Se poi le obiezioni strumentali come nel nostro caso, sono talmente numerose da impedire il rispetto dei diritti, il reato diventa di massa perché per motivi di opportunismo, si danneggiano in modo grave centinaia di migliaia di persone. Ma se i motivi strumentali sono causati da coloro che non organizzano i servizi necessari, violando così i loro doveri istituzionali, in questo caso gli obiettori di fatto non sono i ginecologi ma gli assessori regionali e i direttori generali delle asl, senza che nessuna norma li autorizzi ad esserlo. ...
L'altissima percentuale di medici obiettori, quasi sempre di comodo, è una delle nostre vergogne che si trasforma in dramma per le donne che devono abortire, per una delle serie ragioni previste dalla legge, e che incontrano spesso difficoltà che s'aggiungono alla loro pena. ...

Ad abortire sole, magari in un cesso, siamo state troppe

  • Mercoledì, 12 Marzo 2014 12:57 ,
  • Pubblicato in La Denuncia
Baruda
11 marzo 2014

Valentina porta il mio stesso nome, gli ospedali dove abbiamo vissuto un'esperienza simile son diversi, stessa e maledetta è la città, capitale in "grande bellezza" e nel numero degli obiettori.
L'aborto terapeutico sventra nel corpo e nell’anima, qualunque cosa pensate essa sia.

Womenareurope
11 03 2014

Comunicato Stampa

IL COMITATO EUROPEO DEI DIRITTI SOCIALI DEL CONSIGLIO D’EUROPA RICONOSCE UNA VIOLAZIONE DELL’ITALIA NELL’APPLICAZIONE DELLA 194

Una vittoria proprio in occasione della festa dell’8 marzo: l’obiezione di coscienza non può impedire la corretta applicazione della legge
Milano, 8 marzo 2014 – Oggi, a seguito di un reclamo collettivo dell’associazione non governativa International Planned Parenthood Federation European Network (IPPF E N che dagli anni 50 si batte in 172 paesi per potenziare l’accesso ai programmi di salute delle fasce più vulnerabili) assistita dall’Avv. Prof. Marilisa D’Amico, Ordinario di Diritto costituzionale, Università degli Studi di Milano, e dall’Avv. Benedetta Liberali, il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa ha ufficialmente riconosciuto che l’Italia viola i diritti delle donne che – alle condizioni prescritte dalla legge 194/1978 – intendono interrompere la gravidanza, a causa dell’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza. Il ricorso è stato presentato contro l’Italia al fine di accertare lo stato di disapplicazione della legge 194/1978 e il Comitato Europeo ha accolto tutti i profili di violazione prospettati.

La legge 194/1978 prevede che, indipendentemente dalla dichiarazione di obiezione di coscienza dei medici, ogni singolo ospedale debba poter garantire sempre il diritto all’interruzione di gravidanza delle donne. Oggi purtroppo, a causa dell’elevato numero, sempre crescente come dimostrano i dati forniti da IPPF EN nell’ambito del giudizio davanti al Comitato Europeo (documentazione reperibile inwww.coe.int/socialcharter), di medici obiettori, alcune strutture si trovano a non avere all’interno del proprio organico medici che possono garantire l’effettiva e corretta applicazione della legge. Questo riconoscimento di violazione può essere riconosciuto come una vittoria per le donne, e per l’Italia, e mira a garantire la piena applicazione di una legge dello Stato, la 194, che la Corte costituzionale ha definito irrinunciabile.

“La vittoria di oggi è un successo importante perché l’obiezione di coscienza non è un problema solo in Italia ma in molti altri paesi europei. IPPF, che da più di 60 anni lotta nel mondo per garantire a tutte le donne i loro diritti e l’accesso alla salute sessuale e riproduttiva, vuol fare emergere la mancanza di misure adeguate da parte dello Stato italiano a garantire il diritto fondamentale alla salute e all’autodeterminazione delle donne. Siamo molto felici che il Comitato Europeo abbia stabilito che l’Italia debba risolvere una volta per tutte questo problema” – così dichiara Vicky Claeys, Regional Director di IPPF EN.

L’associazione non governativa IPPF EN è stata assistita e difesa dall’Avv. Prof. Marilisa D’Amico e dall’Avv. Benedetta Liberali.
“Come donna, ancor prima che come avvocato, sono particolarmente felice che oggi sia stato ribadito un diritto fondamentale sancito dalla legge dello Stato italiano” – dichiara l’Avv. Prof. Marilisa D’Amico, Ordinario di Diritto costituzionale, Università degli Studi di Milano– “oggi è la giornata in cui si celebra la donna e suona quasi beffardo, che a trent’anni dall’approvazione della legge 194 ancora si debba combattere nelle istituzioni competenti per affermare un diritto per noi donne definito costituzionalmente irrinunciabile. Mi auguro che al più presto vengano presi tutti i provvedimenti necessari per applicare la legge in tutte le strutture nazionali”.

La battaglia iniziata quasi due anni fa (il Reclamo collettivo n. 87 del 2012 è stato depositato l’8 agosto 2012) ha visto la partecipazione di diverse associazioni tra cui LAIGA, da sempre impegnata per l’effettiva applicazione della 194 “Siamo felici di questo risultato” – dichiara Silvana Agatone, Presidente della LAIGA – “che è il frutto di anni di lavoro della LAIGA che ha fatto da catalizzatore mettendo in contatto l’organizzazione internazionale non governativa IPPF EN e l’Avv. Prof. Marilisa D’Amico e l’Avv. Benedetta Liberali, avviando il percorso che ha portato alla condanna dell’Italia, fornendo fondamentali dati sulla reale non applicazione della legge n. 194”.

Un secondo reclamo è stato presentato al Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa dalla CGIL – Confederazione Generale Italiana del Lavoro, con Susanna Camusso, assistita e difesa sempre dall’Avv. Prof. Marilisa D’Amico e dall’Avv. Benedetta Liberali. Questo reclamo, analogo al primo, intende far valere non solo i diritti delle donne, ma anche i diritti lavorativi dei medici non obiettori di coscienza. Si attende dunque l’imminente decisione anche su questo reclamo da parte del Comitato Europeo dei Diritti Sociali.

La sintesi del Reclamo e della decisione del Comitato Europeo è consultabile sul sito www.voxdiritti.it

http://www.coe.int/T/DGHL/Monitoring/SocialCharter/


"Abbandonata in un bagno a partorire il feto morto, con il solo aiuto di mio marito Fabrizio. E tutto questo per colpa di una legge sulla fecondazione ingiusta, di medici obiettori, di uno Stato che non garantisce assistenza". Valentina Magnanti ha 28 anni, minuta e combattiva con un filo di voce racconta la sua storia. Fotografia di un'Italia condannata dall'Europa nei giorni scorsi per violazione della legge sull'aborto, dei diritti delle donne, proprio a causa dei troppi medici obiettori. ...

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