Dinamo Press
16 03 2015

Nella giornata di venerdì 13 marzo come rete #IoDecido abbiamo deciso di fare incursione con maschere rosa e striscioni all' interno dell’ ospedale San Camillo di Roma, sede del primo reparto per numero di IVG nel Lazio e del coordinamento regionale per la legge 194.

Il blitz risponde all'allarme lanciato dalle ginecologhe non obiettrici (Qui il gruppo Facebook) di coscienza circa la più che probabile nomina di un primario obiettore (lo sono tutti i candidati a questo incarico) al reparto di maternità e ginecologia.

E’ un dato di fatto che per accedere a avanzamenti di carriera significativi la scelta dell'obiezione di coscienza sia obbligata: è quindi un’opzione di comodo a scapito della salute e della libertà delle donne, e come tale va contrastata e arginata. A questo proposito ci rivolgiamo al governatore del Lazio Zingaretti, affinchè metta in atto quanto è in suo potere, che non è poco, per garantire il diritto alla salute e all'autodeterminazione delle donne.

Si è rilanciato l'appuntamento a Lunedi 16 ore 10.30 all'ingresso principale del San Camillo per poi spostarsi presso la sede in cui si terranno i colloqui per la nomina del nuovo primario. Occorre infatti vigilare su questo delicato passaggio e reclamare il pieno rispetto della Legge 194, per garantire le condizioni di esistenza e agibilità piena del servizio IVG del San Camillo e del Coordinamento regionale.

La rete #IoDecido proseguirà a monitorare la praticabilità del diritto di scelta delle donne a Roma e nel Lazio, così come sta facendo al Policlinico Umberto I e al San Camillo.


Leggi anche il comunicato verso il 16 marzo: Fuori gli obiettori dal San Camillo!

Intanto la rete continua a monitorare la situazione al Policlinico Umberto I. Di seguito un aggiornamento

COMUNICATO STAMPA SU FUNZIONAMENTO IVG POLICLINICO UMBERTO I

Nel “lontano” dicembre 2014, dopo la mobilitazione delle donne, il Direttore generale Domenico Alessio ha dichiarato alla stampa che “dentro la sua azienda il problema della mancanza/carenza di medici per l’IVG era stato risolto”. Infatti con una determina aziendale l’1/12/2014 era stata deliberata l’assunzione di 2 medici COCOCO ad un anno rinnovabile per questo servizio.

DOPO 2 MESI E MEZZO, DOPO CHE UNA COMMISSIONE SI E’ RIUNITA PER SELEZIONARE I CANDIDATI, ANCORA NESSUNA ASSUNZIONE E’ STATA EFFETTUATA ED IL REPARTINO IVG FUNZIONA CON UNA MEDIA DI 4 INTERVENTI A SETTIMANA E CON UN UNICO MEDICO STRUTTURATO NON OBIETTORE.

La motivazione : “Non si trovano i finanziamenti per i due contratti” ed una delle più grandi e specialistiche aziende sanitarie/universitarie, nonostante gli atti amministrativi effettuati e tutte le dichiarazioni alla stampa del direttore generale, continua a disattendere i diritti dell’autodeterminazione delle donne ed lapiena applicazione della legge 194. Abbiamo chiesto chiarimenti e fatte continue sollecitazioni agli uffici di dirigenza e amministrativi ed oggi ci rivolgiamo alla stampa tutta per denunciare questo comportamento altamente lesivo non solo dei diritti delle donne ma della salute nella sua complessità che, come in questo reparto, con riduzioni, tagli e chiusure di servizi territoriali e posti letto nel sistema sanitario sta favorendo e potenziando la privatizzazione dell’offerta pubblica aumentando i profitti dei privati e delle assicurazioni.

Questa la loro politica … questa le nostre battaglie per impedirglielo!

Rete #IODECIDO

Cobas sanità università ricerca

 

Fuori gli obiettori dal San Camillo!

  • Mercoledì, 11 Marzo 2015 11:58 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

iodecidoRete #IoDecido, Dinamo Press
10 marzo 2015

È con rabbia e preoccupazione che rispondiamo all'allarme lanciato dalle ginecologhe che operano negli ospedali della provincia di Roma, circa il rischio che al reparto maternità e ostetricia dell'Ospedale San Camillo venga nominato un primario obiettore di coscienza. Siamo costrette a constatare che dichiararsi obiettore di coscienza è la condizione irrinunciabile per fare carriera negli ospedali pubblici.

Fuori gli obiettori dal San Camillo!

  • Martedì, 10 Marzo 2015 15:00 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
10 03 2015

È con rabbia e preoccupazione che rispondiamo all'allarme lanciato dalle ginecologhe che operano negli ospedali della provincia di Roma, circa il rischio che al reparto maternità e ostetricia dell'Ospedale San Camillo venga nominato un primario obiettore di coscienza.

Siamo costrette a constatare che dichiararsi obiettore di coscienza è la condizione irrinunciabile per fare carriera negli ospedali pubblici. Praticare l'I.V.G sembra infatti incompatibile col dirigere un reparto di maternità e ostetricia: come se garantire alle donne la libertà di scelta fosse in contraddizione con il promuovere una maternità responsabile e desiderata. I diritti delle donne sono calpestati per gli interessi di chi sta distruggendo la sanità pubblica avvalendosi di presunti meriti morali e religiosi e applicando la falsa retorica del taglio agli sprechi. I danni devastanti già si contano: il ritorno dell'aborto clandestino e casalingo, specialmente tra adolescenti e immigrate, non è più uno spettro del passato ma un orizzonte sempre più prossimo.

Il San Camillo è il centro per l'interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) più importante del Lazio, tra le 4 strutture a Roma a somministrare la RU486 (insieme al Grassi, al Sant'Eugenio e al San Filippo Neri). A fronte di altri 4 reparti IVG chiusi di recente nel Lazio (Monterotondo, Sora, Frosinone e Gaeta) e del faticoso e ancora atteso riavvio del repartino del Policlinico Umberto I, il San Camillo rimane il cuore dell'applicazione della Legge 194 nella regione. La nomina di un obiettore confessionale ci dà la certezza che anche al San Camillo nel giro di poco tempo richiedere un aborto significherà andare incontro a mille ostacoli, dai tempi d'attesa agli obiettori di coscienza.

Vogliamo richiamare alle sue responsabilità il governatore della regione Lazio Nicola Zingaretti: oggi garantire l'applicazione della legge 194 significa porre misure di tutela della salute e dell'autodeterminazione delle donne, come la garanzia di trovare medici non obiettori in ogni ospedale pubblico, facendo sì che questa scelta non sia più un limite alle possibilità di carriera di questi medici, evidentemente soggetti a discriminazione. Chiediamo a Zingaretti di indire un nuovo bando di concorso per il San Camillo in cui tali discriminazioni vengano efficacemente contrastate e i diritti delle donne e dei medici non obiettori rispettati.

Chiediamo infine al Governatore di mettere in atto quanto è in suo potere per garantire il Turn Over del personale medico e la massima qualità e assistenza negli ospedali pubblici così come nei consultori, sempre più poveri di personale qualificato e di risorse. È altrettanto necessario garantire le risorse necessarie e mettere tra le priorità nella riqualificazione la formazione e l'aggiornamento degli operatori sanitari in particolare per quanto riguarda l'IVG e la RU486, la prevenzione e la contraccezione.

Alla direzione sanitaria/generale del San Camillo chiediamo l'immediata attivazione di un reparto dedicato alla somministrazione della RU486. Inoltre ci batteremo affinchè il reparto IVG non venga scorporato dal reparto Maternità e trasferito in un'altra ala dell'ospedale. Questa scelta potrebbe rappresentare un rischio concreto per la vista stessa delle donne ricoverate, dilatando, in casi di emergenza, i tempi di trasferimento tra i diversi padiglioni.

Diamo appuntamento lunedi 16 marzo h10,30 sotto la direzione sanitaria del San Camillo durante i colloqui per la nomina del nuovo primario, affinchè tale nomina venga rinviata al momento in cui siano individuati candidato adeguati, che garantiscano i diritti delle donne e che rispondano pienamente alle mansioni richieste nella sanità pubblica.

#Io Decido: Riapriamo Il Repartino del Policlinico!

  • Martedì, 24 Febbraio 2015 14:07 ,
  • Pubblicato in Flash news

Communianet.org
24 02 2015

l 25 novembre 2014 abbiamo rivendicato l'applicazione e il rispetto della legge 194 in seguito alla sospensione del servizio di IVG al Repartino del Policlinico Umberto I, dopo il pensionamento dell'unico medico non obiettore in tutto il reparto. Abbiamo ottenuto la pubblicazione di un bando per l'assunzione di due medici non obiettori che garantissero la ripresa e la continuità del servizio.

Ad oggi è stato giudicato idoneo un solo medico su dieci, attualmente già attivo, che sarà assunto con contratto cococo.

Richiediamo con urgenza la seconda assunzione e che siano garantite la continuità del servizio e di tutte le attività relative alla salute e all'autodeterminazione delle donne: dal reparto Ivg alla sala parto, dalle sale operatorie ai reparti di degenza, per rispondere nel modo più adeguato all'esigenza di prevenzione, cura e riabilitazione in questo settore fondamentale della sanità pubblica.

Continueremo a monitorare la situazione nel Policlinico Umberto I e negli altri ospedali pubblici di Roma, affinchè la libertà di scelta e la tutela della salute riproduttiva della donna vengano garantite nel migliore dei modi e non si corra il rischio che vengano messe in discussione.

La 194 non si tocca! Continueremo a difenderla e a opporci al sabotaggio degli obiettori di coscienza e ai tagli ai servizi e alla salute.

La battaglia per la salute e la libertà di scelta è anche una battaglia culturale che vuole riaffermare la centralità della volontà della donna, che non può essere sottomessa a quella dei medici né a quella di leggi e pronunciamenti che limitano la nostra libertà.

Accogliamo con indignazione la decisione del consiglio di Stato sul decreto della regione Lazio mirato a ridefinire i limiti dell'esercizio dell'obiezione nei consultori familiari.

Riteniamo inaccettabile che non applichino contromisure adeguate a garantire l'accesso all'IVG su tutto il territorio nazionale e a sanzionare abusi come il rifiuto di prescrizione della contraccezione d'emergenza.

A questo proposito il 9 marzo il Parlamento Europeo voterà per l'approvazione della risoluzione Tarabella (già votata dalla Commissione sui diritti delle donne) che vuole ribadire la libertà di aborto e l'accesso alla contraccezione per le donne.

Nel 2013, ricordiamo che i deputati del PD concorsero alla mancata approvazione dell'analoga risoluzione proposta dall'eurodeputata socialista Estrela, che invitava tutti gli Stati membri a garantire l'aborto e i diritti sessuali e riproduttivi delle donne. Siamo davvero curiose di sapere come i rappresentanti del partito governativo italiano si esprimeranno stavolta... Di sicuro noi non resteremo in silenzio!

Sul mio corpo decido io! It's time to react!

Il Corriere della Sera
24 02 2015

Un primario di ostetricia obiettore di coscienza in un ospedale pubblico. A Roma non sarebbe certo la prima volta. Ma se questo stesso primario provenisse da una struttura confessionale? In questo caso solo il sospetto è bastato per riportare sulle barricate la rete romana di donne che sostiene e vigila sull’applicazione della Legge 194. Il mezzo scelto per contarsi è Facebook. È qui infatti che si sta organizzando la protesta (preventiva) per evitare che alla guida del reparto di ostetricia e ginecologia del «più grande ospedale pubblico della nostra Regione», nonché centro di riferimento regionale per la Legge 194, ossia il San Camillo, arrivi «un primario proveniente da un ospedale privato della chiesa».

La levata di scudi su Facebook

Quasi 2mila membri, tra donne e uomini, in appena 5 giorni: il gruppo “No a un primario obiettore di coscienza al San Camillo” continua a macinare adesioni. L’ha aperto Lisa Canitano, ginecologa e presidente dell’associazione “Vita di donna”, come reazione quasi istintiva alle «voci che si fanno sempre più forti» in merito al concorso in via di espletamento per individuare il nuovo direttore di ostetricia e ginecologia del San Camillo. «Si tratta solo di voci – ribadisce Lisa Canitano – e ci auguriamo di essere smentite. Ma a scanso d’equivoci abbiamo deciso di chiarirlo sin da subito: la nomina di un primario confessionale sarebbe inaccettabile». Una vera e propria «umiliazione».

Ritorno al passato

Sulla pagina del gruppo Facebook le parole chiave sono «diritto», «libertà di scelta» e «laicità». Ma il rischio non è solo – come scrive qualcuna – di «tornare indietro di decenni e vanificare le nostre lotte giovanili». «Il problema – sostiene Lisa Canitano – è anche il livello di assistenza complessiva che si garantisce alle donne e alle coppie. Non basta infatti mettere a disposizione una stanza, magari ben lontana alla vista, per eseguire gli aborti. C’è bisogno di accoglienza, professionalità e del massimo della modernità tecnologica nella diagnostica prenatale. Tutte cose che un primario confessionale non può garantire».


Il precedente del Policlinico Umberto I

La battaglia per il San Camillo arriva peraltro in un momento in cui nella Capitale è ancora vivo il ricordo dello scandalo che ha recentemente riguardato il Policlinico Umberto I. Dove, causa prepensionamento dell’unico medico non obiettore, le interruzioni volontarie di gravidanza sono state sospese per quasi due mesi. In quel caso la protesta immediata, organizzata della rete #IoDecido, ha evitato che il disservizio durasse più a lungo. Ma, come denuncia il coordinamento regionale per la legge 194, gli stop al servizio sono piuttosto comuni nel Lazio.

La situazione nel Lazio «A oggi ad esempio – rivelano dal coordinamento – gli ospedali di Genzano e Gaeta non eseguono più ivg per mancanza di personale non obiettore». Altrove si diminuiscono drasticamente le sedute operatorie. «Accade a Viterbo e persino a Roma, al Sant’Eugenio, dove attualmente il servizio è attivo solo una volta a settimana». Pensa a casi come questi Lisa Canitano quando dice che «a Roma, come nel resto del paese, la 194 è una conquista tutt’altro che scontata. E se fino a oggi gli attacchi sono stati respinti al mittente è solo grazie all’ininterrotta attenzione da parte delle donne». Adesso tutti gli occhi sono puntati sul San Camillo.

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