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Vita di Donna
23 06 2014

Zingaretti: pugno di ferro contro i medici obiettori, obbligo di documento per l 'aborto se lavorano nei Consultori Familiari. Il Decreto del Commissiario ad acta.

A norma della legge 194/78 la donna che vuole abortire deve parlarne con un medico che esamini con lei i motivi della decisione. Al termine di questo colloquio il sanitario le deve rilasciare un documento (comunemente chiamato certificato), che attesti la sua richiesta, l'esame effettuato insieme dei motivi e la inviti a riflettere per un periodo di 7 giorni (attesa non necessaria se il documento è rilasciato con procedura urgente). Trascorsi 7 giorni la donna può recarsi in una struttura autorizzata per richiedere l'aborto.
La Legge 194 consente ai medici obiettori di non partecipare a questa attività. La Regione Lazio introduce invece il principio che questi medici, qualora siano in servizio presso i Consultori Familiari, non possano sottrarsi a questa incombenza.
Nel Decreto del Commissario ad acta, "Linee di indirizzo regionali per le attività dei Consultori Familiari NU00152 del 12/05/2014", da noi contestato in altre parti, c'è una novità importantissima, che salutiamo con piacere.
Nell'allegato 1 a pagina 1 leggiamo testualmente: "si ribadisce come questa (l'obiezione di coscienza, ndr) riguardi l'attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell'interruzione volontaria di gravidanza, di seguito denominata IVG. Al riguardo si sottolinea che il personale operante nel Consultorio Familiare non è coinvolto direttamente nella effettuazione di tale pratica, bensì solo in attività di attestazione dello stato di gravidanza e certificazione attestante la richiesta della donna di effettuare IVG. Per analogo motivo, il personale operante nel Consultorio è tenuto alla prescrizione di contraccettivi ormonali, sia routinaria che in fase post-coitale, nonché all'applicazione di sistemi contraccettivi meccanici, vedi IUD (Intra Uterine Devices)".
Questa presa di posizione del Presidente è tanto più significativa in quanto l'articolo 9 della Legge 194/78 recita: "Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 (appunto la cosiddetta certificazione per l'IVG volontaria e per la cosiddetta terapeutica) ed agli interventi per l'interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza con preventiva dichiarazione".
A nostra memoria, nessun governatore, anche delle Regioni guidate dal PD o da amministrazioni di centro sinistra, è riuscito a ribadire con tanta forza il diritto delle donne ad essere assistite per la documentazione necessaria per l'aborto nei Consultori Familiari.
La Legge 194/78, come detto sopra, specifica che gli obiettori sono esentati sia dalla pratica dell'intervento attivo nell'IVG, sia dalla documentazione precedente che la permette.
Noi siamo perfettamente d'accordo, per questa volta, con il Governatore del Lazio.
L'obiezione deve essere ammessa, contrariamente a quanto la Legge prescrive, solo per le procedure "attive" dell'IVG. Se un ginecologo del Lazio lavora in un Consultorio familiare è tenuto, anche se obiettore, ad effettuare il colloquio con la donna e a rilasciarne il relativo documento. Bravo Zingaretti!!
Non ultimo ci fa piacere sottolineare anche l'obbligo (sempre contenuto nel Decreto) di inserire lo IUD, che, in quanto anche anti-annidante (cioè può intervenire dopo l'ingresso dello spermatozoo nell'ovulo) viene di solito compreso nell'obiezione di coscienza.
Chi lavora nel Consultorio deve poter rispondere alle donne in tutte le loro esigenze, compreso l'inserimento dello IUD anche se obiettore di coscienza. Ci auguriamo che le donne vigilino su questa sacrosanta presa di posizione del Governatore del Lazio e che i Direttori Generali intervengano prontamente in caso venisse disattesa.

In pratica se una donna si rivolge a un medico obiettore con l'intenzione di abortire questo potrà rifiutarsi di farlo ma dovrà indicare la struttura più idonea o vicina dove poter accedere al servizio di interruzione di gravidanza (tutelata dalla legge 194). Che cosa c'è di sbagliato in questa piccola aggiunta? Secondo i medici obiettori, con questa nuova formulazione, si diventa di fatto complici di un'azione che disapprovano per motivi di coscienza. ...
Vuole capire perché, il sabato prima di Pasqua, il 19 aprile, una ragazza di 19 anni è entrata nel reparto di ginecologia e ostetricia per prendere l'ultimo farmaco previsto dal protocollo per la Ru486 ed è rimasta per mezza giornata in corsia, in attesa dell'ecografia. L'unico medico in servizio era un obiettore di coscienza che si era rifiutato di intervenire. La ragazza alle cinque del pomeriggio, non avendo visto altri medici, ha chiamato la polizia. ...

Legge 194 e aborto: l’UE bacchetta le Marche

  • Mercoledì, 02 Aprile 2014 10:11 ,
  • Pubblicato in Flash news

Femminismi.it
02 04 2014

Riceviamo e pubblichiamo:

L’elevato numero di medici obiettori di coscienza viola il diritto alla salute delle donne che intendono interrompere la gravidanza, diritto alla salute previsto dall’art. 11 della Carta sociale europea. Ad affermarlo è il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa che, alcuni giorni fa, ha risposto al reclamo collettivo presentato oltre un anno fa dalla CGIL assieme ad altre associazioni (http://www.cgil.it/Archivio/PariOpportunita/Leggi/Maternit%C3%A0/Decisione_CEDS_Reclamo_87.pdf).

Dunque, l’Europa bacchetta l’Italia che violerebbe i diritti delle donne a causa della diffusa obiezione di coscienza che impedirebbe la piena e corretta applicazione della Legge 194/78 e indigna che, a 36 anni dall’entrata in vigore della legge, si debba ricorrere all’Europa per veder riconoscere il diritto alla libertà e alla salute delle donne.

Bacchettate arrivano anche alle Marche: nel documento del Comitato europeo dei diritti sociali vengono citati negativamente anche i casi di tre strutture ospedaliere marchigiane e, in particolare, l’ospedale di Jesi, l’ospedale di Fano e l’ospedale di Fermo, nei quali tutti i medici sono obiettori e ciò violerebbe le previsioni della Legge 194/78 e soprattutto i diritti delle donne.

Un sostegno al ricorso è stato fornito anche dall’Assessore regionale alla Sanità, Almerino Mezzolani, il quale, in un’apposita nota che ci ha inviato, ha riconosciuto che “nella regione Marche si registra una forte difficoltà a seguito del ricorso all’obiezione di coscienza da parte di molti professionisti. Ciò rende critica l’applicazione della legge e realizza come conseguenza una difformità di accesso ai servizi previsti dalla normativa, creando discriminazione per le donne residenti”. Inoltre, “in alcune situazioni maggiormente critiche, siamo stati costretti ad usufruire di convenzioni esterne per colmare la carenza organizzativa”.

“Vogliamo ringraziare l’assessore Mezzolani per la sua attenzione e disponibilità” – dichiara Daniela Barbaresi, segretaria della CGIL Marche – “ma, a questo punto, chiediamo alla Regione un intervento chiaro, tempestivo e strutturale affinché vengano pienamente garantiti su tutto il territorio marchigiano i servizi previsti dalla legge per tutelare la salute e i diritti delle donne”.

Secondo i dati forniti dalla Regione relativi alla presenza di medici e paramedici obiettori di coscienza nelle varie strutture ospedaliere marchigiane, il quadro che emerge è sconsolante: a fine 2012 gli obiettori rappresentano il 68% dei medici (ginecologi e anestesisti) e il 73% dei paramedici.

Ma ciò che preoccupa è che, in 3 intere Aree Vaste tutti i medici, anestesisti e paramedici sono obiettori (Area Vasta 3, Area Vasta 4 e Area Vasta 5), mentre all’ospedale di Fano il 92% del personale paramedico è obiettore, rendendo praticamente impossibile effettuare interventi di interruzione di gravidanza.

Per Daniela Barbaresi, “il ricorso massiccio all’obiezione di coscienza sta svuotando di significato la Legge 194, negando i diritti delle donne e penalizzando medici e infermieri non obiettori sui quali ricade tutto il carico delle interruzioni di gravidanza”.

Pertanto, “chiediamo che la direzione dei presidi in cui si effettua l’interruzione di gravidanza sia affidata a chi non è obiettore e che il requisito della non obiezione sia introdotto per chi deve essere assunto o trasferito in presidi con oltre il 50% di obiettori. Chiediamo inoltre che la Regione attui l’istituto della mobilità, previsto dalla stessa Legge 194/78 per coprire le carenze di medici e infermieri non obiettori”.

Inoltre, conclude Barbaresi, “occorre che, dopo Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Lazio, anche la Regione Marche consenta la somministrazione della RU486 in day hospital”.

Ancona, 1 aprile 2014

25 03 2014

Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha firmato oggi una delibera per ampliare le modalita' per l'interruzione volontaria di gravidanza medica negli ospedali del Lazio mediante la somministrazione della pillola Ru486. Fino ad oggi, infatti, era previsto che l'aborto medico con la pillola Ru486 si potesse effettuare solo in regime di ricovero ordinario della durata di 3 giorni. Con il provvedimento adottato dalla Giunta Zingaretti si stabilisce che il trattamento farmacologico potra' avvenire anche in Day hospital.

Spettera' comunque al medico, che prende in carico la paziente, la decisione di estendere o meno la durata del ricovero, ovviamente sulla base del quadro clinico della donna.

La scelta della Regione si basa su evidenze scientifiche internazionali, ricerche, tra cui quella del Collegio inglese di ostetricia, pareri dell'Oms e sui dati dell'ultima relazione annuale (28 febbraio 2013) del ministero della Salute che sottolinea come il 76% della donne che accedono in ospedale per l'interruzione di gravidanza mediante Ru486 rifiutavano il ricovero obbligatorio di tre giorni. Si ricorda inoltre che attualmente l'interruzione di gravidanza mediante intervento chirurgico avviene in regime diurno.

La delibera, preso atto dei dati, stabilisce che l'intervento puo' essere fatto anche in Day hospital seguendo tre precisi step: il primo che prevede l'accesso e pre-ospedalizzazione, il secondo avviene con il controllo degli esami e la somministrazione del farmaco, il terzo con i controlli clinici.

La visita ambulatoriale finale, invece, deve avvenire  entro 21 giorni dalla prima somministrazione del farmaco. La pillola Ru486 rappresenta una soluzione meno invasiva rispetto all'intervento chirurgico, per questo motivo e' stato opportuno operare un cambiamento della normativa in atto nel Lazio e che spesso creava non pochi ostacoli alle donne che intendono interrompere la gravidanza. Questa delibera, attesa da molto tempo, semplifica infatti le procedure per chi intende interrompere la gravidanza. E' un atto di profondo rispetto per le donne, gia' adottato in altre regioni, come l'Emilia Romagna e l'Umbria.

"A questo si aggiunge il lavoro che, anche su istanze delle associazioni, stiamo portando avanti da 4 mesi insieme a tutti gli operatori dei consultori del Lazio- ha detto Zingaretti- con lo scopo di rilanciare e di restituire  il giusto  ruolo e la dignita' che meritano questi servizi, nel campo della prevenzione, dell'assistenza e del diritto alla salute. In questo modo la Regione ha intrapreso un percorso di grande civilta' che tutela il diritto alla salute e il diritto di scelta della donna".

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