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Parlamentari all'italiana e i bimbi di Dickens

I soldi ci sono o no? Per i parlamentari sì. Per i bambini no. Il governo Cameron con una mano taglia i sussidi e con l'altra aumenta gli stipendi dei deputati. E così ieri, mentre l''Independent pubblicava una ricerca dell'Università di Oxford secondo la quale ben 5.900 bambini in Inghilterra e Galles vivono con meno di una sterlina al giorno, il Financial Times rivelava che gli stipendi dei parlamentari di Westminster aumenteranno del 10 per cento. 
Caterina Soffici, Il Fatto Quotidiano ...

Generazione pedofili, il lato oscuro della Swinging London

  • Giovedì, 21 Maggio 2015 08:15 ,
  • Pubblicato in Flash news
Il Fatto Quotidiano
21 05 2015

Che erano tanti si sapeva, coperti per decenni da omertà e amicizie di alto livello. Ma nessuno avrebbe mai immaginato uno scandalo di tali dimensioni.

Ieri il Npcc, il dipartimento per la protezione dei minori di Scotland Yard, ha rivelato i numeri della maxi-indagine sugli abusi sessuali perpetuati negli ultimi 30 anni in Gran Bretagna. E sono numeri da capogiro: gli indagati sono 1400 dei quali molti personaggi famosi, politici e gente del mondo dello spettacolo e dello sport.

Una combriccola di pedofili, che si proteggeva a vicenda e intimoriva le vittime. Violenze perpetuate in scuole, caserme, ospedali, orfanotrofi e anche pensionati e prigioni.

Sono vari i filoni di inchieste che si intrecciano. Alcune partono direttamente da Westminster: si parla di ministri coinvolti negli anni 70 e 80 in un giro di squillo minorenni e di case dove bambini rapiti venivano messi a disposizione di clienti ricchi e potenti. ...
Corriere della Sera
05 02 2015

Una donna britannica con un basso quoziente intellettivo e non in grado di badare ai suoi sei figli, cresciuti in condizioni disperate in case di accoglienza, potrà essere prelevata dalla sua abitazione e sterilizzata forzatamente dalle autorità sanitarie. ...

Il Fatto Quotidiano
20 11 2014

Le donne mancano di “istinto omicida” e non hanno “testosterone”. E per questo non sono “buone alla guerra“, così dovrebbe essere loro impedito di combattere. Ha scatenato una polemica quanto scritto in un intervento pubblicato dal Times, quotidiano britannico, l’ex colonnello in pensione Richard Kemp, che per anni ha guidato le truppe di sua maestà in Afghanistan. Il momento per intervenire, ha precisato il militare, è “quello giusto”. Infatti proprio in queste settimane in parlamento, a Westminster, si sta discutendo se consentire oppure no alle donne nell’esercito (il 9% del totale) di combattere in prima linea contro il nemico, un qualcosa finora vietato, se non in casi estremi, dalle leggi britanniche. Anche il ministero della Difesa ha avviato le sue discussioni in materia e ora, appunto, iniziano a fioccare commenti e interventi sulla stampa del Regno Unito.

Secondo l’ex colonnello, consentire alle donne di combattere “danneggerebbe le capacità belliche e comprometterebbe la coesione fra le truppe”. Un intervento che ora viene bollato come “sessista” dalle associazioni femministe della Gran Bretagna, anche se Kemp ha riconosciuto “l’importanza di questo dibattito per questioni di trasparenza”. Poco importa che, negli ultimi anni, ben otto donne abbiano perso la vita sul fronte, spesso in attacchi ai campi dell’esercito o in aree minate non segnalate. Per il militare, uno dei più ascoltati quando si parla di questioni legate alla difesa britannica, le donne dovrebbero stare in disparte. Utili sì, ma non di certo quando si ha a che fare direttamente, faccia a faccia, con il nemico, ha scritto sul più importante – e conservatore – quotidiano del Paese.

“Dare una priorità alla political correctness – ha aggiunto – minerebbe l’efficacia nei combattimenti e metterebbe tante vite a rischio“. E poco importa anche che lo scorso maggio l’allora ministro della Difesa, Philip Hammond, ora ministro degli Esteri e sostituito a luglio da Michael Fallon, abbia detto che “è giunto il tempo di mettere da parte questa immagine da macho dell’apparato militare”. Le parole di Hammond suscitarono grandi polemiche anche cinque mesi fa, critiche perlopiù basate sulla presunta incapacità delle donne di sopportare, fisicamente e psicologicamente, il combattimento. Ora, appunto, Kemp si è aggiunto in quella bufera di commenti: “Servire al fronte richiede un’etica da guerrieri e un legame cameratesco”. Tutte cose eventualmente precluse alle donne, ha scritto apertamente il militare, a guida di una campagna a Kabul che si è chiusa ufficialmente solo poche settimane fa.

“Le donne non sono adatte a una banda di fratelli pieni di testosterone e potrebbero ridurre la coesione e la capacità guerriera di una piccola unità di combattimento”, ha inoltre aggiunto sul Times. Il ministero ha comunque negato che le discussioni sul ruolo delle donne nell’esercito siano state bloccate. Così non sono arrivati commenti ufficiali, tranne uno: “Non abbiamo ancora preso una decisione e ogni ipotesi di queste ultime ore è inaccurata”. Il parlamento sarà chiamato ufficialmente a votare, molto probabilmente prima di Natale, una volta che il ministero della Difesa abbia varato una direttiva ufficiale.

Daniele Guido Gessa

 

Lotta per uno stipendio dignitoso

  • Venerdì, 14 Novembre 2014 12:13 ,
  • Pubblicato in Flash news

Internazionale
14 11 2014

Sonja, 39 anni, è una madre single di South London che divide un monolocale con sua figlia Isobel, 14 anni.

Isobel sogna di diventare avvocata. "Sono orgogliosa di mia madre", dice mentre lei le sorride. Sonja (non è il suo vero nome) si è trasferita dal Portogallo cinque anni fa e oggi lavora per dieci ore al giorno come addetta alle pulizie negli uffici della Her Majesty's revenue and customs (Hmrc), un dipartimento del governo britannico responsabile della raccolta delle tasse e anche dell'applicazione del salario minimo.

Comincia il turno alle cinque del mattino e finisce alle tre del pomeriggio. "Dicono che non hanno mai avuto una donna delle pulizie come me", racconta con orgoglio. "Ma siamo invisibili. I dipendenti sanno solo che i bagni sono puliti". ...

 

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