Candidato premier ugandese dice NO all’Omofobia

  • Giovedì, 23 Luglio 2015 11:21 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
23 07 2015

«Mi oppongo all’omofobia. Credo che il matrimonio sia tra un uomo e una donna ma l’omosessualità non è nulla di nuovo e sono stato molti chiaro nel dire che non dovrebbe esserci alcuna discriminazione e che ciò non comporti alcuna minaccia per il Paese».

È quanto dichiarato dall’ex primo ministro ugandese Amama Mbazazi, attualmente in corsa per le presidenziali del 2016.

Posizioni simili appaiono coraggiose in un Paese omofobo come l’Uganda e in cui Mbazazi è uno tra i pochissimi politici ad aver mai espresso una posizione contraria all’omofobia di stato.

Le associazioni lgbt del Paese lo hanno elogiato per la sua posizione anche se non nascondono una certa preoccupazione riguardo alla possibilità che quelle parole possano essere utilizzate contro di lui in campagna elettorale.

Il paese è infatti classificato come una delle nazioni più cattoliche in Africa: il bigottismo e i problemi anti-occidentali contribuiscono fortemente a creare un clima di dilagante omofobia fra la popolazione.

Vi è infatti la credenza che l’omosessualità non sia africana, anche se basterebbe guardare alla storia del continente per sapere che la comunità lgbt ha goduto di pieni diritti sino all’epoca della colonizzazione.

La bimba che il giudice ha affidato a due mamme

donneIl padre era contrario, quasi incattivito. "La bambina si trova ad essere spettatrice inerme di uno svilente teatrino, costretta ad introiettare un innaturale modello genitoriale formato da due mamme". E invece no. Conta solo il bene. Oppure, per dirla con le parole della madre in questione: "È l'amore che crea una famiglia".
Niccolò Zancan, La Stampa ...

Dalla Cassazione sentenza storica per le persone trans

  • Lunedì, 20 Luglio 2015 14:41 ,
  • Pubblicato in Flash news
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
20 07 2015

Con una storica sentenza la Corte di Cassazione ha decretato oggi che le persone transessuali non saranno più costrette alla sterilizzazione per vedere modificati i propri atti anagrafici.

“Ancora una volta, grazie allo straordinario lavoro di Rete Lenford, sono le più alte corti del Paese a a colmare il grande vuoto lasciato dalla politica in materia di diritti delle persone LGBT” – ricorda Andrea Maccarrone, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli – “Siamo felici di questo traguardo straordinario perché apre la strada a un futuro migliore per le persone trans, ancora oggi marginalizzate e raccontate in maniera parziale e anacronistica da stampa e media”.

“La sentenza della Cassazione” – nota Maccarrone –  “ci ricorda il valore dell’autodeterminazione nel percorso di piena realizzazione non solo delle persone trans ma di noi tutte e tutti.  Nella gioia per la sentenza siamo però costretti a registrare come sia stato, ancora una volta, un tribunale e non un’aula parlamentare a cogliere i profondi cambiamenti della società e a prendere atto delle istanze della nostra comunità”.

Da anni il movimento LGBT chiede il cambiamento della legge 164/1982, che da oltre trent’anni riconosce lo status di transizione alle persone trans obbligandole però all’adeguamento dei caratteri sessuali per la modifica degli atti anagrafici. L’intero mondo della politica e il Governo in carica sono ormai a un bivio: continuare a tenere a testa sotto la sabbia facendosi umiliare a suon di sentenze o attuare un vero percorso di civilizzazione e modernizzazione del Paese che, attraverso la modifica della 164/1982, ma anche con  l’approvazione di una legge che riconosca piena parità  dignità alle coppie lesbiche e gay e di una legge contro l’omofobia e la transfobia, sia capace di avvicinare l’Italia altri paesi europei?

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Andrea Maccarrone – Presidente
3297488791 – 3497355715

l'Espresso
17 07 2015

Una diffida delirante che prende di mira la riforma della scuola e lo spauracchio della teoria gender per difendere i bambini da «danni psicologici irreparabili».

Si chiama “Linea guida per i genitori” e contiene queste indicazioni: «Non firmare il patto di corresponsabilità educativo e leggere se il piano della offerta formativa contiene parole come educazione al rispetto delle diversità o educazione di genere o educazione sessuale (parole usate per non dire gender, ma che significano proprio quello), e se lo contiene vuol dire che i vostri figli saranno istigati all'omosessualità, che saranno invitati alla masturbazione precoce fin dalla culla, che potrebbero essere obbligati ad assistere a proiezioni di filmati pornografici, fino ad arrivare a correre il rischio di sentirsi obbligati ad avere rapporti carnali con bambini dello stesso sesso».

A diffonderlo è il gruppo La Manif Pour Tous insieme alla onlus antiabortista Pro-vita: formata da genitori e docenti si propone di difendere la vita fin dal concepimento e il matrimonio come unica unione tra uomo e donna.

Le due sigle sono tra gli organizzatori del family day del 20 giugno a Roma, mobilitati contro l’adozione da parte di coppie omosessuali, la fecondazione eterologa, le unioni civili e soprattutto i disegni di legge Scalfarotto e Cirinnà. Gli slogan erano in bella mostra sul palco: «Stop utero in affitto, stop gender, stop ddl Cirinnà».

E poi un attacco al mondo dell’istruzione dove faticosamente si cerca di introdurre l’educazione all’uguaglianza e alla parità di genere per fermare le discriminazioni e la spirale del femminicidio.

Fumo negli occhi per l’ala conservatrice del mondo cattolico che dalla piazza ha respinto con veemenza ogni piccolo passo verso la modernità: “Sterco del demonio, si vogliono insegnare giochi erotici ai bambini dell’asilo”.

A scatenare la reazione furiosa è il comma 16 della riforma del governo Renzi che ha “inglobato” il disegno di legge presentato dalla senatrice Pd Valeria Fedeli e che invece punta a prevenire la violenza di genere e le discriminazioni.

«Dal mondo cattolico non mi aspettavo una reazione così violenta, senza interlocuzione. Ma soprattutto dicono delle cose non vere», commenta la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli: «Con la Buona scuola e l’offerta formativa vogliamo l’educazione alla parità e l’introduzione nei vari livelli di istruzione della parità tra uomo e donna per superare stereotipi e discriminazioni di ogni genere. Prendono di mira la scuola ma nelle classi dobbiamo puntare su formazione e informazione e non opinioni strampalate».
E invece con la diffida si alimenta un crescendo di paure, allarmismi e facilonerie: «L’istigazione all’omosessualità, la masturbazione precoce e i rapporti carnali sono già accaduti nelle scuole in cui il gender è stato sperimentato, Italia compresa, producendo nei minori pianti, svenimenti e danni psicologici irreparabili!».

Vale la pena leggere altri passaggi del fac-simile da inviare entro l’estate via raccomandata: «I genitori diffidano il dirigente scolastico, gli insegnanti o qualunque altro soggetto a ciò incaricato, dall’effettuare lezioni basate su ideologie di genere o “gender”, senza l’autorizzazione e il consenso scritto da parte degli scriventi genitori.

Qualora dovesse accadere che nostro figlio sia coinvolto in qualsiasi tipologia di lezioni che potrebbe ledere la sensibilità del minore, i sottoscritti si attiveranno immediatamente per sporgere denuncia presso l’Autorità competente al fine di far cessare detta attività, per richiedere l’adozione degli opportuni provvedimenti nei confronti degli autori materiali delle suddette condotte e nei confronti di coloro i quali consentono lo svolgimento delle lezioni in questione, ed infine per richiedere a tutti i soggetti sopra descritti il risarcimento per i danni morali patiti dal minore».

Paure e caccia alle streghe che hanno alimentato anche la protesta in aula al momento dell’approvazione della buona scuola e le rassicurazioni del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini all’ala dei duri e puri di Ncd e Lega Nord impegnati nella difesa della famiglia.

«Difendiamo i nostri bambini dalla scuola di Satana», recitava lo striscione srotolato dalla Lega Nord in aula per protestare contro l'introduzione prevista dalla riforma della scuola del duo Giannini-Renzi.

Il più accanito è Stefano Candiani‬, senatore del Carroccio che non risparmia critiche: «È vergognoso che in questa riforma non si parli di famiglia - l'unica che per altro esiste - e di educazione ma di assurde e malsane teorie. Mi chiedo con che faccia i senatori del Nuovo Centro Destra scendano in piazza e blaterino di tradizione e famiglia quando alla prova dei fatti svendono i nostri valori in cambio della poltrona di Alfano».

Michele Sasso

Luigi e Vincenzo

  • Giovedì, 16 Luglio 2015 10:31 ,
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Circolo Mario Mieli
16 07 2015

Luigi e Vincenzo è uno dei più bei cortometraggi a tematica gay che io abbia mai visto.

In Italia essere gay e voler vivere liberamente senza nascondersi non è facile, spesso però mi chiedo quanto sia stato difficile 20, 30 o 40 anni fa.

Tante cose sono cambiate e questo deve solo spronarci a fare di più per renderci e rendere alla prossime generazioni la vita meno dura.

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