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Protesta anti-immigrati a Roma: ora arriva anche Borghezio

  • Giovedì, 13 Novembre 2014 12:37 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
13 11 2014

Alla "sporcizia" denunciata dai residenti si aggiungerà quella che fra poche ore porterà uno degli esponenti della Lega, più devoti alle manifestazioni anti-immigrati.

"Domani sarò a Roma per mostrare la mia diretta vicinanza nei confronti dei cittadini italiani che si sentono assediati nei loro quartieri, vessati da degrado, immigrazione clandestina, sporcizia e totale assenza di sicurezza.

Sono le parole di Mario Borghezio, eurodeputato della Lega Nord che ha annunciato di voler visitare la zona che negli ultimi due giorni ha visto i suoi residenti manifestare in strada (c'erano anziani, donne e bambini) la loro indignazione nei confronti del degrado e l'abbandono in cui versa l'intero quartiere di Tor Sapienza .

"La mattina mi recherò a Tor Sapienza, dove incontrerò gli abitanti del quartiere che difendono il loro sacrosanto diritto a vivere nella sicurezza e nella tranquillità, portando loro anche la solidarietà del segretario Matteo Salvini. Nel pomeriggio parteciperò ad una fiaccolata in zona Fidene Serpentara a sostegno dell'anziano massacrato da una gang probabilmente proveniente dall'est Europa; anche lì i cittadini denunciano lo stato totale di abbandono, tra degrado e scorribande degli abitanti dei vicini campi rom, da parte delle istituzioni. Per questo motivo ritengo fondamentale partecipare".

Alla "sporcizia" denunciata dai residenti di via Giorgio Morandi quindi si aggiunge quella che fra poche ore porterà uno degli esponenti della Lega, più devoti alle manifestazioni anti-immigrati. I cittadini, che appena ieri avevano chiesto di non essere soggetti a strumentalizzazioni politiche, si troveranno in casa un politico che sulla provocazione e la xenofobia ci ha costruito un'intera carriera.

Tor Sapienza ha infatti precisato nei giorni scorsi che non è razzista. Ma che "un'eccessiva concentrazione di centri per assistenza migranti e richiedenti asilo accompagnati da due campi Rom di cui uno 'tollerato' e un altro completamente abusivo" sono oramai ingestibili.

Ecco perché chiedono l'intervento di Roma Capitale. Vorrebbero che la classe politica locale prendesse coscienza della gestione totalmente deficitaria di tutte le periferie romane nell'ultimo decennio e si assumesse le proprie responsabilità. Ecco perché l'arrivo della Lega nord, che su Roma ladrona ha riempito innumerevoli manifesti elettorali, e soprattutto di uno dei più vergognosi e xenofobi eurodeputati che il vecchio continente abbia mai ospitato a Bruxelles, potrebbe risultare nociva e controproducente.

Roma. Tentato assalto al Centro immigrati di Tor Sapienza

  • Mercoledì, 12 Novembre 2014 09:12 ,
  • Pubblicato in Flash news

Contropiano
12 11 2014

Tensione ieri sera nel quartiere romano di Tor Sapienza, dove un gruppo di "residenti", con probabili infiltrazioni fasciste (visto quel che scrivono diversi siti "di area") hanno tentato l'assalto al centro immigrati "Il sorriso".

Dopo il lancio di sassi e i cassonetti dati alle fiamme nella notte tra il 10 e l'11 novembre, una cinquantina di persone ha lanciato bombe carta anche contro le forze dell'ordine. Due persone, tra cui un poliziotto, sono finiti in ospedale con ferite lievi.

Difficile chiudere gli occhi davanti alla "sincronia" tra questi assalti e la campagna lanciata dal leghista Matteo Salvini.

Populismo e xenofobia, la nuova Lega di Matteo Salvini

  • Giovedì, 09 Ottobre 2014 13:40 ,
  • Pubblicato in Flash news

MicroMega
09 10 2014

Le recenti elezioni europee in Italia hanno indubbiamente segnato una ridefinizione del quadro politico, specie sul fronte delle destre, seriamente in difficoltà dopo la diaspora interna all'ex-Popolo della Libertà e l'appannamento della figura di Berlusconi che, per quasi un ventennio, era stata il perno di una delle peggiori alleanze populiste, razziste e neoliberiste del Continente.

Abbiamo assistito, infatti, all'inesorabile sfilacciamento di una area politica e, più in generale, di un blocco sociale radicalmente conservatore che, già da un anno, si trova orfano dei propri rappresentanti e in affannosa ricerca di una ricollocazione.
Ma questo non significa che i giochi a destra siano chiusi, anzi: se qualcosa ci insegna la realtà di questi mesi, in una Europa attraversata da forti tensioni sociali dovute alla Crisi, sono proprio le componenti più regressive e xenofobe ad ottenere ottime affermazioni elettorali.

L'unica formazione che, infatti, è uscita sensibilmente rafforzata dalle ultime elezioni è la Lega Nord di Matteo Salvini: un risultato ottenuto con campagne sempre più feroci: contro l'immigrazione, le banche, il fisco e in difesa dei “diritti sociali degli italiani”, della “famiglia tradizionale” e della “identità cristiana”.

La strategia evidente è quella di cavalcare la dilagante insicurezza socio-economica, oltrechè la diffusa opposizione all'Euro e alla Unione Europea, mettendo insieme il razzismo gretto e volgare, tipico del Carroccio, con il modello di società propagandato, con successo, dal primo rabbioso Front National di Jean-Marie Le Pen.

Il grande nemico sono, ancora una volta, i rom ed i migranti (in particolare le comunità islamiche), contro i quali si chiedono drastiche “misure d'emergenza”, come l'intervento dell'esercito e della marina militare, per “difenderci dall'invasione”, concetto ribadito, in infuocati comizi e blitz mediatici, da Lampedusa alle periferie milanesi più difficili.

Salvini è ovunque; abbandonato il tema dell'indipendenza del Nord, la “difesa dei cittadini italiani” è oggi il cavallo di battaglia sul piano nazionale: il messaggio evocativo per catalizzare, intorno alla Lega Nord, gli elettori orfani del berlusconismo e sfondare tra i ceti medi impoveriti.

La crisi e, soprattutto, la recente storia francese insegnano: il “mercato della paura” paga, e poco importa, se queste irresponsabili e criminali campagne d'odio alimentano la guerra tra poveri; gli italiani, strozzati dai “politici dell'Euro” e dalla “immigrazione selvaggia”, devono mobilitarsi, per la loro “salvezza”, dietro il nuovo Alberto da Giussano.

Così, nel territorio, il potere leghista, utilizzando il tema delle “sicurezza” e lo slogan “prima gli italiani”, alza il tiro, dando vita ad una escalation normativa razzista, oscurantista e sempre più discriminatoria: come le recenti disposizioni sulla fecondazione eterologa della Lombardia di Roberto Maroni, le norme anti-rom di Flavio Tosi a Verona o le ordinanze comunali “contro il degrado” di Massimo Bitonci, neo-sindaco sceriffo di Padova.

Per l'erede di Umberto Bossi è tempo di nuova Crociata: l'offensiva locale e nazionale deve correre in parallelo, raccogliendo sulla sua strada tutte le forze possibili e spacciando, in quanto “esempio virtuoso”, la “buona” gestione amministrativa leghista del Lombardo-Veneto, come “qualcosa che farebbe bene anche al Sud!”.

Ma la prima importante partita si gioca in questi mesi e Salvini spinge sull'acceleratore, lasciandosi aperte tutte le porte, dando il via ad una mobilitazione generale, dispiegata su tre momenti, concepiti come un climax crescente e riuniti sotto l'autocelebrativo hashtag twitter: “#effettosalvini”.

Si comincia naturalmente dal Veneto, saldamente governato dal 2010 dal Carroccio, specificatamente da una piazza tematica, chiamata “Futuro è Indipendenza”, il 21 Settembre scorso, in quel di Cittadella, nell' Alta Padovana.

Parliamo di un territorio che ha vissuto, negli scorsi mesi, due fenomeni sociali, in parte esterni al mondo leghista, che però molto hanno fatto parlare di sé: il Veneto è stato, infatti, una delle centrali del populista “movimento dei forconi”, che qui si è dotato di una organizzazione autonoma stabile, vicina a quel mondo arrabbiato di piccole-medie imprese tipico del Nord Est, un bacino elettorale che il Carroccio non vuole, assolutamente, vedersi scippato.

Inoltre, in questa regione, è stato organizzato il primo “Referendum per l'Indipendenza”, una consultazione web autogestita, vinta ovviamente in modo schiacciante dai Serenissimi, che, al di là dei numeri trionfalistici degli organizzatori, ha avuto un significato politico importante, come sottolineato anche dal sociologo Ilvo Diamanti.

Un tema troppo ghiotto, dopo le vicende scozzesi, per non essere raccolto, tanto che il governatore leghista Luca Zaia ha fatto sua l'idea, annunciando in questi giorni l'indizione di un “vero” referendum per l'indipendenza (consultivo e a norma di legge vigente) organizzato ufficialmente dalla Regione Veneto e alla quale i cittadini residenti possono anche contribuire con una donazione, via web, su di un conto creato ad hoc.

La seconda tappa della strategia di Salvini è “la marcia su Milano” del 18 ottobre prossimo: un corteo nazionale, convocato nella metropoli meneghina, sul tema dell'immigrazione, dal titolo incendiario: “Stop Invasione!”.

Questa volta il quarantenne segretario leghista gioca in casa, con una manifestazione di popolo, dai toni radicalmente xenofobi, che, ha notato qualcuno, riprende lo stesso identico tragitto dell'annuale corteo del 25 Aprile, tradizionalmente la più importante manifestazione politica della città e della sinistra, snodandosi da Porta Venezia fino a Piazza Duomo, dove è programmato un comizio finale.

Nelle aspettative di Salvini c'è non solo un momento di massa politicamente significativo, ma anche un chiaro messaggio alle componenti dell'ex-centrodestra, in vista di una sua candidatura ufficiale, come sindaco, nelle elezioni comunali di Milano del 2016; l'obiettivo ambizioso mai nascosto.

Ma il piatto forte, il vero momento di rilancio nazionale, è senza dubbio la giornata di sciopero fiscale prevista per il 14 Novembre, intitolata: “Non pago! Affamiamo lo Stato”.

Una iniziativa, voluta espressamente da Salvini, concepita come un momento di disobbedienza, in tutta Italia, verso l'oppressione fiscale dello stato centrale (si tratta in pratica di non chiedere lo scontrino per un giorno): un tema forte, potenzialmente dirompente in una nazione tra le più colpite dall'Austerity e schiacciata da una delle più alte tassazioni d'Europa.

Ecco pronta la Crociata d'autunno quindi, con un occhio, però, già rivolto alla primavera 2015, quando potrebbe svolgersi, salvo parere negativo della Cassazione, uno dei cinque referendum proposti dalla Lega, quello per “l'abrogazione della Legge Fornero”: una mossa scaltra, specie oggi nell'attuale braccio di ferro sull'art.18, in grado di scavalcare il sindacato sul piano sociale e di attrarre corposi consensi tra precari, lavoratori e pensionati.

Sempre nell'ottica di aggregare intorno a sé più forze possibili, prosegue, inoltre, la raccolta firme per un altro quesito referendario: “l'eliminazione della Legge Mancino”, che punisce dal 1993 “l'istigazione all'odio razziale”.

Questa norma, descritta dai leghisti semplicemente come “una legge contro la libertà d'espressione”, è una battaglia storica dei movimenti neofascisti italiani, che non a caso, durante le ultime elezioni europee, hanno dato quasi tutti pubblica e ufficiale indicazione di voto per la Lega Nord.

Una alleanza, questa con l'estremismo nero, che ha radici lontane, gestita con disinvoltura dall'eurodeputato Mario Borghezio, sia con la creazione di esperienze ponte tra il Carroccio e la destra radicale (una su tutte la recente “Associazione Patriae”, capitanata dal fascista milanese Fabrizio Fratus), sia direttamente con Casa Pound d'Italia e gli ex-Fiamma Tricolore di Progetto Nazionale.

Non stupisce, quindi, dopo alcune tensioni tra abitanti e migranti rifugiati, vedere spuntare scritte come “Lega salvaci tu”, poco prima di una visita proprio di Borghezio, sui muri di Corcolle, nell'estrema periferia est di Roma, né gli applausi per Salvini, dichiaratosi contrario all'embargo commerciale alla Russia, provenienti da piccole associazioni agricole del Sud.

L' attenzione del Carroccio anche ad istanze più meridionaliste non è rimasta inascoltata: sembra, infatti, trovare in Sicilia, Sardegna e Salento dei primi nuovi compagni di strada all'interno del progetto “Lega dei popoli”, il contenitore politico dove federare le forze filo-leghiste non padane.

Salvini dispone con precisione i suoi pezzi sulla scacchiera: la sfida populista e xenofoba per un autunno verde è cominciata.

Elia Rosati

l'Espresso
12 09 2014

Il Tar ha tolto la stella ai sindaci sceriffi. Le ordinanze possono essere emesse in casi straordinari e per un tempo limitato, non per soddisfare l’opinione pubblica o per lasciarsi trasportare dall’onda moralista, anche quando si tratta di sexy shop. Il Comune di Tradate, nel varesotto, è finito così condannato a risarcire la titolare di un negozio a luci rosse che, tra un diktat dell’allora giunta leghista e l’altro, ha dovuto sudare non poco prima di poter alzare la serranda.

Una sentenza emessa dai giudici amministrativi della Lombardia, che lancia un monito ben preciso ai politici: amministratori e non commissari dagli straordinari poteri. Quello di Tradate, centro di 15 mila anime, divenne un caso.

Tre anni fa, davanti alla richiesta di una commerciante di aprire un sexy shop, l’allora sindaco Stefano Candiani, esponente della Lega, firmò un’ordinanza, con cui vietava negozi del genere a meno di mille metri da chiese e luoghi di culto, case di cura, cimiteri, scuole e “insediamenti destinati all’educazione e allo svago di bambini e ragazzi”, in generale dei cosiddetti “luoghi sensibili”.
L’attività era prevista vicino alla parrocchia e alla libreria religiosa del paese. “Una questione di collocamento, di opportunità e decoro”, dichiarò il sindaco Candiani, già balzato agli onori delle cronache quando, due anni prima, con una circolare era stato imposto ai dipendenti comunali di vestire con colori sobri e, per le donne, di “evitare abiti scollati e gonne esageratamente corte”.
Quell’ordinanza venne poi revocata dopo tre mesi.

A Palazzo si resero conto che, anche se poteva non essere il massimo dover discutere di vibratori e bambole gonfiabili, anche quella materia doveva essere disciplinata con un regolamento comunale, da discutere e approvare in Consiglio.

Nell’attesa di mettere a punto quello strumento, con una seconda ordinanza venne così impedito di impiantare sexy shop in zone vicine a parchi e ville e nel centro storico. La titolare dell’attività commerciale diede subito battaglia al Tar e ora, nonostante il regolamento sia poi stato varato, vietando negozi che vendono o noleggiano materiale pornografico solo a meno di 300 metri da chiese, ospedali e scuole, e le ordinanze ritirate, i giudici si sono dovuti pronunciare sui danni che la negoziante ha chiesto per i mancati incassi.

Accogliendo il ricorso della donna, il Comune, dal 2012 nelle mani del Pd, dopo 20 anni di Lega, è stato così condannato dal Tar milanese a risarcire alla commerciante cinquemila euro, cifra simbolica, tanto per lanciare un messaggio.

E Candiani? Il sindaco anti-sexy shop ha fatto il salto in Parlamento, essendo stato eletto senatore lo scorso anno, sempre con la Lega. Ai suoi principi è però rimasto fedele: a fine luglio ha ottenuto l’accoglimento di un suo emendamento sulle competenze del nuovo Senato, facendo andare sotto il Governo Renzi, e proprio in tema di “materie eticamente sensibili”.

Clemente Pistilli

Nessun rimborso pubblico. Le coppie che vorranno ricorrere alla fecondazione eterologa dovranno pagarsela: tariffe fino a 2.500-3 mila euro. [...] Se vincerà il fronte Lega-Ncd, le cure non saranno coperte dal servizio sanitario regionale. ...

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