È una buona legge quella approvata nei giorni scorsi sul superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari (la n. 81 del 30 maggio 2014). Anche se la proroga della chiusura degli Opg al 1 aprile 2015 è un atto doloroso, perché mantiene una situazione di sofferenza per molte persone: ancora un migliaio sono le donne e gli uomini internati nei manicomi giudiziari. ...
AgenParl
12 04 2013

“Un terzo dei detenuti è ad alto rischio di malattie mentali. Su quasi 70 mila persone oggi presenti nelle carceri italiane i conti sono presto fatti. Ventimila è un numero calcolato per difetto: psicosi, depressione, disturbi bipolari e di ansia severi sono la norma nel 40% dei casi, a cui vanno aggiunti poi i disturbi di personalità borderline e antisociale. Persone a volte già ammalate, altre che si ammalano durante la detenzione complici il sovraffollamento, i contesti sociali inimmaginabili, la popolazione straniera di difficilissima gestione. In questa situazione i cosiddetti detenuti sani finiscono con trovarsi in un inferno aggiuntivo che, nella peggiore delle ipotesi, può portare anche al suicidio.

In Italia, quelli compiuti in carcere, hanno numeri 9 volte superiori rispetto alla popolazione generale con tassi aumentati negli ultimi anni di circa il 300% (dai 100 del decennio 1960-1969 a più di 560 nel 2000-2009 con oltre il 36% di decessi). Crescita che non si arresta: nel 2011 sono stati 63 i suicidi (0.9% per 1.000 detenuti), più di mille i tentati suicidi (15%) e oltre 5.600 gli atti autolesivi (84%). A farne le spese anche l’organizzazione interna alle carceri: tra il 2000 e il 2011, 68 suicidi solo a carico degli operatori di Polizia Penitenziaria. Di questo si è parlato in occasione del congresso dei Giovani Psichiatri in corso a Roma (“La psichiatria tra pratica clinica e responsabilità professionale”)”. Lo si legge in un comunicato della SIP, Società Italiana di Psichiatria.

“Tutto ciò accade dopo anni di abbandono, da parte delle Istituzioni, della salute mentale italiana, fuori e dentro le carceri – spiega Claudio Mencacci, presidente della Società Italiana di Psichiatria – e questo è il conto da pagare. Salatissimo e non finito perché la norma entrata in vigore nel 2012 che avrebbe dovuto avere una Sezione di Osservazione Psichiatrica funzionante e bastevole per ogni Regione è stata fortemente disattesa a causa di fondi specifici carenti. Anche su questo aspetto chiediamo l’intervento del Ministero tanto più ora che abbiamo prorogato la chiusura degli OPG, ma solo per un anno. Questa è quindi una cambiale a breve scadenza, ma non sappiamo quando potremo pagarla”.

“Il sovraffollamento, a livelli record (150 detenuti per 100 posti, rispetto ai 107 del resto d’Europa), è già una condizione di grave disagio per il detenuto sano. Figuriamoci per un paziente con malattia mentale. Appena chiuderanno gli OPG una parte di questi detenuti tornerà in carcere. Se la situazione non sarà cambiata, e non vi sono le premesse perché lo sia, potrebbe davvero diventare esplosiva”.

“Il superamento degli OPG e il pieno passaggio dell’assistenza psichiatrica nelle carceri al sistema sanitario nazionale devono procedere parallelamente – spiega Mencacci – nell’ambito della più ampia riorganizzazione della Sanità Penitenziaria e delle nuove competenze dei Dipartimenti di Salute Mentale. A questi sono attribuite importanti responsabilità per la tutela della salute mentale dei cittadini detenuti. Si tratta, infatti, delle uniche Istituzioni, nell’ambito del servizio pubblico, in grado di garantire una visione d’insieme ed un approccio realmente integrato al raggiungimento degli obiettivi sanitari ed assistenziali che vengono affidati dal SSN alle proprie strutture”.

“I Dipartimenti di salute mentale possono validamente interconnettersi con tutte le altre Istituzioni operanti in ambito carcerario, risolvendo uno dei problemi più rilevanti ancora aperti, cioè la frammentazione degli interventi sanitari in questo contesto, incluso le Dipendenze. Infine dal punto di vista operativo i Dipartimenti offrono strutture e competenze multiprofessionali in grado di coprire, dentro e fuori dal carcere, gli interventi opportuni, e la continuità terapeutica”.

“Tutto bene fino ad ora – conclude il presidente SIP – ma solo sulla carta, perché nessuno ha ancora pensato e predisposto risorse per questa operazione. Si ritiene inderogabile, pertanto, che i Dipartimenti di Salute Mentale, siano potenziati e dotati delle risorse necessarie e sufficienti per garantire tale operatività in carcere, anche attraverso una dotazione di personale rispondente ai compiti affidati, e di strutture sovranazionali, quali i Centri di Osservazione Neuro Psichiatrica (CONP, nei fatti Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura intra carcerari, finalizzati alla gestione dell’urgenza) e i Reparti di Osservazione Psichiatrica (ROP, nei fatti, aree specialistiche di osservazione diagnostica qualificata a tempo definito)”.

Paese Sera
08 04 2013

Alla Pisana un decreto sul fabbisogno di strutture sanitarie terapeutiche alternative agli ospedali psichiatrici giudiziari. Zingaretti: "Una struttura sarà dedicata esclusivamente alle donne". Marino: "Finalmente un impegno vero".

"Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti in qualità di commissario straordinario alla Sanità ha firmato un decreto sul fabbisogno di strutture sanitarie residenziali terapeutiche alternative agli ospedali psichiatrici giudiziari". Lo comunica la Regione. “Con questo decreto – spiega Zingaretti – possiamo accedere ai fondi nazionali per 16 milioni di euro per il reperimento delle strutture ospitanti e di 5 milioni di euro per l’assunzione, in deroga al blocco del turnover, del personale necessario a prendersi cura dei degenti". "Attualmente - continua Zingaretti – i pazienti del Lazio sono ospitati in strutture fuori dal territorio regionale e una volta che le residenze nel Lazio saranno individuate e ristrutturate ad hoc, laddove necessario, dal 1/04/2014 i circa 100 pazienti saranno ospitati nelle cinque residenze, a diversa intensità di cura, una delle quali dedicata esclusivamente alle donne".

"L’atto a firma del presidente Zingaretti contiene anche un documento per la promozione di un progetto informativo/formativo e di aggiornamento professionale per la cura e la gestione dei pazienti psichiatrici, ed è stata posta particolare attenzione ai requisiti organizzativi a tutela dei pazienti stessi", conclude la nota della Regione. “Saranno infatti - conclude Zingaretti – 27 (per ogni struttura) le persone assunte tra infermieri, medici psichiatri e psicologi, educatori, tecnici della riabilitazione psichiatrica e assistenti sociali. La nostra vuole essere una battaglia di civiltà e questa è la prima di una serie di azioni rivoluzionarie che metteremo in atto in tema di salute mentale. L’obiettivo della Regione in questo caso è il reinserimento delle persone che devono essere prese in carico dal territorio e dai Dsm (Distretti di salute mentale)".

LE REAZIONI - "Sono estremamente soddisfatto che la Regione Lazio sia la prima a presentare un decreto sul fabbisogno di strutture sanitarie residenziali terapeutiche alternative agli Ospedali psichiatrici giudiziari - dichiara in una nota Ignazio Marino, candidato alle primarie per la scelta del candidato sindaco del centrosinistra - significa assistere un centinaio di persone che hanno diritto a cure degne di questo nome. Finalmente un impegno vero da parte di un presidente di Regione: bisogna attuare in via definitiva questa riforma per consentire ai folli autori di reato privati della libertà di poter avere accesso al rispetto della loro dignità umana. Ricordo anche un fatto rilevante: nello scrivere l'articolo di legge sugli Opg, la Commissione d'inchiesta ha ritenuto fondamentale svincolare questi fondi dalle limitazioni che esistono nelle Regioni sottoposte a piano di rientro o a commissariamento. Una norma di cui Nicola Zingaretti può avvalersi pienamente".

facebook