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Corriere della Sera
27 11 2014

Il caso di Ghoncheh Ghavami, la venticinquenne condannata ad un anno di carcere in Iran dopo aver tentato di assistere ad una partita di pallavolo maschile (e da poco uscita su cauzione in attesa dell'appello) ha riportato l'attenzione delle organizzazioni internazionali per i diritti umani e della Federvolley sull'accesso delle donne agli stadi, che è vietato dal 1979 per le partite di calcio e più di recente anche per la pallavolo.

Ne parliamo con Masoumeh Ebtekar, vicepresidente di Rouhani, in visita a Roma. "È ciò che vogliono certi elementi radicali e conservatori che cercano di imporre limitazioni alle donne iraniane - dice al Corriere". ...

 

Il Fatto Quotidiano
23 11 2014

La ragazza, 25 anni, era stata arrestata lo scorso 20 giugno con un gruppo di donne mentre cercava di entrare allo stadio per assistere alla partita di volley Iran-Italia. Il 18 novembre era stata rinviata a giudizio con l'accusa di legami con gruppi antigovernativi all’estero

di F. Q. 

Ghoncheh Ghavami, la giovane irano-britannica che era stata arrestata in Iran per aver assistito ad una partita di pallavolo, è stata liberate su cauzione. Lo riferisce la famiglia, si legge sul sito della Bbc. Ghavami, 25 anni, era stata arrestata lo scorso 20 giugno con un gruppo di donne mentre cercava di entrare allo stadio per assistere alla partita di volley Iran-Italia. Rilasciata, era stata nuovamente arrestata e accusata di avere legami con l’opposizione e di essere impegnata in propaganda contro il governo. In carcere la giovane aveva cominciato uno sciopero della fame in segno di protesta, suscitando l’attenzione e la solidarietà di migliaia di persone firmatarie anche di una petizione per la sua liberazione.

Il 18 novembre Ghoncheh era stata rinviata a giudizio con l’accusa di legami con gruppi antigovernativi all’estero. Secondo l’agenzia Isna, la Ghavami avrebbe avuto un ruolo di primo piano nelle proteste dei gruppi di opposizione all’estero e sarebbe stata in contatto con i dirigenti di alcuni canali satellitari vietati nella Repubblica islamica, come la Bbc in lingua farsi. A inizio mese, l’avvocato della ragazza, Alizadeh Tabatabaie, aveva annunciato che la Ghavami era stata condannata a un anno di carcere.

L’Iran ha bandito le donne dalla pallavolo dal 2012, sostenendo che le donne devono essere protette dal comportamento ‘lascivo’ dei tifosi maschi. La giovane, ha detto da Londra il fratello Iman dopo l’annuncio della scarcerazione, si trova ora presso alcuni parenti in Iran, e durante la detenzione “ha perso circa 10 chili e soffre di problemi gastrici legati agli scioperi della fame”.

Alla condanna di un anno si sarebbe anche aggiunto il divieto di uscire dal territorio nazionale per due anni, ha affermato il fratello. Ghavami ha un passaporto britannico oltre a quello iraniano, ma Teheran non riconosce le doppie nazionalità. Iman Ghavami ha riferito inoltre che la corte d’appello dovrebbe prendere una decisione “entro due-tre settimane” sul ritorno in carcere o meno della sorella, che ha già di fatto scontato cinque mesi di reclusione nel famigerato carcere di Evin, alla periferia nord-occidentale di Teheran.

Iran: Reyhaneh, un'inaccettabile violenza

Il Fatto Quotidiano
07 11 2014

L’imperatore Federico II aveva prodotto una legge infame, la defensa, grazie alla quale uno stupratore sorpreso in flagrante poteva farla franca gridando: “Viva l’imperator, grazie a deo!” e lasciando cadere sul corpo della sua vittima la somma di duemila Augustari. Con questo gesto lo stupratore si salvava la vita e rimaneva felice e impunito. In questo modo, il fare violenza a una donna diventava semplicemente un passatempo che i ricchi possessores potevano concedersi in ogni momento.

Otto secoli dopo gli uomini sono riusciti ancora una volta a diventare più barbari dei barbari, condannando a morte una donna che non aveva voluto cedere al suo stupratore e che, dimostrando un coraggio straordinario, si era difesa. All’istante la comunità internazionale si è messa in moto, invocando la grazia per Reyhaneh Jabbari, ma il governo iraniano ha preferito uccidere questa ragazza di soli ventisei anni, mettendo bene in chiaro che tentare di stuprare una donna è accettabile e permesso, mentre reagire con decisione contro questo sopruso affermando i propri diritti è il vero delitto da punire con la morte.

Dario Fo

Iran, dove essere gay è una malattia: operabile

IdentitàCi sono torture che durano una vita intera senza peraltro la necessità della presenza del carnefice. Una di queste si pratica in Iran, nei confronti degli omosessuali. Per sradicare l'omosessualità, ancora ufficialmente ritenuta un reato punibile con il patibolo, il fondatore della teocrazia islamica, la Guida Suprema Khomeini, la definì una malattia. Curabile però. Come?
Roberta Zunini, Il Fatto Quotidiano ...

Iran: Ghoncheh Ghavami in sciopero della fame!

  • Mercoledì, 05 Novembre 2014 12:50 ,
  • Pubblicato in Flash news

Amnesty International
05 11 2014

Ghoncheh Ghavami, 25 anni di nazionalità britannica e iraniana, ha iniziato un nuovo sciopero della fame per protestare contro la sua condanna. Il 2 novembre Ghoncheh Ghavami è stata condannata da un tribunale rivoluzionario per "propaganda contro il sistema". È una prigioniera di coscienza e deve essere rilasciata immediatamente e senza condizioni.

Ghoncheh Ghavami, 25 anni, di nazionalità britannica e iraniana, è stata arrestata a giugno per aver preso parte a una protesta pacifica contro il divieto imposto alle donne di assistere a eventi sportivi in impianti pubblici insieme a uomini. La protesta aveva avuto luogo, il 20 giugno, fuori dallo stadio Azadi di Teheran, dove era in corso l'incontro della Volleyball World League tra Iran e Italia. Secondo gli attivisti e i giornalisti presenti, la polizia disperse la protesta con forza eccessiva e arrestò numerosi manifestanti, tra cui Ghavami.

Dopo essere stata rilasciata, Ghoncheh Ghavami è stata arrestata di nuovo 10 giorno dopo, il 30 giugno, quando si è recata a Vozara, centro di detenzione di Teheran, per riprendere il suo telefono cellulare sequestratole durante il suo primo arresto.

Lo stesso giorno, agenti in borghese sono andati con lei nella sua abitazione e hanno confiscato il suo computer portatile e libri e l'hanno successivamente portata alla sezione 2A del carcere di Evin, dove è stata tenuta in isolamento, senza accesso alla sua famiglia o l'avvocato per 41 giorni. Durante questo periodo, è stata interrogata a lungo, sottoposta a pressioni psicologiche e a minacce di morte e di essere trasferita alla prigione di Gharchak, dove scontano la pena in condizioni estremamente dure gli autori di gravi crimini, e dalla quale non sarebbe uscita viva. Successivamente è stata trasferita in una cella comune con un' altra detenuta.

Il 16 settembre le autorità avevano informato la famiglia che non potevano più visitare regolarmente Ghoncheh Ghavami, probabilmente come rappresaglia per le interviste rilasciate ai media stranieri. Hanno potuto rivederla solo il 4 ottobre, dopo una lettera del giudice incaricato del suo caso al Tribunale rivoluzionario, che consentiva una visita della sua famiglia.

Il 20 settembre, la famiglia è stata informata che l'Ufficio del procuratore di Teheran aveva assegnato il caso al Tribunale rivoluzionario, trattandosi di "diffusione di propaganda contro il sistema". Amnesty International ritiene che l'accusa contro Ghoncheh Ghavami non costituisca un reato penale riconosciuto a livello internazionale e che sia in carcere solo per le sue attività pacifiche per porre fine alla discriminazione contro le donne.

Informazioni aggiuntive
L'Iran ha imposto alle donne il divieto di assistere a partite di calcio negli stadi dopo l'istituzione della Repubblica islamica dell'Iran nel 1979. Nel 2012, il dipartimento per la sicurezza (Herasat) del ministero dello Sport e delle politiche giovanili ha esteso questo divieto alle partite di pallavolo. Le autorità iraniane hanno spesso dichiarato che mescolare uomini e donne negli stadi non è un tema d'interesse pubblico e che la presunta discriminazione nei confronti delle donne è in realtà a queste favorevole, in quanto hanno bisogno di "essere protette" dagli atteggiamenti osceni dei tifosi di sesso maschile.

L'articolo 9 del Patto internazionale sui diritti politici e civile(Iccpr), di cui l'Iran è parte, prevede che nessuno può essere arbitrariamente arrestato o detenuto. La detenzione è considerata arbitraria quando una persona è privata della libertà per aver esercitato i diritti e le libertà garantiti dall'Iccpr. La detenzione può anche diventare arbitraria a causa della violazione dei diritti del giusto processo del detenuto, tra cui il diritto a un consulente legale prima del processo, a essere portati al più presto dinanzi a un giudice, a contestare la legittimità della detenzione e a avere tempo e mezzi per la preparazione della difesa. Deve essere rispettato il principio di messa in libertà in attesa del processo e le persone detenute illegalmente devono poter chiedere un risarcimento.

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