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Il mercato dell'odio non conosce mai crisi

Edvard Munch, L'UrloAl mercato dell'odio è come il mercato della droga, non è così semplice e richiede molta visione e la pazienza di non mollare i clienti finché non diventano abituali. I migliori mercanti di odio in Italia oggi si trovano fra i dirigenti della Lega Nord, formazione filo nazista che passa, per "destra moderata" e che ha avuto un intuito di mercato da School of Business. Ha visto che ci sarebbe stato un grande spazio di mercato per l'odio. Ha cominciato male e goffamente, insultando i meridionali, senza tener conto di vivere, al Nord, in un benessere quasi completamente creato dal lavoro del Sud (vedi i nomi sui citofoni di Udine o Padova o Torino). Poi ha corretto il tiro, ha visto i neri. E i nostri hanno subito capito che il razzismo, purché becero, feroce e volgare, avrebbe sicuramente allargato il mercato.
Furio Colombo, Il Fatto Quotidiano ...

Viareggio contesta Salvini

  • Lunedì, 18 Maggio 2015 11:47 ,
  • Pubblicato in Flash news

Communianet
18 05 2015

Arroganza, demagogia, xenofobia, luoghi comuni, banalità, insulti e provocazioni questo il mix che caratterizza i comizi di Matteo Salvini. Abbandonata ogni velleità federalista, del resto in tutta Europa, i partiti indipendentisti non vogliono avere rapporti con la lega e scelta l'alleanza strategica con la razzista Marine Le Pen, il leader del carroccio continua nella sua impresa di trasformare il suo partito in una forza nazionale e nazionalista. I suoi viaggi su e giù per l'Italia però rappresentano delle vere e proprie provocazioni a cui gli antirazzisti rispondono contestandolo.

Il 16 maggio il tour di Salvini in Toscana prevedeva alcune tappe: Massa. Viareggio e Pisa. A Massa i manifestanti si sono presentati con i gommoni e uno striscione con su scritto: “sui gommoni ci mettiamo i padroni.” La polizia ha caricato pesantemente spaccando delle teste e alcune persone sono dovute ricorrere a cure mediche il clima di repressione è stato, inoltre, caratterizzato anche da dei fermi di polizia. A Viareggio Salvini si è presentato nel centro del mercato ed è stato subito accolto da grida e fischi. Ha quindi deciso di abbandonare il mercato sfrecciando a gran velocità, con la sua auto, per le strade della città dove trovava alta gente a contestarlo. Il suo autista scendeva dall'auto e lanciava una bottiglia contro un manifestante. Intanto in piazza Margherita, dove era previsto il comizio per le 18.00 il numero dei contestatori aumentava di fatto divenendo padroni della piazza.

A lato Nord centri sociali e partiti della sinistra; a lato Sud ARCI, associazioni di immigrati e i movimenti LGBTQ. Solo alle 19.30 la polizia riusciva a fatica a far salire sul palco prima il candidato alle elezioni regionali Borghi che insultava i contestatori e poi Matteo Salvini, che con oltre un'ora e mezzo di ritardo, parlava solo per dieci minuti riscuotendo una marea di fischi. Il dato che salta subito all'occhio è come il numero dei contestatori fosse almeno il doppio dei manifestanti.

La terza tappa di Salvini avrebbe dovuto essere Pisa dove un corteo antirazzista di 400 persone lo stava aspettando ma a quel punto ha preferito andare a tenere il suo comizio in una deserta Calambrone.

La Toscana ha dato un chiaro segnale di resistenza alle politiche razziste e xenofobe propagate dalla Lega Nord. Questo non significa come afferma falsamente Salvini che sia appiattita sulle politiche del PD di Matteo Renzi ed Enrico Rossi. Proprio Enrico Rossi, nuovamente candidato alla regione Toscana per il PD, è stato contestato alcuni giorni fa all'ospedale unico della Versilia a Lido di Camaiore. Il tentativo strumentale è quello di polarizzare l'offerta politica tra i due Matteo. Si tratta, però, di due opzioni entrambi funzionali al capitale. Per questo è giusto che le contestazioni siano figlie di processi di autorganizzazione. Lo striscione che apriva il corteo a Pisa diceva proprio “Né con Salvini né con Renzi!”

Dinamopress
25 02 2015

Stamani contestato Matteo Salvini a piazza del Campidoglio durante la conferenza stampa di lancio della manifestazione del 28. In contemporanea blitz #MaiConSalvini a piazza vittorio per lanciare la manifestazione di sabato.

Di seguito i comunicati delle due azioni

Oggetto: #MaiConSalvini, blitz e conferenza stampa a Piazza Vittorio.

Questa mattina intorno alle 12 un centinaio tra i promotori della campagna #MaiConSalvini hanno fatto un blitz a Piazza Vittorio, dando poi vita ad una conferenza stampa di lancio del corteo di sabato prossimo, che ricordiamo partirà alle ore 14 dallo stesso cuore dell’Esquilino e raggiungerà Piazza Sant’Andrea della Valle. Mentre altri militanti stavano rovinando la sfilata di Salvini al Campidoglio, a Piazza Vittorio si è parlato alla gente di un quartiere meticcio, da sempre patrimonio della Roma antirazzista e antifascista. Negli interventi che si sono susseguiti, tra studenti e movimenti sociali fino al Forum per l’Acqua Bene Comune, si è rimarcata la determinazione a mantenere la partenza del corteo da Piazza Vittorio nonostante la provocazione fascista di CasaPound che ha convocato lì un presidio proprio per sabato mattina. Una determinazione rafforzata inoltre dalla lettura del comunicato di adesione dell’ANPI di Roma al corteo di sabato. A questa determinazione hanno fatto eco altri spunti di riflessione che collocavano la figura di Salvini da 20 anni a questa parte nei peggiori governi Berlusconi, colpevoli di aver dato il via alla precarizzazione del mondo del lavoro, complici della destrutturazione del mondo della formazione e autori dello sdoganamento di un nuovo fascismo dal volto “ripulito”. Lo striscione aperto durante l’iniziativa, dietro al quale i #MaiConSalvini si sono compattati andandosene via in corteo e scandendo cori, metteva infine il punto sulla natura del corteo: “no alle politiche d’austerity, no al governo Renzi”, uno slogan che rilancia il percorso di diverse soggettività unite dal rifiuto per questo governo e le sue misure anti-crisi e dalla netta opposizione a chi fomenta odio, razzismo e violenza sia Roma che in tutta la nazione.

Anche a Piazza del Campidoglio #maiconsalvini

Oggi mercoledì 25 febbraio Matteo Salvini si è presentato in piazza del Campidoglio per la conferenza stampa di lancio del comizio di sabato prossimo in piazza del popolo. La piazza presidiata fin dalla mattina è stata evacuata poco prima del suo arrivo, ma chi era riuscito a rimanere nella piazza ha spontaneamente iniziato a contestarlo. Poco dopo seppur fermate e alcune identificate un “pericolosissimo” gruppo di donne, precarie, studentesse, mamme ha contestato con dei cartelli di carta Matteo Salvini. Hanno gridato tutta la loro disapprovazione contro chi ha insultato questa città, contro chi per anni ha inneggiato alla secessione e ora si presenta come opposizione sociale scordandosi di essere stato al governo per 15 anni sostenendo politiche che hanno precarizzato il mondo del lavoro, che hanno istituito il reato di immigrazione clandestina e contribuito al taglio dei servizi e alla distruzione delle politiche sociali.

L'unica risposta articolata da Salvini e dai suoi è stata “tornate nel pollaio, andate a studiare”.

Non ci stupisce la pochezza di argomenti di chi vorrebbe presentarsi come alternativa al Governo Renzi ed era quasi disarmante la sua incapacità di sostenere un contraddittorio con chi esprime opinioni differenti.

I messaggi politici di Salvini sono pericolosi e contribuiscono a fomentare l'odio e la xenofobia in questo paese, soffiando sul fuoco del disagio sociale a cui il suo stesso partito ha contribuito.

Mille volte abbiamo manifestato in questa ed in altre piazze contro le politiche di austerità e in difesa dei diritti per tutti e tutte.

Non sono ne Salvini ne la Lega la vera opposizione al Governo Renzi.

Roma non ti vuole!!

La Roma solidale, antirazzista e antifascista manifesterà sabato 28 febbraio ore 14 da piazza Vittorio

#maiconsalvini

#romanonsilega

#28f

Orgogliosamente razzisti

  • Martedì, 17 Febbraio 2015 13:48 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO

Il Manifesto
17 02 2015

Sal­vi­ners sono i fan di Mat­teo Sal­vini. Sono coloro che com­men­tano ogni suo post su Face­book o twit­ter. Il merito di averli creati è di Mat­teo Sal­vini molto attivo sui social, dove cerca di avere una inte­ra­zione con i suoi even­tuali elet­tori, in maniera diretta, come ai leghi­sti è sem­pre pia­ciuto fare. Eppure nono­stante i social non credo siano il ter­mo­me­tro della società, la pagina FB di Sal­vini è alquanto inquie­tante non solo per i con­te­nuti espressi ma soprat­tutto per il tenore dei com­menti che nes­suno rimuove per­ché evi­den­te­mente al Sal­vini stesso fa comodo far sfo­gare gli istinti bestiali dei suoi elet­tori o futuri tali.

Par­tiamo da un pre­sup­po­sto: ogni giorno c’è almeno un post con­tro i rom e i clan­de­stini. E sot­to­li­neo almeno. Il resto è mera cro­naca poli­tica o aned­doti della gior­nata del lea­der, utili a costruirne il pro­filo “umano”. Pren­dia­mone uno recen­tis­simo, que­sto dedi­cato alla Kyenge, che nono­stante non rico­pra più inca­ri­chi di governo, viene spesso usata dal Sal­vini come para­digma della “stra­niera che vuol coman­dare da noi”: https://www.facebook.com/salviniofficial/posts/10152761702188155

A parte i vari foto­mon­taggi che ritrag­gono la Kyenge come una scim­mia, del resto pochi giorni fa il Senato ha deciso di non pro­ce­dere con­tro Cal­de­roli per aver dato dello scim­panzé alla Kyenge stessa, il resto è un con­ti­nuo di foto di Adolf Hitler (get­to­nas­simo dai Sal­vi­ners), Benito Mus­so­lini, a volte Brei­vik (cazzo Brei­vik dai, il nazi­sta stra­gi­sta nor­ve­gese) quando non inci­tano alle “docce” a gas, all’affondare i bar­coni dei migranti con i can­noni, a bru­ciare i campi rom e ogni tipo di bestia­lità pos­si­bile e imma­gi­na­bile: un vero e pro­prio circo dell’odio, bru­tale e sgram­ma­ti­cato. Del resto Sal­vini e la stessa Lega Nord, sono stati tra i par­titi che hanno reso il raz­zi­smo una opzione poli­tica. Ed è suc­cesso gra­zie anche al silen­zio sia dei media che degli altri “par­titi demo­cra­tici” che spesso hanno sfi­dato la LN sullo stesso ter­reno razzista-populista (pen­sate alle pole­mi­che nel PD per i rom o gli stra­nieri che votano alle pri­ma­rie e alle cam­pa­gne dei sindaci-sceriffo del cen­tro­si­ni­stra, come Zano­nato a Padova).

Ma il para­digma è pro­prio in que­sto post dove Sal­vini si riven­dica di essere “disu­mano”. Attra­verso que­sto viene sdo­ga­nato ogni com­mento, ogni con­te­nuto e rende fat­ti­bile ogni sen­ti­mento xeno­fobo e raz­zi­sta. Ha pro­mosso una sorta di “racism pride” attra­verso quel popu­li­smo che ti fa affer­mare can­di­da­mente con­cetti come “se difen­dere la pro­pria terra è raz­zi­smo allora sono raz­zi­sta”. Il pro­blema è che il neo raz­zi­smo popu­li­sta leghi­sta, che usa l’islamofobia come clava con­tro i migranti, sta facendo da traino a tutta la destra ex ber­lu­sco­niana, che caduto il Re prova a rici­clarsi come “nuovo”: ad esem­pio Gior­gia Meloni. Ed è pro­prio con i Fra­telli d’Italia che chiu­diamo il pic­colo festi­val degli orrori: Tom­maso Foti, roma­gnolo, che par­lando di Isis, Ghed­dafi e Libia chiu­deva così un suo tweet “Ce la aves­sero lasciata come colo­nia, oggi magari…”. Ormai vale tutto, anche riven­di­carsi le colo­niz­za­zioni del Duce.

Il 28 feb­braio a Roma, in piazza, per comin­ciare a fer­mare la marea nera che avanza.

"No alla moschea", l'inno della destra italiana

  • Venerdì, 06 Febbraio 2015 11:29 ,
  • Pubblicato in L'ESPRESSO

l'Espresso
06 02 2015

La protesta è virtuale ma i raduni sono reali. L’inno «No alla moschea» affascina, aggrega e semina veleno. I peggiori slogan attraverso decine di gruppi via Facebook.

Un appello al Medioevo e alle crociate, facile e immediato, diventato verbo della destra italiana. In testa la Lega Nord e i gruppi di neofascisti di Forza Nuova che si organizzano con raccolte firme e picchetti per fermare la presunta invasione.

In Lombardia la maggioranza di centrodestra al Pirellone ha approvato una legge per mettere ogni paletto ai nuovi luoghi di culto.
A Crema nonostante il parere positivo del vescovo il dibattito in consiglio comunale si infiamma con l’arrivo del leader della Lega Nord Matteo Salvini e la pasionaria forzista Daniela Santanché.

Proteste e manifestazioni anche in Veneto con Forza Nuova che espone striscioni davanti ai centri islamici.

Dopo la mattanza nella redazione parigina di Charlie Hebdo la confusione tra Islam e terrorismo è uscita dalle discussioni da bar ed è entrata direttamente nei talk show televisivi, nel dibattito pubblico e nei tanti dubbi di chi la vede come una minaccia alla cristianità.

Non perdendo la sua carica di ignoranza e facile razzismo come dimostrano le uscite dell’assessore veneto all’Istruzione e decine di episodi di intolleranza.

«Per la prima volta si apre uno spazio per l’estrema destra che ha tratti simili a quelli del fascismo.

Ci sono imprenditore politici che individuano questo spazio puntando contro immigrati, sicurezza, Islam e la povertà dilagante» ragiona Paolo Feltrin, politologo dell’Università di Trieste: «Il fuoco alle polveri è stato innescato da Salvini con maggiore radicalità di Marine Le Pen. Ecco il senso di politiche simboliche come quelle della Lombardia: non si scrive per farla applicare ma per farla rifiutare e dare la colpa allo Stato che la respinge. È un po' come le ronde e le norme per bloccare i negozi di kebab. Effetto immediato ma risultati zero. A parole c’è una violenza anti-immigrati ma in pratica non abbiamo assistito a veri episodi di razzismo. Un brutto muso di facciata, una soglia molto elevata delle parole ma bassa di fatti concreti».

Intanto ogni tentativo di sciogliere i nodi legati alle nuove costruzioni di centri islamici diventano un campo minato.

L’Islam è la seconda religione del Paese, i musulmani d’Italia sono più di un milione e settecentomila e da Palermo a Pordenone si contato oltre settecento moschee. Oltre a quella di Roma, disegnata da Paolo Portoghesi e in grado di ospitare 12 mila fedeli, sono perlopiù scantinati, magazzini, capannoni o luoghi nati per altri usi.

Spesso chi le frequenta è costretto a pregare in strada o affittare centri sportivi per la fine del ramadan, il mese sacro da onorare con il digiuno.

IL PEGGIO VIA FACEBOOK
L’Islamofobia dilaga sul web. Ecco i messaggi e le foto più significative usate dai razzisti di casa nostra: immagini di bambini con il fucile in braccio, slogan come «Ora o mai più, stop all’invasione islamica» o «Una chiesa in Islam? Ti taglio al gola se ci provi», oppure «Il turbante mi turba». Un crescendo di violenza verbale e odio fino sentenziare: «Quale Dio? Assassini, trogloditi sottosviluppati».

No alle moschee in Italia: il razzismo corre su Facebook
Tra le star delle nuove crociate il presidente russo Vladimir Putin: famoso per il pugno di ferro contro l’Islam della Cecenia e le sue parole contro la Sharia e i migranti.

In Rete sono decine le raccolte firme e perfino la sindrome Nimby tirata in ballo: acronimo di “Not In my back yard, Non nel mio cortile” tra i buoni motivi per opporsi.

Come se fosse un’autostrada o una discarica di rifiuti qualsiasi: «Costruire una moschea, comporta, più o meno evidenti conseguenze di degrado per l'area interessata, alcune sono ovvie altre sono comprovate da fatti di cronaca, altre ancora sono meno quantificabili. In ogni caso arriva crimine, traffico, svalutazione immobiliare, segregazione, inquinamento acustico» si legge nel pagina del movimento “Veri italiani”.

L’elenco di città unite nel rifiuto alla costruzione di centri islamici si allunga giorno dopo giorno: Crema, Cantù, Como, Sondrio, più ad est, Piacenza e Padova, i capoluoghi Torino e Genova.

E poi in Toscana con mobilitazioni a Pistoia e Pisa e l’affronto più grande: la costruzione in casa della scrittrice Oriana Fallaci, a Firenze.

Dietro la protesta le bandiere della Lega Nord, i club di Forza Italia e poi l’estrema destra. A Milano il raduno anti-moschea è organizzato dal gruppo di estrema destra Forza Nuova.

Previsto per lunedì 2 febbraio davanti a Palazzo Marino è stato annullato per il rischio di scontri e tensioni. Ecco la risposta al divieto: «I sinistri a regalare terre, spazi, luoghi (nostri ovviamente) ad ipotetiche moschee. I destri a vietare ogni concessione pubblica, però “se pagate tutto voi va bene”. Benvenuti Fratelli Musulmani, Quatar, Arabia Saudita, comprate, spendete, edificate moschee come volete».

PRESI DI MIRA IN VENETO
Lo stesso gruppo capeggiato da Roberto Fiore (un passato in Terza Posizione, una condanna per banda armata, la lunga latitanza e la simpatia per il fascismo) ha preso di mira i centri musulmani in Veneto.

Una serie di blitz notturni con gli attivisti di Forza Nuova che appendono striscioni di fronte ai luoghi di preghiera in tutto il Veneto: Treviso, Padova, Rovigo, Venezia, Verona e Vicenza nel mirino.

«Abbiamo vinto a Lepanto e vinceremo ancora. Fuori l'Islam dall'Italia!»: il riferimento storico è alla battaglia con cui, nel 1571, le forze della Lega Santa respinsero l'avanzata della flotta dell'Impero Ottomano.

Il copyright di Forza Nuova è ben visibile sullo striscione poi fotografato dai militanti del gruppo di estrema destra e diffuso in rete.

«Gli ultimi avvenimenti - attacca il coordinatore regionale Davide Visentin - dimostrano come la costruzione di moschee o di centri islamici non conduca affatto a un’integrazione della comunità musulmana ma contribuisca semmai a creare emarginazione e ghettizzazione, che nel giro di breve tempo maturano in pericolosi episodi di estremismo religioso. La gioventù d’Europa è pronta a una guerra anti-fondamentalista».

LA LEGGE ANTI-MOSCHEE
Anche la Lombardia sta facendo la sua parte in questa battaglia ideologica.

Il 27 gennaio il parlamentino di Milano ha approvato una nuova legge sui luoghi di culto- ribattezzata dall'opposizione “legge anti- moschee”- sollevando un vespaio: fortemente voluta dal Carroccio impone a chi intenda realizzare nuovi luoghi di culto di installare impianti di video-sorveglianza – obbligatori – collegati con le forze dell’ordine, di costruire parcheggi per una superficie pari al 200 per cento di quella dell’immobile adibito ai servizi religiosi e altri vari adempimenti.

Non è tutto: bisogna anche «rispettare il paesaggio lombardo», che allude al divieto di realizzare architetture espressive di altre tradizioni culturali o forse manufatti come i minareti, che nella vicina Svizzera sono stati vietati da un apposito referendum.
E se tutti questi ostacoli sono superati a mettersi di traverso possono essere i comuni con referendum consultivi sulla costruzione di luoghi di culto.

Il messaggio della Lega Nord è chiaro come spiega il relatore della legge Roberto Anelli: «È stato compiuto un importante passo avanti per dire no alla proliferazione selvaggia, al di fuori di ogni regola, delle moschee. Non si tratta di ostacolare la libertà religiosa, ma di porre delle regole certe, per la salvaguardia dei cittadini».

Michele Sasso

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