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Si vestono come a quindici anni anche se l'adolescenza l'hanno superata da un pezzo. In America le chiamano "Principesse Pan". Vent'anni dopo la sindrome di Peter Pan che colpiva gli uomini reticenti a crescere, tocca alle donne rifiutarsi di diventare adulte.  ...
C'è qualcosa nell'aria, qui a New York. E una e due e tre, ecco che c'è: le modelle non sono più ragazzine. ...
Tragedie degli anni di Pol Pot a parte, la Cambogia è un Paese ai margini del circuito della grande informazione. La globalizzazione, però, è arrivata anche lì e, ieri, è diventata questione politica. Drammaticamente politica. ...

Il Fatto Quotidiano
30 10 2013

Nel 2012 le ragazze del team di Verily scrivevano: “Stiamo lavorando duramente per il nostro grande sogno. Creare una rivista che offra un’alternativa autentica e positiva alle donne. Ci auguriamo un giorno di essere esposti di fianco a Cosmopolitan, Glamour e Lucky“.

Oggi questa aspirazione è diventata realtà. Verily è il primo magazine americano femminile completamente “photoshop free”.

È giunto al suo terzo numero e si trova sugli scaffali delle librerie Barnes&Noble, vicino alle più famose riviste patinate e ritoccate.

Verily ha tutto quello che ci si aspetta da una rivista femminile: servizi di moda, articoli giornalistici, approfondimento culturale. Ma non pubblica mai foto modificate a computer.

“Le caratteristiche uniche delle donne, siano le zampe di gallina, le lentiggini o un fisico non duro-come-una-roccia, sono elementi che contribuiscono alla bellezza femminile - spiega la giovane direttrice Kara Eschbach - e dovrebbero essere celebrati, non modificati o rimossi”. Verily si rivolge a donne tra i 18 e i 35 anni. Ed è fatto un team di sei ragazze sotto i trent’anni. Tutte professioniste, con esperienze nel mondo dell’editoria e della moda. Il risultato è una rivista che chiede a chiunque abbia voglia di mostrare la propria bellezza genuina di posare come modella per i servizi della sezione ‘Style’.

Nel numero appena uscito (novembre-dicembre 2013) la sezione ‘Runway-to-realway‘ mostra look da passerella ricreati con capi di marchi comuni e low cost.

“Nonostante le donne oggi siano più istruite, influenti, benestanti che mai, la narrativa che rappresenta il mondo femminile – a cosa dovremmo assomigliare, come e con chi dovremmo uscire, come arrivare al successo, cosa dovrebbe renderci felici – suona ancora come vuota – spiegano le autrici – Verily vuole aprire un nuovo dibattito – per coloro che vogliono un punto di vista fresco sulla vita, un messaggio onesto che racconti esperienze reali, che sia edificante, positivo e genuino”.

Naturalmente Verily non è l’unica rivista che propone un modello femminile alternativo. Nel 2012 in Inghilterra è nato SLink, magazine dedicato alle modelle curvy. Nel giugno 2011 Vogue Italia diede alle stampe una copertina memorabile: ritraeva tre sensuali modelle con il titolo: “Belle vere” . Ma la tentazione al ritocco è sempre in agguato. E talvolta il mouse può sfuggire di mano. L’ultima vittima: il volto della bellissima Kate Winslet, piallato, illuminato e irriconoscibile sulla copertina dell’ultimo numero di Vogue. Come ha scritto la giornalista Emma Brockes su The Guardian: “Il grottesco può essere bello, ma non in questo caso”.

Giulia Laura Ferrari

Stop alle baby modelle. Qual è l'età per sfilare?

Il Corriere della Sera
24 10 2013

Come farà la moda senza le baby model? Tanto più oggi che la giovinezza continua ad essere considerata il vero valore della bellezza. Gli addetti ai lavori lo sanno bene, se le modelle mandate in passerella che hanno meno di 16 anni sono eccezioni, per le foto delle pubblicità sono quasi una regola. Soprattutto quando si tratta di prodotti di bellezza (hai voglia poi noi donne normali a confrontarci con le rughe).

La deregulation riguardava soprattutto gli Stati Uniti dove il ricorso a modelle giovanissime era diventato una tendenza. “Per la legge italiana far lavorare ragazze e ragazzi sotto i 16 anni è considerato sfruttamento di minore e si può fare solo con quando il genitore sia consenziente”, spiega Valter Donnini responsabile della divisione donna di Fashion Model Management dove lavora da ben 30 anni (di cui 11 come responsabile divisione donna).

Oggi 23 ottobre la notizia: New York dice basta alle baby modelle detta nuove regole. Una nuova legge firmata dal governatore Andrew Cuomo limiterà l’uso di teen-ager sulle passerelle della New York Fashion Week definendole legalmente come «child actors» e assoggettandole agli stessi limiti di orari e alle stesse condizioni di lavoro dei ragazzini impiegati nell’industria dello spettacolo.

«Sarà una vera e propria novità: vedremo finalmente sfilare donne adulte», ha commentato Susan Scafidi della Fordham University Law School che si è battuta con il gruppo Model Alliance (fondato da Sara Ziff, un ex modella seguita ai tempi da Donnini) a tutela delle giovanissime esposte alle scintillanti luci della settimana della moda.

Secondo la Scafidi le nuove regole dovrebbero incoraggiare gli stilisti a preferire ragazze maggiorenni per le sfilate. Tra le tante restrizioni imposte dalla legge c’è per esempio quella che ogni modella under 18 abbia un accompagnatore e in alcuni casi un «tutor» che la assista nel lavoro scolastico. Chi trasgredisce le regole va incontro a multe di mille dollari per la prima violazione che si moltiplicano per tre alla terza: dopo di che il designer perde il privilegio di assumere le baby-Naomi.

«È tutto un fatto di immagine: nessuno vuole essere etichettato come quello che ha violato la norme che proteggono il lavoro minorile», ha detto la Scafidi.

Quello delle modelle a New York era fino ad oggi un mercato totalmente deregolato. Le ragazze sono assunte come freelance: sono per questo un gruppo particolarmente vulnerabile. Di solito cominciano a lavorare prima dei 18 anni ma finora non erano mai state soggette alle norme che proteggono i loro coetanei che lavorano nel cinema, nella musica o a Broadway: tra le tante, il divieto di lavorare dopo mezzanotte nei giorni di scuola.

L’industria della moda newyorchese recentemente ha mostrato un trend che favorisce l’impiego di donne più adulte: nel gennaio 2012 il Council of Fashion Designers of America, equivalente della Camera della Moda in Italia, ha raccomandato agli stilisti di non ammettere in passerella modelle under 16 e Condé Nast, nel maggio dello stesso anno, ha annunciato che tutte le edizioni di Vogue avrebbero smesso di usare modelle sotto i 16. Negli stessi giorni in cui uscivano le nuove linee guida, però, Marc Jacobs mandava a sfilare Ondra Harden, che all’epoca aveva appena 15 anni.

“Per quanto ci riguarda, noi rifiutiamo tassativamente ragazzi e ragazze sotto i 16 anni”, continua Valter Donnini della Fashion Model che ha “allevato” modelle come Stella Tennant e Claudia Schiffer e oggi segue Cara Delevingne. ”Qualche giovanissima arriva sulle passerelle degli stilisti sponsorizzata dalle stilyst internazionali che l’ha selezionata per le passerelle newyorkesi. Ma io penso che una 14/15enne non sia assolutamente in grado di esprimere la femminilità in passerella. E’ solamente un appendino che cammina. Lasciatele sui banchi di scuola. Per il limite dei 16 o 18 anni aspettiamo le regole e ci adeguiamo”.

Maria Teresa Veneziani

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