Communianet
23 02 2015

Decreto sui Consultori della Regione Lazio: “spiegone” dello Sportello legale di Communia dopo la pronuncia del Consiglio di Stato. Da utilizzare per promuovere lotte sociali e azioni di disturbo ai movimenti pro life e per farsi dare la pillola del giorno dopo.

La Regione Lazio, da diversi anni, sta affrontando un piano di risanamento sanitario draconiano, a causa dell’enorme disavanzo, frutto di dissennate amministrazioni tanto del centro sinistra che del centro destra.
Il risanamento sta avvenendo a furia di tagli alla spesa sociale (con riduzione dei posti letto, dei presidi sanitari, innalzamento dei ticket), tutto a danno delle fasce più deboli della Regione.
Tuttavia, è importante dare la notizia di un segnale parzialmente diverso, per quanto riguarda, ad esempio, i Consultori familiari.
Il Presidente della Regione Lazio, in qualità di Commissario ad acta, ha adottato il decreto n. U00152/2014 del 12 maggio 2014, avente ad oggetto le “Linee di indirizzo regionali per le attività dei Consultori familiari”. Più che frutto di una sensibilità politica della Regione, il decreto ci pare una presa d’atto (finalmente) delle battaglie contro l’uso religioso dei Consultori e per il rispetto della Legge 194.

Nel citato decreto si legge, in particolare, che: «In merito all’esercizio dell’obiezione di coscienza fra i medici ginecologi, che dati recenti pongono a 69,3% in Italia (Relazione Ministeriale sullo Stato di attuazione della Legge 194/78 ; anni 20 Il - 2012 , Commissione Affari Sociali - XVII Legislatura - Esame della Relazione sullo stato di attuazione della legge 194/78 2011-2012), si ribadisce come questa riguardi l’attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell’interruzione volontaria di gravidanza, di seguito denominata IVG. Al riguardo, si sottolinea che il personale operante nel Consultorio Familiare non è coinvolto direttamente nella effettuazione di tale pratica, bensì solo in attività di attestazione dello stato di gravidanza e certificazione attestante la richiesta inoltrata dalla donna di effettuare IVG. Per analogo motivo, il personale operante nel Consultorio è tenuto alla prescrizione di contraccettivi ormonali, sia routinaria che in fase post-coitale, nonché all’applicazione di sistemi contraccettivi meccanici, vedi I.U.D. (Intra Uterine Devices)».

Il decreto è importante per diverse ragioni:

a) si prende finalmente atto dell’abnorme ricorso alle obiezioni di coscienza da parte dei medici, un abuso che sta svuotando dall’interno il valore universalistico del diritto alla salute;

b) il decreto pone paletti ferrei sul ruolo degli obiettori rispetto all’attività di attestazione dello stato di gravidanza del paziente e della certificazione attestante la richiesta di effettuare l’IVG;

c) il decreto chiarisce che è obbligatorio prescrivere i contraccettivi ormonali, anche quelli da utilizzarsi “in fase post-coitale”.

Avverso tale decreto hanno proposto ricorso al TAR Lazio due diverse Associazioni pro life, chiedendo al Tribunale di annullare il decreto e, nel frattempo, di sospenderlo in via cautelare.
Il TAR del Lazio, con l’ordinanza n. 4843/2014 ha respinto l’istanza di sospensione cautelare – non l’intero ricorso – sostenendo che i motivi di merito non apparivano sufficientemente validi.
Le medesime Associazioni, quindi, hanno proposto appello dinnanzi al Consiglio di Stato (è l’organo di secondo grado), chiedendo l’annullamento dell’ordinanza.
Il Consiglio di Stato, con l’ordinanza 5 febbraio 2015, n. 588, ha accolto l’appello – dando così ragione all’Associazione pro life – ma solo in parte. L’appello è stato accolto, infatti, solo per quanto riguarda l’obbligo del medico operante presso il Consultorio familiare di attestare, anche se obiettore di coscienza, lo stato di gravidanza e la richiesta della donna di voler effettuare l’IVG, ai sensi dell’art. 5, comma 4, della legge n. 194 del 1978 (il punto b) che abbiamo sintetizzato prima).
D’altronde, tale riconoscimento è chiaramente previsto dalla legge 194 e non possono certo essere i Giudici – o la Regione – a cambiare la norma, ma solo il Parlamento.
Lo stesso Consiglio di Stato, invece, ha confermato – sebbene sempre solo con riferimento alla fase cautelare –la parte del decreto che obbliga i medici obiettori a prescrivere contraccettivi, anche postcoitali (il precedente punto c)).

Quest’ultimo pronunciamento, basato su rilievi di carattere scientifico, è sicuramente utile perché smonta la mistificazione che vuole i contraccettivi postcoitali equiparati a pratiche abortive (anche contrariamente alle indicazioni dell’AIFA).
Adesso le carte tornano nuovamente al TAR per la decisione del merito del ricorso (ossia tornano al primo grado, per il giudizio vero e proprio).
In attesa del verdetto dell’organo regionale della giustizia amministrativa, resta chiaro che oggi chiunque può chiedere – e pretendere – la prescrizione e la somministrazione di contraccettivi anche postcoitali e che, pertanto, le obiezioni dei medici sul punto non possono in alcun modo essere considerate legittime.

Sportello legale Communia Roma

Il Corriere della Sera
23 12 2014

Policlinico Umberto I, cercansi medici per praticare aborti volontari

Esplora il significato del termine: a direzione sanitaria dell’istituto romano ha pubblicato il bando per rimpiazzare l’unico medico non obiettore andato in pensione. Il servizio è sospeso da novembre

ROMA - Un diritto delle donne e un obbligo di legge. Garantiti sì, ma ancora a mezzo servizio. Accade nel più grande ospedale universitario d’Italia, il Policlinico Umberto I, dove a metà novembre il servizio di interruzione volontaria di gravidanza era stato sospeso causa pensionamento dell’unico medico non obiettore. È passato un mese. C’è un nuovo responsabile, il professore Carlo Bastianelli. Ma il servizio funziona ancora a scarto ridotto – «solo per i casi urgenti» – e le prenotazioni sono ferme.

Prenotazioni ancora sospese
È il 19 dicembre. Il telefono squilla nel reparto di piccola chirurgia del Policlinico. «Buongiorno, sono alla decima settimana di gravidanza e vorrei eseguire quanto prima un’ivg». L’urgenza c’è, ma l’operatrice allarga le braccia: «Mi spiace non possiamo accettare prenotazioni fino al 30 dicembre. Riprenderemo a gennaio. Lei non fa in tempo, provi a rivolgersi a un altro ospedale». La conversione, registrata, testimonia da sé come la situazione all’interno dell’Umberto I sia ben lungi dall’essere rientrata alla normalità.


Un pasticcio
«Risolveremo il problema nel più breve tempo possibile», aveva garantito il 26 novembre a Corriere.it il direttore generale dell’Umberto I, Domenico Alessio. Eppure a distanza di tre settimane le utenti vengono ancora dirottate verso altre strutture. Evidentemente tirarsi fuori dal “pasticcio” seguito al pensionamento (improvviso?) dell’unico medico non obiettore s’è dimostrato più difficile del previsto. 2 medici non obiettori cercasi Non che sia mancata la buona volontà. Per rimediare a un vuoto di programmazione che – per stessa ammissione del dg – s’è risolto nella violazione di «un obbligo di legge» (ossia l’applicazione della Legge 194), la dirigenza s’è messa quasi subito alla ricerca di validi sostituti. Con la determinazione n. 64 dell’1 dicembre, il Policlinico ha quindi indetto una «selezione pubblica, per titoli e colloquio, per il reperimento di n. 2 laureati in Medicina e Chirurgia specialisti in Ostetricia e Ginecologia per il conferimento di un incarico di Collaborazione Coordinata e Continuativa della durata di un anno, eventualmente rinnovabile, per l’esclusiva e totale applicazione della Legge n. 194/78».

«Da gennaio un servizio più efficiente»
Nel frattempo, circa una settimana fa, il reparto di piccola chirurgia ostetrica e ginecologica è stato affidato alle mani fidate di un convinto difensore della 194, il professor Carlo Bastianelli. «Me ne sono fatto carico volentieri – assicura a Corriere.it – ma in cambio ho preteso che fosse garantito l’arrivo di due nuovi medici ad affiancarmi». Bastianelli insomma non è tipo d’accontentarsi di “metterci una pezza”. «Lavorandoci un solo medico, ultimamente il servizio di ivg era piuttosto depresso. Io voglio ripotenziarlo, così che, a gennaio, si possa ripartire a pieno ritmo e in modo ancora più efficiente e qualificato». Inutile dire che, se i due nuovi medici promessi non dovessero arrivare, «ritirerei la mia disponibilità e l’intero servizio cadrebbe».

Dopo il 25 novembre riapre il Repartino. La lotta paga!

  • Martedì, 09 Dicembre 2014 10:33 ,
  • Pubblicato in Flash news

Communianet
09 12 2014

Un articolo del collettivo Degender sulla giornata del 25 novembre e sulla riapertura del Repartino del policlinico Umberto I. Pubblichiamo di seguito anche il comunicato della rete romana #iodecido su questa vicenda

Quest’anno, il 25 novembre, Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, è stata commemorata dalla rete romana IoDecido, con un corteo che ha attraversato le vie interne dei padiglioni del Policlinico Umberto I, denunciando la chiusura del “Repartino”, sito dedicato alle interruzioni volontarie di gravidanza. Luogo scelto non a caso, secondo un’ottica per cui anche la mancanza di servizi e di tutele - come quelli garantiti dalla legge 194 - sono violenza sulle donne, a maggior ragione se si tratta di diritti duramente conquistati da tempo.

La storia del “Repartino”, del resto, è una storia profondamente segnata dai movimenti femministi romani che nel 1978, anno dell’ approvazione della legge 194 che legalizzava l’aborto, decisero di occupare questa parte del Policlinico insieme alle lavoratrici e ai lavoratori per permettere la piena applicazione della legge.
A partire dal 17 novembre di quest’anno però le donne che vogliono effettuare un I.V.G. al Policlinico hanno visto rifiutarsi la prenotazione e sono state dirottate in altri ospedali pubblici, a causa del pensionamento dell’unico medico non obiettore che da solo continuava a gestire l’intero reparto; il Repartino si è visto, così, costretto a interrompere la sua attività.

Purtroppo la sua chiusura non è che uno dei tanti attacchi che la legge 194 subisce ininterrottamente da qualche anno a questa parte. Questa legge si sta trasformando sempre di più in un mero residuo formale, mentre la sua concreta applicazione viene costantemente disattesa a causa del numero crescente di medici obiettori negli ospedali pubblici.

La triste, scandalosa, vergognosa vicenda del Policlinico è emblematica di questa situazione e risulta ancora più paradossale se si pensa che l’ospedale vanta un riconoscimento attribuitogli di recente dall'O.N.Da (Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna).

L’Osservatorio ha istituito da qualche anno il “Programma Bollini Rosa” per individuare le strutture “vicine alle donne” e quest'anno ha premiato l’ospedale romano con i “tre bollini rosa”, cioè il massimo dei bollini che si possono ottenere, simbolo di un’attenzione completa da parte dell’ospedale verso la salute delle donne. Il dato paradossale che emerge, dunque, è che un ospedale con allo stato attuale il 100% di medici obiettori, quale il Policlinico Umberto I, è un ospedale vicino alle donne.

La rete cittadina IoDecido, che già l’anno scorso ha partecipato a diverse mobilitazioni per difendere e riaffermare i diritti delle donne, non poteva quindi rimanere in silenzio di fronte ad un attacco così forte ai nostri diritti.
Grazie alla sua mobilitazione, il 25 novembre stesso, dopo il corteo mattutino, il Direttore Generale del Policlinico, Domenico Alessio, ha accettato un incontro con le donne della rete, a seguito del quale si è impegnato al reclutamento di almeno due medici non obiettori che potessero riattivare nel minor tempo possibile e soprattutto in modo stabile il servizio di I.V.G. Impegnandosi, inoltre, a tamponare in via emergenziale l’attuale situazione, assumendo un medico con contratto SUMAI di 30 ore settimanali per permettere l’immediata riapertura del reparto.
La soluzione trovata dal Direttore Generale, per quanto possa sembrare positiva ad un primo impatto, in realtà denuncia una scarsa attenzione da parte di tutta la direzione verso i diritti delle donne. È impensabile che non fosse noto da tempo che nel Repartino lavorasse un solo medico non obiettore e, sicuramente, la notizia del suo pensionamento non sarà stata improvvisa.
La Direzione dell’ospedale avrebbe avuto, quindi, tutto il tempo necessario per trovare una soluzione che scongiurasse la chiusura del Repartino, evitando che il numero di ospedali pubblici che praticano l’interruzione volontaria di gravidanza diventi sempre più esiguo (sono molte le regioni, tra cui il Lazio, in cui la percentuale di medici obiettori raggiunge il 90%).

La chiusura del Repartino s’inserisce, oltretutto, in un quadro che vede le donne, e tutti i soggetti più deboli, doppiamente vessati: da una parte da una crisi economica sempre più pressante, dall’altra dalle politiche governative che scaricano, solo su di loro, tutti i suoi costi, come se a loro fosse da attribuirsi la causa di una crisi economica e finanziaria di ordine globale.

Il numero sempre crescente di medici obiettori nelle strutture pubbliche, i ridicoli 80 euro riconosciuti alle neo-mamme per i soli primi 3 anni di vita del bambino, i contratti precari e senza possibilità di conciliazione dei tempi di vita, ci raccontano di uno Stato che elargisce contentini facendoli passare per grandi diritti, quando in realtà, i grandi diritti conquistati da tempo ci vengono oggi negati. Tutto questo è violenza sulle donne.

Il 4 dicembre 2014 il dirigente di Ginecologia e ostetricia, perinatologia e puericultura Pierluigi Benedetto Panici ha annunciato la riapertura del Repartino con la riattivazione del servizio di IVG con due medici interni all'ospedale stesso.
Come rete cittadina io decido continueremo a monitorare la situazione per assicurarci che questa sia una risposta concreta e che i due medici non obiettori vengano assunti stabilmente per poter garantire una reale continuità al servizio e all'intero Repartino.
Rispediamo al mittente i suoi 3 bollini rosa.
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Comunicato della rete #iodecido

Il 17 novembre 2014 le attività del Repartino del Policlinico Umberto I – reparto per l'interruzione volontaria di gravidanza – sono state sospese in seguito al pensionamento dell'ultimo medico non obiettore. Il fatto che l'ospedale più grande di Italia non abbia saputo né voluto agire tempestivamente per garantire la continuità assistenziale mediante assunzione di nuovi medici non obiettori è un fatto gravissimo e scandaloso.

Per questo il 25 novembre siamo scese in corteo nei i viali del Policlinico e nelle strade della città per rivendicare l'applicazione e il rispetto della legge 194, la stessa legge per cui, ormai più di 35 anni fa, collettivi di donne insieme a lavoratori e lavoratrici del Policlinico Umberto I, occuparono il Repartino, dando finalmente casa all’esercizio di un diritto.

In seguito ad una lunga serie di incontri e sollecitazioni, comunichiamo che, a partire dal 4 dicembre 2014, il dirigente di Ginecologia e Ostetricia, Perinatologia e Puericultura, Pierluigi Benedetti Panici, ha annunciato la riattivazione del servizio IVG con due medici interni al Policlinico. Sarà dunque nuovamente possibile prenotarsi per eventuali interventi.
Comunichiamo inoltre che è stato pubblicato l'annuncio di due assunzioni per il Repartino con contratto Co.Co.Co per medici specialisti in Ginecologia e Ostetricia le cui domande devono essere presentate entro il 15 dicembre 2014.
Continueremo a verificare la regolarità dei processi per assicurare che sia data una risposta concreta alle richieste espressamente fatte di assunzione stabile di almeno due medici non obiettori al fine di garantire un funzionamento efficace del servizio nel rispetto della legge 194.
La salute delle donne deve essere tutelata in tutte le sue forme, dal diritto ad abortire nel rispetto della salute fisica e psicologica, al diritto alla maternità consapevole e garantita nelle migliori condizioni socio¬sanitarie, alla contraccezione e alla prevenzione.
Il diritto alla salute deve fondarsi sul rispetto delle soggettività di tutti garantendo la libertà di scelta!
Rete #Iodecido - 5 dicembre 2014

L'obiezione di coscienza non è un problema

  • Giovedì, 27 Novembre 2014 08:16 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
Eleonora Cirant, Zeroviolenza
27 novembre 2014

Sulla base di calcoli statistici il Ministero della salute afferma che il numero di non obiettori è sufficiente a garantire l'applicazione della legge e scarica la responsabilità del disservizio sulle Regioni. La "Relazione sullo stato di attuazione della legge n. 194 del 1978" presentata il 15 ottobre 2014 dal Ministero della salute smentisce dunque le criticità

Il "coraggio" di rispettare una legge

  • Martedì, 25 Novembre 2014 08:30 ,
  • Pubblicato in Lettere
Paolo Izzo/Corrado Augias, La Repubblica
20 novembre 2014

Caro Augias, contrariamente a quanto affermato dal Papa di fronte a 7mila medici italiani cattolici, nel nostro Paese l'obiezione di coscienza in tema di interruzione di gravidanza e di fecondazione assistita non può definirsi né controcorrente né coraggiosa.

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