La Repubblica
24 06 2014

Femministe contro il gruppo di preghiera della Comunità Papa Giovanni XXIII sull'aborto. Stamattina nuovo "round" sui marciapiedi davanti all'entrata del policlinico Sant'Orsola di Bologna, dove si praticano le interruzioni di gravidanza. Le attiviste di "Io decido" vogliono impedire le preghiere recitate da oltre 15 anni dai fedeli ispirati dall'opera di don Benzi. Le donne hanno intonato Bella ciao per coprire le Ave Maria degli anti-abortisti.

Femminismo a Sud
30 04 2014

Da Intersezioni:

Chi legge questo blog probabilmente già è al corrente del fatto che per promuovere il proprio libro Mario Adinolfi ha fondato, nel nome della mamma, dei circoli. Uno scritto e dei circoli contrari ai diritti umani, nello specifico contrari al diritto a un aborto in sicurezza, contrari al diritto a non subire discriminazioni in base al proprio orientamento sessuale e alla propria identità di genere, e contrari al diritto di poter morire senza subire accanimento terapeutico.

Le stesse idee misogine, omofobe e autoritarie espresse negli anni passati da Giuliano Ferrara, dalle destre (e pseudosinistre) più o meno organizzate in partiti, movimenti e associazioni, assieme a fanatici religiosi di ogni credo e credenza. In difesa di una presunta “famiglia naturale”. “Famiglia” significa “comunità umana” e, in quanto tale, non può essere “naturale”, con lo stesso significato che diamo all’aggettivo “naturale” quando lo usiamo per descrivere le piante; ormai non esiste neanche più il “paesaggio naturale”, dato che anche ciò che appare come frutto della natura è, in qualche modo, stato oggetto di modificazione da parte dell’essere umano; anche un prato è un paesaggio antropizzato. Il concetto stesso di paesaggio o di pianta è antropico, culturale. La famiglia è, unicamente, culturale. Essa assume forme diverse a seconda del momento storico, in base al quale può fondarsi su valori del tutto estranei alla contemporaneità di chi scrive. Siamo ai fondamentali del ragionamento attorno all’essere umano.

Purtroppo queste persone hanno già segnato punti a loro favore nel momento in cui ci occupiamo delle loro uscite populiste, della loro bassezza umana e pochezza culturale. In più, spararla grossa per creare scompiglio, è una tecnica di imbarbarimento del dibattito, in questi casi il dibattito non esiste nemmeno, siamo ben oltre.

Siamo oltre se una ragazza di diciannove anni se ne sta seduta nella sala di attesa del padiglione di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale San Martino di Genova, le è stato dato il farmaco per indurre l’aborto. Lei non lo sa ma il medico è obiettore, le infermiere non si interessano al suo caso e per le prossime ore sarà invisibile. A fine giornata dovrà chiamare la polizia per ottenere l’assistenza medica che le spetta di diritto dal Servizio Sanitario Nazionale.

Siamo oltre se una ragazza di venti anni, incinta di circa sette mesi, va ad abortire in una struttura non accreditata dal Servizio Sanitario Nazionale. Lei forse non lo sa ma per la legge è infanticidio (o lo sapeva ma ha voluto rischiare lo stesso, perché se vuoi abortire lo fai e basta, a rischio della vita e della pena prevista dalla legge). Durante i prossimi mesi la sua vita sarà sotto il microscopio, verrà condanna a una pena detentiva, assieme ai complici, il medico e l’infermiere che le hanno interrotto la gravidanza, a chi ha occultato il fatto.

Due storie tra le tante. Mettiamo in discussione il Servizio Sanitario Nazionale, a cosa serve se non fornisce alcun servizio? Se quello che fornisce non è omogeneo sul territorio? Se è afflitto dalla piaga dei nullafacenti – come chiamare altrimenti una persona che percepisce uno stipendio ma non svolge le mansioni per cui è stata assunta? Qual è l’etica del Servizio Sanitario Nazionale? La strada intrapresa è quella di una sanità privata? Allora perché un ginecologo e un infermiere che “privatamente” hanno “aiutato” una donna in difficoltà devono subire una pena? Quale coscienza hanno tutte le persone che lavorano nella sanità? Qual è il compito di un medico? E di un@ infermier@? Che ce ne dobbiamo fare della Legge 194? Siete convinti che la vita si difenda obiettando? Siete convinti che gli aborti si riducano lasciando le donne in una corsia d’ospedale ad aspettare per ore un controllo? Di che cosa parlano queste persone? Dove vivono?
Il medico che si è rifiutato di seguire la ragazza a Genova è stato denunciato, ma la catena di responsabilità non sembra essere chiara.

La scelta di interrompere una gravidanza è oggetto di messa in discussione costante, un fatto scottante, più importante della mancanza di lavoro, della difficoltà ad avere relazioni di valore, della malattia, più importante della morte stessa di quella parte di umanità che chiamiamo donne.

Abortire è un peccato che non si può perdonare, ci fanno intendere. L’aborto “è sempre un dolore”, l’aborto “è una scelta difficile”, per altri l’aborto “è una scelta facile”, l’aborto “non può essere banalizzato”, l’aborto “deve essere regolamentato”, per fare un aborto “bisogna essere coscienti di ciò che si sta facendo”, per fare un aborto bisogna avere “una motivazione valida”, l’aborto è “la negazione della vita”. Ma un aborto è solo un aborto, cosa vi spinge a pensare che sia qualcosa di così importante e speciale, per voi che non lo state facendo? Credete che l’umanità finirà perché alcune donne abortiscono? Credete che i feti abortiti rimpiangano di non essere nati? Credete che le donne che abortiscono non siano vita?
Un aborto ha sempre un significato, per chi lo fa, ma non è detto che sia quello che vi immaginate. E, quale che sia quel significato, l’unica cosa importante è che si tratta di una pratica medica, che deve svolgersi in sicurezza perché, se per voi la vita è davvero importante, allora l’obbiettivo è ridurre il rischio che una donna entri in ospedale con i propri piedi e ne esca in una bara.

Parlare di aborto dovrebbe essere come parlare di colecisti. Come tutti gli interventi, dall’asportazione delle tonsille alla colecisti, prevede un rischio e quindi andrebbe evitato, ma se una persona si trova in ospedale è perché evidentemente è giunta al punto di dover effettuare l’intervento, da lì merita un’assistenza continua, rispetto e comprensione, esattamente come tutt@ gli/le altr@ degenti.

Non ci sono “mamme” come categoria a parte alle quali appellarsi. Le donne sono singole persone, alcune sono anche madri, alcune sono anche lesbiche, alcune sono anche trans.

Aborto. Una storia di scarsa importanza

La metropolitana era affollata come al solito. Alessandra raggiunse uno spazio rimasto miracolosamente vuoto tra una porta e un tubolare, vi si sistemò stringendo a sé la borsa con la biancheria e la copia della cartella clinica. Il day hospital era andato bene, non avvertiva nessun dolore particolare, era solo un po’ stanca. Si chiuse nei propri pensieri, girava attorno all’idea del prossimo viaggio all’estero, doveva scaricare la cartina della metro da quel sito così utile. Si sentì toccare un braccio.
Un ragazzino sui tredici anni, riccioluto e già afflitto dall’acne, le stava cedendo il posto, chiamandola “signora”, probabilmente costretto da sua madre, la donna che gli sedeva accanto e le faceva cenno di sì con il capo.
Ogni volta che qualcuno la chiamava signora si sentiva in imbarazzo. Quanti anni di differenza potremmo avere io e te ciccio? Sgusciò tra i passeggeri e si sedette ringraziando sia madre che figlio annoiato. E’ troppo grande d’età per sedersi sulle cosce di mamma e troppo giovane per darsi un contegno, pensò.

“Viene dall’ospedale?” le chiese la donna. “Ho abortito” disse Alessandra mentre si sedeva. La donna annuì sorridendo. “Anche io l’ho fatto un paio di volte, una prima di lui e una dopo. Abbiamo voluto solo questo” disse indicando il figlio.
“Avevo preso la pillola ma è andato storto qualcosa.”
“Purtroppo a volte succede, l’importante è che ora stia bene. ”
“Sì si, sono solo stanca, ma è andato tutto bene.”
“Mio marito ha fatto una vasectomia, non voleva che dovessi subire altri interventi, la chiusura delle tube è più complessa come procedura.”
“Me l’hanno detto.”

Due fermate più tardi la donna e il ragazzino scesero salutandola, la metro si stava svuotando rapidamente. Alessandra abitava quasi al capolinea.

 

Il corpo delle donne
16 04 2014

Giulia Camin da Parigi ci racconta come funziona l’interruzione di gravidanza per le donne francesi:

Ho letto allibita la storia di Valentina, affetta da una grave malattia genetica, costretta ad abortire da sola, abbandonata in un bagno dell’ospedale di Roma perché tutti i medici presenti erano obbiettori. Ma quante saranno le storie simili di cui sappiamo poco o nulla? Ho appreso con estremo smarrimento le dichiarazioni della Ministra Lorenzin sul piano di fertilità di cui ha trattato anche Lorella recentemente su questo blog. Credo che in situazioni difficili come quella che stiamo attraversando, per evitare di fare passi indietro, per evitare di farci portare via diritti acquisiti con anni di lotte, sia necessario studiare e aggrapparsi alle legislazioni a volte esemplari di altri paesi a noi vicini. Vi racconto quindi brevemente come funzionano le cose qui, in Francia non solo perché credo che il Ministero per i diritti delle donne dell’attuale governo francese stia permettendo un avanzamento reale e costante nel consolidare e acquisire diritti e uguaglianza, ma anche perché, se di questo voleva parlarci la Ministra Lorenzin, qui di bambini ne nascono eccome. Ma non è solo di aumento demografico che stiamo parlando, i temi prioritari sono ben altri: sicurezza, salute, libertà di scelta.

IVG (interruzione volontaria di gravidanza) :

Secondo l’articolo L.2212-1 del Code de la santé publique, l’ivg è accessibile a tutte le donne, previo il rispetto di alcune tappe che ne regolamentano l’attuazione. Le tappe consistono in due visite mediche e una consultazione “psyco-social”.

La donna è unico giudice della sua situazione ed è autonoma nella sua scelta.

La giovane minorenne deve lei stessa domandare questo intervento, non in presenza dei suoi genitori. Deve poi avere l’autorizzazione di uno dei genitori o di un rappresentante legale. Nonostante ciò, se il dialogo è impossibile può farne a meno e deve quindi farsi accompagnare da un adulto di sua scelta ( adulto del suo entourage o dell’equipe del planning familial per esempio). Il costo di una interruzione volontaria di gravidanza è rimborsato al 100% dall’assurance maladie (alcune categorie sono esenti anche dall’anticiparne il pagamento).

Per ulteriori informazioni:

http://vosdroits.service-public.fr/particuliers/F1551.xhtml anche se qui appare ancora l’espressione « en situation de dètresse » cioè in situazione di miseria. Questo passaggio è stato cancellato in vista del disegno di legge pour l’egalité, legge approvata definitivamente dall’Assemblea Nazionale il 28 gennaio 2014.

http://www.planning-familial.org/actualites/ivg-en-france-le-remboursement-100-0012524

http://www.sante.gouv.fr/ivg.html

http://femmes.gouv.fr/category/droit-corps/

http://femmes.gouv.fr/category/droit-corps/

CONTRACCEZIONE:

Qui, un sito intero che si rivolge a donne di tutte le età ma direi soprattutto alle adolescenti, per fare informazione e fornire informazione e consapevolezza per trovare i metodi contraccettivi più adeguati : http://www.choisirsacontraception.fr/ Tutte queste informazioni hanno come finalità la salute delle donne e l’innalzamento della consapevolezza per gestire la loro sessualità in serenità e sicurezza.

Guardatelo bene, cominciando dalle vignette che scorrono sulle prime slide della Home Page. Esiste qualcosa del genere in Italia?

La pillola del giorno dopo, une contraception d’urgence

La pillola del giorno dopo si può acquistare, senza ricetta, direttamente in farmacia o reperire nei consultori e infermerie scolastiche. E’ rimborsata al 65% dall’assicurazione sanitaria (se si presenta una ricetta medica), è gratuita al di sotto dei 21 anni; il costo si aggira intorno alle 7 euro. Non è necessario aver fatto alcun esame medico né presentare alcun certificato o documento di identità per ottenerla. La legge impone a farmacisti di fornire la pillola del giorno dopo rispettando l’anonimato della persona che la richiede.

http://www.piluledulendemain.com/

http://www.choisirsacontraception.fr/urgences/la-contraception-d-urgence/la-contraception-d-urgence-hormonale.htm

http://www.planning-familial.org/articles/la-contraception-durgence-00360

 

Tornando alla situazione italiana, mi chiedo quindi:se davvero a qualcuno interessa la salute delle donne italiane, perché giusto per fare un esempio non è stata spesa unasola parola per la marcia mondiale per l’ Endometriosi promossa il 13 marzo, organizzata a Roma e in molte altre città del mondo intero? Com’è che la Ministra Lorenzin non si è minimamente interessata a queste donne che lottano per sensibilizzare e far conoscere una malattia diffusissima e invalidante (socialmente e fisicamente) che spesso può portare anche all’infertilità e sulla quale c’è ancora tanta approssimazione, speculazione e disinformazione?

Qui il video della Ministra Najat Vallaud-Belkacem http://www.dailymotion.com/video/x1k2in9_decouvrez-les-endogirls-et-l-endomarch_news rivolto alle malate di endometriosi e alle associazioni che operano in questo campo.

Perché non una sola parola sullo scandalo che nel 2013 ha travolto alcune case farmaceutiche produttrici di pillole di terza e quarta generazione e che in Francia ha portato a una efficace campagna informativa per accompagnare e sostenere le donne nella scelta del metodo contraccettivo più adeguato a seconda delle loro esigenze e del loro stato di salute, con tanto di trasmissioni televisive e documentari informativi rivolti soprattutto alle adolescenti? http://www.lexpress.fr/actualite/societe/sante/la-pilule-3e-generation-en-accusation_1204314.html

http://www.youtube.com/watch?v=YMJNYVDrvcI

Perché non una campagna di aiuti per tutte quelle donne che mamme lo sono già o che vorrebbero esserlo ma che sono precarie, disoccupate, vittime di un paese di matrice fortemente maschilista che le utilizza come pilastro del welfare per occuparsi di bambini e persone anziane invece che mettere in piedi servizi adeguati per permettere ANCHE a loro di realizzarsi e contribuire allo sviluppo del paese senza dover scegliere fra maternità e professione? In merito, segnalo a tutti voi e alla Ministra Lorenzin, ma anche ai movimenti delle Sentinelle che magari troveranno altre ragioni magari valide per pregare, questo post: http://unamammagreen.com/2014/03/26/le-madri-che-conosco/

Perché in Francia, dove l’IVG interruzione di gravidanza è legale e rimborsata al 100%, e dove la pillola del giorno dopo si ottiene senza ricetta medica ed è gratuita sotto i 21 anni (disponibile anche nelle infermerie scolastiche), la media di figli per famiglia è di oltre due e segna uno dei tassi di fecondità più alto d’Europa? Non sarà il caso di ragionare molto semplicemente ripartendo da questi dati?

Maria Mantello, Micromega
27 marzo 2014

Dalla Regione Lazio arriva un provvedimento di civiltà e rispetto per le donne che ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica.
Nicola Zingaretti ha infatti firmato una importante delibera il 25 marzo con cui si stabilisce che il trattamento farmacologico potrà avvenire anche in day-hospital,

#centonovantaquattro
18 03 2014

La storia di Valentina, la donna che ha abortito in un bagno del Pertini di Roma senza ricevere alcuna assistenza medica, ha fatto il giro della rete e delle pagine dei quotidiani, ha suscitato giustamente indignazione e rabbia.
In un periodo storico in cui i diritti delle donne all’autodeterminazione sono costantemente minacciati, una vicenda come quella di Valentina ha ribadito la necessità di lottare perchè non si torni indietro, non si torni agli aborti clandestini, quelli in cui le donne morivano.

I siti femministi nel riportare la storia di Valentina si sono soffermati sulla sacrosanta denuncia dell’eccesso di obiezione di coscienza che viene a configurarsi in questo caso, ma in realtà in tutti, come mancata assistenza medica, sulla necessità quindi di rivedere la legge 194 in questo senso, limitando o eliminando, io personalmente sono per la seconda opzione, la possibilità di obiezione dei medici ginecologi, ma non ho visto altrettanto interesse e altrettanta rabbia nei confronti della legge 40, la legge sulla fecondazione assistita che ha portato Valentina a trovarsi in quella condizione. L’unica voce in questo senso, almeno tra quelle di mia conoscenza, è stata L’amazzone Furiosa, che infatti si è posta lo stesso interrogativo, perchè non si è parlato del fatto che Valentina, portatrice sana di una malattia genetica, dovette ricorrere ad un aborto terapeutico perchè la legge 40 le ha impiantato un embrione senza prima sottoporlo a diagnosi preimpianto?
La risposta che si è data è questa e io la condivido:

Il femminismo italiano ha un problema: si concentra quasi esclusivamente su questioni riproduttive, come l’aborto e gli anticoncezionali. Negli ultimi tempi si e` aggiunto il tema della violenza domestica. Tema sacrosanto anche quello, non c’e` nemmeno bisogno di dirlo, ma che insieme a quelli legati alla riproduzione, non esaurisce certo la gamma vastissima delle forme di dominazione e oppressione a cui sono sottoposte le donne. Si, le donne. Che sono tante e diverse. Non sono tutte sane e capaci di concepire. Non sono tutte accoppiate. Ci sono donne come Valentina che possono riprodursi e vogliono farlo, ma necessitano di strumenti che la scienza ci ha messo a disposizione ma a cui uno stato clericale e oscurantista come il nostro ci nega l’accesso. Ci sono donne come me, infertili a cui l’aborto e gli anticoncezionali non servono e non serviranno mai. Ci sono donne che non hanno nessuno che le ammazzi di botte perche` sono single. Ci sono donne che non trovano lavoro perche` sono donne e non gliene frega niente a nessuno.

L’aborto di Valentina ha avuto luogo quattro anni fa, lo ha raccontato in questi giorni perchè la legge 40, la legge sulla fecondazione assistita, sta tornando davanti alla Corte Costituzionale. Valentina in una intervista rilasciata all’associazione Luca Coscioni ha detto questo:

[...] tutta l’attenzione si è concentrata sulla vicenda dell’aborto, mentre per me è importante che ci si occupi seriamente del vero problema alla base della mia storia, che è la legge 40, e anche delle conquiste che sono state annunciate in conferenza stampa. Ora spetterà alla Corte Costituzionale decidere se abbiamo ragione oppure no.Vorrei, da cittadina italiana, che si parlasse di questo. Il mio dolore svanirà quando tutti i cittadini avranno gli stessi diritti”

La legge 40 è una legge pessima, bocciata nel 2012 dalla Corte europea dei diritti Umani – il governo Monti fece ricorso contro la bocciatura – oggetto di un referendum di abrogazione parziale nel 2005, andato quasi deserto grazie alla certosina campagna di disinformazione dei politicanti cattolici e dei vertici della Chiesa, 29 volte davanti alla Corte Costituzionale.

Alcuni obiettivi sono stati raggiunti come il divieto di produzioni di più di tre embrioni-rimosso con sentenza della corte costituzionale 151/2009 e l’obbligo di contemporaneo impianto di tutti gli embrioni prodotti-rimosso con sentenza della corte costituzionale 151/2009 (dati dal sito dell’associazione Luca Coscioni).
Rimangono ancora il divieto di fecondazione eterologa, cioè l’impossibilità di ricorrere a donatori esterni alla coppia, con conseguente introduzione dell’elemento classista, chi ha soldi va all’estero dove questo divieto non c’è, chi non ce li ha si attacca; resta anche l’impossibilità si utilizzare gli embrioni sovrannumerari, cioè quelli che non vengono impiantati, a scopo di ricerca scientifica; e rimane il divieto di diagnosi preimpianto per le coppie fertili ma portatrici di malattie genetiche, è il caso di Valentina.

La legge 40 ha impiantato nell’utero di Valentina un embrione che probabilmente avrebbe sviluppato una grave malattia genetica, perchè la donna ne era portatrice sana. La diagnosi preimpianto avrebbe permesso di sapere, prima di impiantarglielo nell’utero, se quell’embrione fosse malato o meno. Ma dal momento che la legge 40 ritiene la “vita” dell’embrione superiore dal punto di vista morale e giuridico a quella di Valentina, si permette di giocare alla roulette russa con il suo corpo e la sua salute.
La legge 40 è in palese contrasto con la legge 194, perchè non permette la diagnosi preimpianto in nome della tutela dell’embrione e di visionarie ecatombi eugenetiche, ma permette poi il ricorso all’aborto, magari in un cesso e senza assistenza medica.

Il divieto di diagnosi preimpianto, l’eterologa e la ricerca scientifica sugli embrioni suvrannumerari aspettano l’udienza o andranno a breve davanti alla corte costituzionale, rimane invece ancora indiscusso il problema dell’accesso al percorso di fecondazione medicalmente assistita delle coppie omosessuali e delle persone single.
La matrice fortemente ideologica di questa legge, l’incostituzionalità palese, la denuncia della corte europea dei diritti umani, le precedenti sentenze, ci fanno sperare in un esito positivo, piano piano questa legge viene demolita, una legge disumana che ancora una volta conferma le politiche invasive sui corpi delle donne, la sottrazione di questi corpi al diritto di autodeterminazione delle singole. Ma è necessario che se ne parli, Valentina ci ha raccontato la sua storia perchè se ne parli, glielo dobbiamo.

 

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