#TalkReal: per la sinistra è il momento di abbandonare l'UE?

  • Mercoledì, 29 Luglio 2015 07:51 ,
  • Pubblicato in Video
29 luglio 2015

Pochi giorni fa, il giornalista di The Guardian Owen Jones ha chiesto pubblicamente se per la sinistra sia giunto il momento di abbandonare l’Unione Europea. In questo episodio di #TalkReal, quattro ospiti d'eccezione discutono questo tema.

Appello per il 24, 25 e 26 luglio al Presidio di Ventimiglia

  • Martedì, 21 Luglio 2015 12:02 ,
  • Pubblicato in Flash news
Eat the rich
21 07 2015

Rilanciamo l’appello del presidio NoBorders di Ventimiglia

Dall’11 Giugno la frontiera italo-francese di Ventimiglia si è costituita come presidio permanente in sostegno dei migranti bloccati al confine dalle politiche discriminatorie europee.
La violenza e il razzismo resi evidenti dagli ultimi avvenimenti a Treviso e Roma, dal blocco delle frontiere di Ventimiglia, come del Brennero e di Calais, rendono necessario agire sui paradossi e sulle contraddizioni che ostacolano il diritto alla mobilità e all’autodeterminazione.
Nell’ipocrisia della retorica europea, fondata sulla volontà di abbattere i confini per la libera circolazione di capitali e merci, assistiamo alla moltiplicazione e alla militarizzazione di tali confini che operano su base esclusivamente razziale.

Dall’interno del presidio di Ventimiglia quindi, è nata l’esigenza di creare una rete transnazionale che si confronti e ragioni sui tali problematiche.

In quest’ottica si è deciso di indire 3 giorni di dibattiti, workshop e azioni condivise, che a supporto della lotta dei migranti vadano a definire una strategia comune efficace nel lungo periodo per contrastare le politiche discriminatorie e razziste messe in atto dalla “Fortezza Europa”. Le 3 giornate avranno l’obiettivo di condividere pratiche ed esperienze, che attivino connessioni eterogenee trasversali, ma allo stesso tempo declinabili nei vari territori. Tali connessioni quindi dovranno rappresentare il punto di partenza per mettere in campo azioni concrete e mobilitazioni che, partendo da Ventimiglia, potranno raggiungere territori e realtà diverse.

Invitiamo quindi le diverse realtà europee a portare un proprio contributo alla costruzione di queste giornate e a raggiungere il presidio nei giorni 24 25 e 26 luglio.
Il presidio non ha un mero significato simbolico, ma rappresenta l’incarnazione tangibile delle mobilitazioni contro le politiche contraddittorie europee, con la volontà di mettere in evidenza l’esistenza e l’efficacia di pratiche autogestite e alternative al business dell’accoglienza.

Il vuoto istituzionale nella gestione dei flussi migratori apre uno spazio d’azione all’interno del quale immaginarsi modalità di lotta molteplici e diversificabili, e al contempo evidenzia la necessità e l’urgenza di agire prima che la macchina istituzionale corrotta e mercificatoria riparta.

“WE ARE NOT GOING BACK”

[ENG]
From 11 a permanent occupation of the Italo-French border of ventimiglia is taking place by migrants blocked by the actual discriminatory policies in Europe and solidarity groups in support of their protest.
The violence and racism made evident by the recent events in Treviso and Rome, from the blockade of the borders of Ventimiglia, to the situation in Brenner region or Calais, makes necessary to act on the paradoxes and the contradictions that hinder right to freedom of movement and self-determination.
The hypocrisy of the European rhetoric, based on the will to erase border for the free movement of capital and goods, we are witnessing the multiplication and the militarization of these boundaries that operate solely on the basis of race.

Therefore, inside the presidio of Ventimiglia, the need to create a transnational network tackling those issues.
To this end, We call for three days of debates, workshops and actions in support of the actual migrants struggle and in order to define a commune and efficient strategy on long trend to oppose the macis and discriminatory policies of the Fortress Europe. Thoses three days of meeting will constitute a moment to share practices and experiences, in order to create transversal and eterogeneous connexions as to be possibly applied in each singular territory.
Such connexions will have to explicit the point from which we start to produce concrete actions and strugge which, from Ventimiglia first, will be able to reach other places and groups.

We therefore urge the various European realities to bring a contribution to the construction of these days and to reach the presidio in the days 24 25 and 26 July.
The Presidio has not a mere symbolic significance, but it represents the tangible embodiment of demonstrations against the contradictory policies of Europe, with the desire to boost the existence and effectiveness of self-managed and practical alternatives to the business of the reception.

The institutional void in the management of migration flows opens an action space within which imagining multiple and diversifiable struggle strategies, and at the same time highlights the need and urgency to act before the corrupted and institutional commodification shove off.

“WE ARE NOT GOING BACK”

"Siamo donne, e allora..." Riflessioni sul nostro tempo

  • Martedì, 21 Luglio 2015 11:02 ,
  • Pubblicato in INGENERE
Ingenere
20 07 2015

Molte questioni legate all’assetto sociale sono collegate dai più all’etichetta 'femminismo', usata come spauracchio e quasi offesa in ammiccanti battutine fintamente ironiche, invece che come punto di riferimento storico fondamentale e prestigioso. Mi chiedo se, a decretare questo insuccesso, non abbia contribuito anche il suffisso -ismo, che lo definisce più come corrente di pensiero che come movimento di lotta, e se la parola avrebbe avuto un trattamento diverso con un’uscita in -enza, come resistenza.

Assisto a incontri, convegni, giornate di studio: di fronte ai dati offerti su slide frettolose come su vassoi d’argento mal lucidati e a relazioni che, senza i microfoni, sarebbero poco più che solite chiacchiere tra amiche, a colpirmi è l’incapacità, o la non volontà, di focalizzarsi su alcuni snodi oggi fondamentali.

Le differenze tra le persone (ovvero tra le storie complesse che le costituiscono come identità individuali e sociali)

È necessario valorizzare le differenze tra le persone, più che tra i sessi. C’è una tendenza a 'genderizzare' tutto e tutti: ci si sforza di ritagliare ed esaltare a tutti i costi la specificità femminile. Le argomentazioni che vogliono mettere in luce le buone pratiche portate avanti dalle donne (da tutte?) rischiano di assumere i toni di una giustificazione della presenza femminile (“è una donna, ma lavora bene”) e tendono a inserire le persone all’interno di giochi di forza conflittuali (“è una donna, ma lavora meglio di un uomo”). Imperniare un’argomentazione sull’asse oppositivo maschio-femmina, su cosa una fa meglio dell’altro, su quali sono le caratteristiche dell’uno rispetto all’altra, significa rafforzare ancora di più gli stereotipi, o abbattere quelli tradizionali per crearne di nuovi. Invece: quale modo migliore per contrastare la stereotipizzazione dei generi che smettere di leggere il mondo in un’ottica dicotomica e considerare le persone nella loro singolare differenza?

Implementare nuovi modelli di organizzazione del lavoro extradomestico organizzati intorno agli affetti

È necessario sovvertire il paradigma dominante. La stragrande maggioranza delle donne per raggiungere posizioni apicali rinuncia (consapevolmente?) al proprio sé e alla propria voce scomparendo dietro a una pseudo neutralità (maschile) e omologandosi ai desideri e alle richieste dell’establishment culturale. Ma c’è una sottomissione al sistema ancora più ancestrale. Nel percorso formativo e lavorativo di ciascuna/o si pone a un certo punto la scelta di come gestire il tempo della famiglia e il tempo del lavoro. Se la società in questi ultimi cento anni è profondamente cambiata, non è cambiata di molto invece l’organizzazione degli spazi e dei tempi lavorativi extradomestici: questi sono ancora improntati a una netta divisione dei compiti, tale per cui la persona che gestisce gli affetti non deve essere la stessa che intraprende un percorso professionale retribuito.

È proprio qui, nell’accettare la partizione netta e dicotomica tra professione da un lato e cura dall’altro, che si stringe un patto di fedeltà al sistema così tanto radicato nella nostra storia da parere 'naturale' e dunque non modificabile. Sovvertire il paradigma dominante significa: riconoscere l’importanza del tempo gli affetti; riconoscere, anche da un punto di vista economico, il ruolo, fondamentale per la società, di family caregiver; conciliare i tempi famiglia-lavoro in modo che la cura degli affetti non implichi la rinuncia al lavoro extradomestico o alla carriera.

Dobbiamo uscire da questa ottica oppositiva e dicotomica tipica dell’attuale sistema dominante che impone un aut aut tra cura/famiglia/affetti da un lato e carriera dall’altro; e si deve superare l’idea che questo sia un problema delle donne: se oggi, ad esempio, la maternità mette a rischio la carriera - e, prima ancora, l’accesso a un lavoro retribuito - la carriera sottrae agli uomini la paternità.

Più diritti per tutti e tutte nell’ambito degli affetti e del lavoro

È necessaria la partecipazione degli uomini. Anche gli uomini sono condizionati da forti stereotipi, con cui non hanno ancora fatto pienamente i conti (interessante la differenza semantica e storica tra i termini maschilismo e femminismo): ad esempio, a loro la tradizione nega la possibilità di vivere appieno, e manifestare, affetti e certe emozioni. Consideriamo, poi, la nascita di un/a figlio/a. Il discorso riguarda in primis le donne che, fisiologicamente, vivono la gravidanza, la nascita, la maternità, l’allattamento - e per ognuno di questi punti sarebbe interessante interrogarsi sul modello imposto: la maternità è spesso presentata come un problema sotto molti punti di vista: da quello estetico a quello economico.

Il discorso, però, riguarda anche, e profondamente, gli uomini che hanno gli stessi diritti, oltre che doveri, delle donne nell’accudire, educare, stare con i propri figli e le proprie figlie; hanno il diritto, oggi negato o difficilmente goduto, di vivere la felicità degli affetti. Quanti uomini, e donne, però, si accorgono di essere discriminati da questo punto di vista? Quanti di loro lottano per ottenere più tempo da trascorrere con la famiglia e gli affetti?

Siamo donne, diciamolo senza paura

È necessario non vergognarsi di essere quel che si è. Quando le donne arrivano a occupare una posizione apicale spesso ribadiscono anche attraverso il linguaggio la loro fedeltà al sistema, ad esempio ricorrendo al cosiddetto 'maschile neutro', che le dovrebbe mettere al riparo da critiche sessiste preservando al contempo l’autorità legata alla carica finalmente raggiunta. Tanto più in alto e prestigiose sono le cariche raggiunte, tanto più facilmente scompaiono i nomi declinati al femminile. Nonostante alcuni buoni esempi e le parole spese a favore di un uso corretto della grammatica italiana da parte dell’Accademia della Crusca, è ancora raro trovare nei documenti burocratici, nei giornali, in televisione il ricorso a un linguaggio di genere corretto.

Esplicitare la presenza di uomini e donne nei vari settori professionali, parlare a tutte e tutti, fare attenzione a un linguaggio rispettoso delle differenze è una scelta che va al di là della auspicabile correttezza grammaticale: è una scelta politica con la quale si intende ribadire (o creare) un modello paritario rispettoso delle differenze e un immaginario non discriminatorio che non è ancora, purtroppo, scontato.

Alcune discriminazioni sono lampanti, altre – le più difficili da estirpare – sono subdole, corrono nei sottotesti, nelle pieghe delle vesti, nei sussurri biascicati, nelle banalizzazioni e nei modi di dire, nelle narrazioni. La libertà di scelta è in molti casi solo apparenza e al discorso imperante soggiace un non detto che è 'naturalmente', e per questo più pericolosamente, accettato. Tutte e tutti dobbiamo costruire nuove storie e modelli di organizzazione del tempo, dello spazio, del lavoro e degli affetti.

Manuela Manera

Erri De LucaGiacomo Russo Spena, Micromega
20 luglio 2015

Dal governo Renzi al suo processo per istigazione a delinquere, dallo scontro tra Istituzioni e Syriza all'ondata di razzismo nel Paese. Una conversazione con lo scrittore – il 20 settembre sarà nuovamente in Aula per difendersi – che non intravede alternative ad euro ed Europa: “Non esiste piano B”.
Micromega
20 07 2015

Dal governo Renzi al suo processo per istigazione a delinquere, dallo scontro tra Istituzioni e Syriza all’ondata di razzismo nel Paese. Una conversazione con lo scrittore – il 20 settembre sarà nuovamente in Aula per difendersi – che non intravede alternative ad euro ed Europa: “Non esiste piano B”. Tsipras? “Ora è il garante dell'accordo, più che l'esponente di una nuova Europa. Ma l'economia ha assunto il rango di una religione, mettendo la politica al suo servizio. I suoi vescovi gestiscono BCE e FMI come da pulpiti di cattedrali”.

Il prossimo 20 settembre sarà nuovamente nel tribunale di Torino per difendersi dall’accusa di istigazione a delinquere. Un provvedimento che Erri De Luca considera “autoritario, repressivo e lesivo della libertà di espressione”. Per la prima volta verrebbe applicato ad uno scrittore per le sue convinzioni pubbliche, reo – secondo l’accusa – di aver rilasciato un’intervista all’Huffington Post nella quale giustificò il sabotaggio della Tav Torino-Lione. Si difende praticamente da solo, il suo avvocato costretto a seguire le sue decisioni. Ma, durante la conversazione, dalla Val Susa in un attimo si arriva al braccio di ferro tra le Istituzioni europee e la Grecia: “Il debito è diventato un'arma per sottomettere i Paesi e ridurli in servitù e in perpetua dipendenza – afferma – Tsipras ha dimostrato una novità antica, il primato della politica sull'economia”.

Dopo uno scontro durato cinque mesi, all’Eurosummit le Istituzioni hanno però inflitto una “pace punitiva” al Paese ellenico. Siamo ad un golpe bianco?
Siamo ai rapporti di forza tra un creditore reazionario e un debitore costretto a subire. Le condizioni capestro servono a scoraggiare altre nazioni, penso soprattutto alla Spagna di Podemos.

Nell’eurozona le diseguaglianze sociali aumentano, così il divario tra Paesi creditori e Paesi debitori, tra centro e periferia. Che Europa abbiamo costruito?
A noi nati nel dopoguerra è stata garantita un’Europa di pace, nata sulla sconfitta delle tirannie nazifasciste. Ne abbiamo tratto enormi vantaggi. La scelta oggi è tra rafforzare i vincoli tra gli Stati cedendo competenze a una federazione oppure dissociarsi e smembrare. Preferisco andare verso una federazione.

Alla fine Tsipras è stato costretto ad accettare il piano di salvataggio, intanto una parte di Syriza ha votato contro considerandolo un ennesimo memorandum e fuori il Palazzo, a piazza Syntagma, si protestava in nome dell’OXI referendario. Qual è il suo giudizio?
Non conosco la Grecia per sapere se Tsipras resterà a gestire la sottomissione o se verrà ribaltato. Ora è il garante dell'accordo, più che l'esponente di una nuova Europa. Dal mio punto di vista mediterraneo l'Unione è al bivio, o va verso una federazione di Stati, dunque a minore autonomia nazionale, o si sgretolerà perdendo pezzi. L'economia non è una scienza, ma una tecnica di manipolazione del mercato. Ha assunto il rango di una religione, mettendo la politica al suo servizio. I suoi vescovi gestiscono BCE e FMI come da pulpiti di cattedrali. È il nuovo potere temporale dei nostri tempi. In attesa di una secessione Protestante, di un nuovo Lutero, il ruolo assunto dalla Germania nuoce alla Germania stessa.

In molti evidenziano gli errori commessi da Tsipras durante le trattative, qualcuno lo considera persino un “traditore”. Poteva ipotizzare un piano B come consigliato dall’ex ministro Varoufakis?
Non c'era piano B all'infuori di un ritorno alla dracma, una sospensione dall'euro che avrebbe subito dimezzato il potere di acquisto, dunque affondato la Grecia nell'abisso argentino di anni fa.

La Grexit non è un’opzione possibile?
Inconcepibile l’uscita della Grecia, ingiustificabile una dichiarazione fallimentare di uno Stato a fronte di un debito relativamente piccolo e ristrutturabile. Non esiste alternativa all'euro e nemmeno all'Europa. Non è previsto espellere uno Stato. L'Europa non è un Golf Club.

Il progetto europeista quindi va avanti? L’Unione Europea non ha dimostrato di essere irriformabile?
Possono temere quanto vogliono e aizzare timori, le loro specialità. C'è un'Europa nuova che si muove nel Mediterraneo e che coinvolgerà anche noi. Tsipras era a Genova a manifestare contro il G8, ovvio che dispiace a lorsignori.

Recentemente lei è passato alla cronaca per una commovente preghiera laica per i migranti morti nel Mediterraneo. La Fortezza di Schengen miete vittime su vittime. Come risolvere la questione delle migliaia di rifugiati in fuga da guerre e carestie?
I profughi non sono mendicanti, non vengono a chiedere la carità. Dispongono di denaro che potrebbero spendere da noi, ma noi li costringiamo a darlo ai contrabbandieri di viaggiatori, rendendo il corpo umano la merce più redditizia da trafficare. Un semplice ragionamento di interesse imposterebbe le partenze direttamente alla fonte. Erano più pratici gli inglesi che tra le due guerre permettevano immigrazione in Palestina a Ebrei forniti di denaro. Invece il proibizionismo praticato dall'Europa non ha nessun effetto deterrente, non scoraggia nessun viaggiatore e rinuncia a presenze autofinanziate.

Da Treviso a Casale San Nicola, da noi aumentano gli episodi di razzismo, alimentando così la guerra tra poveri…
Da qualche parte del nostro Paese si è disposti a accogliere e subire qualunque prepotenza pubblica, ma non l'accoglienza di chi è più debole, in condizione di inferiorità. Prendersela coi più deboli si chiama ovunque con un solo nome: vigliaccheria.

Con l’ascesa della Lega di Matteo Salvini rischiamo una svolta lepenista del Paese?
In Italia la destra esiste: finita Forza Italia, cerca altra rappresentanza. La Lega che si allea con i nuovi fascisti per avere un po’ di gente in una piazza romana, è per ora un ripiego in attesa di una ricostituente della destra.

E il M5S è un argine all’avanzata dell’estrema destra o è una forza reazionaria?
Il Movimento 5 stelle è appunto un movimento e in questa esperienza parlamentare si sta fornendo di nuovi portavoce. Lo considero almeno uno scongiuro contro una deriva populista di destra, un anticorpo che ci risparmia il consenso accumulato da un Front National francese.

Ora è sotto processo per aver dichiarato la “Tav va sabotata”. In Italia c’è ancora il diritto al dissenso così come recita la nostra Carta?
A fianco dell'articolo 21 della Costituzione, garante della più generosa libertà di espressione, sussiste un articolo del codice penale fascista del 1930 che prevede il reato di istigazione. In questa configurazione di reato, l'accusa non deve nemmeno dimostrare chi sia stato istigato e a commettere cosa. Le basta affermare che in situazione di conflitto sociale la parola è intervenuta a costituire pericolo. Il reato non si basa sul fatto compiuto e dimostrato, ma sulla ipotesi di pericolo. È perciò perfettamente autoritario, repressivo e lesivo della libertà di espressione. È la prima volta che viene applicato a uno scrittore per le sue convinzioni pubbliche. Sarei presente in quell'aula anche se non fossi imputato io ma un'altra persona, perché da cittadino mi riguarda sapere se l'articolo 21 della Costituzione sia ancora prevalente sul codice fascista oppure no.

Finora abbiamo parlato di Syriza, Podemos e del vento che soffia in Europa… la sinistra italiana invece è moribonda. Come potrebbe ripartire?
Non lo so, sicuramente non dall'alto con qualche mescolamento di parlamentari. Con le nuove leve della comunicazione si possono formare movimenti in poco tempo. Da noi ne sta sicuramente fermentando qualcuno.

A settembre ci sarà una nuova costituente a sinistra del Pd lanciata da Sel a cui parteciperanno anche Pippo Civati e Sergio Cofferati. Non è interessato ad un progetto simile?
Ripeto, non credo a raggruppamenti promossi da vertici e da personalità politiche già messe alla prova dei fatti.

E la coalizione sociale di Landini? Potrebbe essere lui l’uomo del cambiamento?
Deve venire dal basso un movimento indipendente da qualunque dirigente in servizio. A questo movimento uno come Landini potrebbe fornire dall'esterno autorità e sostegno.

Passiamo all’attività del governo. Trova analogie tra il berlusconismo e il renzismo?
Non riconosco a Renzi un renzismo, una capacità di infezione civica. Per ora è un capo di governo fortunato che gode di una maggioranza variabile ma sicura, dovuta al terrore di Forza Italia di elezioni anticipate che abbrevierebbero di molto la sua scomparsa.

Non lo spaventa il “decisionismo” e l’autoritarismo di Renzi. Non crede incarni il modello Marchionne dove non esistono corpi intermedi e relazioni con parti sociali?
L'ascolto di piazze e movimenti non è una caratteristica della politica italiana che ne ha tenuto conto solo se messa di fronte a una prova di forza e di compattezza. Renzi non è diverso da Letta e da Monti, tanto per restare nella categoria dei governi inventati da Napolitano.

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