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Ogni volta che il regime o parte di esso è nei guai, che ha bisogno di legittimarsi agli occhi dell'opinione pubblica, i settori della società più deboli, o quelli più vicini all'Occidente subiscono una nuova dose di violenza. Questa volta è toccato a Rayaneh Jabbari, ma non dimentichiamoci che la sua morte è stata preceduta da una campagna di aggressioni con l'acido contro le donne ritenute troppo occidentalizzate.
Francesca Caferri,La Repubblica ...

Colpi di mortaio al confine pakistano

stop acidE' la prima volta dal 2009 che Isfahan, la seconda città iraniana, insorge dopo l'Onda verde che si opponeva alla rielezione dell'ex presidente Mahmud Ahmadinejad.
Giuseppe Acconcia, Il Manifesto ...
la Repubblica
24 10 2014

"Fermate la violenza sulle donne! Non si diffonde la virtù con l'acido!".

Migliaia di iraniani sono scesi in piazza a Isfahan per protestare contro gli attacchi all'acido contro le donne, ufficialmente quattro o sei, ma secondo diversi siti web iraniani già molti di più. ...

Huffingtonpost
20 10 2014

Un incidente "sospetto". Così l'iraniana Press Tv definisce l'incidente d'auto in cui una sua giornalista di origini libanesi con la cittadinanza americana è rimasta uccisa in Turchia, vicino al confine con la Siria. Serena Shim, 30 anni, è morta ieri mentre rientrava in un albergo dopo aver lavorato a Suruc, nella provincia turca di Sanliurfa. L'auto su cui viaggiava si è scontrata con un mezzo pesante.

Solo venerdì scorso, Serena Shim aveva riferito ai colleghi di Press Tv che l'intelligence turca la accusava di spionaggio, in riferimento probabilmente ad alcuni suoi reportage riguardo all'ambigua posizione turca rispetto alla questione Isis nella zona di Kobane. In quell'occasione la giornalista aveva confidato il suo timore di essere arrestata

La vicenda viene riportata dai media iraniani, turchi e libanesi. "Serena Shim è rimasta uccisa domenica mentre era in Turchia inviata sul lato turco del confine con la Siria, nei pressi della città strategica di Kobane, per coprire la guerra tra i terroristi dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante e i combattenti curdi", ha riferito Press Tv.

Nell'incidente, riportano i media turchi, è rimasto ferito il cameraman che lavorava con Serena Shim, impegnata nella copertura per Press Tv della battaglia di Kobane, quella che un tempo era la terza città a maggioranza curda della Siria e che da settimane è sotto assedio da parte dei jihadisti dello Stato islamico (Is). Secondo l'agenzia di stampa turca Dogan, l'uomo alla guida del mezzo coinvolto nell'incidente con l'auto su cui viaggiava la giornalista è stato arrestato. Stando alla Anadolu, l'altra agenzia di stampa turca, Serena Shim era arrivata a Suruc la scorsa settimana.

Venerdì scorso, si legge sul sito web di Press Tv, la giornalista aveva riferito a Press Tv di essere stata "accusata dall'intelligence turca di spionaggio probabilmente a causa di alcuni lavori riguardo la posizione della Turchia rispetto ai miliziani dello Stato islamico a Kobane e nei dintorni". La giornalista, si legge ancora, aveva detto di temere l'arresto.

Il direttore di Press Tv, Hamid Reza Emadi, ha chiesto al governo turco di "accertare cosa sia veramente accaduto" e ha definito "sospetto" l'incidente, sottolineando come la donna sia morta in "circostanze molto sospette". Serena Shimm, ha aggiunto, "raccontava i fatti", con un chiaro riferimento al ruolo della Turchia nel conflitto in Siria e alla "collaborazione di Ankara con i terroristi".

La giornalista, madre di due figli, ha lavorato per l'emittente dal Libano, dall'Iraq e dall'Ucraina.

Le persone e la dignità
08 10 2014

Dopo la disperata supplica della madre e la mobilitazione internazionale per fermare l’impiccagione, tra cui l’appello di Amnesty International, l’Iran ha deciso di sospendere l’esecuzione di Reyhaneh Jabbari (nella foto), la ventiseienne condannata a morte nel 2009 per l’omicidio, avvenuto due anni prima, di un ex funzionario del ministero dell’Intelligence, Morteza Abdolali Sarbandi.

A dare la notizia della sospensione dell’esecuzione è stata data dagli attivisti che in queste settimane si stanno battendo per salvare la vita della giovane donna che, dopo l’arresto, è stata detenuta in isolamento senza poter vedere il suo avvocato e la sua famiglia per due mesi, durante i quali ha anche denunciato di essere stata torturata.

All’inizio delle indagini,Reyhaneh ha ammesso di aver inferto una pugnalata sulla schiena dell’uomo, reagendo a un’aggressione sessuale. Successivamente, ha riferito della presenza di una terza persona nell’abitazione, coinvolta nell’uccisione.

Le circostanze dell’omicidio e le esatte responsabilità di Reyhaneh Jabbari sono dunque tutte da chiarire.

Amnesty International aveva invitato le autorità giudiziarie iraniane ad annullare la condanna e aprire un nuovo processo. La sospensione dell’esecuzione va in questo senso. Grazie a tutti i lettori del blog e ai cittadini italiani che hanno firmato l’appello per fermare l’impiccagione.

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