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La maestra di bel canto nei palazzi della malavita

La maestra si chiama Elsa Ricciardello. Ha 84 anni. Vive su una sedia a rotelle. Nata a Catania, ha insegnato canto fin da ragazza. Non a scuola ma privatamente. L'allieva si chiama Elizabeth. Ha 5o anni. Siamo a Quarto Oggiaro, nei palazzoni popolari incombenti di via Longarone, dove sembra che la sera venga giù prima.
Andrea Galli, Corriere della Sera ...

Milano, nazisti in arrivo per il raduno rock

  • Giovedì, 27 Novembre 2014 13:42 ,
  • Pubblicato in L'ESPRESSO

l'Espresso
27 11 2014

Ci risiamo. Milano capitale del raduno nazi-rock. Le indicazioni sono rigorosamente top secret, ma sabato 29 novembre arriveranno in città un migliaio di teste rasate provenienti da tutta Europa. Da capitale della resistenza durante il ventennio fascista a capitale dell’ultra destra.

L’evento si chiama “Hammerfest 2014” e l’anno scorso a giugno tra i capannoni della periferia di Rogoredo aveva acceso le polemiche. Copione rispettato anche per la nuova edizione con il sindaco Giuliano Pisapia che parla di «sfregio ai valori della Costituzione» e le associazioni come Anpi, Libertà e Giustizia e osservatorio democratico sulle nuove destre sulle barricate per bloccare il meeting.

Lo scenario è quello della galassia nera: svastiche, saluti nazisti e slogan razzisti. Odio impastato da antiebraismo e slogan fascisti per cementare l’ avversione contro le comunità di migranti, di Rom e Sinti, più in generale tutto quello che rappresenta il diverso.

Violenti battesimi del sangue per i nuovi adepti sottoposti a pestaggi e costretti a lottare contro cani da combattimento. E poi fiumi di birra e musica ad altissimo volume come colonna sonora della supremazia ariana.

In programma un concerto di band neonaziste fatte arrivare dai fratelli della Skinhouse di Bollate. Per capire di che cosa si tratta, gli Hammerskin sono un’organizzazione internazionale nata negli Usa una trentina di anni fa da una costola del Ku Klux Klan.

Il pensiero Hammerskin sta tutto nella frase attribuita all’americano David Lane: «Dobbiamo assicurare l’esistenza del nostro popolo e un futuro per i bambini bianchi». Puro stile «White Power».

Il referente politico degli organizzatori del raduno sarà anche quest’anno Lealtà e Azione, l’associazione culturale che rappresenta la facciata «istituzionale» degli skinhead milanesi.

Nei giorni scorsi una delegazione ha partecipato ad Atene a una manifestazione insieme ai neonazisti greci di Alba dorata. Presenti anche loro per la kermesse lombarda.

IL FÜHRER NEI TESTI

I loro riferimenti ideologici e politici sono espliciti nei testi che canteranno a squarciagola all’Hammerfest.

Star della serata la band “Lunikoff”, dalla storia emblematica. In origine erano i “Endlösung” («Soluzione finale») ed era formata da elementi provenienti dal gruppo “Ariogermanische Kampfgemeinschaft” (associazione di combattimento ariogermanica). Poi hanno preso il nome di Landser, gruppo disciolto nel 2003 perché giudicato in Germania «un’associazione criminale» per l’ incitamento all’odio razziale.

Fino al «complotto Lunikoff» nel cui logo compare una “L” con una spada, le famigerate insegne della divisione di cavalleria SS Lützow, formata da Himmler negli ultimi mesi di guerra nel 1945. I nemici giurati nella loro musica sono i neri, i turchi, gli ebrei, gli omosessuali.

I “Vérszerzodé” sono invece una band ungherese appartenente al circuito «R.a.c» (Rock against communism) e di Blood and Honour, rete di promozione della musica nazi e gruppo politico fondato nel Regno Unito negli anni ottanta.

Il nome, letteralmente «Giuramento di sangue», allude al patto stipulato, secondo la mitologia nazionalsocialista, dalle prime sette tribù fondatrici dell’identità magiara.

Il ritornello di una loro canzone recita «Ein Volk, ein Reich, ein Führer» ovvero il motto hitleriano «Un popolo, un impero, una guida. Ospiti fissi negli appuntamenti più importanti delle camicie nere in Europa, da Budapest ad Atene.

In Svizzera è stato negato loro per ben due volte l’ingresso, come banda xenofoba, mentre in Slovacchia i membri sono stati arrestati. A completare l’esibizione i “Kommando skin” di Stoccarda, impegnati nella lotta contro l’immigrazione e la religione ebraico-cristiana.

QUALCUNO LI FERMI

I primi a chiedere di impedire il raduno sono stati quelli dell'Osservatorio democratico sulle nuove destre.

«Lo scandalo è palese - ragiona amaramente Saverio Ferrari - a Milano e in tutta la Lombardia si può fare mentre in altri paesi vengono prese misure più drastiche. L’escamotage è semplice: gli organizzatori si rivolgono in Questura e gli viene garantita la protezione del luogo. Sono stati legittimati con una sospensione di fatto della legge Mancino rispetto ad episodi evidenti di apologia e istigazione all’odio razziale, etnico e religioso quali sono questi raduni. Per questo motivo a dicembre ci saranno altri avvenimenti simili, si è sfondato un muro».

Il motivo ufficiale delle mani legate è la forma privata degli incontri. Discoteche, capannoni affittati ad hoc per una serata con le insegne più lugubri.

Anche Palazzo Marino ha chiesto alla Questura di vigilare sull’evento a rischio. Mentre il sindaco Giuliano Pisapia attacca: «Si annuncia nella città metropolitana un raduno europeo vilmente mascherato da "raduno rock". È inaccettabile, oltre che vietata dalla legge, qualsiasi iniziativa di promozione e propaganda di razzismo e omofobia. Stiamo facendo le dovute verifiche e già abbiamo già posto la questione a tutti i livelli, anche istituzionali, che si aggiungono agli appelli dell’Anpi, dei partiti e di altre associazioni per impedire un ulteriore sfregio ai valori della Costituzione e ai princìpi base di ogni democrazia».

Proteste e mobilitazioni (anche online con l’appello “Impediamo il raduno nazista” ha raccolto 4.600 firme) non hanno però fermato l’evento. Bande musicali in camicia nera canteranno inni razzisti e slogan truci ai più crudeli torturatori della storia del Novecento.

Michele Sasso

Osservatorio Repressione
18 11 2014

A Milano continuano gli sgomberi. Da questa mattina dalle 6.30 è in atto lo sgombero del centro sociale ‘Corvaccio squat‘ e dello spazio ‘Rosa Nera’, di via Ravenna, in zona Corvetto. Gli sgomberi proseguono anche in altri palazzi del quartiere (via comazzo).

All’arrivo dei poliziotti in tenuta antisommossa, alcuni occupanti sono saliti sul tetto della palazzina.

L’ intervento delle forze dell’ordine è ancora una volta senza mezze misure, con lancio di lacrimogeni e arresti.

Un centinaio di attivisti dei centri sociali si sono radunati all’esterno dei due stabili e stanno resistendo allo sgombero.

(seguiranno aggiornamenti)

diretta da Radio Onda d’Urto

Aggiornamento ore 11.20: la polizia impedisce al corteo di raggiungere il cs Corvaccio, dove resistono da diverse ore tre compagni saliti sul tetto. “200 sgomberi, 200 barricate fuori dai quartieri” lo striscione che apre il corteo. 

Aggiornamento ore 10.15: gli attivisti si stanno spostando in corteo verso il mercato rionale. Il cs Rosa Nera è stato sgomberato, restano invece sul tetto del Corvaccio alcuni compagni che resistono allo agombero. 

Aggiornamento ore 10.00: prosegue la resistenza degli occupanti e dei solidali che hanno raggiunto il quartiere Corvetto. La celere ha impedito fisicamente agli studenti dell’ itsos di uscire in piazza x solidarizzare; in corso un corteo interno alla scuola.

Aggiornamento ore 9.12: Cariche e lancio di lacrimogeni in via Ravenna e in via Pomposa nel quartiere Corvetto. La polizia lancia lacrimogeni all’interno di un mercato rionale in mezzo alla gente terrorizzata; ci sarebbero tre fermi anche se la notizia, al momento, non è stata confermata. Resistono invece sul tetto alcuni occupanti del Corvaccio. Gli studenti della scuola Itsos stanno uscendo dalle classi per una mobilitazione spontanea di solidarietà con gli sgomberi. Nuovi sgomberi questa mattina a Milano, questa volta in zona Corvetto. In questi istanti è in corso lo sgombero degli spazi occupati “Corvaccio” e “Rosa Nera“. La polizia ha assaltato i luoghi sparando lacrimogeni dentro le abitazioni degli spazi sociali. Alcuni degli occupanti sono saliti sui tetti mentre fuori si sta formando un presidio numeroso di solidali.

Lo sgombero effettuato con lanci di lacrimogeni fin dentro le abitazioni dei 2 spazi sociali questa mattina, sta continuando con lo sfratto di alcuni appartamenti delle case popolari di via Comacchio. 

Si tratta della guerra alle occupazioni a scopo abitativo dichiarata ormai una decina di giorni fa dal sindaco Pisapia. Ieri, lunedì 17 novembre, nuovo attacco poliziesco alle occupazioni delle case popolari nel quartiere del Giambellino ( Qui la cronaca ). Per questa mattina è previsto il processo per direttissima dei due compagni fermati.

Videogame, piccole giocatrici crescono

  • Venerdì, 14 Novembre 2014 09:37 ,
  • Pubblicato in Flash news

Corriere della Sera
14 11 2014

Saranno almeno in duecento. Tutti tra i 12 e i 16 anni, rigorosamente in fila, esagitati, eccitati. Lo sfondo è quello della Games Week di Milano per l'anteprima dell'ultimo Cali of Duty, titolo in testa alla classifiche dei videogame più venduti.

In mezzo all'orda ci sono Chiara e Fabiola. Sono le uniche ragazze. Mosche bianche in un mondo fatto di nerd maschi. "Anche a noi piace giocare", mormorano timide.

Donne e videogiochi, per anni il binomio non ha funzionato. Quelle che possedevano il Game Boy o il pc erano davvero poche. "Ma le cose stanno cambiando", avvertono gli addetti ai lavori. Davanti e dietro lo schermo. ...

la Repubblica
13 11 2014

Diventa un caso la circolare di don Rota che chiedeva di indagare su come sia affrontato nelle classi il tema dell'omosessualità. La Diocesi ambrosiana: "Era soltanto un'indagine informale"

Milano, la Curia ai professori di religione: "Segnalateci tutte le scuole pro omosessuali"Una richiesta scritta ai 6.102 insegnanti di religione della Diocesi ambrosiana per avere la segnalazione dei colleghi e dei progetti che nella loro scuola trattano con gli alunni temi legati all’omosessualità e all’identità di genere. La lettera, riservata, è stata messa online sul portale a cui accedono solo i prof di religione con una password. E appena in Curia è arrivata la notizia che il contenuto della missiva stava per diventare pubblico, come d’incanto la lettera è sparita. Con la precisazione che si trattava solo di «un’indagine informale». Alcuni docenti di religione però l’avevano già stampata e si erano interrogati sul suo significato, prima di girarla a Repubblica.

«Cari colleghi — si legge nella lettera scritta dal responsabile di settore della Diocesi, don Gian Battista Rota — come sapete in tempi recenti gli alunni di alcune scuole italiane sono stati destinatari di una vasta campagna tesa a delegittimare la differenza sessuale affermando un’idea di libertà che abilita a scegliere indifferentemente il proprio genere e il proprio orientamento sessuale». Una lettera che pare dunque pensata per mettere in piedi un sistema di contromisure che “proteggano” gli ignari studenti dalla “campagna” di indottrinamento e dal confronto con i temi “sensibili” per la chiesa cattolica. «Per valutare in modo più preciso la situazione e l’effettiva diffusione dell’ideologia del “gender” - scrive la Curia - vorremmo avere una percezione più precisa del numero delle scuole coinvolte, sia di quelle in cui sono state effettivamente attuate iniziative in questo senso, sia di quelle in cui sono state solo proposte».

Detto ciò, la richiesta è chiara: «Per questo chiederemmo a tutti i docenti nelle cui scuole si è discusso di progetti di questo argomento di riportarne il nome nella seguente tabella, se possibile entro la fine della settimana». La Curia conferma quella che definisce «indagine informale mirata a conoscere i progetti scolastici relativi al tema della differenza di genere».Sempre don Rota, responsabile del servizio per l’Insegnamento religione cattolica, cerca di mettere un freno alle polemiche e innesta la retromarcia rispetto alla lettera che esprimeva preoccupazione di fronte alla «campagna per delegittimare la differenza sessuale»: «L’iniziativa è contestualizzata nell’ambito della formazione in servizio dei docenti. La richiesta di informazioni nasce dalla preoccupazione che gli eventuali discorsi su temi così delicati e all’ordine del giorno del dibattito pubblico, vengano sempre affrontati dagli insegnanti di religione con competenza e rispetto delle posizioni di tutti».

Appena il testo della lettera ha cominciato a girare, c’è stato chi fra i prof di religione ha deciso di ritirarsi dall’insegnamento e chi invece ha girato il documento alle associazioni Lgbt. «È incredibile che una Diocesi di una città moderna come Milano chieda agli insegnanti di religione di segnalare le scuole in cui si parla di identità e orientamento sessuale - commenta Maria Silvia Fiengo, editrice ed esponente del Movimento famiglie Arcobaleno - I prof dovrebbero trasformarsi in “spioni” per conto di Dio (o di chi per lui) sul lavoro dei colleghi, dipendenti dello Stato. Non si capisce sulla base di quale investitura la Chiesa metta il naso in iniziative culturali proposte dalle scuole su temi di attualità e interesse anche per i ragazzi».

Zita Dazzi

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