"La nuova geografia del lavoro". Il tema è di grande attualità perché la mobilità del lavoro è in clamorosa accelerazione e gli italiani non fanno eccezione.
Dario Di Vico, Il Corriere della Sera ...

Sono pochi, pochissimi, i bambini italiani che vanno a scuola da soli, senza essere accompagnati dai genitori. E il loro numero continua a diminuire. Secondo i dati del Consiglio nazionale delle ricerche sono appena il 16 per cento dei piccoli che frequentano le scuole elementari. Il 70 per cento, invece, viene portato in auto.
Corrado Zunino, la Repubblica ...

Giorgio Salvetti, Il Manifesto
4 maggio 2014

L'Italia è un paese molto disuguale a più livelli. E' questo il quadro tracciato dalla sociologa Chiara Saraceno dopo l'ennesima conferma arrivata dai dati del Censis. E' sempre più chiaro: la crisi non colpisce tutti allo stesso modo ma si abbatte con maggiore forza sui più deboli...

L'Italia è un paese molto disuguale a più livelli. E' questo il quadro tracciato dalla sociologa Chiara Saraceno dopo l'ennesima conferma arrivata dai dati del Censis. E' sempre più chiaro: la crisi non colpisce tutti allo stesso modo ma si abbatte con maggiore forza sui più deboli. ...

Repubblica.it
13 03 2013

Secondo una ricerca dell'Istc-Cnr promossa dal Policy Studies Institute di Londra, che ha coinvolto Italia, Inghilterra e altri 15 Paesi, l'autonomia di spostamento tra i 7 e i 14 anni si è ridotta negli ultimi anni rispetto a quella dei coetanei stranieri, con ricadute negative sia sul benessere che sullo sviluppo psico-fisico

Vanno a scuola accompagnati da un adulto, più con l'automobile che con i mezzi pubblici. I bambini italiani, secondo uno studio del Consiglio nazionale delle ricerche (Istc - Cnr) di Roma (autori Alfredo Alietti, Daniela Renzi, Monica Vercesi e Antonella Prisco), sono sempre più sedentari e questo stile di vita danneggia in modo impercettibile ma progressivo le loro condizioni psicofisiche.

Condotta dal laboratorio di psicologia della partecipazione infantile dell'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr, unico partner italiano,  l'indagine internazionale "Children's Independent Mobility - La mobilità autonoma come aspetto critico dello sviluppo dei bambini e della qualità della vita" è stata promossa dal Policy Studies Institute (Psi) di Londra in 18 Paesi del mondo e i risultati raccolti consentono di fare un primo confronto tra Italia, Regno Unito e Germania sul fenomeno della mobilità infantile. I dati della ricerca italiana sono pubblicati sul sito: www.lacittadeibambini.org.

"E' uno degli aspetti che ha maggiormente risentito della grande trasformazione dell'ambiente urbano, con ricadute negative sul benessere e sullo sviluppo psico-fisico dei soggetti protagonisti. L'autonomia di spostamento dei bambini italiani nell'andare a scuola si è ridotta dall'11% nel 2002 al 7% nel 2010, mentre quella dei piccoli inglesi è al 41% e quella dei tedeschi al 40%", spiega Antonella Prisco, ricercatrice dell'Istc-Cnr."Per quanto riguarda il tragitto di ritorno  -  continua - soltanto l'8% dei bambini italiani lo compie da solo, a fronte del 25% dei coetanei inglesi e del 76% dei tedeschi. E il divario di autonomia con gli altri paesi sul percorso casa-scuola rimane ampio anche per i ragazzi delle medie inferiori: il 34% degli italiani, contro il 68% dei tedeschi e il 78% degli inglesi".

In Italia risulta estremamente basso anche l'uso del mezzo pubblico. "Mentre per i bambini non ci sono differenze tra Italia e Inghilterra (siamo al 3% per entrambi i Paesi) in Germania la percentuale sale all'8", aggiunge Daniela Renzi, ricercatrice dell'Istc-Cnr. "Maggiori differenze  -  continua - si hanno invece per la scuola secondaria, dove l'Italia resta ferma al 3%, l'Inghilterra passa al 25% e la Germania arriva addirittura al 64%: probabilmente ciò è dovuto all'efficienza dei servizi pubblici, ma forse anche alla maggiore fiducia dei genitori". I maschi italiani, infine, risultano più autonomi delle femmine, indipendentemente dall'età.

Per giungere a queste conclusioni sono stati somministrati a bambini, ragazzi e genitori due questionari, uno per quelli dai 7 ai 14 anni e l'altro per gli adulti, per un campione totale di circa 800 soggetti residenti in centri urbani molto diversi tra loro: Roma, Bari, Guidonia Montecelio (Roma), Desio e Misinto (Monza-Brianza). La scelta delle 5 aree di indagine è avvenuta sulla base delle indicazioni fornite dal gruppo di ricerca del Psi di Londra, in base ai parametri della dimensione demografica e alle caratteristiche territoriali (collocazione geografica, caratteristiche urbanistiche ed economiche). Dai dati è emerso, in particolare, che la mobilità autonoma dei bambini aumenta con l'età con un significativo incremento in corrispondenza del passaggio dalla scuola primaria alla secondaria (11 anni), e che bambini e ragazzi tendono a sovrastimare la propria autonomia mentre i genitori a sottostimarla. Il permesso di utilizzare i mezzi pubblici e quello di uscire con il buio, sebbene aumentino con l'età, risultano comunque più bassi rispetto agli altri permessi.

Il mezzo prevalente per accompagnare i figli a scuola è l'auto (la percentuale è minore per la scuola secondaria) ma con il passare del tempo aumenta anche il numero dei bambini che tornano a casa a piedi. I più piccoli vorrebbero andare a scuola con altri mezzi, alcuni scelgono la bicicletta, i più grandi aggiungono il motorino. I bambini e i ragazzi sono prevalentemente accompagnati a scuola da un adulto, pur con tutte le differenze legate all'età.

Altro fattore determinante è la distanza casa-scuola: maggiore è la distanza, minore è l'autonomia. Generalmente, i bambini della primaria abitano più lontano da scuola rispetto agli altri. La scelta di una scuola lontana è determinata dalla vicinanza con l'abitazione dei nonni, che sono una risorsa fondamentale per l'accompagnamento dei bambini al mattino.

Per quanto riguarda le attività extrascolastiche, nella maggior parte dei casi I bambini le svolgono accompagnati dai genitori. Riguardo alla percezione di sicurezza, i bambini considerano il proprio luogo di residenza uno spazio "non rischioso" e le loro paure sono prevalentemente sociali e relative ad adulti malintenzionati; non si sentono invece minacciati dal traffico.

In genere, i maschi hanno più autonomia negli spostamenti rispetto alle loro coetanee in quasi tutte le fasce di età; intorno ai 13-14 anni si riducono percentualmente le differenze di genere. La classe sociale di appartenenza non è decisiva nell'orientamento delle decisioni riguardo ai permessi, mentre sembra esserlo il luogo di residenza.

In conclusione, il confronto tra le esperienze dei genitori e quelle dei figli evidenzia un cambiamento per certi versi epocale. Quasi tutti i genitori all'età dei propri figli si recava a scuola a piedi, facendo lo stesso percorso dei figli. Inoltre i genitori erano più autonomi, indipendentemente dall'età e dalla distanza dalla scuola.

Il laboratorio Istc-Cnr promuove da anni ai bambini delle scuole primarie l'iniziativa "A scuola ci andiamo da soli", all'interno del progetto internazionale "La città dei bambini"."La possibilità di muoversi in autonomia da parte dei bambini - conclude Prisco  -  permette l'esperienza fondamentale del gioco, aiuta a prevenire sovrappeso e obesità e ad acquisire maggiore sicurezza, autostima e capacità di interagire, rafforza i legami con le persone che abitano nel proprio quartiere e sviluppa un senso di identità e responsabilità, riducendo i sentimenti di solitudine durante l'adolescenza".

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