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Il Fatto Quotidiano
15 10 2013

Incontri terapeutici per “razzisti, sessisti, immigratofobici”, “leghisti e non”. E’ questo il progetto avviato dall’associazione Annassim di Bologna, le donne native e migranti “delle due sponde di Mediterraneo”, fondatrici di un gruppo nato nel 2003 allo scopo di “favorire il confronto e il dialogo tra appartenenti alle diverse culture”, per contrastare “esclusione sociale” e “conflittualità violenta”. “Il razzismo è una forma di ignoranza – spiega Lella Di Marco, ex insegnante bolognese di 75 anni – e all’ignoranza si risponde con la conoscenza”.

E proprio “la conoscenza”, sotto forma di corsi di riabilitazione, è la soluzione che le donne di Annassim, tutte volontarie e professioniste – tra loro ci sono pedagogiste, sociologhe, docenti, psichiatre, antropologhe linguiste ed esperte della comunicazione – hanno scelto per “il problema socioculturale dell’Italia” e per il razzismo di stampo “leghista”. “L’idea ci è venuta prima dell’estate – continua Di Marco – quando sui giornali si leggeva degli attacchi e degli insulti che esponenti della Lega Nord rivolgevano all’indirizzo del ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge”. Come la frase di Dolores Valandro, l’ex consigliera di quartiere di Padova che su Facebook scrisse, in riferimento a Kyenge, “mai nessuno che se la stupri”. O come il paragone offensivo del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, che dal palco di Treviglio spiegò: “quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di un orango”. E, ancora, l’episodio delle banane a Cervia, i manifesti affissi dai militanti di Forza Nuova a ogni visita del ministro in una città italiana, gli attacchi del leghista Mario Borghezio. “Io credo che quelle persone non siano in sé colpevoli – spiega l’insegnante – è solo che appartengono a una cultura che non sa distinguere ciò che è bene da ciò che è male”.

Da qui l’idea dei corsi che, precisa la Di Marco “saranno completamente a costo zero per il Comune di Bologna”. “Il problema – si legge sul volantino che annuncia l’iniziativa, una lettera aperta rivolta, tra gli altri, a Calderoli e ‘agli altri leghisti’, ma anche ai gruppi parlamentari, a Grillo e Casaleggio, e al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – è drammatico sul piano culturale, politico e sociale. Sappiamo che non ci sono scuse che bastino per azioni che istigano all’odio e alla violenza, ma non possiamo essere indifferenti di fronte alla stupidità e all’ignoranza”.

L’appello e l’iniziativa non sono naturalmente piaciuti alla Lega Nord di Bolohna, che al progetto ha risposto suggerendo “corsi di educazione civica per rom e immigrati, che hanno addirittura la pretesa di venire a insegnarci le regole, in casa nostra”. “Siamo al paradosso, si vede che hanno tempo da perdere” ha dichiarato il consigliere comunale e regionale del Carroccio Manes Bernardini, “a quanto pare il sodalizio di immigrate ha presentato domanda di contributo in Comune per l’iniziativa scaccia-leghisti. Attendiamo al varco il sindaco Virginio Merola, ci dica quali intenzioni ha. Se prova a mettere mano al portafoglio pubblico per dare anche solo un euro di contributo a questa roba siamo pronti alla guerra”.

La Lega, fa sapere il Carroccio, è comunque pronta ad accettare la sfida lanciata dalle donne di Annassim: “Siamo talmente sicuri e convinti delle nostre idee che non abbiamo alcun problema a sottoporci al ‘trattamento’: due dei ‘nostri’ parteciperanno alle sedute. Alla fine saranno quelli dell’associazione a doversi convertire, ne sono straconvinto”. Di critiche, i militanti della Padania non vogliono sentir parlare: “Cattivi noi? Siamo fin troppo buoni”. Anzi, conclude Bernardini, “ci battiamo per il rispetto delle regole, chi ce l’ha con noi per questo motivo, evidentemente, preferisce l’anarchia”.

La Repubblica
03 10 2013

Dice che la sua è stata solo «una leggerezza: ho condiviso qualcosa che non avevo letto bene». Ma sulla testa del capogruppo leghista al Comune di Milano, Alessandro Morelli, adesso, piovono richieste di dimissioni e annunci di querele.

Sulla sua pagina Facebook ha postato una fotografia che ritrae il presidente di Sel, Nichi Vendola, con il suo compagno Ed e una didascalia in stampatello maiuscolo, a caratteri grandi “Gay e pedofilo”, più una frase attribuita allo stesso Vendola (“Sono pronto a fare la mamma”) e una affermazione finale: “No alle adozioni per i gay”.

Morelli, assessore nella giunta di Letizia Moratti, sostiene di non aver visto la scritta più evidente, ma di aver condiviso la fotografia (postata da un suo contatto) per parlare di adozioni gay. Una presa di distanza che, però, è arrivata soltanto dopo che quel suo post è finito sul nostro sito.

A quel punto Morelli ha rimosso il post e la foto (che lui commentava così: «Vendola vuole fare la mamma: genitore 1 o genitore 2? Qui sono tutti scemi»), scrivendone un altro: «Devo le scuse a Vendola e lo faccio qui. Non ha affermato che i bimbi devono avere una loro sessualità anche con gli adulti. Ho sbagliato a pubblicare una cosa non mia che non condivido e me ne scuso, nei prossimi giorni lo inviterò ad un dibattito sul tema della adozioni».

Tutto a posto? No, visto che — nel giro di poche ore — Morelli cancella anche le scuse, lasciando comunque commenti di ogni sorta a riempire la pagina Facebook.

Resta, insomma, tutto sospeso. Anche perché i suoi compagni di partito prendono le sue parti. Il segretario lombardo del Carroccio, Matteo Salvini, scrive: «Si scatena una "bufera" su Morelli per una cazzata su Facebook, intanto la disoccupazione giovanile vola al 40 per cento, le aziende chiudono, i giovani partono, Milano fa schifo». Mentre il segretario provinciale Igor Iezzi tenta il ribaltone: «La sinistra milanese si occupi degli enormi errori commessi dall'amministrazione Pisapia invece di stare al computer».

Nichi Vendola affida a un comunicato stampa di Sel la risposta — «Morelli stia tranquillo: delle sue farneticanti e miserabili parole risponderà in tribunale» — e lascia che siano i consiglieri milanesi ad argomentare: «La definizione di pedofilo riferita a Nichi Vendola in quanto omosessuale esige una risposta chiara, tale affermazione è chiaramente incompatibile con qualsivoglia ruolo istituzionale e le dimissioni dal Consiglio sono per noi l’unica opzione possibile», è la linea netta di Luca Gibillini.

Sulla vicenda interviene anche Marco Mori, presidente di Arcigay Milano, che commenta:" Il consigliere Morelli, nonostante le buone maniere, ha finalmente gettato la maschera. E' anche lui intriso di quel pregiudizio, disprezzo e odio verso gli omosessuali che caratterizza il movimento per cui milita. Inutile cancellare il post incriminato, chiedere scusa e invitare a parlare di diritti come ha fatto. Ha dimostrato chiaramente il suo pensiero un anno fa nel dibattito sul registro per le unioni civili. Se lì ha soffocato l'istinto, provando ad argomentare con ragionamenti sottili, ma sbagliati fin dalle fondamenta, oggi lo lascia libero nel modo più becero: prima insulta e confonde, forse preso dalla foga di essere brillante, poi cancella il post, poi cancella anche il post di scuse per sfuggire agli attacchi di cittadini indignati. Insomma, Morelli non si comporta diversamente dai bulli di periferia".

Oriana Liso

Buonanno espone finocchio in Aula e scoppia la rissa

  • Venerdì, 27 Settembre 2013 08:36 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
27 09 2013

Il dibattito era sul finanziamento pubblico ai partiti, ma ancora una volta è l’omofobia a scatenare la rissa nell’Aula della Camera.

Protagonista sempre il leghista Gianluca Buonanno, che durante l’intervento del deputato di Sel Alessandro Zan, gay dichiarato, estrae un finocchio e lo appoggia sul suo banco.

Zan non fa una piega, ma il collega di gruppo Toni Matarrelli si avvicina al banco della presidenza, presumibilmente per chiedere di rimuovere l’ortaggio. Fatto non gradito a Buonanno che si avvicina anche lui: ad evitare la rissa solo l’intervento degli assistenti parlamentari.

Ma non finisce qui: Buonanno insiste nel cercare il contatto fisico - raccontano altri deputati - e insegue Matarelli inseguito a sua volta dagli assistenti parlamentari.

Tentativo vano, ma a farne le spese è una deputata di Scelta Civica, urtata da Buonanno durante l’inseguimento e caduta a terra.

La Repubblica
01 08 2013

Se il leader della Lega Nord Roberto Maroni ancora non risponde al ministro per l'Integrazione Cecile Kyenge, e partecipando alla cerimonia di inaugurazione di un tratto della variante di Morbegno in Valtellina, si limita a un "sono qui solo per parlare dell'opera", ci pensano altri leghisti a replicare.

Roberto Castelli, ad esempio, ex ministro leghista alle Infrastrutture, non esita: "Gli insulti sono sempre un errore" premette, parlando a margine della cerimonia, ma quelli contro il ministro Kyenge "sono un errore politico". Perché la Lega, dice Castelli "sta dando troppa importanza a questa persona che dal punto di vista politico è una totale nullità e sta diventando un personaggio di primaria grandezza solo per i continui attacchi un po' scomposti". Insomma, i leghisti dovrebbero smettere di insultarla non perché siano gravi gli insulti finora rivolti, ma perché grazie a questi "siamo riusciti a trasformare una che ha fatto un vero e proprio atto razzista in vittima".

Castelli sostiene infatti che "la prima razzista" è il ministro Kyenge "perchè si rifiutò di stringere la mano a un nostro consigliere di Milano". Detto questo ribadisce che si tratta di "un errore politico. Io giudico -prosegue- il ministro Kyenge impreparato e con delle idee sbagliate. Ed è su questo piano che va combattuta", convinto "che Maroni interverrà nella maniera giusta. Anzi, è già intervenuto combattendola sul piano delle idee".

Quanto alle parole del deputato leghista Gianluca Bonanno che ieri ha paragonato Sel a una 'lobby di sodomiti', costringendo il leader Nichi Vendola a intervenire, Castelli le derubrica a "scaramucce parlamentari".

Da parte sua il ministro Kyenge aspetta ancora la risposta di Maroni: "Sto aspettando la risposta di Maroni. Ho fatto una richiesta, aspetto delle risposte" ha detto, dopo che ieri aveva chiesto al segretario della Lega di far cessare gli attacchi e gli insulti contro la sua persona, altrimenti sarebbe stata costretta a non accettare l'invito a partecipare alla festa della Lega Nord di Cervia.

"Ci sono trattative in corso, ma aspetto una risposta su quanto ho chiesto - continua il ministro - la Padania può commentare come vuole, stiamo in un cambiamento culturale e si devono adeguare io sono fiera di essere italiana, ci sono degli episodi di razzismo ma c'è un cambiamento culturale che dobbiamo accompagnare, l'Italia non è razzista".

La Padania proprio oggi commentando la richiesta del ministro ha parlato di un "alibi" per evitare di partecipare alla Festa della Lega Nord di Milano marittima.



la Repubblica
18 07 2013

Tre anni fa, nel dicembre 2009, a Coccaglio (Brescia) la giunta organizzò l'operazione 'White Christmas', un controllo a tappeto a casa degli extracomunitari col permesso di soggiorno in scadenza, una caccia agli stranieri in nome del Natale. Uno scandalo che fece il giro del mondo.

Ora Agostino Pedrali, assessore leghista ai Servizi sociali del piccolo comune, politico che all'epoca condivise e difese l'operazione 'White Christman', si lancia contro il ministro Cecile Kyenge, nonostante il suo leader Roberto Calderoli - indagato per diffamazione - si sia già scusato per aver paragonato il ministro di orginie africana a un orango.


Due giorni fa, martedì 16 luglio, sulla sua pagina Facebook ha fatto riferimento "a Cesare Lombroso e alla sua branca di studio: la frenologia, ossia, semplificando, lo studio delle attitudini e del comportamento dedotto dai tratti somatici. E devo dire - ha scritto Pedrali - che osservando la negretta ministra un qualcosa di vero c'è, forse più di un qualcosa, vuoi vedere che il vecchio Cesare non aveva poi tutti i torti?".

Ora ha rincarato la dose, accostando la foto della Kyenge a quella di una scimmietta. Sotto la scritta "separate alla nascita" le due immagini. Poi Pedrali commenta: "Dite quello che volete, ma non assomiglia a un orango? Dai, guardate bene".

Sandro De Riccardis

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