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Così brucia la protesta

Che senso ha incenerire la giusta lotta per il diritto al cibo con una raffica di molotov? Come si possono contrastare la povertà e la fame nel mondo, se si danneggiano negozi, se si incendiario le auto di cittadini incolpevoli, se si mette in campo solo una anarchica voglia di distruzione? Cosa significa manifestare indossando una maschera antigas? Ha ragione il sindaco di Milano, Pisapia, a definire imbecilli questi travestiti di nero che si divertono a fare i cattivi. A volto coperto. Tuttavia non basta qualche aggettivo per catalogare dei comportamenti sconsiderati. Perché chi agisce ricorrendo ad una violenza fine a se stessa, distrugge in primo luogo la politica, il diritto di manifestare pacificamente, mette in un angolo i movimenti che vogliono esprimere - anche in piazza un'altra visione del mondo.
Norma Rangeri, Il Manifesto
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Corriere della Sera
09 04 2015

Spari in un’aula di Palazzo di Giustizia di Milano. A sparare in tribunale sarebbe stato Claudio Giardiello, imputato per bancarotta fraudolenta.

Secondo quanto raccontano gli avvocati presenti in aula, l’uomo ha sparato dopo che il suo difensore ha rinunciato al mandato.

Ha sparato contro un testimone e poi contro altri due uomini seduti nelle panche riservate al pubblico. Ci sarebbero almeno due morti. L’uomo sarebbe in fuga, ma ancora all’interno del palazzo di Giustizia milanese.


Expo: Milano non è una città per disabili

  • Giovedì, 02 Aprile 2015 08:47 ,
  • Pubblicato in Flash news

la Repubblica
02 04 2015

La Milano dell'Expo è pronta ad accogliere i turisti disabili che arriveranno per l'esposizione e, con ogni probabilità, vorranno anche farsi un giro in centro e visitare i principali luoghi d'interesse della città?

Per capirlo abbiamo trascorso una giornata in giro per Milano assieme a Sonia Veres, affetta da Sma, Atrofia Muscolare Spinale.

Ecco allora che la centralissima San Babila non ha gli scivoli sui marciapiedi e le boutique di Montenapoleone sono quasi inaccessibili per chi è in carrozzina, soprattutto se non si ha un accompagnatore.

Per poter prendere un treno bisogna prenotare con almeno 12 ore d'anticipo. Anche se, proprio per l'Expo, per raggiungere la stazione di Rho Fiera basterà prenotare un'ora prima.

Chi vorrà invece raggiungere in treno le altre località, come ad esempio Como, dovrà pensarci con largo anticipo.

Video di Tiziano Scolari e Alberto Marzocchi

Milano, mille euro a notte per le prostitute minorenni

  • Venerdì, 02 Gennaio 2015 09:24 ,
  • Pubblicato in Flash news
Corriere della Sera
02 01 2015

Anno nuovo, vita vecchia: almeno per una certa Milano notturna d'alta gamma solo economica, disposta a pagare dai 500 ai 1.000 euro a un procacciatore di ragazze senza badare al fatto che tra tante ventenni ci fossero anche delle minorenni. ...

Corriere della Sera
28 12 2014

Salgono a fine giornata e scendono all’alba. Le coperte e i sogni appesi al sedile. Un conducente: «Fossero tutti barboni i viaggiatori notturni. Non disturbano mai»

di Andrea Galli

Le retrovie di Milano siedono nei primi posti della 90 e della 91, guardano ostinatamente in avanti come condannati ormai arresi o cavalli in corsa; però certe volte si girano di scatto al finestrino: succede alle fermate, a ogni fermata per il semplice fatto che prima o poi sarà l’ultima, per forza di cose l’autista dell’Atm annuncerà che il viaggio è finito e bisognerà ricominciare daccapo. La pensilina, i minuti, le mezzore, un nuovo bus, la ricerca di un seggiolino libero, si spera il caldo alla giusta temperatura, si spera l’assenza di ubriachi che vogliono menar le mani e di travestiti che usano le sbarre per reggersi durante la marcia come i pali della lap-dance, ballandoci intorno e spogliandosi, il pubblico deliziato e affamato.

La 90 e la 91 eternamente percorrono la circonvallazione e sono state archiviate quali linee di un’altra città, questa irregolare, squallida, esclusivamente straniera, marcia e dolorosa; eppure nel lento incedere lungo viali e attraverso piazzali, ospitando migranti che vanno e vengono da un posto di lavoro e si portano dietro gli odori del fritto come due flaconi di Vetril per gli uffici da pulire, a una certa ora della notte la 90 e la 91 raccontano sì un’altra Milano. Ma popolata d’italiani. Giovani, donne, vecchi. Dalle 23 questi bus sono pieni d’italiani. Italiani senza casa, senza famiglia per scelta propria o altrui; senza lavoro; con l’orgoglio o la paura di non abbandonarsi all’aiuto dei dormitori; e con la consapevolezza che anche il più spietato dei controllori, forse, risparmierà l’accanimento contro un povero cristo accasciato su se stesso. Barboni. Clochard. Senzatetto. Chiamateli come volete, per loro non fa differenza.

Ne contiamo sette su un bus e in contemporanea quattro su quello della direzione opposta, nella notte tra Santo Stefano e ieri. Ma è un numero variabile. In altre notti, tra metà novembre e Natale, il numero è salito sensibilmente; in una circostanza il fotografo Paolo Gerace, che li ha ritratti, ne ha contati ventidue tutt’insieme. Sono riconoscibili: dormono come bimbi, sembrano reduci da traversate. Eppoi basta guardare i dettagli. Le scarpe eleganti che spuntano da una giacca da neve con il piumino pieno di tagli su braccia e petto; un berretto di lana della squadra calcistica Torino e sotto uno spolverino di rara raffinatezza; una camicia con delle iniziali U.T. impresse nel disordine sulla pancia di un uomo, il lembo di una maglietta, la camicia stessa, un golfino, un gilet verde, una sciarpa da donna.

È difficile, avvicinare le retrovie. Si muovono spesso in solitaria, rare le coppie per tacere dei gruppi. Non concedono punti di riferimento, se scendono e si avviano verso una direzione è un involontario esercizio di depistaggio; camminano per combattere il freddo, picchiano i piedi sull’asfalto, aprono le mani come se arpionassero una di quelle palline usate per allontanare lo stress. Con un signore che avrà cinquant’anni, incontrato all’altezza di via Scalvini, ci proviamo quattro volte fin quando su viale Murillo ci manda a quel paese e cambia di posto brontolando. Dietro al suo seggiolino c’è un ragazzo, un sorriso mezzo ghigno e mezza paresi, aiutante di un meccanico a Cesano Boscone, che giura di conoscerlo e saper tutto. Dice che è un professore di liceo che viveva coi genitori, son stati sfrattati, ha trovato una stanza in affitto a Lambrate per i suoi vecchi e siccome in quella casa il posto è piccolo, la notte sta a spasso e il mattino rientra per riposare e mettersi lui sul letto.

Verso il Lorenteggio sale una donna con due borse, una di un negozio di profumi di via Torino e l’altra di un supermercato Carrefour. Da una borsa estrae una radiolina blu, l’apparecchio avrà una ventina d’anni. L’accende, l’accosta all’orecchio mentre si appoggia al finestrino. Sul pavimento del bus ci sono chiazze di vomito nero, fino a pochi minuti fa leccate da un cane bastardino al fianco d’un signore con la barba di una strana composizione, raggi di grigio intenso e cespugli color ruggine.

Ci dice un autista dell’Atm, e davvero ne abbiano visti di pazienti, perfino materni, che fossero tutti barboni i viaggiatori notturni di questi bus... Ma subito teme d’esser stato frainteso e spiega che intendeva dire questo: loro non disturbano, quand’è il momento glielo comunichi e non protestano. Prendono atto. Se ne vanno. In fondo, ci dice l’autista stavolta convinto d’essere chiaro, forse per darsi un tono, forse per scaramanzia, in fondo basta così poco per andar giù e attendere il prossimo passaggio, se mai ne ce ne sarà uno.

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