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"Sappiamo che fino a 700 bambini sono stati uccisi o mutilati in Iraq dall'inizio dell'anno, anche con esecuzioni sommarie". Zerrougui ha precisato di essere "inorridita dal totale disprezzo per la vita umana dimostrato dallo Stato islamico" ...

Corriere della Sera
05 09 2014

L'ultima a partire, due giorni fa, è stata Micol Alberizzi, 24 anni: è atterrata col buio ad Erbil, nel nord dell`Iraq, per supportare come operatrice umanitaria di Terre des Hommes i profughi iracheni in fuga dall`Isis.

Cosciente dei rischi, prudente, a dispetto della giovane età, preparata. Ma soprattutto, tra brutali decapitazioni, sequestri come quello delle volontarie italiane Greta Ramelli e Vanessa Marzullo in Siria, e violenze che scuotono l`opinione pubblica, molto coraggiosa.

«E' importante accantonare la paura e partire per dare supporto alle organizzazioni proprio adesso che l`emergenza è drammatica e molti volontari, visti i fatti di cronaca, spaventati si tirano indietro», dice con tono fermo. Non è eroismo, il suo, ma qualcosa di diverso. ...

Khalida la ribelle (Valeria Palumbo, l'Espresso)

"Mia madre aveva nove anni quando fu data in sposa e 13 quando partorì il primo figlio". Khalida Brohi ha 25 anni ma il suo racconto sembra arrivare da un'altra epoca. O meglio: da più epoche contemporaneamente. ...

"Costa 12 dollari comprare le nostre donne e liberarle"

  • Giovedì, 04 Settembre 2014 10:17 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Fatto Quotidiano
04 09 2014

"L'Isis è ancora nelle nostre città, le bombe americane al momento distruggono le nostre case, ma non stanno producendo un cambiamento della realtà".

Husam Salim, della Yazidi Solidarity and Fraternity League, si trova a Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, dove sta raccogliendo testimonianze e prove di quelle torture e violenze che l'Onu ha detto "equivalgono a crimini contro l'umanità". ...

Le persone e la dignità
02 09 2014

Terreni agricoli trasformati in campi della morte trasudanti sangue, villaggi razziati e abitanti rastrellati, caricati sui camion e fucilati. Donne e bambine rapite. Centinaia di persone di cui non si sa più nulla.

È la campagna di pulizia etnica che va avanti da giugno nell’Iraq del nord, quando lo Stato islamico (ex Isis) conquistò Mosul, una campagna destinata a spazzare via ogni traccia di abitanti non arabi e non sunniti: assiri cristiani, sciiti turcomanni, sciiti shabak, yazidi, kakai e sabeani mandeani, tutti vittime di uccisioni e rapimenti di massa. E per gli arabi e i sunniti che si oppongono, c’è la stessa fine.

Un rapporto reso pubblico oggi da Amnesty International, basato sulle ricerche fatte nel nord dell’Iraq e da agghiaccianti testimonianze fornite dai sopravvissuti, definisce quella dello Stato islamico una “pulizia etnica di dimensioni storiche”.

Ad agosto, nella regione di Sinjar, lo Stato islamico ha compiuto almeno due orribili massacri, nei villaggi di Qiniyeh e Kocho, rispettivamente il 3 e il 15 del mese. Centinaia di persone sono state uccise solo in questi due villaggi: gruppi di uomini e ragazzi, anche di soli 12 anni di età, sono stati rastrellati, portati via e assassinati.

“Non c’è stato alcun ordine, sono arrivati e hanno riempito i loro veicoli di gente” – ha dichiarato ad Amnesty International uno dei sopravvissuti del massacro di Kocho.
Le uccisioni e i rapimenti di massa hanno gettato nel terrore l’intera popolazione del nord dell’Iraq costringendo centinaia di migliaia di persone alla fuga.

La sorte della maggior parte degli yazidi rapiti negli ultimi tre mesi e tenuti in prigionia dallo Stato islamico rimane sconosciuta. Molte persone sono state stuprate e costrette a convertirsi all’Islam. In alcuni casi, sono stati rapiti interi gruppi familiari.

L’avvocato Mizre Ezdin ha fornito ad Amnesty International la lista di 45 donne e bambini della sua famiglia rapiti dallo Stato islamico:

“Siamo riusciti a sapere qualcosa da alcuni di loro ma gli altri sono scomparsi e non sappiamo se siano vivi o morti né cosa sia accaduto loro”.
Poi ha mostrato alla ricercatrice di Amnesty International una fotografia delle sue nipotine conservata sul telefono cellulare:

“Alina ha appena tre anni, l’hanno rapita con sua madre e con la sorellina di nove mesi. Rosalinda ha cinque anni, l’hanno portata via con sua madre e i tre fratellini di età tra otto e 12 anni. Puoi immaginare queste creature nelle mani di quei criminali?”
Già. Riusciamo a immaginarlo?Terreni agricoli trasformati in campi della morte trasudanti sangue, villaggi razziati e abitanti rastrellati, caricati sui camion e fucilati. Donne e bambine rapite. Centinaia di persone di cui non si sa più nulla.

È la campagna di pulizia etnica che va avanti da giugno nell’Iraq del nord, quando lo Stato islamico (ex Isis) conquistò Mosul, una campagna destinata a spazzare via ogni traccia di abitanti non arabi e non sunniti: assiri cristiani, sciiti turcomanni, sciiti shabak, yazidi, kakai e sabeani mandeani, tutti vittime di uccisioni e rapimenti di massa. E per gli arabi e i sunniti che si oppongono, c’è la stessa fine.

Un rapporto reso pubblico oggi da Amnesty International, basato sulle ricerche fatte nel nord dell’Iraq e da agghiaccianti testimonianze fornite dai sopravvissuti, definisce quella dello Stato islamico una “pulizia etnica di dimensioni storiche”.

Ad agosto, nella regione di Sinjar, lo Stato islamico ha compiuto almeno due orribili massacri, nei villaggi di Qiniyeh e Kocho, rispettivamente il 3 e il 15 del mese. Centinaia di persone sono state uccise solo in questi due villaggi: gruppi di uomini e ragazzi, anche di soli 12 anni di età, sono stati rastrellati, portati via e assassinati.

“Non c’è stato alcun ordine, sono arrivati e hanno riempito i loro veicoli di gente” – ha dichiarato ad Amnesty International uno dei sopravvissuti del massacro di Kocho.
Le uccisioni e i rapimenti di massa hanno gettato nel terrore l’intera popolazione del nord dell’Iraq costringendo centinaia di migliaia di persone alla fuga.

La sorte della maggior parte degli yazidi rapiti negli ultimi tre mesi e tenuti in prigionia dallo Stato islamico rimane sconosciuta. Molte persone sono state stuprate e costrette a convertirsi all’Islam. In alcuni casi, sono stati rapiti interi gruppi familiari.

L’avvocato Mizre Ezdin ha fornito ad Amnesty International la lista di 45 donne e bambini della sua famiglia rapiti dallo Stato islamico:

“Siamo riusciti a sapere qualcosa da alcuni di loro ma gli altri sono scomparsi e non sappiamo se siano vivi o morti né cosa sia accaduto loro”.
Poi ha mostrato alla ricercatrice di Amnesty International una fotografia delle sue nipotine conservata sul telefono cellulare:

“Alina ha appena tre anni, l’hanno rapita con sua madre e con la sorellina di nove mesi. Rosalinda ha cinque anni, l’hanno portata via con sua madre e i tre fratellini di età tra otto e 12 anni. Puoi immaginare queste creature nelle mani di quei criminali?”
Già. Riusciamo a immaginarlo?

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