Sempre l'articolo cui lei si riferisce, racconta che "la Regione Lombardia, per superare il veto degli obiettori, è spesso costretta a ricorrere ai medici contrattisti, con un aggravio di costi di 300 mila euro annui". Così si fa carriera e quattrini in Italia. ...

In Genere
11 09 2013

Impossibile per le dipendenti della Camera dei deputati farsi prescrivere la pillola del giorno dopo: il 100% dei medici si dichiara obiettore. La denuncia è partita ieri dalla deputata Pia Locatelli che ha spiegato in aula cosa è accaduto a una collega che si era recata nell'ambulatorio interno per esercitare un suo diritto, cioè ottenere la prescrizione del farmaco contraccettivo post-coitale entro le 72 ore dal rapporto sessuale a rischio. Ha detto Pia Locatelli nel suo intervento: «Il medico ha risposto di non essere disponibile alla prescrizione in quanto obiettore di coscienza. La collega ha deciso di aspettare il turno successivo e l’ha comunicato al medico obiettore. Si è sentita rispondere che anche il medico del turno a seguire è obiettore, così come tutti gli altri in servizio». L’esponente del Psi ha spiegato che chiederà un’interrogazione alla ministra della salute, Beatrice Lorenzin, per appurare se i medici interni siano effettivamente tutti obiettori e, nel caso fosse così, quali procedure intenda adottare per garantire alle colleghe il diritto alla salute e così come i diritti sessuali e riproduttivi.

A giugno il parlamento aveva presentato nove mozioni per affrontare la questione della somministrazione della pillola del giorno dopo e l’obiezione di coscienza con l'obiettivo di stabilire per legge una percentuale minima di medici non obiettori in ogni struttura ospedaliera.

In Italia, da nord a sud, sono tra il 70% e l'80% i medici che si rifiutano di praticare aborti. E' utile però ricordare che la pillola del giorno dopo non è una pillola abortiva perché non interrompe la gravidanza, bensì impedisce l'impianto dell'ovulo fecondato e dunque la formazione di un embrione.

L'associazione Luca Coscioni ha messo in questi giorni a disposizione sul suo sito un modulo per la denuncia dei disservizi relativi alla piena applicazione della legge 194 dovuta all'assenza di personale medico non abiettore.

Niente "pillola del giorno dopo" all'ambulatorio della Camera dei deputati, sono tutti obiettori. "Anche il medico del turno successivo è obiettore, così come tutti gli altri colleghi qua dentro", le viene detto. ...

L'uso offensivo dell'obiezione di coscienza

Stefania Friggeri, Noi Donne
8 Settembre 2013

"Antigone è un'incarnazione esemplare dell'obiezione di coscienza". Così Stefano Rodotà, che argomenta: a Tebe, dopo la guerra fra Eteocle e Polinice, Creonte, preso il potere, vieta di dare sepoltura a Polinice. La pena per chi disobbedisce è la morte. Ma Antigone cosparge di cenere il corpo del fratello e gli tributa onori funebri.

Il Fatto Quotidiano
04 09 2013

La legge sull’aborto? In Lombardia continua a non essere applicata fino in fondo. Colpa dell’elevato numero di medici obiettori. Più di due ginecologi su tre, infatti, non eseguono interruzioni volontarie di gravidanza e in ben undici ospedali su 63 fa obiezione di coscienza il 100 per cento dei ginecologi. Ecco l’eredità di quasi vent’anni di governo di Roberto Formigoni, con la sanità che è diventata un feudo di Comunione e liberazione.

“Nella nostra regione la legge 194 è disattesa”, denuncia Sara Valmaggi, esponente del Pd e vicepresidente del consiglio regionale. Lo dimostrano i dati sul numero di obiettori di coscienza fra ginecologi, anestesisti e paramedici, che il partito democratico ha raccolto in ogni presidio ospedaliero (file con i dai ospedale per ospedale). Numeri riferiti al 2012 che provano le difficoltà delle donne a vedersi riconosciuti i diritti che la legge sull’aborto garantisce loro. In Lombardia sceglie l’obiezione di coscienza il 67,8 per cento dei ginecologi. Un dato poco al di sotto della media nazionale, pari al 69,3 per cento nel 2010, secondo gli ultimi dati diffusi dal ministero della Salute. La Lombardia, insomma, non è la regione messa peggio, considerando le punte toccate da Basilicata (85,2 per cento), Campania (83,9), Molise (85,7) e Sicilia (80,6).

Ma il caso lombardo (guarda il pdf con i dati), secondo Valmaggi, è particolarmente grave per “una situazione a macchia di leopardo”. Sui 63 presidi ospedalieri che hanno un reparto di ginecologia e ostetricia, in ben 11 tutti i ginecologi sono obiettori: succede a Treviglio, Montichiari, Iseo, Gavardo, Oglio Po, Cuggiono, Melzo, Broni, Chiavenna, Gallarate e al Bassini di Cinisello Balsamo. In altri 12 ospedali il numero di ginecologi obiettori va dall’80 al 99 per cento. La situazione è migliore a Milano, dove in strutture come Buzzi, San Carlo, Sacco e Mangiagalli i ginecologi che obiettano sono meno della metà. Al di fuori del capoluogo lombardo, invece, la percentuale di obiettori sale al 76%.

A obiettare non sono solo i ginecologi. Non partecipa infatti a interventi di interruzione volontaria di gravidanza anche il 49,8 per cento degli anestesisti e il 38,9 per cento del personale non medico. Una scelta, quella dell’obiezione, su cui molto spesso influiscono anche ragioni di opportunità, legate alle possibilità di carriera e agli assetti di potere negli ospedali . Una situazione che non sembra essere cambiata con la fine del dominio formigoniano, visto che il Pd in regione ha dovuto chiedere i dati a ogni singolo ospedale, dopo avere ricevuto dal nuovo assessore alla Salute Mario Mantovani delle informazioni lacunose: “Questa reticenza mi fa pensare che non sia cambiato nulla”, accusa Valmaggi.

La mancanza in diverse strutture di medici disponibili a eseguire interventi di interruzione volontaria di gravidanza pesa anche sulle casse pubbliche, dal momento che gli ospedali sono spesso costretti a ricorrere ai cosiddetti ‘gettonisti’, ovvero liberi professionisti pagati a prestazione: nel 2012 in Lombardia la spesa per il personale esterno è stata di 305mila euro. Per superare le difficoltà sulla strada della piena applicazione della legge 194, Valmaggi propone azioni di carattere amministrativo che introducano processi di mobilità per i medici non obiettori e modalità di reclutamento tali da favorire la loro entrata in ruolo.

Al tema delle obiezioni di coscienza va aggiunta poi la difficoltà per le donne di accedere ai metodi alternativi agli interventi chirurgici: in Lombardia avviene con la pillola RU486 solo il 2 per cento degli aborti. Una percentuale molto più bassa che in altre regioni dell’Italia centro-settentrionale: in Liguria le interruzioni di gravidanza con RU486 sono il 21,1 per cento del totale, in Emilia Romagna il 15,9, in Piemonte il 13,3, in Toscana il 9,3.

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