Abbiamo vinto! Nessuna demolizione all'America

  • Martedì, 06 Ottobre 2015 13:15 ,
  • Pubblicato in Flash news
Cinema America Occupato
06 10 2015

Il Tar ha appena respinto i due ricorsi del costruttore privato che voleva demolire il Cinema America. Trastevere, mondo cinematografico ed il Piccolo America hanno nuovamente vinto sulle volontà speculative della società Progetto 1 srl di Massimo Paganini e Victor Raccah. Oltre i due vincoli il TAR ha rigettato anche la debole polemica della proprietà sul processo che ha portato, prima dell'apposizione dei vincoli, il mondo della cultura, il territorio e le istituzioni a mobilitarsi in difesa della storica sala, in quanto il tutto "rientra parimenti nella fisiologia dell’amministrazione di un sistema democratico la presenza di punti di vista individuali e/o collettivi che trovino spazio sia attraverso i canali mediatici, sia anche nelle varie forme di partecipazione procedimentale o processuale": questa è una vittoria per tutta la lotta alla speculazione edilizia ed è un altissimo riconoscimento giuridico e culturale per le lotte sociali.

A questo punto il Comune di Roma deve farsi garante che la struttura venga preservata e salvata dall'abbandono. Non ci sono più scusanti, l'ultima motivazione del Sindaco Marino per non occuparsi di questa vicenda è venuta meno. Il degrado in cui verte la sala e l'incuria della proprietà non sono accettabili per un bene dichiarato di "Particolare interesse antropologico, culturale ed architettonico", Roma merita la riapertura dell'America.
Concludiamo con un semplice: "DAJE FORTE TRASTEVERE!"
No Borders Ventimiglia
02 10 2015

All’alba di Mercoledì 30 Settembre due ruspe e tre camion hanno distrutto in sei ore un luogo di solidarietà costruito in oltre tre mesi grazie al supporto dei migranti in viaggio e dei solidali di tutta Europa. Hanno pensato che oltre alle tende, alla cucina, alle docce, avrebbero demolito anche il cuore della lotta No Borders. Si sbagliano: il Presidio ha mostrato di valicare ogni barriera fisica e materiale contrapponendo alle barriere la costruzione comune di un territorio di solidarietà, relazioni e lotta internazionale per la liberà di movimento per tutte/i e contro ogni confine.

Quello che abbiamo visto accadere in questi mesi a Ventimiglia, avviene anche altrove: Choucha, Lampedusa, Calais, Parigi, per citarne solo alcuni. Sono altri luoghi di resistenza, posti di frontiera interni ed esterni della “Fortezza Europa”. Spazi di transito dove alla violenza del viaggio, dei maltrattamenti subiti dalla polizia e dai trafficanti, si unisce la violenza del confine materiale, una linea immaginaria militarizzata senza pudore. La violenza di un limbo in cui i migranti diventano pedine da ripartire tra vari stati in un gioco di ambiguità legislative. Vediamo un’Europa che professa libertà di movimento mentre Schenghen si riduce ad ennesimo dispositivo che rafforza le gerarchie tra chi è cittadino e chi non lo è e per questo rimane intrappolato nelle disposizioni di Dublino III, che vincola la domanda d’asilo al primo paese di arrivo.

Sappiamo bene che il controllo non è l’unica strategia messa in campo nella gestione della migrazione: quel che denunciamo, oltre alla chiusura dei confini, è il drenaggio classista e razziale dei flussi, attraverso cui gli stati cercano di accaparrarsi la manodopera più qualificata, talvolta creando un vero e proprio “business dell’accoglienza” in cui i rifugiati diventano possibilità di profitto per le cooperative, talvolta attraverso lo sfruttamento redditizio dell’illegalità, sistematicamente infine nello sfruttamento sul lavoro.
Meno di un mese fa scrivevano che a Ventimiglia non c’erano più migranti, e in poco tempo il nostro campo ospitava 220 migranti in transito. Oggi viene scritto che la giornata del 30 settembre, iniziata con uno sgombero e finita con la spartizione degli ottanta presidianti tra commissariato, carabinieri e Croce Rossa, “è stata una giornata di soluzioni”.
Il confine resta però chiuso e i migranti che erano disposti a rischiare la propria vita sugli scogli per rivendicare il diritto all’autodeterminazione, sono ora per strada.

I solidali restano con loro. Loro restano con i solidali. Resteremo uniti nella lotta finché “le soluzioni” pensate non portino all’apertura del confine: é questa la decisione che ha concluso la prima assemblea del No Borders Camp in esilio.
Distruggere le nostre cose, circondarci con centinaia di agenti e decine di blindati, non è una risposta al problema dell’abominio rappresentato dai respingimenti in frontiera.

I migranti arriveranno ancora, e le stesse violazioni saranno perpetrate. Ci hanno tolto casa ma non ci hanno fermato. Oggi siamo più forti, più determinati e ancora più uniti.
Chiamiamo con un appello internazionale chiunque sia convinto, assieme a noi, che la storia della lotta contro i confini sia solo all’inizio e che oggi, ancora più che ieri, sia il momento di gridare con tutte le nostre voci:

WE ARE NOT GOING BACK!

DOMENICA 4 OTTOBRE 2015 ORE 14:30 ALLA STAZIONE DI VENTIMIGLIA
MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALE

HURRYA !!

La beffa mediatica su RyanAir e i migranti

  • Giovedì, 01 Ottobre 2015 13:18 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS
Dinamo Press
30 09 2015

La rivendicazione di Luther Blissett dopo la beffa mediatica: "Costruiamo un'altra realtà, dove i migranti non muoiono".

Ci vuole poco a sottolineare la futilità dei confini, la tragica ostinazione dei guardiani delle frontiere nell'impedire che uomini e donne possano muoversi liberamente, soprattutto se in fuga da guerra e miseria. Ma siccome questo apparato violento, oltre che di eserciti e dispositivi burocratici, si serve di macchine ideologiche e alimenta immaginari, ecco che una beffa mediatica può servire a mettere a nudo il sovrano, la sovranità delle frontiere e la barbarie del sacro suolo patrio.

Così, questa mattina è comparso online il sito www.ryanfair.org che ha fatto sapere al mondo che RyanAir, compagnia low cost nota nel mondo, avrebbe smesso di chiedere il visto ai rifugiati.

La notizia ha circolato dapprima sui siti e sui portali dei giornali tedeschi, per approdare in Italia (l'hanno ripresa Il Giornale e Repubblica). Mentre la notizia rimbalzava, per di più, il titolo di RyanAir ha guadagnato più di mezzo punto all'indice Nasdaq. “Abbiamo deciso di aprire ai rifugiati le nostre rotte dalla Grecia e dall'Europa orientale – si sosteneva avesse detto il responsabile marketing della compagnia, tale Kenny Jacobs - violando una regola che semplicemente fa cadere sulle spalle delle compagnie aeree le responsabilità dei governi. Vogliamo dare il nostro piccolo contributo per alleviare le sofferenze delle migliaia di persone che sono costrette ad abbandonare le loro case ed a fuggire per salvarsi la vita".

Ogni “falso” non è semplicemente una burla, è un sensore dell'emozione connettiva. Soprattutto al tempo della rete, il falso diventa vero, l'impossibile diventa credibile quando raccoglie l'inconscio collettivo e mostra le assurdità delle cose “vere”. Questo è uno di quei casi.

Di seguito il comunicato firmato Luther Blissett e scritto in inglese col quale l'azione è stata “rivendicata”. La traduzione è nostra.

La design fiction è una forma di design critico che usa scenari immaginari e narrativi per immaginare, spiegare e sollevare questioni circa possibili contesti futuri per il la grafica e la società. Questo è ciò che la campagna RyanFair è. Naturalmente, è completamente fittizia. Si può inquadrare come burla e falso. Ma è una realtà possibile.

Alcune persone possono volare, gli altri non possono. Questo è il motivo per cui i migranti nuotano, navigano e annegano. Perché gli altri non consentono loro di utilizzare altri mezzi di trasporto. Non sto parlando di RyanAir. Sto parlando di regole, delle persone che hanno fatto le regole e delle persone che rispettano queste regole.

In questo universo 3000 persone sono morte nel Mediterraneo nel 2015. Per qualche ora altre persone hanno potuto immaginare un universo parallelo.

Guardate la risposta emotiva sui social network,

Guardate i media di tutto il mondo.

Guarda le quotazioni RYAAY al Nasdaq.

Basta con la realtà, dobbiamo superarla.

Dobbiamo cambiare le regole o violare.

Luther Blissett


Se la sinistra avesse ascoltato Pietro Ingrao

  • Lunedì, 28 Settembre 2015 07:51 ,
  • Pubblicato in Il Ricordo
Pietro IngraoCronache del Garantista
28 settembre 2015

Già, chi era Ingrao? Mi vengono in mente, d’acchito, solo risposte banali. La sua morte è arrivata di sorpresa.
Sì, sì, aveva cent’anni, ma a me pareva eterno. Non produceva più pensiero da un decennio, non faceva politica, era vecchio vecchio, ma era lì:
Alexis TsiprasMonica Pepe, Zeroviolenza
22 settembre 2015

Alexis Tsipras sta al suo popolo come la Grecia sta alla storia della democrazia. Hanno provato a ucciderlo umiliandolo, e lui parla di lotta.

facebook