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Freud rinasce a Teheran

  • Martedì, 15 Aprile 2014 08:04 ,
  • Pubblicato in Il Libro
Silvia Ronchey, La Stampa
15 aprile 2014

Nei casi clinici raccontati dal suo libro, uscito in Italia con una penetrante postfazione di Lorena Preta (Una psicoanalista a Teheran, Cortina, pp. 147), convivono tradizionalismo orientale e sfrenata disinibizione occidentale ...
Nei casi clinici raccontati dal suo libro, uscito in Italia con una penetrante postfazione di Lorena Preta (Una psicoanalista a Teheran, Cortina, pp. 147, C 13,50), convivono tradizionalismo orientale e sfrenata disinibizione occidentale ...
Per quanto sia difficile da credere, sulla politica transessuale l'Iran è uno degli stati più aperti al mondo. A tal punto che il cambiamento di sesso è finanziato dallo Stato che contribuisce per metà alle spese non solo dell'operazione, ma anche delle cure ormonali e della terapia psicologica. ...

Violenza palese e occulta contro le donne

  • Lunedì, 17 Febbraio 2014 15:31 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
17 02 2014

Un pezzo di Azam Bahrami che racconta come in Iran lo sviluppo della figura della donna sia arretrato rispetto a quello della società e degli uomini.

Nel mio paese le storie della società e del governo sono incompatibili con lo sviluppo della figura della donna a fianco di quella dell'uomo, tanto da dare inizio a una lotta per i diritti d'uguaglianza che tutt'ora continua.

Senza esagerazione, le donne lottano su tutti i fronti a causa di regole sociali e leggi approvate dal parlamento riguardo i loro diritti fondamentali come la proprietà del corpo, l'affidamento dei figli, il diritto di viaggio, di delocalizzazione, di dote e degli alimenti, dell'istruzione del lavoro al pari degli uomini. Non sono sufficienti la ricerca di informazioni storiche e di centinaia di saggi riguardo gli sforzi e le sofferenze delle donne e degli uomini attivisti per poter analizzare le tante sanzioni e minacce subite, e descrivere gli importanti risultati ottenuti attraverso le loro dure lotte.

Dunque non desidero (e non potrei) parlare di tutto; scriverò solo delle ingiustizie e delle pressioni esercitate dalla società nei confronti delle donne iraniane relative ad un periodo che ho vissuto e che conosco bene.

Per le donne iraniane la primavera con le sue fioriture, l'inizio dell'autunno e delle scuole oppure l'arrivo del calore e del sole d'estate che riempie le strade e i marciapiedi di gente, o ancora l'irruzione dell'inverno con la sua neve e i suoi ghiacci non rappresentano alcun motivo per dover cambiare il loro modo di vestire; nulla cambia per loro oltre alle temperature delle stagioni. L'insistente obbligo di indossare il velo, fin dalla tenera età, crea molte barriere mentali, sopprime il senso estetico e le abilità di selezione (limitazione della scelta dei colori ad esempio) oltre a dare origine a seri problemi di salute dovuti alla insufficiente esposizione della pelle e dei capelli alla luce solare, oppure al difficile trasporto degli zaini da scuola a causa dello scomodo mantoux; è abbastanza evidente che tutto questo serve a instaurare nella mentalità delle ragazze il concetto di disuguaglianza rispetto i ragazzi.

L'Imam di Tehran durante una preghiera del venerdì (2011) ha affermato che l'Hijab utilizzato in modo improprio è motivo di catastrofi naturali come terremoti.

L'Imam di Mashhad durante una preghiera del venerdì ha affermato che i colpevoli di uno stupro di massa avvenuto in città ai danni di un gruppo di ragazze sono le vittime stesse, in quanto causa dello stimolo sessuale suscitato!

I biasimi e le pressioni della polizia stradale nei confronti delle donne "coperte diversamente" continuano ad essere approvate dalla legge con lo scopo di proteggere la castità e la tradizione musulmana; inoltre le leggi islamiche misogine prevedono la lapidazione e la flagellazione (applicata da un corpo speciale di polizia) per ogni tipo di relazione non definita nel contesto religioso oppure provvedimenti legali differenti per i due sessi come ad esempio i risarcimenti o le spartizioni dell'eredità.
Tutta questa regolamentazione ingiusta deriva dall'idea che la donna sia un individuo inferiore con una mentalità poco sviluppata e di conseguenza abbia bisogno di una guida che la controlli.

Nell'estate del 2008 la polizia annunciò l'assegnazione di un fondo di 600 milioni di dollari per il finanziamento e il rafforzamento delle attività sopra citate (rispetto e controllo ferreo dell'Hijab e delle tradizioni religiose) rendendole in pratica permanenti. La promozione conseguente di una violenza pubblica dovuta alle esecuzioni in piazza e al silenzio (sempre da parte delle istituzioni) riguardo i delitti d'onore (60% delle donne vittime di omicidio in Iran) non ha fatto altro che peggiorare una condizione già di per sé complicata rendendo "spaventosa" la vita al di fuori della sfera privata. Ad esempio, a Mashhad i cadaveri di 12 donne furono lasciati in diversi posti della città dopo essere state massacrate per soffocamento; dopo l'apertura di un'indagine riguardante i fatti l'unico sospettato si dichiarò colpevole e si giustificò affermando che le vittime meritavano tale sorte in quanto colpevoli di immoralità. L'omicida ebbe una pena minima da scontare in carcere.

In tutte le aree della propaganda del regime (cinema, TV, riviste e pubblicazioni di articoli con particolare rilevanza per le donne) prevale l'idea che la corruzione dell'animo maschile dipenda da quello delle donne. Durante questa politica è iniziato il processo di uniformità delle divise nel sistema educativo (dalla scuola d'infanzia fino all'università) facendo nascere accese proteste da parte di tutte le donne e gli studenti attivisti; anche se dopo tali movimenti si riuscì ad abolire l'uniforme nelle università, fu purtroppo istituito all'interno di ogni istituto il sistema punitivo Herasat (polizia morale) avente il compito di far osservare i costumi islamici.
Tali controlli comunque già erano presenti al di fuori del contesto scolastico: durante una semplice passeggiata per strada con una persona dell'altro sesso, o una serata al cinema, bisogna infatti possedere documenti d'identità che certifichino il grado di parentela in caso di richiesta da parte della polizia; di conseguenza molte giovani ragazze sono state vittime di calunnie per casi di "Hijab improprio" o relazioni illegittime (al di fuori del matrimonio o con altre ragazze).

Ancora più gravi sono le limitazioni e gli accorgimenti che le artiste e le sportive devono subire per le costrizioni islamiche riguardo le divise (a danno della performance agonistica) e i costumi (impedimento delle prestazioni).

Insomma, la gestione e l'aumento dei limiti nelle relazioni rispetto al passato mette in chiara luce che il regime ha una visione di tali rapporti solamente a sfondo sessuale; generalizzazione che ovviamente permette ai sistemi amministrativi, educativi e artistici di limitare fortemente la presenza e l'attività delle donne con metodi rigorosi sia legali che illegali (rapporti dirigente-impiegato, professore-studentessa, allenatori-sportive e viceversa).

Fortunatamente queste discriminazioni sessuali non sono riuscite a prendere piede anche nel campo dei servizi sanitari, ad eccezione di un settore ristretto. Tutte queste procedure, comunque, portano a limitare fortemente le capacità di tutta la popolazione iraniana a prescindere dalle minori opportunità di lavoro per le donne e quindi ad una discriminazione anche economica; tale problema inoltre si amplifica per le minoranze sia etniche (curde, arabe, turche, baluci ecc.) sia religiose (bahai ecc.).

Riguardo le disuguali condizioni di lavoro rispetto gli uomini si può affermare che la legislazione attuale incentiva le donne al "lavoro di casa" dando loro il solo compito di educare le nuove generazioni (nel rispetto della tradizione islamica) nonostante non assicuri alcuna assistenza sanitaria e nessun assegno di pensione; in pratica, la società e il governo con la loro regolamentazione patriarcale, in aggiunta al culto dell'onore, considerandole come bambole nelle vetrine dei ripostigli delle case spengono ogni luce di speranza per il loro futuro.

Nel corso degli anni, la censura nella letteratura, nell'arte e nella scienza della sessualità femminile e del matrimonio, considerati un tabù, ha rimosso questi concetti fin nell'ambiente universitario (dove prima erano previsti dei corsi per dare informazioni riguardo tali argomenti) favorendo un'interpretazione esclusivamente immorale e oscena. L'autocensura "somatica" e sessuale delle donne ha portato a molti problemi familiari nelle nuove generazioni; secondo le statistiche una delle principali ragioni dell'aumento dei divorzi è dovuta infatti all'esperienza del rapporto sessuale. Inoltre l'oscenità dei legislatori è arrivata al punto di approvare il matrimonio con le figliastre pur non essendo stata ancora decisa per le ragazze l'età minima necessaria per contrarre un matrimonio.

Non giungere mai ad una completa conoscenza del proprio corpo e non essere libere nemmeno di poter scegliere le forme e i colori dei vestiti da indossare sono le cause che rendono più grigi i colori della vita delle donne con una notevole diminuzione dei loro piaceri e dell'indipendenza nella società iraniana.

Le scelte del vestiario sono limitate in quanto, visto l'atteggiamento coercitivo, gli stessi centri di produzione sono obbligati a fornire modelli e disegni inerenti al costume islamico; si è arrivati al punto di vietare nei centri di vendita l'installazione di manichini con forme che rimandano al corpo femminile.

Ci sono poi i viaggi all'estero vietati in caso di mancato consenso del marito o del padre qualora le ragazze non fossero ancora sposate.
In qualche città dell'Iran (Gorgan, Mashhad) sono stati istituiti dei "tribunali ambulanti" con tanto di giudice in loco dove è possibile prendere decisioni lampo su eventuali punizioni dovute a un crimine commesso o ad una "cattiva" condotta in pubblico; è facile intuire che ciò ha portato ad un aumento degli arresti di giovani ragazze e donne indifese anche perché tali provvedimenti servono agli agenti di polizia per poter certificare il loro operato e ottenere quindi rapide promozioni e aumenti di grado (è noto ad esempio il rigore e la severità del comandante Radan); per la mancata osservanza delle norme islamiche si arriva a confiscare le auto delle ragazze o addirittura ad arrestare le persone per aver tenuto festeggiamenti in casa.

L'ostinazione e l'ostilità delle forze dell'ordine da una parte e l'abbandono dei legislatori dall'altra ha diminuito fortemente le speranze in un cambiamento di tale situazione.

Già nel 2005 otto donne parlamentari con le loro proposte di legge riguardo il sostegno familiare, il piano di controllo delle nascite e il matrimonio temporaneo agirono non solo contro gli interessi del loro stesso sesso ma divennero addirittura uno strumento nelle mani legislatori che seguivano in tutti i sensi le idee e le pratiche patriarcali; questo giustifica una notevole riduzione della presenza delle donne nelle ultime elezioni parlamentari (2012), segno di una forte delusione nei confronti della legge vista come strumento attraverso il quale migliorare la loro condizione.

Negli anni passati sono stata spesso accusata per l'Hijab improprio o per il colore degli abiti (a partire dal bianco dei calzini durante le lezioni del liceo nel 1997).

Successivamente mi hanno imposto di portare uno Chador nero e sporco con un logo speciale, che altro non è che la "copertura aumentata" delle uniformi delle donne prigioniere della Repubblica Islamica(2011). Ho subito il sequestro e la censura dei miei scritti oltre all'interdizione dall'insegnamento nelle scuole pubbliche.

E ancora oggi rivivo l'incubo del carcere e delle guardie, durante le mie notti insonni.

Questa mancanza di rispetto per le donne e il disprezzo della personalità con la conseguente limitazione del loro ruolo sociale è lo scopo perseguito da un sistema di controllo che soprattutto nelle scuole e nei media è imposto con la forza.

In Iran, le donne per avere diritto alla vita sociale, artistica e scientifica, sana e attiva, più di ogni altra questione individuale, devono rispettare l'onore della società patriarcale. Per raggiungere un qualsiasi tipo di obiettivo il loro impegno deve essere sempre di molto superiore a quello degli uomini.

E questa triste storia è la storia di tutte le donne iraniane: narratrici e madri di oggi e di domani.

Azam Bahrami

Note
* Un ringraziamento speciale a Siavash Guil e Pietro De Nicola per la traduzione del testo e l'aiuto fornito.

La Stampa
20 01 2014

Il negoziato sulla Siria è a un punto di svolta. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki- moon, invita l’Iran a partecipare alla Conferenza di Ginevra 2, che si terrà il 22 gennaio, e Teheran dice di si. Ma la Coalizione nazionale siriana delle forze dell’opposizione e della rivoluzione (Etilaf) annuncia che diserterà la conferenza di pace se Ban non ritirerà il suo invito all’Iran a prendere parte al tavolo svizzero. Poche ore prima il presidente della Coalizione nazionale siriana Ahmad Jarba citato dal sito web della stessa Elifat aveva affermato che «L’Iran è presente a Ginevra tramite la coordinazione con il regime di Assad, ma non sarà al tavolo dei negoziati».

Intanto il presidente siriano Bashar al-Assad annuncia che «molto probabilmente» si ricandiderà per un nuovo mandato in giugno. Lo ha detto lo stesso Assad in un’intervista esclusiva all’Afp, a due giorni dalla Conferenza di pace «Ginevra 2». «Se il popolo vuole, non esiterò a farlo», ha ribadito. La guerra in Siria secondo lui «durera’ a lungo. Stiamo facendo progressi ma questo non significa essere vicini alla vittoria. Questo tipo di battaglie sono complicate, difficili e necessitano di molto tempo», ha spiegato il presidente siriano mentre tra poche ore una delegazione del suo governo parteciperà alla conferenza di pace Ginevra 2.

E se Assad argomenta che secondo lui «Non c’è alcuna distinzione fra jihadisti e ribelli in Siria» aggiungendo che tutte le milizie sono schierate contro di lui, quanto al sì di Teheran a Ginevra l’annuncio è giunto nella prima serata americana nel corso di una conferenza stampa convocata d’urgenza da Ban, al termine di un lungo intreccio di consultazioni tra lo stesso segretario generale, alcuni capi di Stato e di Governo e le diplomazie internazionali. «Al termine dei colloqui ho deciso di allargare gli inviti alla conferenza che si terrà nella cittadina di Montreaux a una serie di Paesi», ha detto Ban intorno alle 18 locali, elencando una serie di Stati, tra cui il Bahrein, l’Australia e la Corea del Sud, e in ultimo «l’Iran».

E il si di Teheran è arrivato a stretto giro di posta. Solo qualche giorno fa Ban si era detto indeciso sulla partecipazione dell’Iran a causa del diverso ruolo che Teheran avrebbe dovuto avere al tavolo negoziale secondo Russia, Stati Uniti e altri Paesi con cui Ban aveva avuto ripetuti colloqui. «Come ho già detto in passato credo fortemente che l’Iran debba fare parte dei colloqui di pace per porre fine al conflitto siriano», ha detto Ban il quale ha spiegato di aver parlato al telefono diverse volte con Mohammad Javad Zarif.

Il ministro degli Esteri di Teheran ha assicurato che la Repubblica Islamica si impegna a giocare «un ruolo positivo e costruttivo» a Ginevra 2. «Questa conferenza di pace è un’opportunità unica per porre fine alle violenze nel Paese e garantire il ritorno alla pace», ha aggiunto Ban, spiegando al contempo di aver accolto con favore la decisione della National Coalition of Syrian Revolution and Armed Forces di partecipare a Ginevra 2.

«E’ un passo storico - ha spiegato - che va nell’interesse di una soluzione politica che ponga fine a tre anni di sofferenze del popolo siriano». La tempistica dimostra tuttavia un certo acume da parte della diplomazia internazionale e del Palazzo di Vetro, dal momento che la presenza a Montreaux della Repubblica islamica avrebbe potuto mettere in discussione la partecipazione dei ribelli. Ragion per cui, prima di rendere pubblico l’invito all’Iran si è attesa l’adesione ufficiale della Coalizione anti-Assad.

Francesco Semprini

 

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