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Riflessione ad alta voce sull'IVG

  • Lunedì, 25 Febbraio 2013 09:13 ,
  • Pubblicato in Flash news
Udi che siamo
25 02 2013

La legge italiana sulla IVG (Interruzione Volontaria di Gravidanza) è la Legge n. 194 del 22 maggio 1978, che consente alla donna, nei casi previsti, di poter ricorrere alla IVG in una struttura pubblica (ospedale o poliambulatorio convenzionato con la Regione di appartenenza) nei primi 90 giorni di gestazione mentre tra il quarto e quinto mese è possibile ricorrere alla IVG solo per motivi di natura terapeutica.

A luglio dello scorso anno noi dell’UDI di Venezia-Mestre, altre donne e altre associazioni abbiamo organizzato in tutta fretta una manifestazione di protesta fuori del Palazzo della Regione Veneto a Venezia: si discuteva infatti una proposta di legge, poi approvata dalla maggioranza dei consiglieri, che” promuove e garantisce nelle strutture sanitarie e sociosanitarie e nei consultori la diffusione e la divulgazione dell’informazione sui diritti dei cittadini con riferimento alle questioni etiche e della vita, riconoscendo a tutte le associazioni, di cui al comma 2, pari opportunità di comunicazione.”

Il Presidente Regionale del Movimento per la vita del Veneto, Guido De Candia, riafferma con orgoglio che “La legge Regionale del Veneto n. 27/2012, Disciplinare le iniziative di promozione dei diritti etici e della vita nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie”, permette loro di divulgare informazioni all’interno delle strutture ospedaliere e nei consultori”. Credo sia chiaro come questo sia l’ennesimo attacco alla 194 già pesantemente colpita, in Veneto, dall’altissimo numero di medici e personale paramedico obiettore che ha reso la sua applicazione quasi impossibile.

In questi mesi di lavoro e di studio personale sulla legge 194 e sulla storia dell’aborto, ho potuto notare alcune cose.

La prima è la difficoltà di adesione delle donne più giovani alla lotta per la difesa della 194. Personalmente, credo che questo sia dovuto al fatto che le donne che negli anni '70 del secolo scorso hanno combattuto la grande battaglia per la 194 avevano una esperienza diretta sui loro corpi o su quella delle loro madri, sorelle, amiche di che cosa fosse una gravidanza indesiderata e un aborto clandestino.

Noi donne più giovani oggi, proprio in virtù di quelle lotte, sappiamo come evitare una gravidanza indesiderata e sappiamo che le probabilità per noi di dover ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza sono tutto sommato molto basse. Diamo quindi per scontato che l’IVG sia qualcosa a cui molto probabilmente non faremo mai ricorso.

Non ci accorgiamo quindi del pericolo che si profila ogni qualvolta la 194 viene rimessa in discussione o quando non viene applicata a causa dell'obiezione di coscienza sempre più invadente: il pericolo è che tolto questo diritto, poi si proceda a metterne in discussione altri.
Un altro nodo che a mio avviso diventa sempre più pressante è quello sulla rappresentazione dell’aborto.

Se studiamo il linguaggio che viene utilizzato per dire l'aborto, possiamo facilmente accorgerci di come esso sia stato colonizzato dai movimenti antiabortisti: l'aborto è l'omicidio di bambini e le donne sono tutte assassine egoiste che abdicano al ruolo imposto loro dalla natura, che è quello di generare figli.

Al fine di suscitare indignazione e commozione, nonché confusione, gli antiabortisti presentano spesso immagini di feti molto ingrandite e ad uno stadio avanzato dello sviluppo, ben al di là delle 12 settimane previste dalla legge italiana come termine ultimo per poter accedere all’IVG.

Si è creato quindi uno scenario in cui si contrappongono due soggetti: le donne da una parte, dall’altra i feti che sono vittime innocenti e indifese del potere delle prime.

Ritengo che si debbano trovare parole nuove per dire l'aborto, parole che appartengono alle donne e che rimettono noi al centro della questione.

Un punto di partenza potrebbe essere una riflessione su come gli attacchi alla 194 siano un disconoscimento giuridico della padronanza sul nostro corpo, che ci rende cittadine di seconda classe rispetto agli uomini a cui questa prerogativa viene invece riconosciuta in pieno.
Si tratta quindi anche di una questione di cittadinanza, di come noi donne abitiamo il mondo che ci circonda. O di come, piuttosto, ce lo fanno abitare.

Guida pratica all'IVG a Bologna

  • Lunedì, 14 Gennaio 2013 12:10 ,
  • Pubblicato in Flash news
Mujeres libres
14 01 2013

A questo link:  

http://mujeres-libres-bologna.noblogs.org/files/2013/01/Guida-IVG-Bologna.pdf

Trovate una guida pratica all’Interruzione Volontaria di Gravidanza a Bologna, con tutte le informazioni che possono essere utili nel momento in cui una donna prende questa – non facile – decisione.

Nella guida si trovano informazioni generali riguardanti i diversi iter applicabili per l’IVG (per donne maggiorenni, minorenni e straniere) nonchè informazioni specifiche su ospedali, consultori e servizi del territorio bolognese.

La guida è ora aggiornata a settembre 2012 ed è a cura di Sara e Robi, due ragazze del nostro collettivo.

Collettivo femminista Mujeres Libres

STORIA DI MANUELA

  • Sabato, 07 Gennaio 2012 11:33 ,
  • Pubblicato in La Denuncia
di Loredana Lipperini, Lipperatura
7 gennaio 2012

Avevo 18 anni e non ero pronta. Amavo il mio ragazzo ma, appunto, era soltanto un ragazzo, che di anni ne aveva 21. Era il primo anno di università, il primo fuori casa. Era un anno di euforia.
Prime volte che facevamo l’amore. Inesperti entrambi, ci siamo lasciati andare con la passione tipica della scoperta. E abbiamo sbagliato.
di Adele Lapertosa, Il Fatto Quotidiano
5 gennaio 2012
 
Secondo gli ultimi dati, le strutture pubbliche a sostegno delle famiglie sono il 30 per cento in meno del necessario. Crescono quelle private gestite da enti religiosi o confessionali da sempre contrari all'aborto e ai diritti delle donne sanciti nella Legge 194.
Da nord a sud dello Stivale è allarme consultori: i tagli continui e i reiterati tentativi di fare entrare al loro interno i militanti “pro-life” stanno condannando al declino questi presidi sanitari che operano sul territorio fornendo gratuitamente una serie di servizi a donne e famiglie.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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