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Abbiamo qualche coperta, qualche medicinale e delle scatolette di cibo: è tutto quello che possiamo dargli. Non è per questo che sono venuti qui. Li rinchiuderemo in grandi centri e ci aspettiamo che stiano buoni lì, e si mettano in fila quando suona la campanella per il vassoio con la cotoletta o è venuto l'infermiere per il vaccino. Ne moriranno di questa inedia, si rivolteranno. Non è per questo che sono venuti qui. Invidio i leghisti e i razzisti d'ogni risma e colore. Il loro cuore è di pietra, la loro mente è vuota. ...

La sfiga di essere Matteo Salvini

  • Venerdì, 04 Luglio 2014 08:42 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Fatto Quotidiano
04 07 2014

Il segretario leghista Matteo Salvini boccia il discorso di Matteo Renzi all'Europa.

La ragione? Il premier si è dilungato a cianciare di "diritti delle donne in Pakistan, di cristiani perseguitati in Nigeria".

"Ci occupiamo di tutti gli sfigati della terra e abbandoniamo i marò detenuti da due anni in India", ha attaccato Salvini. ...

Al di là del buco
18 06 2014

Provate a cercare su google le parole “ordinanza & accattoni”. Troverete una marea di norme che ancora interpretano il quadro securitario voluto a suo tempo da Maroni. Fu lui che diede poteri ai sindaci, simpaticamente ribattezzati come “sceriffi”.

Con quel decreto i sindaci, per motivi di “sicurezza”, ebbero il potere di decidere a proposito di poveri (gli accattoni), migranti, prostitute e tutto quel che nella concezione leghista costituiva motivo di degrado. Ma questa cosa non piace solo alla destra, anzi. Scorrendo le ordinanze, le decisioni, i muri cittadini, le regole anti/degrado, quelle per il decoro, a marginalizzare accattoni, migranti e prostitute sono anche fior di sindaci di centro sinistra, del Pd.

Ad avercela con “gli accattoni” sono gli assessori preoccupati, di volta in volta, della salute fisica di anziani e bambini, a seconda dei casi, e ne abbiamo lette di cose in questi anni, tipo l’ordinanza fiorentina di un paio di sindaci fa dove l’assessore diceva che sugli accattoni, quelli che chiedono la questua, si può inciampare e questo avrebbe messo a repentaglio la salute fisica dei cittadini e dei turisti.

Ma più in generale le “ragioni” per queste norme anti degrado sono sempre magnanime. Migranti a casa loro, prostitute nella buia periferia, accattoni e senza tetto fuori dalle balle, perché, come fu ai tempi della Tatcher a Londra, questa gente è da considerarsi immondizia e bisogna cacciarla lontano. Lontano dagli occhi perché la povertà altrui potrebbe mettere di cattivo umore i turisti spendaccioni o potrebbe dare una cattiva immagine della città. Potrebbe anche distruggere le belle speranze dei giovani, e si sa che distruggere le speranze dei giovani è un delitto grave.

Da lì in poi le scuse idiote si sprecano e se ti permetti di obiettare qualcosa ti dicono che il “buonismo” non serve di questi tempi. Serve il cattivismo. A me piace chiamarlo in un altro modo ma piuttosto che sintetizzare preferisco sostanziare il motivo della mia obiezione.

Le belle speranze dei giovani vengono distrutte da chi toglie casa, reddito, lavoro, e prospettive future alle persone. Il degrado è costituito dall’immagine dominata dal terrore e dal securitarismo ispirato a una volontà di discriminazione di alcune categorie sociali.
Delle prostitute ho parlato tante volte e gli “accattoni” sono persone povere perché altrimenti non starebbero per strada. Ci sono senzatetto, persone piene di problemi e se non sono lì a fare la questua vanno a occupare case. A governi e amministrazioni cittadine però non piace né l’una e né l’altra cosa. Non si capisce che cosa dovrebbero fare queste persone. Suicidarsi in massa?

Se poi questi “accattoni” sono migranti allora è dimostrato che tanti razzisti dicono una serie infinita di sciocchezze, giacché se i migranti sono in strada e sono anche molto poveri significa che non sono di certo in Italia a toglierci il lavoro. Ma al di là di questo proverei a fare una sintesi della questione.

L’ultima ordinanza in ordine di tempo e che riguarda gli “accattoni” è quella padovana. Per affrontare il fenomeno pare che le guardie impiegheranno anche i cani. Non so se li aizzeranno contro gli accattoni in caso di fuga o se hanno una serie di cani da accattone addestrati apposta.

Amerei ricordare che a seguito di un ricorso il Tar Veneto decide, nel 2010, che i sindaci sceriffi non possono più fare tanto gli sceriffi e che tante ordinanze non sono poi così legittime.

E’ chiaro che dato che le ordinanze vengono fatte spesso in direzione di contesti poveri e forse poco consapevoli circa i propri diritti, oltre che poco attrezzati per esigerli, difficile che qualcuno possa sollevare questioni di legittimità; però un dubbio viene e dovrebbero essere i cittadini dotati di strumenti culturali e anche di maggiori diritti a tentare di capire fin dove questi sindaci possono arrivare in nome della lotta contro il degrado cittadino. Appresso a quella decisione anche in altre città le ordinanze anti/degrado rischiarono di finire nel cestino e sarebbe quello, per quel che mi riguarda, il posto destinato ad esse.

La filosofia che ispira quelle ordinanze comunque non appartiene solo ad amministratori italiani. Sarei ingenerosa a dire questo. A Londra e anche in altre città si discute di spuntoni da applicar in angoli da rendere inservibili per i senzatetto. In alcune città – anche italiane – hanno applicato delle barre per rendere le panchine impraticabili a chi non saprebbe dove altrimenti dormire. Fortuna che qualche risposta alternativa c’è. A Vancouver sono state progettate panchine che sono adatte a riparare i senzatetto e a Bergamo alcune persone hanno staccato quelle barre alle panchine come azione di protesta.

Mi chiedo: chi salverà i cani dal diventare, loro malgrado, segugi anti/accattoni?
La solidarietà è morta. Il buon senso pure.

#RestiamoUmani

Consigliera leghista di Castelfranco Veneto: Kyenge un cesso

  • Giovedì, 29 Maggio 2014 11:45 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
29 05 2014

Volgarità e razzismo contro la Kyenge. Il consigliere di maggioranza, la leghista Barbara Beggi: rappresentati da un cesso. Il Pd chiede una censura.

Ha la mano pesante il consigliere leghista di Castelfranco Veneto Barbara Beggi. Per lei, come da immagine, Cécile Kyenge è un cesso. E qualche tempo fa, sempre sulla bacheca facebook, la Beggi aveva definito la presidente della Camera Laura Boldrini: mongoloide.

"La nostra città ha dimostrato di volere il cambiamento, non può essere così infimo e razzista il livello dei nostri amministratori".

La segreteria del Pd castellano, insieme con il gruppo consiliare Pd-Lista Sartor, hanno reagito esprimendo indignazione e sconcerto per i contenuti offensivi postati in rete attraverso il proprio profilo Facebook dalla consigliera comunale di maggioranza Barbara Beggi. "Offese incivili nei confronti dell'On. Cécile Kyenge, neo eletta al Parlamento europeo, che ancora una volta esulano dal confronto fra idee politiche e invece dimostrano come gli attacchi all'ex ministro affondino le proprie radici nel più triviale razzismo. E' ancor più grave che le offese non arrivino da un quisque de populo ma da una giovane amministratrice che, evidentemente, non ha alcun rispetto per il ruolo di rappresentanza istituzionale che riveste".

La Consigliere Beggi nell'aprile scorso aveva preso di mira Laura Boldrini, definendola mongoloide e minacciandola: "le caverei gli occhi".

Così, il Pd, stanco di queste intemperanze razziste e volgari, in una nota si chiede "se non sussistano i requisiti per procedere nei suoi confronti per Vilipendio delle Istituzioni Costituzionali, Art.290 del Codice Penale".


Luci e ombre dopo il voto

  • Martedì, 27 Maggio 2014 09:08 ,
  • Pubblicato in Flash news

Cronache di ordinario razzismo
27 05 2014

Sono 1.686.556 i cittadini italiani che si sono riconosciuti nelle parole d’ordine della Lega Nord, il 6,16% degli elettori. I 5 europarlamentari leghisti eletti si troveranno in buona campagnia di euroscettici di varia natura. Secondo le stime, i partiti nazionalisti e anti-europei avranno 140 seggi su 751, 60 in più rispetto alle elezioni europee del 2009.

Tra gli altri:

24 i seggi conquistati dal Front National di Marie Le Pen diventato primo partito in Francia con il 25% dei voti;

3 dallo Jobbik ungherese con il 14,7%;

2 dalla greca Alba dorata al 9,4%;

2 dai Veri Finlandesi al 12,9%;

4 dai polacchi della Nuova destra al 7,1%;

7 dai tedeschi dell’Alleanza per la nuova Germania al 7%;

1 dai danesi del Movimento popolare contro l’UE con l’8%;

4 dai polacchi della Nuova destra con il 7,1%;

4 dell’FPO austriaca al 19,7%;

4 dal Partito olandese delle Libertà al 13,4%.

Come è stato notato da qualcuno, non è scontato il peso politico che questi eurodeputati potranno effettivamente avere in Europa: per l’aggregazione in un gruppo parlamentare servono almeno 25 deputati eletti in 7 diversi paesi europei e per vari motivi un accordo politico tra le diverse destre nazionali non è semplice.

Il dato politico però c’è tutto ed è preoccupante. Vi sono milioni di cittadini europei che condividono lo scetticismo nei confronti dell’Europa, il rafforzamento dei suoi confini, politiche migratorie sicuritarie e in alcuni casi rancore e odio espliciti nei confronti di chi viene da altrove. Probabilmente e per fortuna non potranno condizionare più di tanto direttamente le scelte del futuro Parlamento e della nuova Commissione, ma è probabile che la loro significativa affermazione giocherà un ruolo indirettamente, spingendo le altre forze politiche europee ad evitare di fare passi in avanti nella direzione dell’accoglienza e dell’inclusione di profughi, richiedenti asilo e rifugiati, dell’ampliamento della garanzia dei diritti di cittadinanza dei migranti e delle minoranze, del rafforzamento degli strumenti e degli interventi di prevenzione e di lotta contro le discriminazioni.

E’ legittimo infatti aspettarsi che non cambi la strategia politica seguita in campagna elettorale da quelle forze politiche che, pur non condividendo il razzismo e la xenofobia che caratterizzano i partiti e i movimenti nazionalisti e di destra, ritengono eccessivamente rischioso contrapporvisi frontalmente.

Il caso italiano ne è testimone. I partiti maggiori, compreso quello che risulta oggi il primo partito italiano, hanno accuratamente evitato di “esporsi” nelle settimane che hanno preceduto il voto in dichiarazioni riguardanti le politiche migratorie. Nè è sufficiente a cambiare il quadro il reiterato annuncio di una riforma della legge italiana sulla cittadinanza effettuato da parte del Presidente del Consiglio.

Ciò nonostante la Lega Nord abbia centrato la sua campagna elettorale sulla miscela ossessiva di messaggi anti-euro, “allarmi” invasione, informazioni distorte sull’insostenibilità sociale ed economica dell’immigrazione e sulla spesa pubblica per l’accoglienza e per l’inclusione dei migranti, presunti pericoli sanitari, antiziganismo e islamofobia. Una miscela vincente che è riuscita a far dimenticare a più di un milione e mezzo di elettori le indagini e gli scandali che hanno coinvolto diversi suoi esponenti, provocandone un crollo a poco più del 4% nelle elezioni politiche di un anno fa.

C’è però anche un segnale positivo: il successo di Siryza in Grecia e il raggiungimento del quorum da parte della neonata Lista Tsipras in Italia. Quest’ultima ha preso circa 583mila voti in meno della Lega Nord, ma a differenza di questa e del suo segretario è stata oscurata scientemente dai media main-stream. Vi è una parte di elettorato che ha voluto esprimere un voto senza se e senza ma a favore dell’uguaglianza e dei diritti per chiunque si trovi (per caso, per scelta o per costrizione) a vivere in Europa. Ad oggi gli italiani che l’hanno fatto esplicitamente sono circa 1 milione e 103mila, ma non è detto che nella società siano molti di più.

 

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