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La Nigeria del nord, oggi, ora: marchiata dai Boko Haram e dal loro lucido progetto di fede assassina. Tutto il Male pare esservisi dato convegno. È l'antro della bestia, il bubbone gonfio. È qui che hanno fermato, a Katsina, per fortuna in tempo, una bimba di dieci anni che si trascinava addosso la cintura piena di esplosivo. ...

Ingenere.it
22 07 2014

Segnaliamo un articolo, uscito su education2.0 a firma di Fiorella Farinelli.

“Boko Haram – L’educazione occidentale è peccato”. Il recente rapimento delle studentesse nigeriane pone un interrogativo sul diritto all’istruzione delle donne nel mondo e sulla scarsa attenzione che, proprio a scuola, viene posta.

Nella notte tra il 14 e il 15 aprile, dal dormitorio del liceo di Chibok, nordest della Nigeria, sono state rapite 267 studentesse. A farlo e a minacciare di venderle o di costringerle a matrimoni forzati, la banda Jihadista Boko Haram, un nome che significa “l’educazione occidentale è peccato”.

Non è la prima volta che il diritto delle donne all’istruzione viene contrastato con la violenza dai fondamentalisti musulmani. Nel 2012 venne gravemente ferita in un attentato Malala Yousafzai, la giovanissima pakistana paladina dell’istruzione delle donne e candidata al premio Nobel per la pace. Ma la battaglia per la parità di genere nell’istruzione è tutt’altro che vinta, anche in luoghi di cultura non musulmana, come si vede fra gli altri in un paese a impetuoso sviluppo come l’India. (continua a leggere)

Vittime del terrore di Boko Haram e del "fuoco amico" del governo nigeriano. Sarebbero almeno 45 i corpi recuperati a seguito del raid di sospetti miliziani del locale gruppo qaedista nei pressi di Lassa e delle mitragliate indiscriminate da parte di un aereo da guerra governativo. ...
Per il governo nigeriano non sono nemmeno mai state rapite, l'assalto ai loro villaggi si nasconde dietro al beneficio del dubbio, quello che consente al presidente Goodluck Jonathan di negare che Boko Haram stia guadagnando terreno. ...

Il Fatto Quotidiano
07 07 2014

Le donne riescono a tornare a casa mentre il gruppo islamico sta uccidendo più di 50 ribelli in un villaggio vicino. Ferma invece la trattativa per le liberazione delle 223 studentesse sequestrate ad aprile. Su Twitter riparte la campagna #bringbackourgirls

Erano sequestrate dagli estremisti islamici Boko Haram da due settimane, ma una fuga di gruppo le ha ridato la libertà. E’ successo in Nigeria, dove almeno 63 ragazze sono riuscite a scappare dal gruppo dei terroristi nigeriani. Restano quindi nelle mani del gruppo armato solo cinque delle 68 ragazze rapite a metà giugno a Damboa, nel nord est del Paese, mentre sono oltre 200 le studentesse detenute con la forza da aprile.

Secondo la Bbc, le ragazze sono fuggite venerdì mattina mentre i militanti si erano assentati per condurre un’operazione in un villaggio, attaccando la base militare vicino Damboa. Scontri, che quella notte hanno portato all’uccisione di più di 50 ribelli. La notizia della fuga del gruppo di ragazze è stata diffusa dalla polizia locale; l’agente Abbas Gava ha raccontato a France Press di avere “ricevuto una segnalazione certa che le donne rapite siano riuscite a tornare a casa, compiendo un atto di grande coraggio“. Gava ha poi ricordato però che altre cinque restano nelle mani degli estremisti. La notizia è stata confermata anche da un alto funzionario della sicurezza a Maiduguri, citato da Premium Times: “Non c’è dubbio, le donne sono riuscite a scappare”.

Resta invece bloccata la trattativa per la liberazione delle 223 studentesse di una scuola di Chobok, nello stato nigeriano di Borno, che sono state sequestrate dal gruppo islamista il 14 aprile. Le ragazze rapite erano inizialmente 276, ma 53 sono riuscite a scappare saltando giù dai camion o approfittando delle soste. In un video diffuso il 5 maggio Abubakar Shekau, leader del gruppo islamico Boko haram, ha rivendicato il sequestro, minacciando di “trattare come schiave” e “vendere al mercato” le studentesse, che “invece di andare a scuola avrebbero dovuto essere regolarmente sposate”.

Boko haram ha proposto al governo nigeriano uno scambio di prigionieri e ha promesso di rilasciare le ragazze in cambio della liberazione di miliziani di Boko haram detenuti. Ma il governo ha rifiutato la proposta. Un rapimento che ha scatenato una grande opposizione a livello internazionale, dando vita alla campagna #bringbackourgirls, che ha visto tra le testimonial anche Michelle Obama. Un passaparola su Twitter che vuole riportare l’attenzione internazionale sulla questione, e sono già stati lanciati numerosi appelli per la liberazione.

Il gruppo Boko Haram è diventato noto a livello internazionale dopo le violenze religiose del 2009. Il movimento, il cui nome è traducibile come “l’educazione occidentale è peccato”, è un’organizzazione terroristica jihadista diffusa nel nord est della Nigeria che ha come obiettivo l’imposizione della sharia nel Paese.

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