×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

Netanyahu, Hitler e i terroristi

  • Giovedì, 22 Ottobre 2015 08:28 ,
  • Pubblicato in Il Commento
AssurdoZvi Schuldiner, Il Manifesto
22 ottobre 2015

E' molto difficile trasmettere all'esterno il clima nel quale stiamo vivendo in Israele: la disintegrazione del tessuto democratico, la crescita galoppante del razzismo, nessun miglioramento all'orizzonte...

Il rogo di Ali incendia la Palestina

Ieri notte un bimbo di 18 mesi, Ali Dawabsheh, è morto bruciato vivo nella sua casa, a Duma, villaggio vicino a Nablus. I colpevoli sono, ancora una volta, i coloni.
Roberta Zunini, Il Fatto Quotidiano ...

Netanyahu stravince le elezioni

  • Mercoledì, 18 Marzo 2015 10:19 ,
  • Pubblicato in Flash news
Nena News
18.03.2015

Il Likud ha conquistato 29 seggi, mentre il rivale Campo Sionista, guidato dal laburista Yitzhak Herzog, solo 24. Lista Araba Unita a 14 seggi. Governo entro due-settimane.

AGGIORNAMENTO ORE 9.15

PALESTINESI: ACCELEREREMO PRATICA DI ADESIONE A CORTE PENALE INTERNAZIONALE

”Diciamo chiaramente che ci rivolgeremo alla Corte penale internazionale dell’Aja, che accelereremo la pratica nei suoi confronti, la porteremo avanti e la intensificheremo”, ha avvertito oggi Saeb Erekat, il negoziatore capo dell’Olp, a commento della vittoria elettorale di Netanyahu e della sua riconferma a capo del governo. “Tutti abbiamo sentito le dichiarazioni di Netanyahu, che cioè non consentirà la costituzione di uno Stato palestinese indipendente e che proseguirà la colonizzazione. La comunità internazionale deve ora sostenere gli sforzi della Palestina, in quanto Paese sotto occupazione, di rivolgersi alla Corte penale internazionale e ad altre istituzioni internazionali”.

di Michele Giorgio

Gerusalemme, 18 aprile 2015, Nena News – Benyamin Netanyahu non ha vinto, ha stravinto le elezioni legislative israeliane. Il suo partito, il Likud, ha conquistato 29 seggi (potrebbero salire a 30 con la conta dei voti dei soldati), mentre Campo Sionista del suo rivale, il laburista Yitzhak Herzog, solo 24.

A questo punto, secondo i media e contro gli exit-poll che ieri sera alla chiusura delle urne avevano dato i due partiti avversari alla pari, Netanyahu è in grado di formare una maggioranza solida con i suoi partner della destra estrema. Il partito centrista Yesh Atid, forte di 11 seggi, peraltro non esclude di entrare nella nuova maggioranza guidata dal Likud e altrettanto potrebbe fare Kalanu (10 seggi), il partito guidato da Moshe Kahlon, rappresentante della cosiddetta destra sociale, al quale qualche giorno fa Netanyahu aveva offerto il ministero delle finanze.

“Sono fiero per la grandezza di Israele, Ora dovremo formare subito un governo nazionalista forte e stabile”, ha detto Netanyahu escludendo definitivamente l’ipotesi di esecutivo di unità nazionale che si era affacciata ieri sera su proposta del capo dello stato Reuven Rivlin. Il vincitore ha già preso contatto con i leader della destra con i quali intende dare vita alla nuova coalizione. Netanyahu potrà contare anche su Yisrael Beitenu, il partito antiarabo del ministro degli esteri Avigdor Lieberman che, dato dai sondaggi fuori dalla Knesset, ha conquistato invece sei seggi. “Per noi è una vittoria”, ha commentato Lieberman “nonostante il tentativo di grandi forze di annientarci. Nessun altro partito sarebbe sopravvissuto a questa battaglia. Non è stata solo una lotta politica, siamo stati di fronte ad un annientamento mirato di un intero gruppo politico. Ci siamo confrontati contro grandi forze. Molti, anche nei media, hanno fatto fronte comune per eleminarci, ma non ci sono riusciti”.

Il terzo gruppo parlamentare alla Knesset sarà la Lista Araba Unita, con ben 14 seggi. Un risultato mai raggiunto che offre alle formazioni politiche che rappresentano la minoranza palestinese (20% della popolazione) in Israele la possibilità di mettere in piedi una opposizione forte all’offensiva, anche legislativa, della destra guidata da Netanyahu contro i cittadini arabi.

Tacciono in queste ore Herzog e l’alleata Tzipi Livni, passati dall’illusione della vittoria all’amarezza di una sconfitta quasi umiliante. Forte delusione anche per il Meretz, la sinistra sionista, che con grande fatica ha superato la soglia di sbarramento conquistando il minimo: quattro seggi. La leader Zahava Galon ha annunciato la sua rinuncia al seggio per permettere l’ingresso nella Knesset a Tamar Zandberg, quinta sulla lista presentata alle elezioni e astro nascente del partitino.

Israele si conferma un Paese di destra, sempre più estrema. I dirigenti dell’Autorità nazionale palestinese, pur senza proclamarlo pubblicamente, avevano sperato nella sconfitta di Netanyahu. Si annunciano ora nuovi scontri diplomatici, subito, a partire dal Primo aprile quando la Palestina entrerà a far parte della Corte Penale Internazionale e potrà chiedere una indagine per crimini di guerra contro Israele. Tra molti palestinesi in ogni caso si riteneva inutile e persino dannosa la vittoria del centrosinistra che, a loro dire, non avrebbe cambiato la situazione sul terreno, ma avrebbe comunque garantito a Herzog e Livni il sostegno dei governi occidentali.

Senza dubbio non brinda alla vittoria di Netanyahu neanche il presidente americano Barack Obama che mantienre rapporti personali molto difficili con il leader israeliano. Noto è lo scontro tra i due riguardo al possibile accordo internazionale sul programma nucleare iraniano. Comunque Obama in questi anni non ha mai fatto mancare a Israele l’appoggio decisivo degli Stati Uniti in diverse importanti circostanze alle Nazioni Unite e in altri ambiti internazionali contro i diritti dei palestinesi.

Donne, tante donne, che circolano tra le macerie sollevando sassi come macigni, sono infuriate e alzano le braccia al cielo, come se ci fosse ancora un cielo sopra di loro. Davanti alle telecamere una ha un gesto di rabbia e urla: "Ditelo a Netanyahu che anche i bambini di nove anni qui chiedono l'esplosivo". In questa disperazione infinita è affondato lo stato dei palestinesi, argomento intorno al quale le nazioni arabe hanno fatto piombare il velo del silenzio.
Alberto Negri, Il Sole 24 Ore ...

Nena News
15 01 2015

Sale di giri la campagna elettorale israeliana. Grazie alla vetrina francese il premier ha ottenuto due risultati in un colpo solo: ha messo in ombra i ministri e rivali Lieberman e Bennett e ha assestato un montante alle speranze dei leader di ‘Ha-Mahane’ ha-Zioni’, ‘Lo schieramento Sionista’, ossia il leader laburista Yitzhak Herzog e l’ex ministra centrista Tzipi Livni.

Qualcuno scrive che “è stato un boomerang”, altri prevedono che il viaggio in Francia dopo l’attacco a Charlie Hebdo si rivelerà un passo falso. Si sbagliano. Benyamin Netanyahu partecipando alla marcia di Parigi ha fatto il pieno, almeno per i suoi bisogni immediati. Ha ottenuto due risultati in un colpo solo: ha messo in ombra i ministri e rivali Lieberman e Bennett con lui in Francia e ha assestato un montante alle speranze di quelli di ‘Ha-Mahane’ ha-Zioni’ ‘, ‘Lo schieramento Sionista’, ossia il leader laburista Yitzhak Herzog e l’ex ministra centrista Tzipi Livni. Hanno scelto un nome militante, ad effetto, per la loro lista unica, sperando di fare leva sui rinnovati sentimenti nazionalisti tra gli israeliani ebrei. Ma il premier israeliano il sogno sionista lo realizza, lo rende concreto davanti agli occhi di tutti. Dopo gli attentati a Parigi, l’immigrazione in Israele dei francesi ebrei e degli ebrei in generale, è diventato un punto centrale della campagna elettorale e d’immagine del primo ministro, incurante delle parole del presidente Hollande che ha definito il mezzo milione di ebrei che vive in Francia parte integrante della società francese.

«Gli ebrei hanno il diritto di vivere in molti Paesi al mondo, in piena sicurezza. Ma c’è una sola terra che è la loro patria storica e che li accoglierà sempre a braccia parte. Israele è la vera casa di tutti noi», ha proclamato Netanyahu durante i funerali di stato di Yoav Hattab, Yohan Cohen, Philippe Braham e Francois-Michel Saada, i quattro morti nel Hyper Cacher di Parigi, sepolti martedì nel cimitero Har Hamenuhot di Gerusalemme vicino agli ebrei uccisi nella scuola di Tolosa, sempre in Francia, in un altro attentato, nel 2012.

A Parigi il primo ministro aveva addirittura arringato i francesi, esortandoli a trasferirsi alla «loro casa», Israele. Martedì ha parlato in generale dell’aliya, l’immigrazione ebraica. Ma l’occasione e il luogo scelti per le nuove dichiarazioni non lasciano dubbi sull’intenzione di Netanyahu di sollecitare i francesi ebrei a raggiungere Israele. Immigrazione ebraica e sicurezza in Israele è il messaggio che Netanyahu sta diffondendo per sbaragliare i suoi rivali di ‘Schieramento Sionista’ in una campagna per le elezioni del 17 marzo che poco alla volta sta entrando nel vivo. Certo non tutti, anche a destra, si dicono convinti della validità della linea scelta da Netanyahu. Persino un dirigente del movimento sionista come Natan Sharansky, presidente dell’Agenzia Ebraica (che promuove l’aliya), ha suggerito a Netanyahu cautela e di calibrare con attenzione il suo messaggio ai francesi ebrei. «Non possiamo dirgli: E’ vostro obbligo partire immediatamente, piuttosto dobbiamo rassicurarli. Non è intelligente intimare: emigrate ora», ha spiegato Sharansky.

Eppure, incurante delle critiche e forte dell’orientamente politico dei potenziali immigrati, il premier punta su un ulteriore aumento degli ebrei in arrivo dalla Francia e con ogni probabilità auspica che scelgano di andare negli insediamenti colonici in Cisgiordania. La tendenza lo conforta, parecchio. Il numero dei francesi ebrei che si sono trasferiti in Israele è passato da 1.800 nel 2012 a 3.300 nel 2013, a 7.000 l’anno scorso. Prima gli attacchi della scorsa settimana a Parigi, la proiezione per il 2015 era stata di circa 10.000, ora il numero potrebbe raggiungere 15.000 e oltre. L’Agenzia Ebraica ha aumentato il numero di emissari che in Francia da 12 a 20. Tutti impegnati domenica a Parigi a rispondere alle domande delle centinaia di persone che richiedevano informazioni su un possibile trasferimento in Israele.

Dror Ektes, un ricercatore israeliano legato a gruppi pacifisti, che da anni si occupa del monitoraggio dell’espansione delle colonie, non ha dubbi, è sicuro che «molti dei francesi ebrei che arriveranno in Israele, presto o tardi finiranno negli insediamenti colonici perchè sono di destra e ferventi nazionalisti. Già ora molti di questi francesi popolano in gran numero colonie come Yachir e Kochav Yaacov e c’è ragione di credere che ne arriveranno molti altri nelle colonie se gli appelli di Netanyahu otterranno risultati».

Michele Giorgio

facebook