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Meltingpot
02 12 2014

50 morti e almeno 3.000 persone in fuga verso la verso la regione di Diffa, nel vicino Niger. E’ questo il bilancio delle incursioni di questa settimana a Damassak, una città nello Stato nigeriano del Borno. Dammassak, a pochi chilometri dal confine con il Niger, sarebbe stata presa da Boko Haram il 24 novembre.

Secondo quanto riferito dal personale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) a Diffa, vi sarebbero tuttora persone in fuga verso il Niger a seguito del recente attacco. Mentre in molti aspettano di potersi imbarcare per attraversare il fiume Komadougou Yobé che separa i due Paesi, altri cercano di attraversarlo a nuoto. I residenti locali dichiarano di aver visto persone annegare nel tentativo di attraversare il fiume. Altri sarebbero stati fucilati da miliziani di Boko Aram che li avrebbero inseguiti fino alla riva del fiume. Stando alle dichiarazioni dei nuovi arrivati, molti sfollati, principalmente donne, bambini, anziani e alcuni feriti, stanno ancora aspettando sulla riva della Nigeria per passare il fiume.

I nuovi arrivati riferiscono che molti civili sarebbero stati uccisi durante l’attacco contro Damassak, specialmente giovani uomini, ma gli insorti avrebbero sparato anche contro donne e bambini. Secondo alcuni l’attacco avrebbe rappresentato una rappresaglia per l’arruolamento di giovani uomini nei gruppi di auto-difesa, costituiti per combattere gli insorti. Queste milizie sono conosciute tra i Kanuri, gruppo etnico principale nella regione, come Ngora (“Young men with sticks”) o JTF (“Joint Task Force”).

Durante l’attacco e la fuga verso il Niger molti bambini sono stati separati dai loro genitori. Nella città più vicina, Chetimari, sia bambini che adulti si aggirano tra gli insediamenti di fortuna in cerca dei parenti. I rifugiati hanno dichiarato di non aver avuto tempo di raccogliere i loro effetti personali. Con i suoi partner e la comunità locale, l’UNHCR ha fornito teli di plastica e coperte per aiutare queste persone a mettere in piedi rifugi temporanei e a ripararsi dal freddo.

Dopo l’attacco contro il villaggio nigeriano di Malan Fatori dello scorso 5 ottobre, che ha costretto più di 1.000 persone a fuggire verso il Niger, Damassak rappresenta il secondo maggiore attacco avvenuto a pochi chilometri di distanza dal confine tra Nigeria e Niger in meno di due mesi. La crescente presenza degli insorti vicino al confine con il Niger nel prossimo futuro potrebbe comportare nuovi trasferimenti forzati.

I flussi regolari di rifugiati nigeriani e il rimpatrio dei cittadini del Niger costituiscono un pesante fardello per Diffa - una regione remota ed economicamente sottosviluppata. Secondo le autorità, da Maggio 2013 più di 100.000 persone sono fuggite in Niger, dopo che il governo nigeriano ha dichiarato lo stato di emergenza negli Stati del nord est in seguito ai ripetuti e sempre più frequenti attacchi di Boko Haram. Nell’arco degli ultimi due mesi soltanto, più di 30.000 persone hanno trovato rifugio nell’area. Sebbene gli abitanti locali abbiano generosamente condiviso le loro esigue risorse con I rifugiati nigeriani, l’UNHCR teme che la già fragile struttura economica possa collassare sotto lo sforzo.

La violenza in Nigeria ha anche spinto più di 39.000 nigeriani a fuggire verso il Camerun così come 2.800 verso il Ciad. Secondo la Governmental National Emergency Management Agency in Nigeria, circa 700.000 persone sono sfollate negli Stati del Borno, di Yobe e di Adamawa a causa della violenza esplosa nel nord est.

Le ragazze di Boko haram

  • Venerdì, 14 Novembre 2014 11:53 ,
  • Pubblicato in Flash news
Internazionale
14 11 2014

Nel polveroso cortile dei liceo statale di Chibok le ragazze whuntaku fanno salotto sotto un albero lele mazza. Non ci sono cartelli sull'albero, nessun segno distintivo, ma tutti sanno che quello è il loro posto.

Non tutte possono entrare nel gruppo: per essere accettate bisogna venire da Whuntaku, un quartiere di Chibok, la cittadina del nordest della Nigeria di cui nessuno aveva mai sentito parlare prima del "fatto".

Tra le whuntaku c'è un tacito accordo: si può fare amicizia con altre compagne, ma prima "bisogna sempre difendere quelle del gruppo". ... 

Corriere della Sera
10 11 2014

Esplosivi nascosti dentro uno zaino, nell’istituto c’erano almeno 2 mila ragazzi. La popolazione caccia i militari intervenuti per i soccorsi: «Incapaci di difenderci»

Si finge studente e si fa esplodere in una scuola. Bilancio drammatico: 48 morti. L’attentato è avvenuto in un istituto superiore nella località di Potiskum, nello Stato nord-orientale di Yobe, ha riferito il portavoce della polizia nazionale. Il massacro, opera con ogni probabilità di Boko Haram, è avvenuto pochi minuti prima delle 8 del mattino, quando gli studenti erano riuniti in attesa della preside per il saluto quotidiano prima dell’inizio delle lezioni. «Ci sono molti studenti a terra in un lago di sangue», ha raccontato un testimone, pochi minuti dopo l’accaduto.

I sospetti su Boko Haram
Quello di Yobe è uno dei tre Stati nigeriani in cui è in vigore lo stato d’emergenza deciso dal governo di Abuja per far fronte alle violenze di Boko Haram. Ancora non c’è stata alcuna rivendicazione dell’attacco, ma i sospetti puntano su Boko Haram. Il gruppo jihadista vuole creare un «califfato» islamico nel nord della Nigeria e dal 2009 realizza sistematici attentati contro le scuole in cui vengono insegnati programmi giudicati di stampo troppo occidentale.


Sassate contro l’esercito
Da Potiskum si apprende che i soldati arrivati sul luogo dell’esplosione sono stati presi a sassate e cacciati. «Non siete capaci di difenderci» hanno gridato. Accuse, quelle all’indirizzo dell’esercito, ripetute altre volte da diversi settori dell’opinione pubblica nigeriana stanca dei lutti provocati dagli attentati sanguinari di Boko Haram.

Corriere della Sera
08 09 2014

Insieme agli attacchi con l’uso di ordigni e autobombe il gruppo terroristico punta a creare una sorta di “stato islamico” dove cerca di imporre la sua legge.
di Guido Olimpio

WASHINGTON - Boko Haram avanza. La setta di assassini continua a conquistare cittadine e villaggi nella parte settentrionale della Nigeria incontrando una debole resistenza. Ora i militanti minacciano Maiduguri, la “capitale” della regione del Borno. Decine di migliaia i profughi e allarme anche nel vicino Camerun, bersaglio delle incursioni dei terroristi.

Controllo del territorio
Negli ultimi giorni, proseguendo nella loro offensiva, gli islamisti hanno piantato le loro bandiere nere sulle cittadine di Michika e Gulak. Secondo fonti della sicurezza occidentale la fazione ha cambiato decisamente strategia. Insieme agli attacchi terroristici - con l’uso di ordigni e autobombe - punta a creare una sorta di “stato islamico” dove cerca di imporre la sua legge. In qualche modo il leader, Abubakar Shekau imita quanto fatto dall’Isis in Iraq. Si è molto discusso se abbia proclamato un califfato, ma alcuni esperti hanno sostenuto che si è trattato di un errore di interpretazione delle sue parole. Resta, però, la volontà di estendere l’influenza in ampie zone della Nigeria.

Le ragazze in ostaggio
Altre crisi e le sconfitte militari dell’esercito - completamente inadeguato - hanno fatto dimenticare la tragedia delle centinaia di ragazze prese in ostaggio dalla fazione. Alcune sono riuscite a scappare, ma la maggioranza rimane nelle mani degli islamisti. La ricognizione aerea è riuscita a individuare un paio di campi dove erano state concentrate le giovani ma i reparti scelti mandati a ispezionare le zone sono tornati a mani vuote. E sembra anche essersi attenuata la campagna mediatica che aveva visto l’intervento di personalità politiche, figure dello spettacolo e cittadini in tutto il mondo.

Appello Usa
Gli Usa hanno lanciato un appello al governo nigeriano affinché organizzi una controffensiva seria ed hanno cercato di sensibilizzare gli alleati regionali. Da mesi droni americani aiutano nella caccia a Boko Haram e lo stesso fanno dei caccia Tornado britannici schierati in Ciad. Consiglieri americani stanno poi assistendo le autorità locali, ma l’esito appare scarso. Di recente l’aviazione nigeriana ha cercato di contrastare l’avanzata degli islamisti ed ha bombardato alcune posizioni. Un intervento , però, segnato da errori. In un’occasione gli aerei hanno colpito per sbaglio i soldati governativi. Non appare adeguata neppure la preparazione dei reparti schierati, infatti alcune centinaia di militari hanno abbandonato le “linee”. Uno sbandamento imputato alla mancanza di materiale adeguato e al comportamento degli ufficiali. Senza contare poi le violenze compiute da miliziani reclutati dalle autorità, vigilantes che agiscono in modo indiscriminato. Per la Nigeria è un momento drammatico.

Amnesty International
05 08 2014

Immagini filmate, fotografie e testimonianze terribili raccolte da Amnesty International durante una recente missione nello stato di Borno costituiscono nuove prove dei crimini di guerra – tra cui esecuzioni extragiudiziali e altre gravi violazioni dei diritti umani – commesse dall’esercito durante i combattimenti sempre più violenti in corso nel nord-est della Nigeria contro Boko Haram e altri gruppi armati.

Le prove raccolte da Amnesty International comprendono immagini di detenuti sgozzati uno a uno e poi gettati in fosse comuni da uomini che paiono appartenere all’esercito nigeriano e alla Task force civile congiunta (Cjtf), una milizia armata dallo stato. Le prove raccontano inoltre le conseguenze di un attacco di Boko Haram in un villaggio, durante il quale furono uccise circa 100 persone e furono distrutte o gravemente danneggiate case e altre strutture.

“Le prove che abbiamo raccolto costituiscono un’ulteriore conferma degli agghiaccianti crimini cui si lasciano andare tutte le parti in conflitto. I nigeriani meritano di meglio. Cosa si può dire quando dei soldati commettono azioni che lasciano senza parole e le registrano in un filmato?” – ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.

“Queste non sono le immagini che ci aspettiamo da un governo che pretende di avere un ruolo guida in Africa. Queste prove terribili sono rafforzate dalle numerose testimonianze che abbiamo raccolto, che lasciano intendere che l’esercito e la Cjtf compiano regolarmente esecuzioni extragiudiziali.

Dall’inizio dell’anno, oltre 4000 persone sono state uccise nel corso del conflitto tra l’esercito nigeriano e Boko Haram, tra cui oltre 600 vittime di esecuzioni extragiudiziali seguite all’attacco alla base militare di Giwa, a Maiduguri, il 14 marzo.

Negli ultimi mesi, il conflitto si è intensificato, estendendosi a città e villaggi della Nigeria nordorientale che ora si trovano sulla linea del fronte. A giugno, Damboa (stato di Borno) è diventata la prima città a finire sotto il controllo di Boko Haram da quando il presidente Jonathan Goodluck, nel maggio 2013, ha dichiarato lo stato d’emergenza.

La mano dura dell’esercito ha prodotto drammatiche conseguenze anche nello stato di Kaduna. A luglio, 12 appartenenti a una setta a maggioranza sciita diretta dallo sceicco El Zakzaky sono stati uccisi dopo essere stati arrestati per aver preso a una protesta pacifica, nella quale erano stati già uccisi 21 manifestanti, tra cui due bambini, quando l’esercito ha aperto il fuoco sulla folla.

Amnesty International chiede alle autorità nigeriane di assicurare che l’esercito cessi di violare il diritto internazionale dei diritti umani e il diritto internazionale umanitario. Tutte le denunce di esecuzioni extragiudiziali e di altri crimini di guerra e gravi violazioni dei diritti umani devono essere indagate immediatamente, in modo approfondito, indipendente e imparziale e i responsabili, lungo tutta la catena di comando, devono essere portati di fronte alla giustizia.

“Boko Haram e altri gruppi armati sono responsabili di un notevole numero di crimini atroci, come il rapimento delle studentesse di Chibok oltre tre mesi fa. Ma si presume che il ruolo dell’esercito sia quello di proteggere la popolazione, non di commettere ulteriori abusi. Lo stato d’emergenza non deve generare uno stato di assenza della legge. Purtroppo le stesse comunità sono terrorizzate sia da Boko Haram che dall’esercito nigeriano” – ha concluso Shetty.

Orrende esecuzioni extragiudiziali

Le immagini ottenute da Amnesty International comprendono un terribile episodio accaduto nei pressi di Maiduguri, la capitale dello stato di Borno, il 14 marzo 2014. Mostra uomini che paiono appartenere all’esercito e alla Cjtf tagliare la gola con un coltello a una serie di detenuti, prima di gettarli in una fossa.

Il video mostra 16 giovani seduti allineati l’uno affianco all’altro. Vengono chiamati, uno per uno, fatti inginocchiare e di fronte alla fossa. Cinque vengono sgozzati. Le immagini non mostrano cosa sia accaduto agli altri, ma secondo testimonianze oculari, altri nove hanno subito la stessa sorte e gli ultimi rimasti sono stati fucilati.

Ulteriori immagini girate prima delle esecuzioni mostrano alcuni dei responsabili e due detenuti che scavano una fossa sotto la minaccia delle armi. A uno di loro viene ordinato di sdraiarsi, mani e piedi bloccati da uomini che sembrano membri della Cjtf. Colui che appare il comandante mette il suo piede destro sull’uomo a terra, prende il coltello, lo bacia e urla “Die hard Commando” per poi tagliare la gola all’uomo. Gli altri intorno urlano “Si, capo, uccidilo!”

Amnesty International ha parlato con numerose fonti militari che, in modo indipendente l’una dall’altra, hanno confermato che gli uomini armati ripresi nel video facevano parte dell’esercito; secondo due fonti credibili, avrebbero potuto appartenere al Battaglione 81, di stanza nello stato di Borno.

Nel video non compaiono edifici, strade o altre infrastrutture ma il rumore di sottofondo indica che la scena si svolge nei pressi di una strada. Diversi uomini armati indossano uniformi militari. Su una compare la scritta “Borno State Operation Flush” mentre su un fucile è chiaramente leggibile la matricola 81BN/SP/407. Secondo fonti militari, quel fucile appartiene all’unità d’appoggio del Battaglione 81.

Ulteriori testimoni hanno confermato ad Amnesty International che il video è stato girato il 14 marzo 2014, il giorno in cui Boko Haram ha attaccato la base militare di Giwa, al cui interno opera un centro di detenzione. Boko Haram ha liberato i suoi uomini e ha detto agli altri detenuti di aggiungersi alle sue fila o tornarsene a casa. Dopo che Boko Haram ha lasciato la città, oltre 600 persone – per lo più evase e nuovamente catturate – sono state vittime di esecuzioni extragiudiziali in vari luoghi intorno a Maiduguri.

I detenuti ripresi nel video erano stati riarrestati dalla Cjtf a Giddari Polo, nei pressi della base militare di Giwa. Altre fonti hanno confermato che altri evasi sono stati consegnati ai militari e fucilati. I militari hanno preso i detenuti morti e altri ancora vivi e li hanno portati in una località all’esterno di Maiduguri, nei pressi di Giddari, dove sono avvenute le esecuzioni riprese dalla videocamera.

Sempre nel marzo 2014, sulla sola base delle testimonianze ricevute e ancora in assenza d’immagini, Amnesty International aveva già denunciato l’episodio alle autorità nigeriane, chiedendo un’indagine indipendente. Il procuratore generale federale e il ministro della Giustizia avevano risposto dichiarando che il governo aveva istituito una commissione d’inchiesta, sui cui lavori o sulle cui conclusioni non vi è più stata alcuna informazione. Il capo di stato maggiore della Difesa e il ministro degli Affari esteri hanno negato qualsiasi coinvolgimento dell’esercito.

Rastrellamenti militari a Bama

Altre immagini ottenute da Amnesty International hanno rivelato gravi violazioni commesse a Bama, 70 chilometri a sud-est di Maiduguri.

Quella di Bama è una delle comunità che è stata al centro della violenza degli ultimi due anni: colpita dai raid armati di Boko Haram e, almeno due volte, presa di mira dall’esercito nigeriano che ha eseguito arresti in massa di persone sospettare di simpatizzare per il gruppo armato.

Gli abitanti hanno riferito ad Amnesty International di un’operazione di “filtro” avvenuta il 23 luglio 2013, quando decine di uomini dell’esercito e della Cjtf si sono presentati alle 11 di mattina al mercato centrale obbligando tutti gli uomini adulti a radunarsi in un unico punto e a denudarsi.

Secondo i testimoni oculari, gli uomini sono stati messi in fila ed è stato ordinato loro di chiudere gli occhi. Un uomo seduto in un veicolo ha iniziato a fare cenni a destra e a sinistra: 200 uomini a destra innocenti, 35 uomini a sinistra sospettati di essere membri di Boko Haram.

Le immagini filmate ottenute e le testimonianze raccolte da Amnesty International raccontano cos’è avvenuto dopo. I militari e i miliziani della Cjtf hanno ordinato ai 35 uomini a sinistra di sdraiarsi e poi li hanno picchiati con bastoni e machete. Uno dei militari urlava: “Li dovete picchiate fino a farli morire questi, sono di Boko Haram”.  Tra colpi di fucile in aria per celebrare l’evento, i 35 uomini sono stati fatti salire su un furgone e portati alla base militare di Bama.

Alcuni giorni dopo, il pomeriggio del 29 luglio, i soldati hanno prelevato i 35 prigionieri e li hanno riportati alla loro comunità. Una volta giunti sul posto, li hanno fucilati e gettati in una fossa. Un abitante ha riferito di aver udito colpi di fucile dalle 14 fino a sera, quando l’ultimo prigioniero è stato ucciso e i corpi sono stati abbandonati in varie parti della città.

Un parente di una delle vittime ha raccontato ad Amnesty International: “Sapevamo che erano stati uccisi, ci siamo messi a cercarli ovunque. Abbiamo trovato il nostro parente vicino al ponte di Bama, insieme ad altri quatto corpi. Lui aveva un foro di proiettile al petto, indossava solo i pantaloni. Lo abbiamo sepolto senza certificato di morte, l’ospedale di Bama non funziona e non c’è un posto dove presentare una denuncia. I movimenti in città sono limitati”.

Un attacco mortale di Boko Haram

Come molte altre comunità della Nigeria nordorientale, quella di Bama vive sotto la costante minaccia degli attacchi di Boko Haram. In alcuni casi, si ritiene che questi attacchi siano condotti in rappresaglia per il presunto appoggio della popolazione all’esercito. La maggior parte di queste azioni incontra ben poca resistenza da parte delle forze armate.

L’attacco più mortale nei confronti della comunità di Bama è avvenuto la mattina del 19 febbraio 2014, con almeno 100 morti e oltre 200 feriti, quando gli uomini di Boko Haram con granate e ordigni improvvisati hanno distrutto ampie parti della città.

“Hanno potuto agire per un giorno intero, uccidendo, incendiando e distruggendo” – ha dichiarato un sopravvissuto ad Amnesty International.

Le immagini riprese dopo l’attacco mostrano ciò che resta di numerose automobili ed edifici, compreso l’ultimo piano del palazzo dell’emiro locale. Testimoni oculari hanno riferito ad Amnesty International che scuole e uffici amministrativi sono stati incendiati e oltre 100 automobili sono state distrutte.

Nel corso del 2014, Amnesty International lancerà un rapporto sugli abusi e le violazioni del diritto internazionale umanitario ad opera di Boko Haram e dell’esercito nigeriano nel nord-est del paese, sempre più affetto da una ingente crisi umanitaria.

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