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Huffington Post
10 07 2015

"Chi ha paura di un bacio?". In molti, a quanto pare. Sportweek, il settimanale sportivo della Gazzetta dello Sport, uscirà sabato 11 luglio, pubblicando in copertina il bacio di due giocatori di rugby. Due compagni, Giacomo e Stefano nella vita e nello sport.

Un'iniziativa nobile, che vuole rompere un tabù nel mondo dello sport, raccontando la storia dei due giocatori della squadra amatoriale di Roma Libera Rugby.

Il titolo di copertina "Chi ha paura di un bacio?" vuole quindi mettere in evidenza le storie di chi non nasconde la sua omossessualità, "di chi l'ha detto, di chi ha avuto timore e di chi lotta per uscire dall'invisibilità". Ma quel bacio fa paura a molti, a quanto pare, se ci si sofferma a leggere i commenti apparsi sui social network: "Per me è innaturale vedere baciare due persone dello stesso sesso! Non riesco a vederci amore ma disgusto!", commenta un utente. Qualcuno è indignato: "Ma insomma non c'è limite alla decenza. Non è normale che due uomini si bacino così in pubblico, sono cose private!".

Ancora: "Loro possono fare quello che vogliono ma metterli in prima pagina ci vuole rispetto se continuano così ci saranno sempre più persone omofobe ma in che mondo stiamo vivendo vergogna". Infine c'è anche chi dispensa consigli estetici: "Almeno si radessero la barba".

Amnesty International
10 07 2015

In merito alla decisione del sindaco di Venezia di non distribuire alle scuole per l'infanzia della città libri messi a disposizione dalla precedente amministrazione comunale, il presidente di Amnesty International Italia Antonio Marchesi ha rilasciato la seguente dichiarazione:

"È apparentemente una buona notizia che il sindaco di Venezia, forse anche in considerazione delle perplessità espresse da molti, abbia ritenuto opportuno svolgere un ulteriore approfondimento sulla questione dei libri non distribuiti alle scuole materne della sua città.

Tra ciò che il sindaco dovrebbe approfondire c'è sicuramente il fatto che il pluralismo e la diversità sono espressioni di una visione nient'affatto 'personalistica' come egli ritiene, bensì universalistica, basata sui diritti umani, che come tale va sempre garantita.

Dietro l'angolo di queste e altre dichiarazioni di esponenti delle istituzioni si palesa ormai costantemente l'idea che parlare di discriminazioni basate sull'orientamento sessuale o l'identità di genere sia, soprattutto in ambito scolastico, qualcosa che va impedito e che nasce da quella che il sindaco di Venezia chiama 'arroganza culturale'.

È un'idea pericolosa e intollerante, che rischia nel prossimo anno scolastico di rendere ancora più difficile la realizzazione dei progetti educativi di Amnesty International finalizzati a promuovere il pieno riconoscimento e rispetto dei diritti umani fondamentali che, in quanto universali e indivisibili, devono essere uguali per tutte le persone, incluse le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuate.

La speranza è, dunque, che i libri in questione (diversi dei quali sono pubblicati dalle migliori case editrici per l'infanzia, come Babalibri, Lo Stampatello, Fatatrac, con le quali Amnesty International Italia collabora da anni) siano rimessi tutti - e non solo qualcuno - tempestivamente in circolazione.

A differenza di quanto ritiene il sindaco di Venezia, non esistono forme di discriminazione, come quella 'fisica, religiosa o razziale', per contrastare le quali è giusto svolgere attività educativa, e forme di discriminazione come quella basata sull'orientamento sessuale o l'identità di genere su cui è preferibile tacere".

La vittoria dei gay americani

  • Venerdì, 03 Luglio 2015 09:08 ,
  • Pubblicato in Flash news

Internazionale
03 07 2015

Questa frase è stata attribuita a Gandhi, anche se non l'ha mai detta: "Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci".

Ricordo uno dei primi dibattiti televisivi a cui ho partecipato sulla questione dei matrimoni gay. Il programma era Crossfire, e la risposta dell`esponente repubblicano Gary Bauer alla tesi che avevo espresso nel mio articolo di copertina sul settimanale The New Republic fu una sonora risata. "Questa è l'idea più stramba che abbia mai sentito. Pensate davvero che valga la pena di parlarne?", disse.

Quelli erano i giorni dell`emarginazione. Poi fui contattato da Evan Wolfson, un ragazzo che aveva scritto una tesi sull'argomento nel 1983, e improvvisamente mi sentii meno solo. ...

Genitori interventisti

genitoriEravamo in un parco giochi di Ginevra e mia figlia è corsa da me quasi con le lacrime agli occhi: "Papà! Dei bambini cattivi non mi fanno salire sullo scivolo". "Digli che se non si spostano arriva tuo padre", ho risposto. "E digli che tu di padri ne hai due". Claudio Rossi Marcelli, Internazionale ...

Il Fatto Quotidiano
02 07 2015

L’Onda Pride non si ferma. Dopo i successi delle settimane precedenti, tra Roma e le grandi città del nord, la marcia per l’orgoglio Lgbt toccherà questo week end le realtà più periferiche, ma non per questo meno importanti. Già il 27 giugno si è manifestato a Cagliari e Perugia, con una grande partecipazione di moltissimi/e eterosessuali che hanno ritenuto doveroso stare accanto alla gay community per dire sì al matrimonio egualitario e per la difesa di tutte le famiglie, anche quelle omogenitoriali.

“È il nostro quarto pride” dichiara Michele Pipia, di Arc Cagliari, “in città, di anno in anno, la situazione sta cambiando. C’è un clima di grandissima partecipazione: molte realtà commerciali hanno voluto le magliette per far sfilare i propri dipendenti e c’è pure grande disponibilità da parte dell’amministrazione comunale. A livello politico stiamo aprendo fronti di dialogo pure con l’opposizione di centro-destra”. Cambiamento culturale dovuto anche all’offerta che il movimento offre alla città grazie a eventi quali la Queeresima e il Queer Short Film Festival.

Novità simili si registrano anche nel capoluogo umbro: “In questi tre anni ho visto crescere in modo esponenziale la partecipazione al nostro pride. È lo spirito delle persone che mi ha emozionato”, dice Mimmo Albertini, presidente di Omphalos, l’associazione Lgbt che ha organizzato l’evento. “Lo scorso anno alcuni negozianti non hanno preso parte alla nostra manifestazione e chi aveva aderito, lo ha fatto non senza remore. Quest’anno tutti hanno partecipato anche con iniziative private. Ciò conferma la rivoluzione in corso a Perugia“. È nato così il Pride Village, “evento unico nel panorama italiano. Tre giorni di musica, cultura e dibattiti nati dal lavoro completamente volontario della comunità Lgbt stessa” aggiunge Stefano Bucaioni, “un ottimo modo per una città di medio piccole dimensioni come la nostra di contaminarsi e riflettere sulle nostre rivendicazioni”. Concorda Lorenzo Ermenegildi, del gruppo giovani di Omphalos: “La nostra comunità è sempre più consapevole e attiva e partecipa alle manifestazioni che la riguardano. Il successo di questa edizione lo dimostra ampiamente”.

Questa settimana l’orgoglio Lgbt toccherà anche Foggia: “ll Puglia Pride è alla sua seconda edizione e nasce del desiderio di volontarie e volontari di associazioni che si occupano del benessere e delle rivendicazioni delle persone Lgbti”, afferma Luigi Lioce, tra i responsabili della manifestazione che avrà come madrina Vladimir Luxuria. Bisognerà esserci, dice ancora Lioce, per tre ragioni: “O perché non ci siete mai stati, o perché lo avete già fatto e sapete quanto è meraviglioso esserci oppure perché potrete vedere con i vostri occhi cos’è un pride. E poi ve lo facciamo sotto casa, cosa volete di più?”.

A Catania, infine, si svolgerà il terzo pride tematico: dopo quelli dedicati alla tutela delle persone sieropositive e ai diritti del mondo del lavoro, quest’anno nel capoluogo etneo si parlerà di “Io, corpo ed eros”. La manifestazione si arricchisce, per altro, del contributo delle associazioni studentesche. “È una occasione importante per aprirsi alla città e per portare quest’anno anche il nostro “colore” a quelli della parata” dichiara Francesca Milone, vicepresidente di Queer As Unict, che insiste sull’importanza dell’attivismo politico dentro il mondo universitario. “Percepisco, da parte di chi si avvicina all’associazione, la voglia di confronto, di un “safe place” dove poter arricchire il bagaglio personale su tutti quei temi che ci riguardano. Certo, avverto anche il timore di esporsi da parte di qualcuno, nel suo percorso di accettazione» ma la partecipazione al pride sta giovando anche su questi percorsi.

“Il nostro è uno dei pride più militanti d’Italia” ricorda Alessandro Motta, presidente di Arcigay Catania “è la testimonianza della nostra comunità anche nei luoghi più periferici. Per la sua natura, la nostra manifestazione permette una grande sperimentazione sui contenuti e serve, più in generale, a dare autorevolezza alle nostre istanze non solo dentro la comunità stessa, ma anche nei rapporti con le istituzioni e la cittadinanza tutta”. E i risultati si vedono: “Abbiamo fatto l’unico pride invernale della storia del movimento italiano, il 21 dicembre 2014. Non è un caso che due giorni dopo la giunta cittadina si sia riunita per deliberare sul registro delle unioni civili. Obiettivo che è stato poi ottenuto”.

Rinsaldare la propria comunità e costruire ponti con il resto della cittadinanza: i pride locali, piccoli e grandi che siano, riescono a fare questo. Creare maggiore coesione sociale. Chi c’è stato (e chi ci sarà), sa cosa questo possa significare. Per questo la provincia si colora con l’arcobaleno, per abbattere il grigiore della diffidenza. Non resta che scendere in piazza, il 4 luglio, e gridarlo.

Dario Accolla

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