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Atlas
02 02 2015

Si fanno più pesanti i combattimenti in corso nel nord-est della Nigeria. Boko Haram, il gruppo di matrice islamista che sta cercando di allargare i territori sotto suo controllo, ieri ha nuovamente attaccato a più riprese Maiduguri, capitale dello Stato di Borno. Gli attacchi sarebbero stati respinti, ma la situazione resta particolarmente volatile.

Secondo alcuni osservatori, gli attacchi di Boko Haram costituirebbero il tentativo di rispondere indirettamente all’offensiva che intanto il gruppo sta subendo nel nord del Camerun e nell’area del lago Ciad dalle truppe inviate dal governo di N’Djamena.

Dopo aver accolto l’invito del Camerun a intervenire, il Ciad ha inviato truppe e aviazione per contrastare l’avanzata degli islamisti e ieri ha lanciato raid aerei contro la città nigeriana di Gamboru.

Gli ultimi sviluppi seguono le dichiarazioni del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, a sostegno dell’invio nell’area di una forza militare regionale, così come proposto dall’Unione Africana. Difficile poi non legare quanto sta avvenendo alle elezioni che si terranno a metà mese. La campagna elettorale è infatti coicisa con offensive in grande stile condotte dagli islamisti che di fatto adesso controllano gran parte dello Stato di Borno e aree di due Stati adiacenti.

Offensiva di Boko Haram, centinaia di morti

  • Lunedì, 26 Gennaio 2015 15:13 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
26 01 2015

Villaggi rasi al suolo, donne e bambini sgozzati, omicidi di massa. A tre settimane dalle elezioni presidenziali in Nigeria, i fondamentalisti islamici Boko Haram hanno ulteriormente intensificato l’offensiva contro città e villaggi nel nord-est, peraltro abitati a grandissima maggioranza da musulmani.

A partire dalla notte scorsa hanno sferrato attacchi coordinati di inaudita violenza contro la capitale dello Stato di Borno, Maiduguri, e contro la vicina località di Monguno. Hanno però trovato l’accanita resistenza dell’esercito regolare che, con operazioni di terra e dall’aria, sembra siano riusciti a impedire la caduta della città. Nel pomeriggio i militari hanno esteso a 24 ore il coprifuoco, già in vigore da un anno per 12 ore al giorno. Attualmente nessun civile può entrare o uscire dalla metropoli e Amnesty International ha lanciato un drammatico grido d’allarme. «Temiamo - ha comunicato l’organizzazione umanitaria - che la vita di centinaia di migliaia di civili sia in pericolo».

Maiduguri ha più di un milione di abitanti e se i Boko Haram la conquistassero si impadronirebbero di un nodo di enorme importanza strategica e commerciale per il «Califfato» che, in stretto coordinamento con l’Isis di Abubakr al-Baghdadi, gli integralisti stanno cercando di imporre come stato indipendente nel nord-est della Nigeria. Bloccati a Maiduguri con un bilancio di almeno 200 combattenti morti, stamane i Boko Haram si sono però spostati più a sud, nello stato di Adamawa, al confine con il Camerun. Qui hanno avuto campo libero, le milizie di autodifesa degli abitanti non sono riuscite a fermarli e alcuni superstiti riferiscono di un’ennesima carneficina. Sopravvissuti fuggiti nella foresta hanno raccontato che i fanatici sono arrivati all’alba mitragliando e lanciando bombe a mano, hanno incendiato e raso al suolo interi villaggi, «sgozzando come agnelli donne e bambini». I testimoni hanno citato Garta, Mbororo, Shadu, Liddle, Kamala e Ghumci, località che sarebbero state letteralmente cancellate dalla carta geografica. E Michika, una cittadina di circa 10.000 abitanti dove «non si riescono a contare i morti».

In questa situazione oggi a Lagos, capitale commerciale del più popoloso Paese d’Africa, è arrivato il segretario di stato Usa, John Kerry. Una visita lampo per incontrare il presidente uscente Goodluck Jonathan, cristiano del sud che si è ricandidato, e il suo principale avversario Muhammadu Buhari, ex dittatore militare negli anni Ottanta, musulmano del nord che della lotta ai Boko Haram ha fatto il suo vessillo elettorale. «Quelle del 14 febbraio saranno le più imponenti elezioni democratiche del continente - ha detto Kerry -. È assolutamente necessario che questo voto si svolga in modo pacifico e che la consultazione sia credibile, trasparente», senza brogli né violenze. Impossibile dimenticare che nel 2011, dopo le ultime presidenziali che videro proprio la sconfitta di Buhari, solo nel nord la repressione delle proteste provocò più di 800 morti. E ora la situazione, nel gigante d’Africa i cui 170 milioni di abitanti sono divisi quasi a metà tra il nord a maggioranza musulmana e il sud quasi esclusivamente cristiano, è decisamente più pesante.

Nella tragedia causata dai Boko Haram oggi è comunque spuntata anche una buona notizia: sono stati liberati 192 donne e bambini rapiti dai miliziani lo scorso 6 gennaio nello stato di Yobe in una cittadina a circa venti chilometri dalla capitale regionale Damaturu. Sono stati liberati ma nella maggior parte dei casi non potranno tornare alle loro case, ai loro mariti, ai loro padri. Il 6 gennaio - piangono alcuni anziani superstiti - le case erano state date alle fiamme e nella piazza del villaggio quasi tutti gli uomini erano stati ammazzati dalle raffiche dei kalashnikov.

Amnesty International
15 01 2015

Una serie di immagini satellitari diffuse oggi da Amnesty International forniscono la scioccante e inconfutabile prova della dimensione dell'attacco portato da Boko haram la scorsa settimana sulle città di Baga, a 160 chilometri di distanza da Maiduguri, e Doron Baga (conosciuta anche come Doro Gowon, a due chilometri e mezzo da Baga).

Le immagini riprese rispettivamente il 2 e il 7 gennaio, prima e dopo l'attacco, mostrano i terribili effetti dell'attacco di Boko haram, che ha danneggiato o completamente distrutto oltre 3700 strutture. Nello stesso periodo il gruppo armato ha attaccato altri centri abitati.

"Queste dettagliate immagini mostrano una devastazione di proporzioni catastrofiche in due città, una delle quali è stata quasi cancellata dalla carta geografica nello spazio di quattro giorni" - ha dichiarato Daniel Eyre, ricercatore di Amnesty International sulla Nigeria.

"Di tutti gli attacchi di Boko haram presi in esame da Amnesty International, questo è il più grande e il più distruttivo di sempre, un deliberato attacco contro la popolazione civile le cui case, le cui scuole e i cui ambulatori sanitari sono ormai solo rovine fumanti" - ha aggiunto Eyre.

L'analisi delle immagini satellitari riguarda solo due dei molti centri abitati attaccati da Boko haram dal 3 gennaio.

A Baga, una città densamente popolata estesa per meno di due chilometri quadrati, circa 620 strutture sono state danneggiate o completamente distrutte dalle fiamme.

A Doron Baga oltre 3100 strutture sono state danneggiate o distrutte dal fuoco appiccato nella maggior parte dei quattro chilometri quadrati di superficie della città. Molte delle barche di legno dei pescatori lungo la riva del lago Ciad, visibili nelle immagini del 2 gennaio, non sono più presenti in quelle del 7 gennaio che corroborano le testimonianze di chi è fuggito attraverso le acque del lago.

Migliaia di persone sono scappate verso il confine col Ciad o in altre parti della Nigeria, come a Maiduguri, capitale dello stato di Borno, aggiungendosi così alle centinaia di migliaia di profughi interni e di rifugiati che stanno mettendo a dura prova le comunità e i governi che li hanno accolti. Amnesty International ha chiesto ai governi di Nigeria e Ciad di garantire protezione e adeguata assistenza umanitaria a queste persone.

La distruzione mostrata dalle immagini satellitari conferma le dichiarazioni già raccolte da Amnesty International: testimoni oculari, rappresentanti del governo e attivisti per i diritti umani parlano di centinaia di civili uccisi da Boko haram.

Un uomo di una cinquantina d'anni ha raccontato ad Amnesty International i particolari dell'attacco a Baga: "Hanno ucciso tanta gente. Ho visto un centinaio di corpi, poi sono fuggito nella boscaglia. Mentre fuggivamo, continuavano a uccidere". L'uomo è stato scoperto in un nascondiglio ed è stato portato a Doron Baga, dove è rimasto nelle mani di Boko haram per quattro giorni.
Chi è riuscito a fuggire ha riferito di numerosi cadaveri nella boscaglia. "Non so quanti fossero ma ce n'erano ovunque" - ha riferito una testimone.

Secondo un'altra testimonianza, Boko haram ha ucciso indiscriminatamente anche bambini in tenera età e una donna che stava partorendo: "La metà del bambino era già uscita. È morta così".

Boko haram ha ripetutamente preso di mira comunità sospettate di collaborare con le forze di sicurezza. Le città in cui sono state costituite le milizie della Task force civile congiunta, alleate del governo, hanno subito attacchi particolarmente brutali. La Task force era presente a Baga e un alto ufficiale dell'esercito ha confermato confidenzialmente ad Amnesty International che a volte i militari coinvolgevano la milizia civile in operazioni contro le postazioni di Boko haram. Un testimone ha raccontato ad Amnesty International di aver sentito, durante l'attacco a Baga, dei combattenti di Boko haram dire che stavano cercando i membri della Task force e che, con questo obiettivo, hanno eliminato casa per casa gli uomini in età da combattimento.

Dopo l'attacco di Baga, i testimoni hanno raccontato che Boko haram è andato alla caccia delle persone fuggite nella boscaglia, catturando uomini, donne e bambini. Una donna che è stata detenuta per quattro giorni ha detto: "Ci hanno preso, eravamo circa 300 donne, e ci hanno portato in una scuola di Baga. Dopo quattro giorni hanno lasciato andare le anziane, le madri e la maggior parte delle bambine ma hanno trattenuto le donne più giovani".

Amnesty International continua a chiedere a Boko haram di porre fine alle uccisioni di civili. La deliberata uccisione di civili e la distruzione delle loro proprietà sono crimini di guerra e crimini contro l'umanità e devono essere doverosamente indagate.
Il governo nigeriano deve prendere tutte le misure legittime per riportare sicurezza nel nord-est del paese e assicurare la protezione dei civili.

"Fino a oggi, l'isolamento di Baga e il fatto che Bokpo haram continua a controllare la zona avevano reso estremamente difficile accertare cosa fosse accaduto. Gli abitanti non hanno potuto far ritorno per seppellire i morti, tantomeno contarli. Ma adesso le immagini dal satellite unite alle testimonianze dirette compongono un quadro più chiaro di quello che con ogni probabilità è il peggiore attacco mai portato da Boko haram" - ha commentato Eyre.

"In precedenza, nel corso della settimana, il direttore delle informazioni del ministero della Difesa aveva dichiarato che il numero dei morti a Baga, compresi i combattenti di Boko haram, non era superiore a 150. Le immagini e i racconti dei sopravvissuti lasciano credere che il numero finale sarà assai più alto" - ha concluso Eyre.

Ulteriori informazioni
Amnesty International ha chiesto immagini satellitari al fornitore DitigalGlobe a seguito delle prime notizie sull'attacco a Baga.

Dal 2009, Boko haram prende deliberatamente di mira i civili con irruzioni nei centri abitati, rapimenti e attentati, con sempre maggiore frequenza e brutalità.

Migliaia di civili sono stati uccisi, centinaia rapiti e centinaia di migliaia costretti a lasciare le loro case.

Amnesty International ha più volte espresso preoccupazione per l'assenza di misure di protezione adeguate da parte delle forze di sicurezza. Inoltre, vi sono state poche indagini efficaci e incriminazioni per membri di Boko haram sospettati di aver commesso crimini di diritto internazionale.

L'attacco contro Baga dimostra come negli ultimi 12 mesi il conflitto nella Nigeria nord-orientale abbia conosciuto una drammatica escalation. Nel 2014, Boko haram ha ucciso oltre 4000 civili.

Secondo quanto riferito il 14 gennaio da Medici senza frontiere, 5000 sopravvissuti all'attacco si trovano in un campo di Maiduguri. Il 9 gennaio l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha dichiarato che circa 7300 rifugiati nigeriani erano arrivati in Ciad.

Vanessa Cappella, Il Fatto Quotidiano
14 gennaio 2015

Al di là di brevi pensieri in difesa della libertà di stampa e di espressione lasciati sui miei social network, ho aspettato a scrivere qualcosa di più articolato riguardo a ciò che sta succedendo in questi giorni. La paura e lo sconvolgimento per qualcosa di inaspettato non sono amiche della lucidità e, in casi di grande impatto emotivo come quelli di un attacco terroristico che tocca il cuore pulsante dell'Europa, si può rischiare di parlare troppo e di ascoltare poco, troppo poco.

Nigeria: liste elettorali pronte nonostante Boko Haram

  • Giovedì, 15 Gennaio 2015 09:48 ,
  • Pubblicato in Flash news

Atlas
15 01 2015

Sono in tutto 68 milioni e 835.476 i cittadini nigeriani aventi diritto al voto alle prossime elezioni presidenziali e generali in Nigeria, previste rispettivamente per il prossimo 14 e 28 febbraio.

A renderlo noto è stata la Commissione elettorale nazionale indipendente (Inec), specificando che il numero degli aventi diritto è inferiore di cinque milioni rispetto alle precedenti elezioni svoltesi nel 2011, quando al voto si erano registrati in 74,6 milioni.

Secondo il direttore delle operazioni tecnologiche dell’Inec, Chudi Nwafor, la riduzione degli iscritti al voto è legata soprattutto all’identificazione nelle liste elettorali di doppie e triple registrazioni che sono emerse in seguito all’introduzione di procedimenti biometrici.

Nel corso della stessa conferenza stampa, l’Inec ha reso noto anche l’elenco dei 14 candidati alle elezioni presidenziali e dei loro vice che concorreranno alla massima carica dello Stato il prossimo 14 febbraio.

I pretendenti più accreditati sono l’attuale presidente Goodluck Jonathan del Peoples Democratic Party (Pdp) e l’ex generale Muhammadu Buhari per l’All Progressives Congress (Apc).

Alle elezioni si arriva in una delicata fase della sicurezza nel paese dovuta all’intensificarsi dell’offensiva di Boko Haram nel nord-est della Nigeria. Secondo alcuni osservatori, il dinamismo di Boko Haram deve essere letto anche alla luce delle prossime elezioni oltre che di altri fattori.

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