×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

Libero e la "sharia" di Catania

  • Martedì, 07 Gennaio 2014 11:33 ,
  • Pubblicato in Flash news

GiULiA
07 01 2014

Ma ci fanno o ci sono, i giornalisti di Libero che accusano la commissaria straordinaria (usando peraltro il titolo al maschile, il commissario) della Provincia di Catania, Antonella Liotta di essere bacchettona?

La Liotta è colpevole di aver firmato un'ordinanza che vieta manifesti e cartelloni raffiguranti immagini lesive "per la dignità del genere femminile istallati sulle strade provinciali". Saranno quindi bandite dalle strade provinciali le pubblicità che mostrano "donne ammiccanti e seducenti, che mostrano parti del corpo femminili per pubblicizzare prodotti di ogni tipo e che raffigurano stereotipi di una realtà deformata con riferimenti ad identità sottomessa all'egemonia virile e intellettuale del maschio". "I corpi suadenti delle donne - aggiunge la commissaria provinciale - associati a oggetti da possedere a qualunque costo, lanciano messaggi subliminali che attraggono l'attenzione dei consumatori stimolando, inconsapevolmente, sentimenti di possesso che spesso si tramutano in violenza di genere".

Chiaro no? Chiaro sì, ma non per Libero che, invece, vede nel provvedimento una sorta di sharia, la strada che conduce a Dio dei musulmani, la legge sacra dell'islamismo alla quale l'uomo e la donna devono attenersi. E in senso traslato qualcosa di arcaico e ferocemente primordiale. Questo il titolo e se il concetto non fosse stato ancora chiaro l'occhiello recita: Il nuovo Iran. E il catenaccio: "Con tutti i problemi che hanno ci mancava la moralità 2.0".

Ancora dal colonnino accanto all'articolo, Lando Buzzanca, inossidabile play boy di film anni sessanta, implora:"Siamo masculi, fateci almeno guardare".

Insomma Catania, che non è di solito ai primi posti nelle classifiche del politically correct, viene accusata , proprio stavolta, di essere protagonista di campagne di retroguardia.

Ma non si preoccupino Libero, i suoi giornalisti e i masculi guardoni che non vogliono vedere il nesso tra pubblicità sessista e femminicidi. Le donne di Catania sono ancora in attesa di vedere come il dispositivo venga attuato o se non si tratti dell'ennesimo annuncio show su argomenti in voga che "fa fine e non impegna". Come il tubino nero di una volta.

Frontiere news
28 08 2013

Il quotidiano Libero titola “Kyenge esaudita: posto statale pure agli immigrati”, ma la legge è di attuazione delle direttive EU, altrimenti avremmo subito una procedura di infrazione.

Dal 4 settembre 2013 i lavoratori stranieri potranno essere assunti nella Pubblica Amministrazione; finora era necessaria la cittadinanza italiana.
Ai titolisti di Libero la cosa non è andata evidentemente a genio e hanno quindi spremuto le meningi per comprimere in 7 parole un perfetto concentrato di populismo.

“Kyenge esaudita: posto statale pure agli immigrati”, peccato che la novità sia semplicemente la conseguenza della legge europea 2013 (con cui lo Stato Italiano recepisce direttive dell’Unione Europea tra cui, appunto, quella sull’apertura a immigrati e rifugiati nei concorsi per lavorare nella Pubblica Amministrazione). Ed è lo stesso articolo – come riportato da Giornalettismo – a ricordarlo, seppure con la caratteristica sensibilità del quotidiano in questione:

"A spalancare le porte del pubblico impiego agli immigrati è la legge europea 2013 che lo scorso 20 agosto è arrivata sulla nostra gazzetta ufficiale. La norma non lascia spazio ad interpretazioni e prevede l’accesso all’impiego nella Pubblica Amministrazione anche per chi ha un permesso di soggiorno di lungo periodo, lo status di rifugiato o lo status di protezione sussidiaria. Non importa che chi lavori nella nostra amministrazione sia italiano. Per la legge europea basta il permesso di soggiorno. Una norma, quella recepita da Bruxelles con cui l’Italia si è allineata alla normativa dell’Unione Europea per evitare che scattasse la procedura d’infrazione".

La norma è assolutamente logica e condivisibile e quanti urlano agli “stranieri che ci rubano il lavoro” dovrebbero considerare che non si impone una quota minima obbligatoria ma ci si limita ad aprire – con metodo decisamente meritocratico – anche ad altre persone.

Inoltre – e questo è il punto della cialtroneria mediatica a cui stiamo assistendo - va ricordato che se nella legge europea 2013 non fosse stata inserita anche la suddetta norma sulla Pubblica Amministrazione, ci saremmo dovuti accollare – e non sarebbe stata di certo la prima volta – multe salatissime nei confronti dell’Unione Europea; multe pagate, ovviamente, con i soldi delle nostre tasse (o meglio, di quelli che le pagano).

I Perbenisti della gnocca (Sara Ventroni, L'Unità)

La querelle, in realtà, è già vecchia e bollita. E basta leggere Nina Power ("La donna a una dimensione", del 2004) per capire la differenza che corre tra libertà (anche sessuale) e messa in produzione, in serie, della propria libertà (anche sessuale). E non c'è bisogno di Guy Debord per dire che già da qualche lustro, l'immaginario sì, anche quello pubblicitario - è formazione ...
di Annamaria Rivera, MicroMega
2 dicembre 2011

Dovrei essere grata, e lo sono, a tal Camillo Langone, briosa penna di Libero, il quotidiano diretto dall’ancor più spiritoso Maurizio Belpietro, così spiritoso da coltivare l’hobby del collezionismo di condanne per diffamazione. Egli infatti – il Langone, intendo – è la prova empirica vivente di quel che, insieme con altre studiose e studiosi, sostengo e scrivo a proposito dell’intreccio fra sessismo e razzismo (si veda La Bella, La Bestia e l’Umano. Sessismo e razzismo, senza escludere lo specismo, Ediesse 2010).

facebook