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Elettra Deiana, Gli Altri
12 marzo 2014

Una pessima legge elettorale è stata approvata alla Camera dei Deputati tra tumulti e grida, sedute notturne e continui slittamenti dei tempi. Un grande casino insomma, per lasciare da parte una volta tanto quel politcally correct che non interessa più a nessuno.

E' questa la parità tra i sessi?

  • Giovedì, 27 Febbraio 2014 12:24 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
Luca Cardin, Zeroviolenzadonne
27 febbraio 2014

Per la prima volta nella storia della Nato, sono 5 le donne presenti come Ministre della Difesa. Vengo da una lunga storia di militanza pacifista e la prima cosa che ho pensato è stata: è questa la parità? Uomini e donne uguali nell'uso delle armi, nell'esercito, nella guerra?
La buona notizia è che il divario tra uomini e donne nel mondo va lentamente diminuendo, ma chi è portato a vedere il bicchiere mezzo vuoto sa che l'uguaglianza tra i sessi è ancora una chimera. ...
"Dividendo non si fa che aumentare l'incisività di vecchi stereotipi - ha spiegato al Corriere la psichiatra Federica Mormando -, in pratica si autorizza la maggior violenza dei maschi e si educano le bambine a essere vittime". ...
Corriere della Sera
15 09 2013

Alla fine del film, la ragazzina con la sua bici si precipita in strada a cercare il coetaneo Abdullah. Non cerca un "guardiano", ma un amico con cui gareggiare    
 
di Viviana Mazza
 
Deve essere bizzarro essere la prima regista donna di un Paese dove non esistono cinema. Ma Haifaa Al Mansour non si lamenta. Preferisce “celebrare i passi nella direzione giusta”. O, meglio, le pedalate. Quando, l’anno scorso, uscì in Italia il suo commovente film “La bicicletta verde“, alle donne del suo Paese, l’Arabia Saudita, era proibito andare in bicicletta proprio come alla ragazzina protagonista. Da qualche mese, le saudite sono autorizzate ad andare in bici. Certo, “le cose sono cambiate fino a un certo punto”, osserva Haifaa con cui ho chiacchierato mentre era in Italia, tra i membri della giuria della Mostra del Cinema di Venezia. Devono infatti essere accompagnate da un guardiano maschio (“in caso di cadute o di incidenti”, ha spiegato la polizia religiosa) e devono indossare l’abaya.

Il film non nasconde le limitazioni nella vita delle donne saudite. Eppure le autorità del Paese hanno scelto di candidarlo agli Oscar (cosa mai accaduta prima per un film prodotto nel Regno), definendolo una “rappresentazione autentica” della società e della cultura locali.
La trentanovenne Haifaa, che è cresciuta in un paesino non lontano da Riad, in una famiglia tradizionale ma aperta abbastanza da consentirle, da piccola, di avere una bici (per girare solo dentro casa, si intende), dice che per quanto dall’esterno i cambiamenti possano risultare impercettibili, la società saudita è, di fatto, molto meno conservatrice oggi che negli anni Ottanta e Novanta quand’è cresciuta.
    Quando sono andata a studiare in Egitto, la gente diceva che era un ‘suicidio sociale’, che poi nessuno mi avrebbe mai sposata, che i miei valori sarebbero stati corrotti. Adesso invece tutte le ragazze presentano domanda per andare nelle università americane e possono anche chiedere una borsa di studio al governo: lo fanno anche nel mio piccolo villaggio d’origine, è una cosa accettata. Questo, per esempio, è un cambiamento enorme, che da fuori non si vede.

La regista saudita Haifaa al-Mansour e l’attrice Waad Mohammed l’anno scorso al festival del cinema di Venezia (Reuters)
All’attrice undicenne della “Bicicletta verde” i genitori, conservatori, hanno permesso di recitare fino a 16 anni perché non è ancora una donna; poi dovrà mollare e trovarsi un “mestiere rispettabile”. Haifaa crede che, con il suo carattere forte, la ragazza lotterà per fare ciò che vuole, proprio come nel film.

    L’Arabia Saudita – spiega la regista – appare per tanti versi come un Paese moderno per via delle sue infrastrutture, ma la gente è molto tradizionale. Tradizione e modernità cozzano e coesistono. Gli anziani e anche molte persone di mezza età si oppongono al cambiamento, ma i giovani sono tanti. Crescono in una società tribale e collettivista, imparando valori come il rispetto per gli anziani, ma allo stesso tempo desiderando di essere moderni, di innamorarsi, di costruirsi la propria vita.

Il 51% della popolazione ha meno di 25 anni. La crescita di Twitter è fenomenale: la maggioranza di chi è collegato a Internet usa già il sito di microblogging (tre milioni di persone) e più di 6 milioni di sauditi sono su Facebook.
    I social media hanno consentito di creare un mondo virtuale dove è possibile superare le barriere di segregazione tra i sessi, di distanza tra parti lontane del Paese, e anche la barriera tra pubblico e privato, per cercare di essere se stessi.
Anche la campagna per il diritto alla guida che pure viene combattuta ormai da decenni (alcune cugine di Haifaa sono state arrestate nel 1991 a Riad in una delle prime manifestazioni di donne al volante) usa oggi  i social media.

Alla fine della Bicicletta Verde, la protagonista con la sua bici nuova si precipita in strada a cercare il coetaneo Abdullah. Non cerca un “guardiano”, ma un amico con cui gareggiare. “Quando avrò la mia bicicletta e ti batterò, allora saremo pari”, gli aveva infatti giurato all’inizio. E con le sue gambe lunghe, alla fine, lo supera rapidamente.

“E’ importante avere amici e alleati: io non credo che le donne possano governare il mondo da sole”, dice Haifaa. Per ora, comunque hanno conquistato il sellino. E c’è parecchio da pedalare.

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