Matrimonio all'irlandese

Toc toc. Una simpatica vecchietta apre la porta in una viuzza dietro il porto di Dublino. "Buongiorno signora, sono qui per chiederle il permesso di sposarmi", le dice con prontezza Rebecca Murphy, 34 anni, volontaria della campagna per il "sì" al matrimonio gay nel referendum che si tiene oggi in Irlanda. "Dio ti benedica, figliola, non capisco perché hai bisogno della mia autorizzazione ma sono ben lieta di dartela, il matrimonio è una cosa meravigliosa", risponde sorpresa la nonnina. Quindi domanda chi è lo sposo. "Eccola".
Enrico Franceschini, la Repubblica ...
haring"Qui con voi percepiamo che lo stesso rispetto che per oltre 30 anni abbiamo riservato al nostro prossimo, oggi ci viene restituito". Paola e Stella, insieme da 31 anni, subito dopo aver iscritto la loro unione nel registro inaugurato in Campidoglio così hanno sintetizzano molto bene, idealmente per tutte le coppie che ieri si sono registrate, ciò che in Italia è ancora negato.
Aurelio Mancuso, Cronache del Garantista ...

Corriere della Sera
21 05 2015

«Il matrimonio gay sta diventando sempre di più l’emblema di una società moderna e l’Irlanda si sta muovendo verso una nuova era». Katherine Zappone è teologa americana ma siede nel Senato di Dublino, è lesbica ed è una delle animatrici della campagna per il «sì» nel referendum di domani che deve ratificare o respingere la legge sui matrimoni gay. Un appuntamento storico.

La Tigre Celtica è sempre stata un fortino del cattolicesimo. Ma le cose sono cambiate. Negli anni Settanta novanta irlandesi su cento dichiaravano di andare a messa almeno una volta alla settimana. Oggi, lo rivela una ricerca dell’Associazione dei Preti cattolici, sono appena 35 su cento.

La Chiesa si è indebolita e il suo messaggio dottrinale non è più il faro di una volta. Ecco perché questa consultazione che ha lo scopo di riscrivere un articolo della Costituzione, consentendo le nozze fra persone dello stesso sesso, potrebbe dare un esito in forte controtendenza rispetto alla storia del passato.

Tom Inglis, professore universitario a Dublino e sociologo, sintetizza: «Il tempo in cui la Chiesa era la coscienza morale dell’Irlanda è chiuso per sempre».

Il dibattito che accompagna le ultime battute referendarie è visibile, intenso, appassionato. I partiti, centrosinistra laburista, centro e centrodestra, sono tutti a favore della legalizzazione (l’hanno già approvata in Parlamento). Il governo pure. Ma ciò che conta è la società e soprattutto lo sono i segnali che da lì arrivano. Se è scontata la partigianeria (per il sì) di moltissimi manager (il capo di Google Ronan Harris: si tratta di rispettare il diritto all’eguaglianza), di scrittori (a cominciare da Roddy Doyle, Colm Tóibín, Catherine Dunne) e di attori (Colin Farrell) lo è assai meno la posizione assunta da alcuni gruppi cattolici e da singoli preti. Ad esempio il sacerdote Iggy O’Donovan che annuncia di votare «nel rispetto della libertà di altri che sono diversi da noi». Sì. E non è una mosca bianca. Padre Sean McDonagh, dell’Associazione dei Preti, spiega che la Chiesa «può riguadagnare una posizione di autorità se si mette al passo del mondo moderno». Oppure l’associazione «Noi siamo la Chiesa» secondo la quale «non si distrugge l’istituzione del matrimonio e della famiglia ma la si rafforza».

Il mondo cattolico irlandese è diviso. E l’istituzione ecclesiale, consapevole di questa frattura, ha preso una posizione ferma ma non condizionante e non ultimativa, più prudente. I vescovi d’Irlanda si sono limitati a scrivere una lettera pastorale alle 1.360 parrocchie, «Il significato del matrimonio», e a predicare durante le funzioni spiegando le ragioni del «no». Il discusso arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, ha invitato persino a usare un linguaggio «delicato e rispettoso» dato che le associazioni più integraliste (Alleanza per la Difesa della Famiglia e del Matrimonio) si sono scatenate con slogan del tipo «approvare il matrimonio gay è come approvare la legge della sharia nel Califfato dell’Isis». Prese di posizione estremiste che non convincono i fedeli, li allontanano.

Sulla crisi della Chiesa nella cattolicissima Irlanda, che nel 1995 approvò il referendum sul divorzio con appena 9.114 voti di scarto (lo 0,56%), pesano gli scandali sulla pedofilia, le vergognose coperture offerte dalle gerarchie ai sacerdoti e alle suore macchiatisi di violenza sui minori, la doppia vita dei «pastori» in spregio degli insegnamenti che offrivano. Pochi hanno dimenticato i casi del vescovo Eamon Casey e del prete Michael Cleary che erano sul palco ad accogliere papa Giovanni Paolo II nel 1979 davanti a un milione di pellegrini. Si scoprì poi che uno aveva avuto un figlio da una donna americana e il secondo ne aveva fatti due con la perpetua.

La cronaca in questi anni ha lasciato un segno profondo nella comunità. L’ha disorientata. Il referendum è il termometro di un’Irlanda cambiata.

Tutti dicono che il matrimonio gay sarà approvato ed entrerà nella Costituzione. Ma è da vedere. Sarà decisivo il voto dei giovani, in grande maggioranza a favore, e delle donne, specie a Dublino, come fu nella consultazione sul divorzio quando fecero pendere la bilancia verso il sì. Per quello che vale, un piccolo indizio lo offre Rita O’Connor, 83 anni, religiosissima, ogni giorno in Chiesa: «Come voterò? Voterò per i gay, non ho proprio nulla contro di loro».

Fabio Cavalera

Il bullismo omofobico che a scuola fa male da morire

  • Sabato, 16 Maggio 2015 07:08 ,
  • Pubblicato in L'Articolo
cadmus-manikinsVittorio Lingiardi, Il Venerdì
15 maggio 2015

"Il primo giorno di scuola ero emozionato e pieno di aspettative" racconta Davide ricordando i tempi delle superiori. [...] La persecuzione comincia una mattina d'autunno, durante l'appello. Quando l'insegnante pronuncia il suo nome, un compagno di classe dice a voce alta: "Finocchio!". [...] "Mi hanno rotto un braccio, e mi hanno pure detto che ero fortunato che non fosse il destro."...

la Repubblica
15 05 2015

I suoi pennelli sono le sue dita e le usa tutte e dieci durante ogni esibizione.

È il linguaggio artistico di Silvia Emme, la disegnatrice con la sabbia intervenuta nel progetto "Lecosecambiano@Roma", che per la Giornata mondiale contro l'omofobia (IDAHOT) fa riflettere sull'inutilità di ogni ingiusta discriminazione.

Pasquale Quaranta

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