia non dice che chi è infetto o malato debba essere trattato come un appestato e come un peccatore. Non dovrebbe essere un tabù parlarne nelle chiese, del resto siamo di fronte a una condizione medica e a persone che hanno bisogno di farmaci. Le preghiere, chiaramente, non possono ridarci la salute, soprattutto quando si rifiuta di prendere le medicine”.

La nuova clinica è rivolta soprattutto alla popolazione nera britannica e agli africani di recente immigrazione, gruppo per il quale le infezioni sono statisticamente trenta volte superiori rispetto all’incidenza fra il resto della popolazione. Così, nella settimana britannica dedicata ai test contro l’Hiv, in vista della giornata mondiale contro l’Aids il 1 dicembre, anche la chiesa battista si mobilita, così come viene in Paesi africani come il Ghana, e cerca di trovare una soluzione a un problema per nulla accantonato negli ultimi anni.

Del resto, le infezioni in certe fasce della popolazione non accennano a diminuire. L’anno scorso, nel Regno Unito, 3250 uomini gay hanno scoperto di avere l’Hiv nel sangue. Fra gli eterosessuali, allo stesso modo, il numero, anche se in calo, rimane alto. Sempre nel 2012 a 2880 uomini e donne eterosessuali è stata diagnosticana l’infezione. Fra la popolazione omosessuale, in particolare, si tratta del numero di infezioni più alto in assoluto da quando si è iniziato a tenere la triste conta. Esistono indicazioni del fatto che sia aumentato il numero di persone che effettuano il test, quindi si riduce il numero dei casi non diagnosticati, eppure l’ente governativo Public Health England stima che comunque, nel 2012, circa 2400 omosessuali maschi abbiano contratto il virus, un numero che non è praticamente diminuito negli ultimi dieci anni. Esistono anche stime dei casi non noti fra la popolazione gay, si parla di un numero fra 8mila e 10mila, tutte persone che non hanno pensato di effettuare il test, o si sono sempre rifiutate, con grandi rischi per la propria e altrui salute e con il rischio di un decorso verso l’Aids conclamato più veloce, in assenza di cure.

A Londra città, inoltre, per quanto riguarda la popolazione omosessuale, sono riscontrabili almeno due terzi dei casi del totale del Regno Unito, un fatto che rende le infezioni da Hiv un fenomeno prevalentemente metropolitano. Ma anche un fenomeno legato a condizioni di vita più disagiate, visto che la gran parte dei casi viene riscontrata fra persone che vivono in quartieri poveri (definiti tali in base a diversi parametri su reddito medio, prezzo delle case e istruzione). Diversa la situazione fra gli eterosessuali, per un numero di infezioni in diminuzione. Se dieci anni fa si registravano almeno 4900 casi all’anno, ora il numero è sceso, nel 2012, a 2880. Prevalgono le donne, sei su dieci, e prevalgono soprattutto le persone nella fascia di età fra 30 e 40 anni. Circa la metà delle infezioni fra eterosessuali, inoltre, è stata diagnosticata in persone di origine africana. Sempre altre stime di Public Health England parlano di un ulteriore 30% di casi non conosciuti. Circa mille uomini e donne eterosessuali e di origine africana ogni anno, nel Regno Unito, entrano in contatto con il virus dell’Hiv.

Secondo un rapporto Onu, nel 2007 il 20% circa dell'intera popolazione è sieropositiva. E le stime più accreditate parlano di due milioni e mezzo di morti in pochi anni per malattie legate all'Aids o favorite dall'HIV, come la tubercolosi. ...

facebook