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Le discriminazioni degli algoritmi

Pawel-Kuczynski-SocialI motori di ricerca raccolgono da noi informazioni che ci riguardano: età, etnia, sesso, ceto. [...] Nonostante la spiegazione razionale, resta la sensazione che gli algoritmi ci ascoltino, ci registrino e infine, impietosamente, ci giudichino. 
Pietro Minto, Il Corriere Della Sera ...

Nasce Tutmonda

  • Lunedì, 20 Luglio 2015 09:15 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
20 07 2015

Nasce Tutmonda (https://tutmonda.wordpress.com/) un progetto editoriale e di approfondimento che si propone “dalla parte di chi mette a rischio la propria vita per salvarla o renderla migliore” , dalla parte dei migranti, di chi fugge dalle guerre rivendicando il proprio diritto a un luogo dove approdare, dove vivere e restare e, dalla parte di coloro che si battono ogni giorno contro ogni forma di razzismo e di esclusione in un paese pericolosamente esposto a derive xenofobe raccapriccianti, a guerre tra poveri, a forme di intolleranza esasperate.

Il nome viene dall’Esperanto , un’utopia di democrazia linguistica, di solidarietà e condivisione fra i popoli, che, più che mai oggi, viene infranta, in Europa e nel mondo. Riteniamo fondamentale segnalare la nascita di Tutmonda e invitiamo a visitare il blog, che ospita contributi –di parte - dalla parte dei diritti umani e delle battaglie di libertà- di voci autorevoli che da anni, in qualità di attivisti e di ricercatori, si battono per il rispetto dei diritti fondamentali: il diritto ad un’accoglienza degna, il diritto a muoversi, il diritto a restare.

E con loro condividiamo l'urgenza, la necessità, la responsabilità di costruire ogni giorno altre verità, altri modi di agire, perché "Ogni gesto della nostra piccola vita quotidiana deve opporsi alla marea crescente della follia. Superando ideologie e divisioni, con l’umiltà di renderci comprensibili, di rivolgerci a chiunque possiamo raggiungere. Oltre la paura, lo stupore, la frustrazione, la fatica, le nostre solitudini. Perché la posta in gioco è troppo alta, la più alta che la nostra generazione si sia mai ritrovata davanti."

 

Le persone e la dignità
02 07 2015

Il giornalista turco Mehmet Baransu, editorialista del quotidiano Taraf e vincitore del premio del giornalismo Sedat Simavi nel 2009, è stato condannato a 10 mesi di carcere per aver insultato su Twitter il presidente Recep Tayyip Erdogan quando era ancora primo ministro. Il giornalista è un editorialista del quotidiano Taraf e si trova già in prigione nell’ambito dell’inchiesta del golpe Martello, nome in codice di un presunto piano per un colpo di Stato militare ai danni del partito islamico di governo, l’Akp di Erdogan, che risalirebbe al 2003.

Nel corso del processo Baransu si è dichiarato non colpevole e ha chiesto la sua assoluzione sostenendo che ci sono otto account Twitter falsi con il suo nome.

“Alcuni tweet che non ho scritto sono considerati miei. Quelli che ho fatto dal mio vero account riguardano eventi pubblici e non contengono insulti – ha affermato il giornalista durante l’udienza in tribunale martedì 30 giugno -. Perché Erdoğan ha pensato che mi riferissi a lui quando ho parlato di ladri senza fare nessun nome. Voglio che gli sia chiesto se pensa di essere un ladro”.

Il pubblico ministero Sıddık Çinko aveva chiesto che il giornalista fosse condannato a sette anni di prigione per aver “insultato e ricattato” Erdogan quando era primo ministro. Il giudice ha dapprima deciso per un anno di prigione ma poi ha ridotto la pena a dieci mesi in considerazione del passato dell’imputato, delle sue relazioni sociali e del suo comportamento durante il processo. Baransu è stato anche indagato per i suoi articoli sul massacro di Uludere, il 28 dicembre 2011, in cui 34 civili furono uccisi vicino al confine con l’Iraq a causa di un attacco aereo dei militari turchi. Secondo l’accusa il giornalista avrebbe rivelato il contenuto di documenti ufficiali che dovevano rimanere segreti per tutelare la sicurezza nazionale.

“Dopo la sua testimonianza – ha spiegato il suo avvocato Sercan Sakallı – la corte ha deciso di non avallare la richiesta di arresto ma aprire un’inchiesta su articoli scritti quattro anni fa è una provocazione che mostra la situazione pietosa in cui è versa il nostro sistema giudiziario. Noi pensiamo che i giudici agiscano su mandato del gornato”.

Il giornalista è in prigione dal primo marzo per l’inchiesta sul golpe Martello in cui è accusato “di aver formato un’organizzazione criminale e di aver distrutto documenti importanti per lo Stato”.

Monica Ricci Sargentini

La grande mistificazione

Da settimane si agita lo spettro delle persone sbarcate in Italia per cercare rifugio nel nostro o negli altri paesi europei. In realtà, il loro numero dall'inizio dell'anno al 7 giugno è di 52.671. Quindi, poco più dei 47.708 registrati nello stesso periodo dell'anno scorso. Sulla base di questo trend è calcolabile un numero di 190.000 a fine anno (200.000 secondo altri). Come si giustificano, allora, le posizioni estreme e i toni, talora quasi paranoici, raggiunti nel dibattito su questo fenomeno in Italia e in Europa? [...] In realtà, stiamo assistendo ad una grossolana mistificazione.
Ignazio Masulli, Il Manifesto ...

Ora la procura ci passa anche le immagini

Gogna mediaticaAngela Azzaro, Cronache del Garantista
5 giugno 2015

Le immagini che accompagnano le notizie erano rimaste, fino a qualche mese fa, l'ultimo baluardo in difesa dell'autonomia dei giornalisti. Sì, è vero quando ci sono rinvi a giudizio o ancora meglio arresti, gli articoli sono il copia e incolla delle ordinanze. ...

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