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Articolo Tre
23 05 2014

Lo hanno cacciato appena ha iniziato a urlare "Andatevene a casa, l'Italia non vi riconosce", riferendosi agli immigrati.

Si parla di un piccolo gruppo di mamme dei bambini che frequentano la scuola elementare Carlo Pisacane di Torpignattara, quartiere multietnico di Roma, le quali hanno scacciato l'europarlamentare leghista Mario Borghezio mentre teneva un improvvisato comizio fuori dalla struttura.

L'uomo stava scandendo slogan contro la "invasione degli immigrati" quando è stato bloccato dai genitori dei bimbi: sono stati loro a chiedergli, prima gentilmente, di allontanarsi e quando si sono visti rigettare la richiesta, ad alzare i toni. E' volato qualche spintone, parole forti. Una madre ha urlato contro l'eurodeputato del Carroccio: "La Lega in galera!"

Alla fine, Borghezio si è arreso e ha preferito battere in ritirata. Il video del comizio interrotto è stato però subito pubblicato sul suo canale Youtube con il titolo "Borghezio aggredito".

Huffington Post
24 04 2014

Niente cibo e bevande per i senzatetto nel centro di Verona. L'ordinanza del sindaco leghista Flavio Tosi non piace alle associazioni caritatevoli che, come la "Ronda della carità", distribuiscono generi di conforto ai bisognosi. Tosi difende invece la decisione spiegando che vuole evitare i bivacchi di homeless e sbandati in alcune piazze del centro storico (piazza Viviani, piazza Indipendenza, piazza dei Signori e cortile del Tribunale). Chi contravviene al divieto dovrà pagare una multa dai 25 ai 500 euro. L'ordinanza resterà in vigore fino al 31 ottobre 2014.

Una misura nata sulla scorta delle proteste dei residenti di queste aree che hanno visto portici e piazze di alcune delle zone più belle della città trasformarsi in bivacchi per chi non ha fissa dimora, con tanto di materassi, bottiglie e avanzi di cibo abbandonati. Alcune di queste aree, come i giardini di Piazza Viviani, sono sottoposte a vincolo monumentale e paesaggistico, altre danno accesso a sedi espositive prestigiose, come il Palazzo della Ragione, dove gli accessi finiscono talvolta per essere ostruiti da 'accampamenti' improvvisati.

La permanenza in queste zone di senza tetto e bisognosi risente del fatto che associazioni caritatevoli e singoli cittadini lasciano loro cibo e bevande. Il sindaco Tosi ha chiarito che non si tratta di una misura contro i poveri, dato che il Comune ha predisposto da tempo locali adeguati per una somministrazione dignitosa dei pasti a chi ne ha bisogno. La stessa "Ronda della carità" ha già trasferito la propria attività fuori dal centro, in Lungadige Rubele.


Abbatto i muri
08 04 2014

La ragione per cui la Lega si occupa di prostituzione con trans a supporto per la raccolta firme non credo sia per lavare via lo stigma sociale che ha effetti devastanti sulle sex workers e sulle trans. D’altronde la Lega è chiara su questo punto e si rivolge ad un elettorato che evidentemente ne condivide l’impostazione: no ai quartieri con gay e trans; no a iniziative che parlino di violenza sulle trans “finanziate coi nostri soldi”; via queste “indecenti” esibizioni di transitudine dalle strade della città. Il tema è il decoro, la salvaguardia dell’infanzia che sarebbe soggetta a prove visive riprovevoli con queste trans che stazionerebbero finanche davanti agli asili (davvero?), il buon costume, la transfobia dell’elettorato, tutte cose che si riassumono nelle ordinanze pro/decoro e anti/degrado dei sindaci, divisi tra leghisti e tanti anche del Pd, nelle varie città in cui le prostitute vengono confinate in luoghi periferici, così sovraesposte al ricatto dello sfruttamento e alle violenze. Tutto ciò viene solitamente motivato con una grande preoccupazione per queste creature nominate in quanto vittime, oggetti da salvare e mai come soggetti autodeterminati da ascoltare.

Però la prostituzione è un lavoro, si saranno detti da quelle parti, e l’economia non va per il giusto verso. Le sex workers chiedono regolarizzazione e dunque diamogliela ma come diciamo noi, ovvero: via la legge Merlin, si riaprono le case chiuse (qualcuno dice) e i proventi di quel lavoro servono a pagare le tasse. Togliamo le prostitute dalle strade, per invitarle a chiudersi in luoghi che senza alcuna forma di regolarizzazione diventano scenari di nuovi sfruttamenti e usiamo le tasse per pagare cose utili che servono ai cittadini “normali”. D’altronde anche le ordinanze dei sindaci vanno in questa direzione. Prevedono sanzioni e pagamento multe, anche salate, se violi la norma pro/decoro, e questa cosa tocca sia le prostitute che i clienti, a discrezione del sindaco che emette questi provvedimenti.

Del referendum comunque la Lega ha voluto ragionarne con chi il mestiere lo fa o lo faceva. Non so cosa abbia capito ma deduco poco o niente se quel che ne ha tratto è che le prostitute invece che lavorare per un protettore illecito dovessero semplicemente affidarsi allo Stato pappone. Perché di fatto è come se delle prostitute si esigessero solo i soldi senza però tenere conto della loro richiesta di diritti. Abrogare la legge Merlin, come spiega Pia Covre durante l’audizione presso la Regione Lombardia, va anche bene e poi serve un intervento che riguarda regole da studiare tenendo conto delle esigenze delle sex workers. No allo sfruttamento della prostituzione, in special modo quella minorile, ma anche no a considerare le prostitute i nuovi bancomat dello Stato nella più totale assenza di regole.

In una intervista Pia Covre, presidente del Comitato per la difesa dei Diritti Civili delle Prostitute, spiega ancora che la crisi è arrivata anche per loro. Ci sono persone che vendono servizi sessuali a 5 euro e la tassazione, che – come testimoniano le salatissime cartelle esattoriali che arrivano alle prostitute - viene pretesa già da tempo, le sta mettendo molto in difficoltà perché il calcolo dei guadagni viene realizzato sull’intuito, sulla generalizzazione, non ci sono parametri validi e non ci sono riferimenti certi. C’è chi alla prostituzione attribuisce il valore di un lavoro a partita Iva o chi immagina che si tratti di proventi illeciti ma che illeciti non sono perché la prostituzione non è reato e perciò la confusione è tanta e alla fine quel che ne viene fuori è solo un far west in cui si approfitta dello stigma per sottrarre a queste persone il frutto del loro lavoro e oltre.

Le proposte delle sex workers sono chiare e le ricordano in ogni possibile occasione. Serve porre fine alla repressione per chi fa questo lavoro per scelta e serve regolarizzazione perché di certo vogliono pagare le tasse ma esigono anche che siano riconosciuti dei diritti: salute, sicurezza, fine dello stigma, riconoscimento professionale e molto altro.

Che dire sulla Lega? C’è un’altra contraddizione riferita al loro interesse per questo tema: le prostitute sono spesso migranti e la legge sull’immigrazione, la Bossi/Fini, che loro continuano a sostenere, pone donne e trans migranti in condizioni di ricattabilità. Sono disposti loro a rivedere le regole sull’immigrazione e a dare a queste persone l’opportunità di scegliere e di farlo nelle migliori condizioni possibili? Perché o sei securitario o non lo sei per niente. Perché altrimenti sono solo parole al vento, finalizzate alla campagna elettorale. Sono parole vuote. Che non significano niente. Voi non trovate che sia così?
—>>>QUI trovate l’intervento di Pia Covre e QUI le loro richieste.

la Repubblica
13 03 2014

Sul referendum proposto dalla Lega sulla riapertura delle case chiuse e l'abrogazione parziale della legge Merlin che nel 1958 le ha abolite, ora c'è il sì della commissione Affari istituzionali del Pirellone.

Il voto finale spetterà al Consiglio regionale. La proposta è passata ieri con il voto determinante del Movimento Cinque Stelle che si è aggiunto ai sì di Lega, lista Maroni, Forza Italia, Fratelli d'Italia e partito Pensionati.

Hanno votato contro Pd, Patto civico e Nuovo centrodestra, che , però, fa parte della maggioranza che sostiene la giunta di Roberto Maroni. ...

Cronache di ordinario razzismo
12 03 2014

Secondo il gruppo lombardo della Lega Nord, la presenza di persone di origine straniera nelle mense aumenterebbe il rischio di malattie. Proprio così. Per questo, la consigliera regionale Maria Teresa Baldini ha presentato un emendamento, in discussione in commissione regionale Sanità fra i suggerimenti relativi al prossimo programma di lavoro della Commissione europea. Nello specifico, l’emendamento chiede di aggiungere dopo le parole “sicurezza alimentare” la frase: “Con particolare attenzione alle problematiche infettive dovute anche all’impiego di personale immigrato nei processi di produzione, distribuzione e somministrazione di alimenti negli ambienti scolastici, sanitari e sociosanitari”.

Dopo la proposta di concedere i fondi Nasko e Cresko solo alle donne residenti in Lombardia da almeno cinque anni – con l’esclusione, di fatto, di moltissime donne di origine straniera – (ne abbiamo parlato qui), dopo il tentativo, fortunatamente fallito, di impedire l’attribuzione del pediatra di libera scelta ai minori figli di genitori privi di permesso di soggiorno (ne abbiamo parlato qui), il gruppo lombardo della Lega Nord torna all’attacco.

Questa volta, però, Baldini si è spinta forse oltre. Il gruppo Maroni Presidente si è infatti dissociato dalla proposta, etichettandola come “una presa di posizione del tutto personale. Per noi – ha specificato il capogruppo Stefano Bruno Galli – i controlli nell’ambito della sicurezza alimentare devono infatti essere effettuati indistintamente a tutto il personale coinvolto nei processi di produzione, distribuzione e somministrazione di alimenti negli ambienti scolastici e sanitari”.

Baldini non è nuova a queste “prese di posizione”. Commentando l’ipotesi avanzata da Palazzo Marino sulla possibilità di usare le caserme dismesse per l’accoglienza di persone rom e sinti, la consigliera maroniana dichiarava: “Il sindaco Giuliano Pisapia vuole concedere le caserme in disuso ai rom? Bene, però dovrebbe completare l’opera chiudendole, immediatamente dopo, con i rom dentro. Sarebbe l’unico modo per avere un censimento puntuale su tali soggetti, sulle vaccinazioni dei bambini affetti da tbc” (ne abbiamo parlato qui). Era sempre Baldini a schierarsi contro la possibilità di estendere il diritto di scegliere il pediatra per i figli dei cittadini stranieri privi di permesso di soggiorno, definendoli “un’invasione del nostro tessuto sociale”. Ma anche la Lega Nord lombarda, che ora prende le distanze, non è nuova a iniziative che mirano all’esclusione dei cittadini di origine straniera dal tessuto sociale e dai servizi della regione. E’ quello che ha denunciato Sara Valmaggi (Pd): “Con Maroni la paura del diverso sta diventando legge. Prima c’è stato il no al pediatra, poi la cancellazione dei contributi a chi non risiede in Lombardia. È in atto una deriva che va fermata”.

Anche dalla maggioranza arrivano critiche all’emendamento: Stefano Carugo (Nuovo centrodestra), ironizzando (“Se vuole che si riapra il lazzaretto perché teme che gli immigrati ci riportino la peste a Milano lo faccia sapere”), invita a non diffondere “falsi allarmismi sugli immigrati”.

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