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L'emozionante lettera di sostegno di un nonno al nipote gay

Huffington Post
17 09 2015

Tra il nipote gay e la figlia omofoba, quest’uomo ha scritto una lettera in cui prende una posizione netta.

Come scritto sul sito francese dell’Huffington Post, il sito fckh8com ha pubblicato la lettera di un nonno che difende il nipote dopo che la propria figlia l’ha sbattuto fuori di casa perché ha scoperto essere gay. La lettera è stata condivisa oltre 4 mila volta nella pagina Facebook del sito.

Cara Christine,
Mi deludi come figlia. Hai ragione quando dici che abbiamo una “vergogna in famiglia” ma ti sbagli su chi sia.
Buttare fuori casa Chad solo perché ti ha detto di essere gay, ecco qual è il vero “orrore”. Un genitore che ripudia il proprio figlio è qualcosa di “innaturale”.

L’unica cosa intelligente che ti ho sentito dire è che “tu non hai messo al mondo un figlio perché fosse gay”. Certo, non l’hai fatto. È nato così e non ha deciso lui di esserlo come non ha (deciso) di essere mancino. Tu, invece, hai scelto di essere odiosa, gretta e retrogradata.

Quindi, visto che stiamo ripudiando i nostri figli, colgo l’occasione per dirti addio. Ora ho un 'favoloso' (come dicono i gay) nipote da crescere e non ho tempo per le parole senza cuore di una figlia.
Se ritroverai il tuo cuore, chiamaci.

Papà

Tony, l'App per prevenire il suicidio tra i giovani gay

  • Giovedì, 17 Settembre 2015 09:57 ,
  • Pubblicato in Flash news

West
17 09 2015

Un’App per prevenire il suicidio tra i giovani Gay? Questa è la sfida di “Tony“. Che permette ai ragazzi di trovare le risposte che riguardano la loro sessualità. Il protagonista è appunto Tony, un giovane gay cresciuto nell’Île-de-France che, passato già attraverso l’esperienza del coming out, sa dare preziosi consigli. Attraverso la App, infatti, gli utenti hanno accesso a numerosi quiz e moduli, che conciliano il tema della prevenzione con quello del divertimento.

Tenendo monitorati i mini-questionari è possibile monitorare chi è più in difficoltà indirizzandoli verso le associazioni e le organizzazioni competenti. Presentata alla Giornata Mondiale contro il suicidio, questa applicazione sembra aver già trovato un vasto seguito. Un buon risultato, se si pensa che in Francia, il numero delle persone che si tolgono al vita tra la popolazione LGBTI è quattro volte più alto della media.

Beatrice Credi

Azzerati i corsi anti-omofobia: il mistero del Ministero

  • Venerdì, 11 Settembre 2015 08:04 ,
  • Pubblicato in Flash news
il Venerdì - la Repubblica
11 09 2015

La formazione contro la violenza trans-omofobica, ovvero contro le persone transessuali e omosessuali, ormai è uno degli assi su cui lavora l'Europa.

Ma il ministero dell`Istruzione italiano sul tema nicchia, tanto da essersi sfilato dalla Strategia nazionale che prevedeva la formazione dei dirigenti di alcune amministrazioni chiave.

Tutto è cominciato nel 2012 quando l`allora ministro Elsa Fornero, che aveva la delega alle Pari Opportunità, vara la "Strategia nazionale per il contrasto alle discriminazioni Lgbt" basata su quattro punti: istruzione, lavoro, sicurezza e carceri, comunicazione. ...

Circolo Mario Mieli
10 09 2015

«Nella ricerca affannosa di un compromesso, si è fatto riferimento alla formula “formazione sociale specifica” per segnare una distinzione tra queste coppie e quelle eterossessuali unite in matrimonio.

Ma questo espediente semantico è una forzatura, perché di formazioni sociali parla l’articolo 2 della Costituzione e sotto questa espressione stanno tutte le coppie».

Stefano Rodotà, con un lungo editoriale su Repubblica, scrive così della legge Cirinnà, che questa settimana riprende il suo cammino al Senato.

Martedì 8 torna a riunirsi la commissione Giustizia, gli emendamenti non si contano, con l’immancabile ostruzionismo di Carlo Giovanardi, e non è escluso che comunque si finisca per andare in aula senza relatore – un escamotage parlamentare per non far votare il testo in commissione.

Il compromesso di cui scrive Rodotà è quello che il Pd ha trovato con l’alleato Angelino Alfano. Ncd continuerà a puntare i piedi chiedendo che sia ribadito il divieto alla maternità surrogata – già vietata dalla legge 40 ma possibile in molti Paesi esteri, compresa Inghilterra e California – ma potrà così vantare di aver difeso i matrimoni, sancendo – come se ce ne fosse bisogno – che quella in discussione non è un legge mossa dal principio della piena uguaglianza. Sono unioni civili, semmai, che stabiliscono anche il diritto all’adozione del figlio del partner. Va bene, ma non sono matrimoni egualitari.

E se sui matrimoni gay Rodotà ricorda che il parlamento non è obbligato a riconoscerli (come invece la Corte Europea ci prescrive di fare per le unioni civili), ma farebbe molto bene («Perché aspettare?»), il giudizio sulla mediazione lessicale è duro: «Inventarsi la “formazione sociale specifica” è un travisamento della Costituzione, e la sua vera finalità, dovendo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro vero nome, non è quella di introdurre una distinzione, ma di riaffermare una discriminazione». Alcuni costituzionalisti, in questi giorni, hanno avanzano dubbi sulle ripercussioni che questa nuova formulazione potrebbe avere nell’estensione di alcune norme dedicate ai nuclei familiari. «Non è possibile introdurre un riconoscimento delle unioni civili che si presenti come una chiusura, come una concessione basata su una discriminazione», continua il professore, «non cediamo a un realismo regressivo».

Bella, in chiusura, per completare il suo ragionamento non più in punta di diritto ma politico, è la citazione che Rodotà fa di Andrea Pugiotto, professore ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Ferrara: «Che ci ricorda come “il paradigma eterosessuale del matrimonio crea incostituzionalità perché oppone resistenza non a un capriccio, né a un desiderio, né ad una “innaturale pretesa”, ma al diritto individuale alla propria identità personale”».

Il modulo, nuovo di zecca, è pronto sulla tavola, compilato e firmato. Questa mattina Elisa Dal Molin lo consegnerà orgogliosamente, insieme alla sua compagna, alle maestre della scuola comunale.
Valentina Santarpia, Corriere della Sera ...

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