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Disimpegno, per i coloni primo e ultimo ritiro

  • Giovedì, 27 Agosto 2015 08:48 ,
  • Pubblicato in L'Intervento
PalestinaMichele Giorgio, Il Manifesto
27 agosto 2015

A Nitzan tutti contestano: "È stato un fallimento". I palestinesi invece festeggiano. Ma è una festa amara: Gaza resta una prigione a cielo aperto. ...

Huffington Post
07 08 2015

I palestinesi proteggono una poliziotta israeliana dal lancio di pietre dei coloni: la foto simbolo di una pace possibile

A volte la solidarietà delle persone va decisamente al di là dei conflitti tra le nazioni di appartenenza: lo dimostra la vicenda riportata dall'Independent.

Una poliziotta delle forze israeliane in servizio nelle zone abitate dai coloni è stata coinvolta in una protesta dei coloni stessi, rischiando di essere ferita dalle pietre che lanciavano: a difenderla, invece dei suoi connazionali, due uomini palestinesi.

La scena è stata immortalata dallo scatto del fotografo del giornale israeliano Yedioth Ahronoth Shaul Golan, subito fuori dalla West Bank, parte del territorio occupato. Gli scontri tra attivisti contrari all'occupazione e estremisti israeliani sono avvenuti nella zona vicina all'insediamento di Aish Kedesh e al villaggio palestinese di Kusra.

L'agente, che stava subendo una pioggia di sassi lanciati proprio dai coloni, è stata protetta da due uomini palestinesi, uno dei quali è Zakaria Sadah, un collaboratore del gruppo Rabbis for Human Rights (RHR), un'associazione umanitaria israeliana.

"Pur essendo normale che le forze dell'ordine si identifichino più con i propri connazionali, le procedure che riguardano l'applicazione della legge in situazioni che coinvolgono israeliani violenti devono essere definite con chiarezza e implementate con coerenza", ha commentato RHR.

Dinamo Press
05 08 2015

Il j'accuse contro la società israeliana di uno dei pochi intellettuali critici che vi abitano, arrivato dopo la morte di un bambino di un anno e mezzo arso vivo da un commando di coloni che ha dato fuoco alla sua casa.

Gli israeliani accoltellano gay e bruciano bambini. Non vi è un briciolo di calunnia, il minimo grado di esagerazione, in questa secca descrizione.

Vero, queste sono le azioni di pochi. Vero, anche, che il loro numero sta crescendo. E' vero che tutti loro - tutti gli assassini, tutti coloro che danno fuoco, che accoltellano, che sdradicano alberi - fanno parte dello stesso gruppo politico. Ma chi è all'opposizione condivide la responsabilità.

Tutti coloro che hanno pensato che sarebbe stato possibile sostenere isole di democraticità nel mare del fascismo israeliano sono stati messi in imbarazzo questo fine settimana, una volta e per tutte. Semplicemente non è possibile sostenere la brigata commando che spara ad un adolescente, e poi restare scioccati dai coloni che mettono a fuoco una famiglia; sostenere i diritti dei gay e tenere una conferenza in Ariel (insediamento coloniale); essere senza pregiudizi e poi assecondare la destra e cercarvi dei partner. Il male non conosce confini; inizia in un posto e velocemente si diffonde ovunque.

Il principale terreno fertile di coloro che hanno dato fuoco alla famiglia Dawabsheh sono le Forza di Difesa Israeliane, anche se i criminali non vi hanno prestato servizio. Quando l'uccisione di 500 bambini nella Striscia di Gaza è legittima, e non obbliga nemmeno un dibattito, un giudizio morale, cosa c'è di cosi terribile nel dare fuoco ad una casa, insieme ad i suoi abitanti? Dopo tutto, qual è la differenza tra lanciare una bomba di fuoco e sganciare una bomba? In termini di intenzione, o di intento, non c'è differenza.

Quando sparare ai palestinesi diventa quasi un evento quotidiano - altri due sono già stati uccisi da quando la famiglia è stata data a fuoco: uno in Cisgiordania, l'altro al confine della Striscia di Gaza - chi siamo noi per lamentarci dei lanciatori di fuoco di Duma?

Quando le vite dei palestinesi sono ufficialmente nelle mani dell'esercito, il loro sangue di poco valore agli occhi della società israeliana, allora anche le milizie di coloni sono autorizzate a ucciderli. Quando l'etica delle Forze di Difesa Israeliane nella Striscia di Gaza è che qualsiasi cosa è permessa pur di salvare un soldato, chi siamo noi per lamentarci dei conservatori come Baruch Marzel, che questo fine settimana mi ha detto che era permesso uccidere migliaia di palestinesi per proteggere un singolo capello della testa di un ebreo. Questa l'atmosfera, questo il risultato. Per questo motivo la responsabilità primaria va alle Forza di Difesa Israeliane.

Non meno da condannare sono, certamente, i governi ed i politici che gareggiano a chi lecca di più i piedi ai coloni. Chi dà loro 300 nuove abitazioni in cambio della loro violenza all'insediamento vanto di Beit El sta dicendo loro che non solo la violenza è permessa ma anche che paga. E' già difficile tracciare la linea tra il lanciare buste di urina agli ufficiali di polizia e bombe di fuoco dentro le abitazioni delle persone.

Sono da rimproverare, certamente, le autorità adibite a far rispettare la legge, iniziando dal Distretto di Polizia della Giudea e Samaria - il più ridicolo e scandaloso fra tutti i distretti, e non per caso. Nove case palestinesi sono state date alle fiamme negli scorsi tre anni, secondo B'Tselem. Quante persone sono state processate? Nessuna. Quindi cosa è accaduto a Duma venerdi? Il fuoco era semplicemente migliore, agli occhi degli incendiari e dei loro complici.

Fra i loro complici, chi rimane in silenzio, chi perdona e tutti coloro che pensano che il male rimanga per sempre dentro i confini della Cisgiordania. Fra i loro complici anche gli israeliani convinti che il Popolo di Israele sia il Popolo Eletto, e di conseguenza sia permesso farequalsiasi cosa - incluso dare a fuoco abitazioni di non ebrei, con i loro abitanti dentro.

Così, troppi, molti di coloro che sono rimasti scioccati dall'atto, incluso personalità che hanno visitato le vittime nel Centro Medico di Sheba, fuori Tel Aviv - il presidente, il primo ministro, il leader dell'opposizione e i loro assistenti – si sono imbevuti del razzista, irritante “Hai scelto noi fra tutti i popoli” con il loro latte materno.

Alla fine di una terribile giornata, è questo che ha portato al dare alle fiamme una famiglia che Dio non aveva scelto. Nessun principio nella società israeliana è così distruttivo, o maggiormente pericoloso, di questo principio. Né, sfortunatamente, più comune. Se doveste esaminare attentamente cosa si cela sotto la pelle della maggior parte degli israeliani, trovereste: il popolo eletto. Quando questo diventa un principio fondamentale, la prossima bomba di fuoco sarà solo una questione di tempo.

I loro complici sono ovunque, e la maggior parte di essi sta ora disapprovando ed esprimendo sgomento per quanto accaduto. Ma quanto accaduto sarebbe potuto non accadere; quanto accaduto è stato dettato dalle esigenze della realtà, la realtà di Israele e del suo sistema di valori. Quanto accaduto accadrà di nuovo e nessuno sarà risparmiato. Tutti noi abbiamo dato alle fiamme la famiglia Dawabsheh.

di Gideon Levy*

*L'articolo è apparso in inglese sul quotidiano israeliano Haaretz, la traduzione è stata pubblicata da Rosa Schiano sulla sua pagina Facebook

Ma quanti eravamo a Tel Aviv? Non tutti

Come è possibile che a manifestare contro l'assassinio di bambini e innocenti vengano meno persone di quelle che parteciperebbero a una protesta contro il prezzo della case o il blocco edilizio nelle zone degli insediamenti?
Etgar Keret, Il Corriere Della Sera ...

Il rogo di Ali incendia la Palestina

Ieri notte un bimbo di 18 mesi, Ali Dawabsheh, è morto bruciato vivo nella sua casa, a Duma, villaggio vicino a Nablus. I colpevoli sono, ancora una volta, i coloni.
Roberta Zunini, Il Fatto Quotidiano ...

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