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La maternità a sua volta diventa un diritto individuale, non più effetto e principio di relazioni fondamentali per la socialità umana, e per logica conseguenza nella mozione si chiede di garantire individualmente il diritto alle scelte riproduttive e alla procreazione assistita. ...
Femminismi
16 11 2013

E’ recentemente apparsa sull’Espresso la denuncia del collettivo Via libera sulla presenza, in un luogo centralissimo del Consultorio pubblico di Jesi, di una bacheca del “Centro di aiuto alla vita” (che aiuta… facendo la guerra alla applicazione della legge 194 per quel che riguarda la liceità dell’aborto), recante volantini (a colori perché loro possono) con presentazioni stile pubblicitario dei “bambini”- feti.
Ovviamente lo scopo del Cav è quello di dare informazioni scientifiche fiabesche per inculcare nelle donne in lista per abortire la vergogna, il senso di colpa.

La presenza nei Consultori pubblici di bacheche o uffici di associazioni private a sfondo religioso non è solo a Jesi. Anche a Fano recentemente abbiamo sventato il tentativo di infilare la presenza ufficiale del Cav presso il Consultorio pubblico, che avrebbe bisogno semmai di più fondi per svolgere le sua attività, tra le quali è prevista anche l’educazione sessuale delle/gli adolescenti, tanto per fare un esempio.

Ricordiamo a chi volesse continuare con noi una riflessione, e una battaglia, per il diritto delle donne alla salute e all’autodeterminazione, che abbiamo raccolto tempo fa, dopo un incontro pubblico con le operatrici dell’Asur e tante altre, un report sui Consultori in provincia.
A livello regionale, la delegazione anconetana di ViaLibera ha voluto consegnare di persona le firme raccolte sulla petizione che chiede provvedimenti per l’applicazione corretta della legge 194 nella nostra regione, ma l’assessore Mezzolani, troppo impegnato nelle manovre di taglio alla sanità pubblica, ha dato buca all’appuntamento fissato col collettivo.

Nella nostra provincia, dopo la nostra mobilitazione e una serie di note stampa delle donne della Cgil sul diritto all’interruzione di gravidanza presso l’Ospedale di Fano, in attesa della ristrutturazione ancor più drastica dei presidi sanitari pubblici (i consultori pubblici finiranno nelle utopiche “case della salute”?), tutto tace.
Invitiamo le donne che vogliono dare un’opinione e/o informazioni sull’attività dei Consultori nella nostra provincia a commentare questo post.
-dalla vostra inviata, Dada Knorr.

A volte ritornano: l’aborto clandestino

  • Venerdì, 31 Maggio 2013 07:42 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS
Dinamopress
31 05 2013

E' di pochi giorni fa una bella inchiesta di Maria Novella De Luca uscita su la Repubblica. Parla del ritorno degli aborti clandestini in Italia. L'articolo si intitola '194, così sta morendo una legge'.

Il motivo è semplice: Da Roma in giù oltre l'80 per cento dei ginecologi, e oltre il 50 per cento degli anestesisti e degli infermieri, si rifiutano di applicare la 194. Si dichiarano obiettori di coscienza, ma la verità è che laddove governano il centrosinistra prono alla chiesa più gretta o la destra – perciò ovunque - chi non obietta non fa carriera. Nel Lazio, per esempio, i ginecologi obiettori sono il 91 per cento del totale.
Il risultato è che le donne devono affrontare un percorso a ostacoli umiliante e non trovano nella sanità pubblica accoglienza né aiuto né ascolto, e comunque, umiliazioni a parte, il risultato è che negli ospedali non c'è posto. Le donne vengono respinte e abbandonate, come prima della legge, al destino, alla solitudine e alla paura. Poi semplicemente fanno quello che possono.
Così, quelle senza soldi muoiono o diventano sterili, ingollano dosi massicce di farmaci contro l'ulcera (un blister da dieci pillole costa cento euro al mercato nero, meno su internet), abortiscono nei cessi pubblici (in casa qualcuno potrebbe capire). Le più fortunate o ricche si affidano a “professionisti” in grado di fare, in fretta, un lavoro “pulito” per qualche migliaia di euro, oppure vanno all'estero, ma in quel caso oltre che ricche bisogna essere colte.

Dice l'inchiesta di Repubblica: “Ventimila gli aborti illegali calcolati dal ministero della Sanità con stime mai più aggiornate dal 2008, quarantamila, forse cinquantamila quelli reali. Settantacinquemila gli aborti spontanei nel 2011 dichiarati dall'Istat, ma un terzo di questi sono il frutto probabilmente di interventi 'casalinghi' finiti male. Cliniche fuorilegge, contrabbando di farmaci: sul corpo delle donne è tornato a fiorire l'antico e ricco business che la legge 194 aveva quasi estirpato”.
Sul sito degli eroi solitari della Laiga (la Libera associazione di ginecologi in difesa della 194, qui il sito) c'è il testo di una lettera consegnata al cardinale Augusto Vallini il 2 febbraio 2013 dai docenti delle cattedre di Ostetricia e Ginecologia delle Università di Roma, tutte, La Sapienza e Tor Vergata comprese, intitolata “Riflessioni su una legge dello Stato”. Dice, tra l'altro: “Per il feto è necessario che siano chiari, e maggiormente conosciuti, i suoi diritti, anche non scritti, concernenti la sua vita e le condizioni previste per il suo sviluppo, per permettere alla madre una decisione compiutamente responsabile”. Conclude: “Le Università stimolano la ricerca nei campi di frontiera fra la medicina, la biologia, l’etica, che operano tutte congiuntamente per definire le più avanzate responsabilità dell’uomo”.

L'uomo, il cardinale, il medico – quante responsabilità e quanti poteri senza nessun potere davanti alla scelta di una sola donna. Loro non sanno che “l'aborto” non esiste, come non esiste “la vita”. Esistono le vite ed esistono gli aborti, che sono cose sulle quali decidono le donne, a ogni costo. Ma il femminismo insegna che le vite sono la politica (come Roma del resto, e questa è un'altra storia). E lo è dunque la violenza – chiamiamola con il suo nome – sulle donne dei medici, degli anestesisti, degli infermieri obiettori, i quali non conoscono e non rispettano nessuna vita, neanche le proprie, effettivamente vite un po' di merda, perché dedicate al sopruso per convenienza e obbedienza. Forse non abbiamo fatto abbastanza per rompere il silenzio omertoso sull'obiezione di “coscienza” alla 194, ma il nuovo inizio che dopo l'esperienza elettorale ci attende può cominciare anche da qui.

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