Il nostro agente a Lagos

  • Martedì, 02 Giugno 2015 08:07 ,
  • Pubblicato in L'Inchiesta
Petrolio in NigeriaVittorio Malagutti/Stefano Vergine, L'Espresso
1 giugno 2015

Gabriele Volpi non è un tipo che passa inosservato. Come il suo yacht, un panfilo da 60 metri con bandiera delle Cayman, anche se l'imprenditore ligure, 72 anni, si lascia alle spalle una scia di curiosità e di invidia. [...] Tutto nasce dal petrolio. E dall'Africa. O meglio, dalla Nigeria. Volpi è l'oligarca bianco di un Paese che si affaccia letteralmente su un mare di oro nero, il quinto più popolato del mondo (160 milioni di abitanti), afflitto da povertà, corruzione e dai terroristi di Boko Haram. ...

Boko Haram: l’orrore raccontato dalle donne liberate

  • Martedì, 05 Maggio 2015 08:03 ,
  • Pubblicato in Flash news

Vita.it
05 05 2015

Parlano le donne liberate da Boko Haram, adesso nel campo d’accoglienza di Yola. Sono storie di violenza, dolore, fame e fatica, mentre delle 219 ragazze rapite di terroristi nell’aprile del 2014 non vi è ancora traccia

Hanno trovato la forza di parlare le sopravvissute liberate dal rapimento di Boko Haram della scorsa settimana, quando circa 300 tra donne e bambini sono state portare fuori dalla foresta di Sambisa e messe al sicuro in un campo per rifugiati a Yola. Secondo l’esercito sono state liberate oltre 700 persone nell’ultima settimana, in un’offensiva contro il gruppo islamista. Le sopravvissute hanno raccontato di essere state rapite, dopo essere state costrette ad assistere al massacro di uomini e ragazzi del proprio villaggio, alcune sono state costrette con la forza a sposare dei membri dell’organizzazione. Alle videocamere della BBC Lami Musa, 27 anni, mamma di un neonato di pochi giorni, ha raccontato: “Quando hanno realizzato che aspettavo un bambino hanno gridato che ero stata messa incinta da un infedele. Hanno ammazzato mio marito davanti ai miei occhi e hanno detto che avrebbero aspettato che partorissi, poi mi avrebbero dato in sposa a un comandante. Siamo state liberate la mattina dopo che ho dato alla luce mio figlio.”

Sono storie di violenza, dolore, fame e fatica quelle raccontate dalle sopravvissute. La reporter Michelle Faul ha raccontato alla BBC lo stato di denutrizione in cui si trovavano i bambini arrivati al campo.

“Ogni giorno assistevamo alla morte di una di noi, aspettando che arrivasse anche il nostro turno.” Ha dichiarato all’Agenzia Reuters Umaru, 24 anni, madre di due bambini. Secondo altre testimonianze, mentre l’esercito si avvicinava, alcune donne sono state uccise a colpi di pietre.

Secondo l’Associated Press, dalle interviste sembra che quasi tutte le donne salvate siano provenienti da Gusmuri, un villaggio vicino al Paese di Chibok, da cui erano state rapite le 219 ragazze rapite dai terroristi il 14 aprile 2014, di cui non vi sono ancora notizie.

 

Il Fatto Quotidiano
29 04 2015

L'esercito ha tratto in salvo quasi 300 ragazze e ha distrutto tre accampamenti dei terroristi nel nordest del Paese. Durante l'operazione macabra scoperta di centinaia di cadaveri lasciati sul loro cammino dagli jihadisti.

Più informazioni su: Boko Haram, Donne, Nigeria, Rapimenti
L’esercito nigeriano ha liberato 200 ragazze e 93 donne che erano state rapite dal gruppo terroristico di Boko Haram, distruggendo tre accampamenti dei terroristi durante un’operazione destinata alla liberazione della foresta di Sambisa, nel nordest del Paese. Inizialmente si è pensato che tra le donne liberate vi fossero le studentesse rapite in aprile dello scorso anno in un liceo di Chibok - commemorate lo scorso 14 aprile con la campagna #BringBackOurGirls -, ma il portavoce dell’esercito ha smentito questa ipotesi.

Nella stessa operazione, a Damasak, località nello stato nord-orientale nigeriano di Borno, sono stati trovati centinaia di cadaveri, sotterrati in fosse comuni o lasciati nei luoghi in cui sono stati uccisi. L’atroce scoperta è stata fatta da un comitato governativo inviato dal neo-presidente, Muhammadu Buhari, per verificare la situazione nella città, conquistata mesi fa dai fondamentalisti islamici. Il 24 marzo, dopo sanguinosi combattimenti con i soldati di Niger e Ciad, Boko Haram era stato costretto a ritirarsi da Damasak, ma aveva ucciso molti uomini e portato con sé rapendole 506 persone, tra donne e bambini. La delegazione dell’inviato presidenziale è arrivata a Damasak dal Niger e lungo il tragitto – ha riferito – si è resa conto che “era stata compiuta un’atrocità su larga scala” da uomini che, costretti alla ritirata di fronte all’avanzare della coalizione africana, avevano rastrellato gli edifici della città uccidendo chiunque vi trovassero e radunando donne e bambini per farli schiavi.

I media locali riferiscono che gli inviati del presidente hanno lavorato per giorni per recuperare e seppellire i resti delle vittime. I soldati dell’Unione africana hanno comunicato che è fallito l’attacco dei jihadisti di Boko Haram- che di recente ha proclamato la sua adesione alla linea dell’Isis, ponendosi nominalmente sotto l’autorità dell’autoproclamato Califfo di Iraq e Siria, Abu Bakr al-Baghdadi, rimasto gravemente ferito in marzo in un raid Usa - all’isola Karamga, sul lago Ciad, specchio d’acqua con un perimetro di quasi 700 chilometri suddiviso tra Nigeria, Niger, Camerun e Ciad. I miliziani, secondo il governo di Niamey, sono stati annientati dopo una settimana di combattimenti. “Speriamo che sia davvero l’inizio della fine di Boko Haram – ha commentato monsignor Oliver Dashe Doeme, che si sta occupando degli sfollati -, combattere i terroristi è una priorità del governo Buhari e finalmente possiamo sperare nella fine di questa follia“.

 

Gli ospedali fantasma dell'Unione Europea in Nigeria

  • Mercoledì, 15 Aprile 2015 07:41 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
Ospedale a LagosMarco Omizzolo e Roberto Lessio, Zeroviolenza
15 aprile 2015

Il popolo nigeriano dimostra una straordinaria capacità di sviluppo che colloca il paese al vertice tra quelli africani più sviluppati. Tra il 2000 e il 2013 la sua crescita media annua è aumentata dell'8,2 per cento e nel 2014 il PIL è cresciuto ancora. Ha ormai superato il Sudafrica nelle classifiche internazionali e ambisce a sedere entro qualche anno al tavolo dei potenti della terra.

La Repubblica
14 04 2015

Le ragazze di Chibrok sono un ricordo. Un dolore fitto, piantato nel cuore e nell’anima della Nigeria. I loro volti, le loro vite valgono ormai una speranza, una causa, una mobilitazione

 

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