Libero, Il Giornale e le speculazioni sui migranti

  • Venerdì, 05 Giugno 2015 10:52 ,
  • Pubblicato in FAN PAGE

Dinamo Press
05 06 2015

Un esempio di come i media di riferimento della destra riciclano e rilanciano le notizie ad hoc, secondo una strategia che alimenta la paura del migrante e la retorica xenofoba.

2 Giugno 2015. “Israele, un immigrato africano violenta una donna, il cane la salva” , titola un pezzo di Liberoquotidiano.it. Accanto al corpo della notizia, un video di LiveLeak documenta il drammatico episodio. 3 Giugno, ore 16 e 41. Andrea Riva rilancia la news con un pezzo sull'edizione online de Il Giornale, dal titolo che peraltro omette due delle cinque W del giornalismo, il “where” e il “when”: “Immigrato africano prova a violentare una donna, ma arriva un cane e la salva”.

L'articolo viene socializzato 5 minuti dopo nel canale Facebook del quotidiano fondato da Indro Montanelli. Schizzano le condivisioni e i consueti commenti razzisti. Peccato, però, che il fatto risalga allo scorso Marzo.

La data del drammatico episodio, 19 Marzo 2015, compare abbastanza chiaramente all'interno del video della telecamera di sorveglianza, ospitato dai due quotidiani di destra. Attraverso una breve indagine, con l'aiuto del giornalista Mazzetta (che ha analizzato la vicenda qui), è stato possibile inoltre risalire alle immagini originali di LiveLeak, datate 28 Marzo, e al post con il quale la notizia sembrerebbe essere stata messa in circolazione, risalente a 3 giorni prima.

Secondo il network israeliano Arutz Sheva, si sarebbe trattato di un “tentativo di violenza da parte di un migrante Africano, nei confronti di una 37enne di Tel Aviv”. La vittima racconta di aver «scambiato in un primo momento l'uomo per un ragazzo che faceva jogging come tanti, quando egli si ha cominciato ad inseguirla ed a urlare 'Sono pazzo!'. La strada era piena di persone, – prosegue la ragazza – non solo turisti o lavoratori stranieri. C'erano diverse persone e automobili. Si sono fermati, hanno dato un'occhiata, e hanno tirato dritto, per almeno dieci minuti». Ed è proprio questo – prosegue l'autore dell'articolo, Gil Ronen – l'aspetto che avrebbe maggiormente scosso l'opinione pubblica israeliana: l'indifferenza dei passanti. Circostanza fortemente evidenziata dal quotidiano “sionista” ma totalmente omessa dai redattori dei quotidiani nostrani, che hanno preferito limitarsi a sottolineare con decisione la provenienza del molestatore, “immigrato africano”.

A questo punto, sorgono spontanee alcune domande. Come mai, tra tutti i fatti accaduti a Marzo nel mondo, Libero e il Giornale hanno scelto di trasformare in notizia proprio la storia di una donna molestata da un migrante guineano? Si tratta forse di un errore casuale? E poi, è deontologicamente accettabile rilanciare in modo arbitrario una news vecchia di quasi tre mesi, senza specificare quando sia realmente accaduta, e senza citare alcuna fonte accreditata? Come mai della recentissima aggressione razzista avvenuta a Roma ai danni di un ragazzo rumeno, al quale sono state tagliate due dita, non vi è traccia nelle edizioni online dei due giornali?

Sembra che, per i megafoni di una destra che fa della caccia all'immigrato il suo sport quotidiano, la notizia di un crimine commesso da uno straniero, possibilmente africano, sia talmente golosa da essere immediatamente immessa nel circuito informativo. E chissenefrega delle procedure minime di verifica delle fonti che ti insegnano il terzo giorno nelle scuole di giornalismo. Un crimine di un immigrato val bene una figuraccia.

Leonardo Filippi

Ora la procura ci passa anche le immagini

Gogna mediaticaLe immagini che accompagnano le notizie erano rimaste, fino a qualche mese fa, l'ultimo baluardo in difesa dell'autonomia dei giornalisti. Sì, è vero quando ci sono rinvi a giudizio o ancora meglio arresti, gli articoli sono il copia e incolla delle ordinanze. Da tempo immemorabile ormai il lavoro dei giornalisti è diventato quello di riportare ciò che dicono i magistrati: gli operatori dell'informazione si sono dimenticati che il giornalismo nasce come contropotere non solo della politica e degli affari, ma anche delle procure e dei tribunali.  
Angela Azzaro, Cronache del Garantista ...
dergatchovQuesto sembra essere diventata, oggi, la Mezzaluna di Recep Tayyip Erdogan, mentre sotto una Istanbul dal cielo scuro i manifesti elettorali sventolano confondendosi con i colori della bandiera nazionale. Cronisti che salgono sui cellulari della polizia con le manette ai polsi. Direttori di quotidiani con gli agenti davanti alla porta. Opinionisti minacciati di essere spediti all'ergastolo. I più fortunati sono licenziati, dopo aver solo digitato un tweet contro il Presidente. Gli altri o abbassano il capo oppure restano parcheggiati, nel terrore di scrivere una parola sbagliata sul loro articolo.
Marco Ansaldo, la Repubblica ...

Piccolino, ucciso per le sue coraggiose battaglie civili

  • Lunedì, 01 Giugno 2015 08:03 ,
  • Pubblicato in Il Commento

Silenzio mafiaMarco Omizzolo, Articolo 21
30 maggio 2015

Mario Piccolino aveva 71 anni, di professione faceva l'avvocato e conduceva da sempre nella città di Formia, in provincia di Latina, battaglie civili coraggiose contro la presenza e gli interessi radicati delle mafie. Denunce portate avanti con determinazione attraverso il suo blog freevillage.it e che probabilmente gli sono costate la vita. Venerdì pomeriggio, infatti, alle ore 17, Piccolino è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa mentre stava come di consueto nel suo studio in via della Conca a Formia.

Open Polis
27 05 2015

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E fra un legge approvata e la sua attuazione ce ne sta altrettanto. Ad oggi il Governo no fa chiarezza sullo stato dei Decreti attuativi, mostrando una timida trasparenza che però non risolve il problema.

Quando il Governo vara una riforma e questa viene poi votata dal Parlamento, sembra che i giochi siano fatti. Ecco perché, tra l’altro, si insiste così tanto sulla necessità di abolire il bicameralismo e riformare il Senato, in modo da ridurre i tempi e rendere l’azione del Governo più efficace, la cosiddetta governabilità. Ma non è proprio così.

Fatta la legge e pubblicata in Gazzetta, comincia in verità un’altra storia, meno nota ma non meno importante: quella in cui le decisioni devono essere attuate. Nella grande parte dei casi le norme approvate dal legislatore – norme primarie – sono, infatti, norme generali che, per poter produrre effetti nella realtà, hanno bisogno di norme più particolari – norme secondarie – di competenza dei Ministeri.

Senza queste disposizioni amministrative le leggi e le riforme sebbene proclamate entrano in realtà nel limbo dove possono restare sospese per anni e dal quale in alcuni casi non escono più. La legge senza il decreto ministeriale che le da attuazione è un’arma spuntata, non produce effetti (ad oggi sono circa 300 i provvedimenti che devono ancora essere adottati per attuare norme che risalgono ai governi Letta e Monti).

Tecnicamente si chiama attuazione amministrativa delle norme e al suo monitoraggio è dedicato un ufficio apposito della Presidenza del Consiglio dei Ministri che fa capo al Ministro Boschi. L’ufficio per il programma di Governo svolge appunto un compito essenziale che è quello di aggiornare sullo stato di attuazione per tenere il conto dei provvedimenti attuativi prodotti e da produrre per ciascun provvedimento normativo approvato dai passati governi e da quello attuale.

Quando giusto un anno fa la Presidenza del Consiglio dei Ministri, su iniziativa dell’allora Segretario Generale Mauro Bonaretti, chiese al Tavolo Civico (un insieme di soggetti variamente interessati al tema della trasparenza) di avanzare proposte per migliorare la trasparenza di Palazzo Chigi, Openpolis ha proposto la pubblicazione dei dati del monitoraggio dell’attuazione delle norme: i dati grezzi (di dettaglio) e in formati aperti (open data), per essere elaborati da computer e quindi riusati.

Passare dai report periodici attuali in formato inservibile (pdf immagine) e con dati aggregati, ad un monitoraggio trasparente e aperto, abbiamo pensato potesse essere scelta coerente da parte di un Governo che intenda rendere conto “passo dopo passo”, e quindi per mettere a disposizione i dati effettivi prima, o almeno insieme, alle slide.

Purtroppo – malgrado vari incontri con dirigenti e funzionari – ad oggi nel nuovo sito dell’Ufficio gli unici dati pubblicati riguardano solo tre provvedimenti per i quali è stato avviato un monitoraggio avanzato.

Eppure non costerebbe neanche un centesimo o un’ora di lavoro in più, semplicemente perché i dati che chiediamo vengono già prodotti con il dettaglio e nei formati che occorrerebbero, anzi il lavoro aggiuntivo l’ufficio lo deve fare proprio per “chiudere” i dati e produrre i report periodici in Pdf (dove, peraltro, non c’è dettaglio sull’attuazione dei provvedimenti del Governo Renzi mentre ce ne sono di più per i Governi precedenti).

 

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