Quando a metà degli Anni 80 l'allora deputato conservatore Matthew Paress confessò a Margaret Thatcher di essere gay, la "lady di ferro" gli mise un braccio sulla spalla e commentò addolorata: "Deve essere molto difficile per te parlare di una cosa simile, non è vero?". E ancora una decina d'anni dopo Tony Blair, premier laburista, non riusciva a fare a meno di domandare al suo consigliere Lance Price, dichiaratamente gay: "Ma cosa provi quando vedi una donna?". Da allora molta acqua, come si suol dire, è passata sotto i fiumi del Tamigi.  
Enrico Franceschini, la Repubblica ...

Il bullismo omofobico che a scuola fa male da morire

cadmus-manikins"Il primo giorno di scuola ero emozionato e pieno di aspettative" racconta Davide ricordando i tempi delle superiori. [...] La persecuzione comincia una mattina d'autunno, durante l'appello. Quando l'insegnante pronuncia il suo nome, un compagno di classe dice a voce alta: "Finocchio!". [...] "Mi hanno rotto un braccio, e mi hanno pure detto che ero fortunato che non fosse il destro. Mi hanno spento sigarette sul collo mentre in due o tre mi tenevano fermo". "Un professore mi ha detto che la colpa dei miei problemi era mia: perché non dicevo ai miei compagni di essere etero?".
Vittorio Lingiardi, Il Venerdì-la Repubblica ...

Huffington Post
14 05 2015

Avevo cinque anni e mia madre venne a prendermi all'asilo. Quella volta, uscendo dalla classe, mi presentai tenendo per mano un bambino e una bambina e con una faccia seria (almeno per quanto si ricorda mia madre) dissi: "Mamma, lei è Loredana, la mia fidanzata, e lui è Mario, il mio fidanzato". Mia madre specificò che avrei dovuto scegliere solo la bambina, ma io a brutto muso le risposi: "No! A me, piacciono tutti e due, li voglio tutti e due!".

Alle elementari mi ritrovai in classe con entrambi, ma anche se il mio interesse per Loredana andava diminuendo, continuavo a parlarne con i miei genitori, che mi incoraggiavano a mandarle letterine e disegnini e, durante la ricreazione, spesso la tenevo per mano scimmiottando gli adulti. Ma con Mario era un'altra cosa, con il tempo diventammo sempre più solidali e complici, eravamo io e lui e il nostro segreto, fatto di brevi sguardi e, solo quando gli altri bambini erano distratti, di tenerezze.

Mario, con quel suo viso pallido e spigoloso, quel naso fin troppo pronunciato e lo sguardo aggressivo solcato da profonde occhiaie, non era affatto un bel bambino. Veniva spesso a scuola coperto di graffi e lividi che i suoi quattro fratelli maggiori gli procuravano durante liti e giochi violenti. Il suo grembiule blu era stinto e quasi mai portava il colletto con il fiocco. Uno scolaretto trasandato uscito da una pellicola neorealista. Io invece ero un piccolo lord. Mia madre mi vestiva molto bene, avevo tantissimi capelli biondi tagliati alla Rod Stewart (erano gli anni '70) e sotto il grembiule, t-shirt stampate, pantaloni scozzesi e sneakers scamosciate. In casa le mie sorelle mi adoravano e i miei genitori tendevano ad assecondare quasi tutti i miei capricci. Affermo questo non per vanità, ma per sottolineare quanto io e Mario eravamo agli antipodi. Ma entrambi, pur nascendo da realtà diametralmente opposte, una cosa l'avevamo capita: eravamo innamorati perdutamente l'uno dell'altro.

Un giorno, in quarta elementare, avevamo appena finito di giocare a pallavolo, era una tiepida mattinata primaverile. Ci eravamo rimessi i grembiuli e aspettavamo seduti a bordo campo che la maestra chiamasse i nostri nomi, per poi metterci in fila e uscire dalla scuola. Mario stava a pochi metri da me, sentivo che mi stava osservando, mi alzai e allontanandomi dal gruppo mi incamminai verso l'entrata secondaria. Lui mi seguì, cosi, naturalmente, e lì - nascosti tra il sottoscala e l'ombra delle siepi - mi accarezzò i capelli, mi mise le braccia intorno al collo e mi baciò per la prima volta. Ci baciammo come potevano baciarsi due ragazzini di nove anni con una scarsa conoscenza diretta sull'argomento.

Io e Mario, sapevamo bene chi erano i froci, sapevamo bene che tra maschi certe cose non si fanno, sapevamo bene che stavamo facendo la cosa sbagliata. Sapevamo per certo che, se ci avessero scoperto, i nostri compagni ci avrebbero escluso e i nostri genitori ci avrebbero quasi sicuramente picchiato. Per non parlare, poi, della maestra. Ma noi ci amavamo sul serio e dico sul serio.

In quinta le cose si fecero più complicate, ci confidammo che ci eravamo pensati tutta l'estate e spesso stavamo vicini e sempre più spesso parlavamo io e lui e nessun'altro. Qualche compagno iniziò a prenderci in giro. "Fidanzati, fidanzati, Ale e Mario sono froci!". Una volta per dimostrare che si sbagliavano lo trattai male e finimmo per fare a botte, finché la maestra non ci divise. Quella volta, a ricreazione, gli chiesi scusa piangendo e lui piangendo le accettò.

La scuola elementare stava finendo, alle medie saremmo andati in posti diversi e negli ultimi giorni, per il dolore, smettemmo perfino di parlarci. Non seppi mai più nulla di lui.

Ale e Edu

Kenya: la dichiarazione omofoba di Ruto

  • Mercoledì, 06 Maggio 2015 08:37 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
06 05 2015

Niente gay in Kenya, per loro non c’è posto. Così il vice presidente del paese africano William Ruto liquida la questione durante una funzione religiosa che si è svolta in una chiesa vicino Nairobi, secondo quanto riportano le agenzie di stampa.

“Non permetteremo l’omosessualità nella nostra società perché viola i nostri principi religiosi e culturali” ha dichiarato Ruto di fronte alla congregazione, ricordando il sostegno ai “leader religiosi per difendere la nostra fede“.

“Non c’è spazio per l’omosessualità in questo Paese, ve lo posso assicurare” ha continuato. Un messaggio chiaro mandato proprio mentre è in visita in Kenya il segretario di Stato statunitense John Kerry, giunto in Kenya per parlare di terrorismo, ma anche di promozione dei diritti umani.

Come ricorda l’Ansa, Ruto è sotto processo al Tribunale Penale internazionale dell’Aja per crimini contro l’umanità. Alle dichiarazioni contro la comunità lgbt, ha risposto via twitter lo scrittore omosessuale Binyavanga Wainaina che lo ha definito “l’uomo più pericoloso in Africa”.

Le parole degli omofobi diventano coriandoli

  • Giovedì, 09 Aprile 2015 11:52 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
09 04 2015

Così un’azienda di Dublino ricicla l’odio per finanziare la campagna “Yes equality”.

“Siamo abituati a fare belle cose con la carta, per questo quando abbiamo visto che la carta veniva usata per stampare bugie orrende contro il referendum sul matrimonio egualitario, abbiamo deciso di fare qualcosa”.

Così Daintree Paper, un’azienda di Dublino che realizza prodotti con la carta, spiega come è riuscita a trasformare l’odio omofobico in un modo per finanziare la campagna del sì al referendum del prossimo 22 maggio tramite il gruppo Yes Equality.

L’iniziativa si chiama “A Shred of Decency” (letteralmente “Un brandello di rispetto”) e non fa altro che raccogliere i volantini diffusi da chi fa propaganda contro il matrimonio egualitario, stampare slogan dello stesso tipo diffusi su internet o quelli raccolti e inviati dai clienti e poi ridurre la carta usata per la stampa in coriandoli a forma di cuore da usare durante le cerimonie dei matrimoni gay.

“Ogni volta che queste brutte bugie vengono stampate – spiegano nello spot dell’iniziativa -, noi realizzeremo bellissimi coriandoli”. Secondo i sondaggi, gli irlandesi favorevoli al matrimonio tra gay superano di gran lunga il quorum necessario alla vittoria del sì.

Secondo alcuni rilevamenti, sarebbero il 70 per cento, ma secondo altri si arriva all’80 per cento.Qualche giorno fa, inoltre, il parlamento ha definitivamente approvato la legge che consente alle coppie gay e lesbiche di adottare bambini.

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