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Graffiti nel manicomio di VolterraPer gli addetti ai lavori, Opg. In Italia esistono ancora. Per pochi giorni, però. Dal primo aprile chiudono tutti: quello di Castiglione e quello di Aversa, quello di Napoli e quello di Reggio Emilia, quello di Montelupo Fiorentino e quello di Barcellona Pozzo di Godo. Hanno sostituito i manicomi criminali e adesso chiudono anche loro. È sicuro. Quasi. Già nel 2012 erano stati aboliti, ma poi sono stati tenuti in vita due volte con una proroga. Ora, spariscono definitivamente.
Gian Luca Favetto, il Venerdì-la Repubblica ...

Si impicca in cella: l’opg di Reggio Emilia colpisce ancora

  • Venerdì, 23 Gennaio 2015 11:34 ,
  • Pubblicato in Flash news

Cronache del Garantista
22 01 2015

Ennesima tragedia all’interno dell’oramai famigerato ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia. Un detenuto, un cinquantenne italiano, si è suicidato con un cappio ricavato dalla sua maglietta. Per farlo ha aspettato la fine dei controlli giornalieri. Dopodiché ha scambiato due parole con un infermiere e ha guardato gli agenti e il personale allontanarsi dalla cella. Poi, una volta rimasto solo, si è tolto la maglietta intima e l’ha trasformata in un cappio da legare alle sbarre della cella. L’ennesimo dramma è accaduto i primi di gennaio, ma la notizia è emersa ed è stata confermata solo in questi giorni.

Un caso che va ad allungare una lista nera, composta di suicidi, morti che potevano essere evitate – come il caso del ragazzo 29enne morto per soffocamento proprio nel medesimo opg – e tentativi di togliersi la vita, ma anche di gesti di autolesionismo e aggressioni.

«Noi continuiamo a ribadire la necessità di creare una stanza di decompressione, priva di suppellettili, imbottita. Per evitare il peggio e fare attività di prevenzione». A parlare è Michele Malorni del sindacato degli agenti penitenziari Sappe. Che pone l’attenzione su una questione che appare sempre più confermata e ineludibile: «Non si può paragonare un opg a un ospedale. Non si può paragonare una cella a una stanza di ricovero. Qui le stanze sono di cemento armato. Qualche tempo fa avevamo avuto un caso di un internato che continuava a sbattere la testa contro il muro. Sono gesti di autolesionismo che è difficile contenere!».

Oggi nei sei reparti dell’opg di Reggio Emilia sono ricoverate 142 persone (fino a qualche anno fa erano più del doppio), tutti uomini. Ma di questi sono trenta quelli sistemati nel reparto di stretta sorveglianza, guardati a vista 24 ore su 24, e sempre accompagnati negli spostamenti anche dalla polizia. «La struttura del carcere, con le inferriate e le celle, non è adatta a tutti. Alcuni di loro – fa notare sempre Michele Malorni -, quelli che si dimostrano più aperti al dialogo e più collaborativi, dovrebbero essere sistemati in ambienti diversi, dove possano essere curati e riabilitati. Vanno pensate soluzioni alternative».

Ma la storia sulla chiusura e alternativa all’opg è fatta di scadenze non rispettate, infinite proroghe e continue promesse. L ’ultima proroga aveva sollevato reazioni, in particolare quella dell’ ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che nel firmare il decreto legge aveva espresso «estremo rammarico, per non essere state in grado le Regioni di dare attuazione concreta a quella norma ispirata a elementari criteri di civiltà e di rispetto della dignità di persone deboli». L’ex capo dello Stato aveva comunque «accolto con sollievo interventi previsti nel decreto legge per evitare ulteriori slittamenti e inadempienze, nonché per mantenere il ricovero in ospedale giudiziario soltanto quando non sia possibile assicurare altrimenti cure adeguate alla persona internata e fare fronte alla sua pericolosità sociale». Il decreto legge del marzo scorso, infatti, prescrive che «il giudice disponga nei confronti dell’infermo o del seminfermo di mente l’applicazione di una misura di sicurezza diversa dal ricovero in opg o in una casa di cura e di custodia, a eccezione dei casi in cui emergano elementi dai quali risulti che, ogni altra misura diversa dal ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario non sia idonea ad assicurare cure adeguate e a fare fronte alla sua pericolosità sociale».

Il ministro della giustizia Andrea Orlando però ci prova a far rispettare i termini e ci ha messo la faccia durante la sua relazione al Parlamento sull’amministrazione della Giustizia nel 2014, illustrata tre giorni fa alla Camera. «Quanto al tema degli ospedali psichiatrici giudiziari – ha detto il ministro durante la relazione – il superamento di questo modello ha, purtroppo, subito una proroga, per la complessità delle procedure necessarie alle Regioni per realizzare le strutture sanitarie sostitutive ». E ha sottolineato che «l’impatto delle innovazioni legislative sugli opg viene costantemente monitorato attraverso la rilevazione delle presenze degli internati negli opg del territorio nazionale e attraverso l’analisi delle ordinanze emesse dall’autorità giudiziaria. E ciò al fine di rilevare le condizioni di perdurante pericolosità degli internati, confermando o revocando in ragione di ciò le misure di sicurezza». Infine ha concluso: «È stato costituito presso il ministero della salute l’Organismo di coordinamento per il superamento degli opg: l’obiettivo è quello di evitare ulteriori ritardi e arrivare entro il termine stabilito alla chiusura definitiva degli ospedali psichiatrici giudiziari».

Ma c’è gran scetticismo nell’aria. Alcuni dati fanno emergere che la promessa sarà difficile da mantenere. Se si considera che attualmente la regione Piemonte ha già previsto che dovranno passare altri 24 mesi per la realizzazione della struttura sanitaria alternativa, si arriverà dunque a fine 2016 per abolire l’opg in quella regione. Ancora peggio per la struttura sanitaria di Abruzzo e Molise: sono stati stimati 2 anni e 9 mesi. Si arriverà, in questo caso, all’estate del 2017. Ci sarà l’ennesima proroga, oppure il commissariamento delle regioni non in regola come prevede il nuovo decreto legge del marzo scorso?

Giornalettismo
25 08 2014

Gli OPG sono attivi in diverse città: da Barcellona Pozzo di Gotto e Montelupo Fiorentino, da Secondigliano a Reggio Emilia. Ma dovevano essere già chiusi

Dovevano sparire nel 2013 ma la data della loro fine è slittata al 2015. La Stampa oggi, in un lungo pezzo a cura di Giacomo Galeazzi, torna sulla vicenda degli ospedali psichiatrici giudiziari ancora vivi e vegeti nonostante le inchieste in Parlamento e i fondi già messi a disposizione per le opere strutturali. Secondo quanto riporta il quotidiano non sono ancora pronti gli spazi sostitutivi per 1051 ospiti.

IN PIEDI NONOSTANTE I FONDI PER CAMBIARLI – Gli OPG sono attivi in diverse città: da Barcellona Pozzo di Gotto e Montelupo Fiorentino, da Secondigliano a Reggio Emilia. Il quotidiano ricorda le visite di Ignazio Marino, oggi sindaco di Roma e un tempo senatore e presidente dell’inchiesta sul sistema sanitario nazionale:

Un’inchiesta che prima dell’orrore degli Opg ha portato alla luce scandali come quello di alcune cliniche in Abruzzo dove i degenti venivano lasciati a vivere in condizioni disumane: nei giorni scorsi a Chieti, Antonella Redaelli, ne ha rinviato a giudizio i responsabili. Ogni ispezione per Marino è stata una ferita. «Nel caso dell’inchiesta a Chieti, ricordo la prima volta che ho messo piede in una di quelle strutture: le suole delle scarpe si appiccicavano al pavimento coperto d’urina – racconta -. Quando si parla di Opg, invece dobbiamo tener conto che la legge Basaglia ha eliminato i manicomi nel 1978. Ma le regioni non sono ancora in grado di far funzionare delle strutture sanitarie degne di questo nome che sostituiscano i manicomi criminali».

Eppure, come rivela il quotidiano, con una legge del 2012 la regioni hanno disponibili 180 milioni di euro per le opere strutturali e 55 milioni l’anno per la spesa corrente. Eppure diverse strutture sono ancora in mano al ministero di Giustizia.

DIETRO LA LENTEZZA SUGLI OPG - Perché questi ritardi? A chiarire le idee a fine luglio è stato il comitato Stop Opg che ha segnalato ritardi e poca chiarezza nell’attuazione della 81/2014. «Una buona legge rischia di esser vanificata da mancati adempimenti», riassume Stefano Cecconi, portavoce del comitato Stop Opg. Entro il primo luglio, ovvero entro a 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, doveva essere attivato presso il ministero della Salute un organismo di coordinamento per il superamento degli Opg. «Ci risulta sia stato emanato il decreto ministeriale, ma l’organismo non è ancora operativo perché le Regioni non hanno nominato i loro rappresentanti».

Il 15 giugno 2014 scadeva il termine per la modifica dei programmi regionali per ridurre le Rems e riqualificare i dipartimenti di Salute Mentale. «Ci risulta – ha commentato Cecconi – che solo poche regioni si sono mosse in questo senso, ma è anche vero che non hanno ancora ricevuto i finanziamenti previsti». Il 15 luglio 2014 scadeva il termine per la presentazione dei percorsi terapeutico-riabilitativi individuali di dimissione per ogni ospite.

LA PROROGA DI APRILE – Bottiglie al fresco nei bagni alla turca di Anversa (perché non ci sono frigo), materassi maleodoranti sono solo alcune delle tristi cartoline dipinte da Ignazio Marino. Così capita che un incensurato di Catania sia rinchiuso a Barcellona Pozzo di Gotto da oramai 22 anni. La sua colpa? Aver rubato 7 mila lire nel 1992 in un bar, racconta La Stampa che oggi riporta anche la voce di Gaetano, disturbo bipolare peggiorato dopo la fine del suo matrimonio. Lui, sulla quarantina con due figli, non pensava mai di finire nel “girone” dei pazzi. «Io facevo teatro e giardinaggio e queste attività mi hanno salvato, erano gli unici momenti in cui riuscivo a pensare ad altro e svuotare la mente. Se non sai prendere le misure e capire come fare per sopravvivere, in Opg rischi di restarci per sempre». E così ad aprile il presidente della Repubblica, davanti ai rallentamenti, si è visto costretto a firmare la proroga, ennesima, fino al 2015.

Stefania Carboni

Pazzi criminali a chi?

  • Domenica, 15 Giugno 2014 14:38 ,
  • Pubblicato in L'Articolo
Nico Pitrelli, Pagina99
14 giugno 2014

Era l'ultimo dell'anno del 2012 quando il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel consueto messaggio agli italiani, definì gli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) "un autentico orrore indegno di un paese appena civile". A distanza di circa 18 mesi la Camera ha trasformato in legge, lo scorso 28 maggio, il decreto 52/2014, che introduce indirizzi, dispositivi e limiti per arrivare concretamente alla chiusura degli Opg entro il 31 marzo 2015 ...

Pazzi criminali a chi? (Nico Pitrelli, Pagina99)


Era l'ultimo dell'anno del 2012 quando il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel consueto messaggio agli italiani, definì gli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) "un autentico orrore indegno di un paese appena civile". A distanza di circa 18 mesi la Camera ha trasformato in legge, lo scorso 28 maggio, il decreto 52/2014, che introduce indirizzi, dispositivi e limiti per arrivare concretamente alla chiusura degli Opg entro il 31 marzo 2015...

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