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Articolotre
27 08 2013

Da venticinque anni combattono per il proprio diritto a pregare presso il Muro del Pianto. Le fedeli israeliane, però, sono costantemente oggetto di violenze e offese da parte degli ultra-ortodossi, che le vorrebbero soggiogate al potere maschile. E il governo parteggia per essi.

La battaglia delle "Donne del Muro", assaltate perché vogliono pregare-Redazione- -26 agosto 2013- E' una vera e propria battaglia, quella che si sta consumando di fronte al Muro del Pianto, in Israele, laddove le donne pretendono di pregare come gli uomini e di far officiare la celebrazione da altre donne. Un sacrilegio, per gli ultra-ortodossi, che vorrebbero vedere le fedeli sottoposte a una serie di limitazioni e soggiogogazioni simili a quelle che vengono inflitte alle donne arabe.
Le Donne del Muro però non ci stanno e, così, ogni mese, da 25 anni da questa parte (ovvero da quando una sentenza concesse alle femmine il diritto di pregare presso il Muro) si recano presso il luogo, laddove vengono letteralemente assaltate dai fanatici che lanciano loro addosso pietre e offese, mettendo, tra l'altro, a rischio la sicurezza del sito che dovrebbe essere, almeno in linea teorica, di pace.

Ora la situazione appare degenerata. Gli assalti si sono fatti più feroci e la battaglia non accenna a placarsi. Per questo, il ministro per Gerusalemme de la Diaspora, Naftali Bennet, ha tentato di conciliare le posizioni delle fedeli e quelle degli ultra-ortodossi, predisponendo alle prime un luogo ad hoc che, però, è nei pressi del Muro del Pianto. E che dunque non ha risolto assolutamente niente, ma anzi ha peggiorato ulteriormente la situazione, dato che né le donne, né gli uomini vogliono sottostare ad un simile compromesso.

Il risultato è grave: non solo non si è trovata una soluzione per permettere alle donne di esercitare un proprio diritto, ma, in più, sono stati sprecati 80.000 dollari; quelli, ovvero, spesi per sistemare la piazzetta dell'Arca di Robinson, laddove, secondo il ministro, si sarebbero dovute incontrare ogni mese le fedeli. In tutto ciò, il primo ministro Netanyahu ha semplicemente preso le distanze, di fatto ignorando la questione e, conseguentemente, dando l'impressione neanche troppo velata, di parteggiare per gli ultra-ortodossi.

Frontiere news
26 06 2013

La Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani del bambino ha accusato le forze israeliane di maltrattare i bambini palestinesi, torturando quelli in custodia e utilizzandoli come scudi umani.

Giovedì un rapporto della Commissione Onu, realizzato da 18 esperti indipendenti, ha accusato Israle di torturare e usare come scudi umani i bambini palestinesi. “I bambini palestinesi arrestati dall’esercito e dalla polizia israeliana sono sistematicamente soggetti a trattamenti degradanti, spesso ad atti di tortura e vengono sottoposti a interrogatori in ebraico, una lingua che non comprendono, e di conseguenza a firmare confessioni in ebraico al fine di essere rilasciati” hanno riportato Reuters e altre agenzie di stampa citando il rapporto.

La Commissione Onu, che che si occupa di monitorare il rispetto della Convenzione dei Diritti del Faciullo (Convention on the Rights of the Child) da parte dei paesi che l’hanno ratificata, (tra cui anche Israele nel 1991), dice che ai bambini palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania viene negata la registrazione dell’atto di nascita, l’accesso al sistema giudiziario, a scuole decenti nonché l’accesso ad acqua potabile. Israele in quanto paese occupante, è obbligato a rispettare la convenzione anche nei confronti dei minori palestinesi, tuttavia ha abbandonato la definizione di “bambino” data dalla Convenzione che dichiara che un bambino diventa adulto a 18 anni. Nel 1999, infatti, durante il governo Barak, è stata reintrodotta un’ordinanza militare che oltre a consentire l’arresto di bambini palestinesi di età compresa tra i 12 ed i 14 anni, stabilisce che un palestinese diventa adulto a soli 16 anni, mentre un israeliano a 18.

Il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Yigal Palmor, ha detto di aver già risposto a un rapporto simile da parte dell’Unicef, a marzo del 2012 e ha messo in dubbio l’autenticità dell’indagine della Commissione Onu accusandola di essere una copia riciclata di indagini passate e non autentica, non elaborata sulla base di nuove ricerche, pertanto senza importanza.

Kirsten Sandberg, un esperto norvegese che presiede il Commissione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, ha detto invece che il rapporto è basato sui fatti, non sulle opinioni politiche dei membri della Commissione e che prende in esame un periodo di dieci anni.

La maggior parte dei bambini palestinesi arrestati sono accusati del lancio di pietre, reato che può portare fino a 20 anni di carcere. Nei dieci anni presi in esame dalla Commissione centinaia di bambini palestinesi sono stati uccisi e migliaia feriti dall’esercito israeliano durante le operazioni militari, in particolare a Gaza, dice il rapporto. Durante questi 10 anni, si stima che 7.000 bambini palestinesi di età compresa tra i 12 ei 17 (ma alcuni di appena nove anni) sono stati arrestati, interrogati in ebraico e maltrattati. Costretti a firmare confessioni in ebraico per essere rilasciati. A molti sono state messe catene alle gambe, altri sono tenuti in isolamento per mesi. Altre volte invece i soldati israeliani hanno usato i bambini palestinesi come scudi umani per entrare negli edifici potenzialmente pericolosi o ponendoli di fronte ai carri armati o altri veicoli militari per scoraggiare il lancio di sassi, oppure usandoli come informatori. Ben 14 casi sono stati segnalati solo tra gennaio 2010 e marzo 2013.

“Quasi tutti coloro che hanno usato i bambini come scudi umani e informatori sono rimasti impuniti” dice il rapporto. Dall’inizio della seconda Intifada (settembre 2000), il trattamento dei bambini detenuti dalla polizia, dai militari e dalle forze israeliane di sicurezza è peggiorato in maniera significativa. Il governo israeliano viola costantemente le norme sul procedimento giudiziario, sulla privazione della libertà, sulla tortura, sulla tutela della salute, sull’istruzione dei minori il che porta i bambini palestinesi a vivere un’infanzia danneggiata e ad essere scaraventati direttamente nell’età adulta. Privati dell’infanzia questi bambini sviluppano numerosi e gravissimi problemi psicologici, in particolare il disturbo post-traumatico da stress (come spiega anche la giornalista Cecilia Gentile nel suo libro Bambini all’inferno, 2012) con conseguenti difficoltà di linguaggio e di concentrazione, aggressività, insonnia, ansia e angoscia.

L'"altra Israele" combatte sotto il Muro. Stavolta, però, non è il "muro" che separa lo Stato ebraico dalla Cisgiordania palestinese. Stavolta, è il luogo più sacro per il popolo ebraico: il Muro del Pianto. ...
Il 210 parte alle 4.30 dal valico di Eyal e viaggia per dieci fermate che tagliano il centro di Israele fino al sobborgo elegante di Ra'anana. ...

Israele: detenuto in sciopero della fame in pericolo di vita

  • Giovedì, 14 Febbraio 2013 10:50 ,
  • Pubblicato in Flash news

Amnesty International
14 02 2013

Samer Issawi è sotto custodia delle autorità israeliane dal 7 luglio 2012. Queste sostengono - senza specificarne la modalità - che abbia infranto le condizioni per le quali era stato rilasciato, durante uno scambio di prigionieri avvenuto nell' ottobre 2011. È in sciopero della fame dal 1° agosto 2012 in segno di protesta contro il rifiuto della commissione militare israeliana di spiegare a lui o al suo avvocato le ragioni della sua detenzione.

Samer Issawi ha trascorso la maggior parte del suo tempo in sciopero della fame presso la clinica del carcere di Ramleh. È stato portato in un ospedale civile in Israele diverse volte per essere sottoposto a esami clinici urgenti, l'ultima volta il 22 e il 27 gennaio, ma è sempre stato riportato nella clinica di Ramleh nel giro di poche ore.

Il 31 gennaio, Samer Issawi avrebbe interrotto l'assunzione di vitamine e minacciato di smettere di bere. Ha inoltre minacciato di non sottoporsi a altri esami medici previsti dal servizio penitenziario israeliano, se non verrà rilasciato.

Il suo avvocato ha riferito ad Amnesty International che la salute Samer Issawi si è deteriorata rapidamente nelle ultime settimane a causa del suo sciopero della fame che dura ormai da sei mesi. Quando il suo avvocato lo ha incontrato il 31 gennaio, Samer Issawi pesava solo 47 chili (quasi la metà del suo peso normale) e il personale medico presso la clinica del carcere di Ramleh ha comunicato che potrebbe morire presto.

Amnesty International teme che nella clinica del carcere di Ramleh, Samer Issawi non ricevacure urgenti e specialistiche di cui ha bisogno una persona in sciopero della fame da sei mesi. In questa clinica mancano , strutture o personale specializzato che possa fornire cure appropriate a uno sciopero della fame così prolungato.

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