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Iraq, a Baghdad il primo sindaco donna

  • Venerdì, 20 Febbraio 2015 11:05 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
20 02 2015

Per la prima volta nella storia la città di Baghdad avrà un sindaco donna. Dhikra Muhammad Alloush è stata nominata al posto del suo discusso predecessore, Naeem Aboub, licenziato alcuni giorni fa dal primo ministro iracheno Haider al-Abadi. La slogan della nuova donna sindaco è "Baghdad capitale pulita", in senso letterale e figurato. "Domenica sarà il giorno in cui inizierò il mio mandato come sindaco di Baghdad", ha detto Alloush nella sua prima dichiarazione alla stampa. "In quell'occasione parlerò delle mie priorità di lavoro", ha aggiunto, secondo quanto riporta il sito della tv araba 'Al-Arabiya'.

Il nuovo sindaco, che ha un dottorato in Ingegneria civile e fino a ieri è stato direttore generale dell'ufficio Progettazione edilizia presso il ministero dell'Istruzione superiore, ha promesso di rendere Baghdad "una capitale pulita con gli sforzi delle persone di buona volontà". L'ex sindaco Aboub è noto per le sue discusse dichiarazioni, come quando affermò che Baghdad "è più pulita di New York" o che lui era "il bello di Baghdad" e che le ragazze di Teheran lo ammiravano per la sua bellezza.

Fuggire dalle proprie case è una tragedia, fuggire dalle tende in cui si è trovato un precario rifugio è una doppia tragedia. Sono, per la maggioranza, bambini, donne e vecchi; molti malati o feriti e invalidi. Per fortuna, o preveggenza, scontri a Kirkuk erano nel conto e l'Unicef aveva immagazzinato migliaia di equipaggiamenti di pronto soccorso su sei località, e ieri, con Save the Children e Mercy Corps, ha fornito assistenza a molti, pur nella difficoltà di movimento imposta dal rigido coprifuoco.
Adriano Sofri, La Repubblica ...
le donne resistenti di kobane"Se Kobane cade per noi è finita, se la salviamo nulla potrà essere più come prima" ci dice Hogir in taxi verso la sua casa di Derik. Sono spariti i profughi in cerca di sicurezza nel Kurdistan iracheno e gli yazidi, in fuga dai villaggi attaccati dall'Isis, hanno ormai residenza nei campi profughi del Rojava. A Semalka, sponda siriana, ferve il lavoro degli operai per costruire gli uffici che andranno a sostituire i container dove si sbrigano le pratiche per il passaggio.
Andrea Milluzzi, Pagina 99 ...

Grecia – Manifestazione al centro per migranti di Paranesti

  • Venerdì, 12 Dicembre 2014 10:35 ,
  • Pubblicato in Flash news

Hurriya
12 12 2014

Traduzione dal sito dell’ "Assemblea No Lager" di Salonicco : nolager.espiv.net

Mai più campi di concentramento, nè qui nè altrove testo del volantino che sarà diffuso a Paranesti-Drama:

Le lotte dei migranti sono le nostre lotte!

I migranti resistono con lotte quotidiane, scioperi della fame, rivolte, evasioni, alla degradante realtà dei lager etnici, alla detenzione a tempo indeterminato, all’esclusione, alla tortura mentale e fisica, alle morti. E hanno tutto il diritto dalla loro parte.

In 15 moderni campi di concentramento, in altre strutture di detenzione e stazioni di polizia, da Amygdaleza a Evros, sono imprigionati in condizioni spaventose circa 10.000 migranti, molti dei quali da più di 18 mesi. L’unico crimine da loro commesso è aver cercato di fuggire da luoghi in cui il capitalismo è sinonimo di morte di massa, come ad esempio dalle guerre in Iraq e Afghanistan, che hanno visto la partecipazione attiva dello Stato e dell’esercito greco.

I lager etnici sono il destino che attende quei migranti che riescono a fuggire alle prime fasi della politica greca sull’immigrazione: le uccisioni alla frontiera, la caccia costante da parte della polizia, i pogrom dei fascisti, gli anni di estremo sfruttamento lavorativo da parte di piccoli e grandi padroni.

L’annuncio ufficiale e la successiva creazione di questi campi di detenzione, avvenuta nella primavera del 2012, è stata una scelta strategica dello stato greco durante la crisi, in modo da permettere al capitale di svalutare e disciplinare ancora di più la vita e il lavoro degli sfruttati, sia nativi che migranti. I lager moderni non sono apparsi all’improvviso. Sono stati preceduti dal delirio razzista dei media di stato, dei fascisti e dei cittadini “democratici” (su temi come “l’emergenza criminalità” e “l’emergenza virus”, la “purezza etnica”) che ha portato nel mese di agosto del 2012 all’operazione di polizia “Xenios Zeus” ad Atene: una mega-retata che ha visto il dispiegamento di 2000 poliziotti in città e l’arresto di 84.792 immigrati, 4.400 dei quali furono deportati nei centri di detenzione. I migranti irregolari continuano ad essere arrestati e deportati nei campi di tutta la Grecia, mentre la magistratura ha avallato la carcerazione a tempo indeterminato.

I migranti si oppongono a tutto questo attraverso le loro lotte. La più recente si è tenuta a Paranesti, nel nord est della Grecia. 75 migranti pachistani rinchiusi in quel campo (26 dei quali da più di 18 mesi) hanno portato avanti uno sciopero della fame dal 26 al 28 novembre, con l’unico obiettivo di ottenere il rilascio. Lo sciopero si è concluso con la promessa da parte del governatore di concedere l’asilo nei prossimi giorni. In questo campo di prigionia vivono circa 600 migranti, molti dei quali da più di 18 mesi. La nostra presenza davanti ad un lager etnico, per di più isolato come nel caso di Paranesti, è un atto di solidarietà con i migranti detenuti, in un contesto di rapporti di solidarietà che vogliamo sviluppare attraverso il supporto intra ed extramurale alla loro lotta per la libertà .

Da parte nostra abbiamo scelto di stare al fianco degli insorti nei campi di detenzione per immigrati, non solo per ragioni “umanitarie”, ma perché sono proprio come noi, perchè lo stesso sistema che li imprigiona cerca di sottomettere anche noi. E’ questa consapevolezza della comune oppressione che ci mette in connessione con i migranti e rafforza la nostra determinazione ad attaccare ciò che ci separa, che ci costringe a competere gli uni con gli altri, che ci divide e ci isola. Vogliamo sviluppare queste relazioni, ma nel contesto di una lotta contro le divisioni nazionali. Le rivolte dei prigionieri migranti, le evasioni e gli scioperi della fame nei centri di detenzione mostrano la dignità di chi sceglie di lottare. Non possiamo che essere dalla loro parte.

Solidarietà con i 65 migranti che si ribellano ad Amygdaleza!

Distruggere i campi di concentramento!

 

La strada della disuguaglianza

La regione sud orientale dell'Anatolia, è in questo momento centro di attenzione mondiale per quanto sta avvenendo ai suoi confini, nelle province al nord della Siria e dell'Iraq. Per uno strano capriccio del destino la risposta ad alcune ricorrenti domande, sul perché gli esseri umani si facciano travolgere da questa trappola suicida della violenza e della sopraffazione, può trovare in questo stesso scenario un contributo interessante.
Ugo Tonietti, Left ...

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