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"Il jazz è ancora un mondo maschile, cantanti a parte; dopo molti anni da compositrice e flautista so che devi avere idee migliori e il doppio di grinta e volontà rispetto ai miei colleghi". ...

Il Fatto Quotidiano
29 08 2013

Durante la loro adolescenza ho provato a spiegare ai miei figli che la musica è anche, e soprattutto, ascolto.

Ero, e sono, turbata dall’assoluta preminenza del video e delle immagini, ormai un prodotto indissolubile nella musica, tutta, anche quella meno commerciale. Da circa un ventennio non c’è canzone, dall’easy listening alla musica più d’elite, che non sia accompagnata da un video: fenomeno interessante dal punto di vista antropologico, esso segna un passaggio generazionale epocale anche a livello cognitivo.

Mentre prima era l’udito il senso preminente nell’ascolto della musica e del suono in generale, ora è la vista il senso principale e onnipotente, e questo primato indubbiamente muta e modifica in modo profondo l’ascolto. Nella sua straordinaria carrellata di notizie, informazioni e ricerche la studiosa Diane Ackerman ha raccolto in Storia naturale dei sensi la meravigliosa, e ancora in parte sconosciuta, alchimia che compone il sinfonico convivere dei cinque sensi nel corpo umano prima della rivoluzione tecnologica.

Dovranno passare ancora molti anni per verificare se, e come, siano cambiate la percezione e l’interazione della sensorialità con l’avvento di quello che da più parti viene chiamato il ‘sesto senso’ ovvero la rete, ma di piuttosto chiaro c’è che le generazioni più giovani scelgono e ascoltano la musica più sulla base dello stimolo visivo che di quello uditivo.

E, ovviamente, è più facile sedurre e indurre la scelta e il consumo di una musica se questa è presentata con immagini erotiche. Ma c’è differenza tra erotismo e pornografia, e il discrimine più forte è che alla base della pornografia c’è il mercato e il consumo della sessualità come prodotto svincolato dalle relazioni.

I video musicali proposti sono raramente erotici, più spesso sono al limite della pornografia, che per sua natura è appunto commerciale, molto spesso violenta, altrettanto spesso e maggioritariamente sessista, fallica, etero orientata, misogina, ossessivamente centrata sulla penetrazione e sulla sottomissione femminile.

Due recenti prove di questa noiosa e davvero poco fantasiosa visione della sessualità e della musica sono state offerte prima dal video di Thicke (contro il quale si è levata la voice del dj Moby, che l’ha definita pura misoginia e del quale il gruppo burlesque di Seattle Mod Carousel ha fatto una divertente parodia) e poi dalla lunga e noiosa performance di Miley Cyrus agli Mtv Music Awards, non a caso accompagnata dallo stesso Thicke.

Ottimo sistema, per la giovane ex star dei programmi disneyani, di mutare rapidamente immagine e pubblico, ma quello che maggiormente è rilevante è che il tasso di cattivo gusto, sessismo e insistente rappresentazione del corpo femminile come un oggetto da penetrare in vari modi è stata la costante della manifestazione, che si rivolge al pubblico più giovane.

Non ci sono automatismi meccanici, però non è casuale se il tasso di violenza verbale sessista tra le giovani generazioni è in costante aumento, fino a diventare il linguaggio predominante nelle relazione tra i generi: dire ad una ragazza troia, puttana, definirla fica (la parte per il tutto) per descriverla è quasi la normalità, una normalità trasversale.

Ma sono solo parole, si dirà: solo immagini di pezzi di carne arrendevole, disponibile, felice di stare al servizio del desiderio maschile. Il tutto sembra inoffensivo, in fondo se si è maggiorenni si può fare e disfare di sé ciò che si vuole.

Però, se si va a guardare quali sono i risultati dell’educazione ai comportamenti quotidiani che queste immagini di costante umiliazione e sottomissione delle donne e delle ragazze propagandano, forse si dovrebbe essere meno superficiali e più preoccupati: sono frequenti, in particolare sui social network, i gruppi ‘divertenti’ nei quali si dà per scontato che le donne siano buchi da riempire senza valore, come le giovani donne che pullulano nei video musicali più visti. Ecco, tra le tante, la risposta (ampiamente condivisa e apprezzata) in un gruppo italiano su facebook ad un lettore che si ‘lamenta’ della eccessiva propensione della fidanzata alla fellatio: ”sii felice, almeno in quei dieci minuti tiene la bocca chiusa”.

Ce ne sono a centinaia, tutti su questo registro, tranquillamente leggibili, con decine di migliaia di persone iscritte.

Difficile non fare una correlazione tra le immagini dei video, i modelli che propongono e le ricadute, non certo pacifiche, nel vissuto reale delle relazioni.

Monica Lanfranco 

"Un'artista controversa": quando si parla di Sinead O' Connor torna sempre fuori questa definizione. La cantautrice irlandese se l'è guadagnata, o ne è rimasta vittima, con un gesto: tutti ricorderanno quando nel 1992 l'interprete di "Nothing Compares 2 U", hit del 1990 scritta da Prince, strappò in diretta tv una fotografia di papa Giovanni Paolo ...

Donne contro Fabri Fibra Espulso dal Concertone

Corriere della Sera
18 04 2013

ROMA - Fabri Fibra scende dal palco del Primo Maggio. E non lo fa di sua spontanea volontà: la sua cacciata è stata voluta dai sindacati confederali, organizzatori del tradizionale Concertone.
Le canzoni del rapper numero uno in Italia sarebbero piene di messaggi omofobi, sessisti e misogini. Queste le accuse mosse, pochi giorni fa, dall'associazione D.i.re (Donne in rete contro la violenza) presieduta da Titti Carrano che in una lettera aperta ai sindacati aveva chiesto l'espulsione di Fabri Fibra dal Concertone. Due, in particolare, i rap contestati: «Su le mani» (del 2006) che arriva a citare Pacciani e «Venerdì 17» (del 2004) in cui descrive lo stupro e l'assassinio di una bambina.

Così Cgil, Cisl e Uil hanno lasciato Fibra a casa. Una decisione che a molti potrebbe apparire come una censura preventiva, finora mai utilizzata per il Concertone. Sorpreso dalla scelta, lo storico organizzatore dell'evento Marco Godano rilascia un breve commento: «Non è nei nostri poteri rifiutare le indicazioni che ci arrivano dai sindacati».

Fabri Fibra fa sapere che le sue considerazioni le metterà in rete - via Facebook e Twitter - entro domani. Ma una prima risposta alle accuse di D.i.re l'aveva già affidata a una lettera, pubblicata online dall' Huffington Post : «Il rap, come il cinema, racconta delle storie, alle volte crude alle volte spensierate. Spesso le rime e il rap servono per accendere i riflettori dove c'è il buio». Aveva anche sottolineato che: «Il rapper non prende una posizione sulla canzone che scrive: è l'ascoltatore che è costretto a riflettere e a prendere una posizione.

Nel 2013 sono stanco di essere descritto ancora come il rapper violento: in passato mi accusavano di non rispettare le donne nelle rime, ma io scrivevo quello che vedevo non quello che pensavo». Ha anche chiamato in causa il regista pulp per eccellenza: «Nemmeno Quentin Tarantino, con i suoi film spesso crudi, crede o incita alla violenza; quella non è la realtà. I suoi film non sono documentari. Il rap segue lo stesso principio...». E ha espresso la sua condanna al femminicidio e alla violenza domestica che «ha raggiunto in Italia proporzioni inquietanti. Tutti ne dobbiamo immediatamente prendere le distanze e deprecarla come uno dei peggiori crimini che si possano commettere».

Le sue spiegazioni però non sono bastate e alle centinaia di migliaia di giovani che affolleranno piazza San Giovanni è stata tolta l'occasione di ascoltare Fibra che con il suo linguaggio esplicito e politicamente scorrettissimo - sulla scia dei «maestri» del rap americano - ha sempre attirato critiche. Però per lui sono sempre stati fortissimi anche i consensi: il suo nuovo album, «Guerra e pace», ha debuttato al primo posto in classifica e ha conquistato un disco d'oro. Il Concertone, in diretta su Rai3, sarà presentato da Geppi Cucciari. Il cast, ancora da definire, comprende Elio e le Storie tese, Nicola Piovani e un'orchestra di strumentisti rock. Ma con l'espulsione di Fibra ora è a corto di star.

Tout tourne autour de Keny Arkana

  • Martedì, 16 Aprile 2013 10:54 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS
Dinamo Press
16 04 2013

Un racconto del concerto e di un incontro con la rapper francese al Forte Prenestino.

Finalmente arriva il 13 aprile, una data a Roma tanto attesa per chi da anni ascolta la rappeuse d'oltralpe, Keny Arkana, sempre al fianco dei movimenti di lotta e resistenza. Le sue canzoni hanno fatto da colonna sonora a moltissime manifestazioni in tutta Italia, e hanno dato voce a diverse istanze, esattamente come è accaduto nelle banlieue francesi emarginate dalle politiche liberali di Sarkozy. Il suo grido di rabbia contro le ingiustizie, la sua celeberrima rage, si è fatta sempre più strada a livello internazionale perchè incarna lo spirito di chi vuole denunciare apertamente le contraddizioni insite al sistema capitalistico, e attaccare con veemenza le politiche neoliberali che tentano di distruggere le relazioni umane tra i popoli. Keny, nel suo attacco ai poteri forti, non risparmia nemmeno i media mainstream, accusati di nascondere troppo spesso la verità di ciò che accade: il testo di V pour verité è in questo senso esemplare, poichè invoca l'unione dei popoli a lottare contro le rappresentanze istituzionali che non sono in grado di dare reale espressione ai problemi dei cittadini in ogni parte del mondo.

La sua voce energica ed il suo accento marsigliese la rendono amabile anche a chi non conosce il significato dei testi perchè è capace di intercettare i sentimenti ed i desideri di chi cerca di costruire un mondo diverso, e riesce a trasmettere i suoi messaggi attraverso dei video-clip che sanno restituire visivamente lo spirito di denuncia e indignazione, oltre che fotogrammi delle lotte portate avanti dai movimenti. Non a caso, in più di un occasione si è dichiarata, più che una rappeuse, una militante che fa del rap.

Sin da giovane, infatti, ha militato tra le fila dei movimenti e nel 2004 ha contribuito alla creazione di "La rage du peuple", un collettivo marsigliese itinerante che ha indetto moltissime assemblee popolari in Francia, Svizzera, Germania e Belgio con l’intento di favorire lo sviluppo territoriale e implementare la partecipazione attiva dei cittadini nella gestione della politica locale. Le tesi altermondiste che il collettivo ha portato avanti anche in seno ai controvertici e ai forum mondiali, e il dialogo diretto e continuo inaugurato con le comunità zapatiste sono due capisaldi che hanno motivato anche Keny a partecipare alla nascita e allo sviluppo di questo movimento politico. D’altronde, il suo amore per l’America centrale e meridionale emerge non solo in molti dei suoi testi più recenti, ma anche e soprattutto dai racconti emozionati dei molti viaggi fatti nelle terre argentine, messicane, colombiane e boliviane. Come lei stessa ha dichiarato: “la mia persona fisica è europea, ma nelle mie vene scorre sangue argentino”.

Alla sua passionalità e determinazione il pubblico italiano ha risposto con altrettanto calore: il centro sociale Forte Prenestino -che ha ospitato il concerto- ha, infatti, registrato più di 4000 ingressi. L’atmosfera, così carica e trepidante, ha fatto pendant con la prorompenza e la vitalità della piccola grande Keny. Le prime dieci file erano stra-gonfie! Abbiamo ballato sui ritmi più variegati: dal drum'n'bass al rap vero e proprio…e poi ogni tanto quel saluto squisitamente francese dal palco: “Grazie mmille Rrrrroma!” (inconfondibile la r).

Credo che ciò che la rende grande e così amata è la sua capacità di raccontare sia la durezza della vita di strada -che lei ha sempre abitato in prima persona- sia, al contempo, la delicatezza dei sentimenti umani universali, come l’amore per les enfants (i bambini), protagonisti in più occasioni dei suoi testi perchè bisognosi di protezione e di un mondo che li sappia accogliere e crescere dignitosamente. Lo sguardo femminile di Keny Arkana dona al rap italiano ed internazionale una visione più integra del mondo di oggi, in cui si avvicendano la necessità di una rivolta dei popoli ed il desiderio di fondare un nuovo modo di vivere tra gli esseri umani più onesto, rispettoso della natura e degli esseri viventi, delle relazioni e dei sentimenti. Una sorta di cosmovisione, insomma, quella di Keny, che sa tenere insieme lotta e amore, materialità e spiritualità entro la sua arte musicale che evoca terre e culture d’oltremare.

Ci ha regalato grandi emozioni, sorrisi ma soprattutto voglia di continuare a urlare la nostra rabbia. La sua semplicità nel presentare ogni componente del gruppo con un divertentissimo e caldissimo “Perfabore”, come a richiamare la grandezza del suo entourage affiatatissimo, si è rispecchiata anche nel dopo-concerto: Keny saltellava anonima tra le persone che via via lasciavano il Forte Prenestino, rifuggiva gli sguardi dei fan ma al tempo stesso non riusciva a fare a meno di abbracciarli tutti per ringraziarli. Proprio in questo frangente, le siamo andati incontro per salutarla: ci ha fatto segno di nasconderci un po’ in penombra e trovato un posticino più apportato ci ha abbracciato con affetto.

Le abbiamo ricordato di ESC e del suo primo concerto a Roma nel 2007, e lei dispiaciuta di non averci rivisto tutti/e, ci ha invitati a tornare il giorno dopo: sarebbe infatti rimasta un giorno in più per godersi il Forte Prenestino alla luce del sole, e per approfittare della piccola oasi di pace che diventa, rifugio lontano dal caos della metropoli. Mi ha fatto promettere di non divulgare la notizia dell’incontro perché ama l’intimità e vuole condividere momenti veri con le persone che incontra. Devo ammettere che in un primo momento questa sua ostentata sfuggevolezza al pubblico mi ha lasciato un pò perplessa: in fondo, il suo pubblico è fatto di persone che con lei condividono la voglia di cambiare il mondo, attivisti e militanti che si spendono con forza ogni giorno per realizzare questo desiderio. Ma il giorno dopo ho dovuto ricredermi, ho compreso la sua sincera voglia di scambiare parole, silenzi e risate senza muri e senza barriere come se ci si conoscesse da una vita.

Lungi da voler rendere formale l’incontro ci ha invitati subito a fare l’”aperò” di fronte alle camere dove lei e gli altri del gruppo hanno dormito, sulla parte alta del Forte,da cui si può vedere tutto il centro sociale. L'incontro è ancora più speciale se ci si immagina il Forte Prenestino di domenica, silenzioso pieno della luce soffusa del tramonto: una piccola oasi di serenità e rifugiodal caos della metropoli. Ancora più gradevole è il sottofondo delle musiche che nel frattempo mandava Omar. Ci siamo goduti così le ultime ore di luce, ascoltando gli incredibili racconti di una quindicenne, che, minuta com’è, cercava di farsi passare per 18enne, e -chissà come mai- nessuno le credeva. Con autoironia ci rinfacciava il fatto che gli italiani la prendessero in giro sulla sua altezza: “ma come fanno a dirmi -Grande Keny!!!- se sono così piccola”.

Ci ha raccontato dei suoi viaggi, di quanto ama il Sudamerica ed in particolare i paesi andini come la Bolivia, l'Argentina ed, in particolare, la Colombia perché mantengono ancora una natura incontaminata dal turismo scellerato e dalla mano pesante del cemento che l'uomo cala dappertutto. Parlava tanto, con entusiasmo, non riusciva a trattenere la voglia di raccontarci i suoi trascorsi a Roma quando da ragazzina a soli 15 anni dormiva tra Villa Borghese, il Villaggio globale ed il vecchio Rialto a via nazionale.

Ci spiegava che senza zaino, senza vestiti, senza soldi viaggiava per tutta Europa senza pagare i biglietti dei treni, e che la prima cosa che ha fatto per passare del tempo in Italia è stata andare al commissariato per dichiarare che gli avevano rubato lo zaino, così da ottenere nuovi documenti che le permettessero di andare in giro senza alcun problema. Le uniche frasi che ricorda in italiano erano “Mi scusi, hai una sigaretta perfabore” oppure “dove posso rubare da mangiare”. Ama tantissimo Roma, come città, e odia i parigini perché credono che la loro città sia la più bella mondo, ma solo perché sono cechi o non hanno mai visto Roma. Ci ha confessato però che non ci potrebbe mai vivere, perché non parla italiano. Ma in fondo nemmeno a Marsiglia, la città in cui lei ha più vissuto, si potrebbe stabilizzare: è come una trottola che non vuole mai fermarsi in nessun luogo e che vuole essere allo stesso tempo dappertutto.

Stephane, il “manager” - perché tutto è fuorché che un manager- ci ha invitato ad andare con loro a mangiare la pizza, senza sapere però il dove, né il quando, tranne che già da tempo venti persone la stavano aspettando fuori in macchina ed il tavolo era prenotato per quindici.

Ci siamo stretti un po' e abbiamo festeggiato con una cena a base di pizza, con brocche di vino che arrivavano continuamente piene e se ne andavano rapidamente vuote! Momento clou della serata quando Samir, l'altro rapper che accompagnava Keny durante il concerto, ha esordito dicendo che a Marsiglia le pizze sono più buone. Non fosse stato che a soli due posti dopo il suo c'era seduto Ciccio di Napoli. Da ciò la disputa Marsiglia vs Napoli, che si è subito risolta con una grassa risata di tutta la tavolata. Keny nel frattempo era stanca, un po' affaticata forse, o più riflessiva: in disparte, osservava la tavolata e ascoltava incuriosita.

La scelta di intrecciare la recensione del concerto con il resoconto di un incontro informale e genuino, che ha saputo restituirci non solo l’immagine dell’artista, ma anche quella della compagna, della straniera, della ragazza di trent’anni che ama le sue terre e lotta per queste, è mirata: volevamo dimostrare che c'è un modo di stare insieme in questo mondo che ci rende tutti uguali, come fossimo sorelle e fratelli. Anche se non ci conosciamo, siamo uniti da obiettivi e progetti comuni che ci rendono “compagni” di viaggio, di strada e di lotta. E Keny Arkana quest'idea di fondo di fratellanza non solo la canta ma la pratica.
“È a nome della bambina di ieri che la [sua] sfacciataggine vi saluta”.

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