Le Monde
10 07 2014

La journaliste Marzieh Rasouli est selon un proverbe persan "un ver de livres", en d'autres termes une passionnée de la lecture. Depuis mardi 8 juillet, cette Iranienne est à la prison tristement célèbre d'Evin à Téhéran où elle doit passer les deux prochaines années. A sa peine de prison s'ajoute également une condamnation à cinquante coups de fouet.

Le dessein de l'Iranien Mana Neyestani sur la confirmation de la condamnation de la journaliste, Marzieh Rasouli, aux cinquante coups de fouet. Marzieh Rasouli a été convoquée , le 8 juillet, à la prison d'Evin à Téhéran, pour purger sa peine de deux ans ferme.
Dessin de l'Iranien Mana Neyestani.
Les chefs d'inculpation, comme l'a expliqué sur son compte Twitter cette journaliste culturelle : "propagande contre le régime" et "perturbation de l'ordre public en participant à des manifestations". Cette dernière accusation fait référence à des mouvements de contestation nés à la suite de la réélection controversée de Mahmoud Ahmadinejad en juin 2009.

Marzieh Rasouli est également blogueuse. Ses écrits se démarquent par leur humour, un regard décalé et des propos directs, faisant l'économie de toute fausse courtoisie, en totale contradiction avec l'hypocrisie dont font preuve certains Iraniens.

Cette ancienne collaboratrice de quotidiens réformateurs, dont Etemaad et Shargh, a été arrêtée pour la première fois en janvier 2012, pendant six semaines, pour avoir collaboré avec la chaîne BBC Persian, diffusée en persan depuis Londres, considérée comme subversive par les autorités iraniennes.


Avec elle ont été également arrêtés deux autres journalistes, Parastoo Dokouhaki et Sahhaméddin Borghani. Leurs aveux, obtenus sous pression, ont été diffusés après leur libération sous caution dans un film visant à dénoncer leurs activités subversives. Marzieh Rasouli a été condamnée à deux ans de prison et à cinquante coups de fouet, et Parastoo Dokouhaki à six mois de prison avec sursis.

Sur son compte Twitter, Marzieh Rasouli a écrit, le 7 juillet, que lors d'un appel téléphonique du Tribunal d’application des peines de la prison d’Evin, elle avait appris la confirmation en appel de sa condamnation. Elle soutenait pourtant n'avoir toujours pas reçu la lettre officielle faisant état du verdict.


L'application de sa peine d'une manière aussi abrupte survient tandis qu'une autre journaliste, Reihaneh Tabataie, a également été convoquée à Evin, le 21 juin, pour purger une peine d'un an de prison ferme. Une autre jeune journaliste, Saba Azarpeyk, elle, a été arrêtée, le 28 mai, et subit depuis des interrogatoires pour un nouveau dossier judiciaire constitué contre elle pour "propagande contre le régime". Son avocat a annoncé, début juillet, que sa détention temporaire avait été prolongée d'un mois.


Selon Reporters sans frontières, 64 journalistes et cyberactivistes sont emprisonnés en Iran, ce qui fait de ce pays "l’une des cinq plus grandes prisons du monde pour les professionnels de l’information".

Iran, vietato lo stadio alle donne

  • Mercoledì, 02 Luglio 2014 08:40 ,
  • Pubblicato in Flash news

GiULiA
02 07 2014

Sembrava ci fosse stata qualche apertura sul fronte delle donne per quanto riguarda la loro presenza negli stadi e invece nulla di fatto. Alcuni giorni fa, a Tehran, durante la partita di volley tra le nazionali maschile dell'Iran e quella del Brasile, presso lo Stadio Azadi, alle donne brasiliane é stata data la possibilitá di entrare e tifare per la propria squadra, mentre a quelle iraniane é stato imposto di rimanere dietro ai cancelli.

Il divieto alle donne iraniane. La nazionale di pallavolo in Iran é in forte ascesa. Grazie all'ereditá lasciata dall'allenatore argentino Julio Velasco, oggi i successi nel volley stanno dando grandi soddisfazioni, sia al paese che alla sua popolazione, grazie all'allenatore serbo, Slobodan Kovac. Proprio per merito di queste vittorie, le restrizioni erano state in parte rimosse. Dal 2012 peró le autoritá hanno stabilito rigorosamente il divieto alle donne di assistere a partite di squadre maschili all'interno degli stadi. Restrizione tuttora in vigore. Pochi giorni fa, si é disputata la partita tra Iran e Brasile, valida per la qualificazione ai campionati mondiali. Piú della vittoria del Brasile (3-0) la notizia ha fatto il giro del web e dei media per il raduno di attiviste e tifose che hanno manifestato davanti allo Stadio Azadi per il divieto imposto alle sole donne iraniane di entrare. Il sito di informazioni Kanoon Znan ha reso noto che, nonostante la Fivb Federazione Internazionale di Pallavolo abbia ottenuto dalla Federazione Iraniana l'autorizzazione a tenere aperto lo stadio, il divieto alle donne é stato imposto ugualmente.

La protesta e le motivazioni delle autoritá. Sono state circa 50 le persone che si sono radunate davanti allo stadio sventolando le bandiere dell'Iran e protestando pacificamente contro le autoritá per non aver concesso l'entrata. Alla protesta come unica giustificazione del divieto é stato risposto che "le donne non possono vedere dal vivo eventi sportivi che coinvolgono squadre maschili". La manifestazione é stata soprattutto fomentata quando le donne iraniane pronte a tifare per la propria squadra hanno visto entrare le donne brasiliane all'interno dello stadio, mentre loro sono state lasciate fuori. Anche a questo le autoritá hanno risposto sostenendo che le brasiliane erano in possesso di passaporto e che le donne tifose iraniane "sarebbero dovute rimanere in casa e pregare per il buon esito della partita a favore della squadra nazionale".

Le brasiliane hanno sangue diverso? Il sito degli studenti iraniani News Agency ISNA ha condannato questa restrizione da parte delle autoritá attraverso un editoriale dal titolo: "Il sangue delle donne brasiliane é piú rosso delle iraniane?". Il titolo riprende un famoso detto persiano nel quale il colore del sangue unifica le razze negando ogni forma di discriminazione. "Ció che rende piú amaro - si legge - é vedere le donne brasiliane entrare allo stadio libere mentalmente da qualsiasi vincolo e pronte a tifare e supportare la propria squadra. Al contrario le donne iraniane sono rimaste dietro ai cancelli. Apparentemente un passaporto brasiliano ha più credibilità di una identità iraniana nella nostra terra".

Sempre secondo la ISNA, la sig. ra Shahindokht Mowlaverdi, vice presidente del Presidente Iraniano Hassan Rohani delegata per le donne e la famiglia, ha anch'essa criticato il divieto affermando che le istituzioni di polizia e di sicurezza dovrebbero comprendere i benefici della presenza delle donne e l'ondata di felicità che raggiunge le famiglie e la società.

La libertà che si concedono queste ragazze (e in alcuni casi le loro madri e nonne) è duplice: sfuggono per qualche istante all''obbligo di indossare il velo imposto in Iran dopo la Rivoluzione islamica del 1979 e lo mostrano pubblicamente. ...

La guerra dell'acqua contro il voto in Iraq

Lorenzo Cremonesi, Corriere della Sera
29 aprile 2014

Acqua, acqua dovunque, un gigantesco allagamento per le campagne, che sfiora la periferia occidentale della capitale. Arrivando in aereo da Amman non puoi non notarlo. ...
Il condannato ha già la benda sugli occhi e il cappio al collo, la bocca spalancata. La madre del ragazzo ucciso lo schiaffeggia sul viso. Poi lei e suo marito aiutano a togliere il cappio: hanno scelto la compassione. ...

facebook