Avanti Popolo

  • Venerdì, 21 Marzo 2014 15:44 ,
  • Pubblicato in Flash news

la Repubblica
21 03 2014

La parola antica e moderna che mette in crisi la democrazia

Il popolo delle primarie, il popolo della sinistra, il popolo italiano, il popolo delle piazze in rivolta. Difficilmente un termine politico è suscettibile di connotazioni così diverse.

Già Pierre Rosanvallon, del resto, in un saggio sulle forme di rappresentanza democratica, aveva dichiarato il popolo "introvabile". ...

Lo Stato costituzionale di diritto sarebbe dunque alla fine, viviamo in una fase in cui la mancanza di un quadro istituzionale riconosciuto favorisce l'espandersi di poteri incontrollati? ...
Il tema dibattuto coincide sostanzialmente con la crisi dello spirito pubblico nel mondo occidentale. Per entrambi i pensatori, questa crisi dipende dal tramonto delle grandi narrative come il marxismo. ...

l'Espresso
14 03 2014

Su 169 milioni di euro prelevati dalle tasche dei contribuenti, solo 404mila sono stati destinati alla cooperazione internazionale e zero è andato a restauri e riassetto idrogeologico. I fondi sono stati infatti dirottati per "esigenze di finanza pubblica".

Cambiano i governi, ma non la disinvoltura con cui si modifica l’utilizzo dei denari pubblici. La commissione Bilancio del Senato, infatti, ha approvato il decreto dell’ex governo Letta che dirotta i fondi che i cittadini italiani hanno deciso di devolvere allo Stato verso tutt’altri fini rispetto a quelli previsti dalla legge.

Le richieste presentate da organizzazioni non governative, soprintendenze e agenzie di protezione del territorio erano già superiori alle risorse disponibili: 278 milioni per il restauro di beni culturali, 123 per il riassetto idrogeologico, 21 per archivi e biblioteche, 20 per i rifugiati, sei per la cooperazione. Ma i senatori chiamati ad approvare il decreto della Presidenza del Consiglio che ripartisce le risorse, si sono trovati di fronte a un vero e proprio scippo.

Su 169 milioni 899 mila 25 euro prelevati dalle tasche dei contribuenti, e dunque pronti a essere distribuiti nei settori citati, 404mila sono stati effettivamente destinati alla cooperazione internazionale, mentre nulla è stato previsto per la tutela del territorio, l’assistenza ai rifugiati e la conservazione dei beni culturali. Perché? Il resto dei fondi se l’è tenuto il governo Renzi, per «esigenze straordinarie di finanza pubblica».

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanni Legnini ha ammesso davanti ai senatori: «È un taglio davvero notevole», ma non è indietreggiato di un euro.

A. Mas.

Il sessismo del governo Renzi si vede (anche) dalla foto di gruppo

  • Mercoledì, 26 Febbraio 2014 10:05 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA

D I S . A M B . I G U A N D O
26 02 2014

Fare sessismo significa guardare una persona, e cioè valutarla, giudicarla, fotografarla, riprenderla in video, in una parola “definirla” (con parole e/o immagini), per il suo sesso, punto e basta. Non per ciò che sa, pensa, dice, sente. Non per quel che ha fatto o potrebbe fare. Non per la sua storia personale e/o professionale. Ma solo per il sesso che le si attribuisce, con tutti gli stereotipi che si porta dietro: vestiti, posture, comportamenti, tic vari. Ed è sessismo, attenzione, anche quando lo sguardo – il giudizio, la valorizzazione, la definizione – sono positivi, non solo quando sono negativi. Anche quando dici che donna è bello, che le donne sono più capaci degli uomini, più organizzate, più pragmatiche, e tutti gli ammennicoli di cui molte donne sono le prime a vantarsi, mettendosi da sole in un ghetto ammantato di positività, salvo poi lamentarsene appena si accorgono che le imprigiona. (Una donna non è più capace, organizzata, pragmatica e bla-bla-bla di un uomo, in quanto donna. Dipende: dalla donna e dall’uomo. Ovvio.)

Insomma, se Renzi mette assieme un governo evidenziando il fatto che metà dei ministri sono donne, sta facendo un’operazione sessista, come ha spiegato anche Eretica sul Fatto Quotidiano. Dici: ma lui le ha scelte per competenza, professionalità, capacità. Rispondo: e allora perché si fa fotografare, con Napolitano, beatamente in mezzo alle ministre? Perché non «Renzi con i/le ministri/e del settore economico», ad esempio? O «Renzi con x e y», selezionando i/le ministri/e per funzioni e obiettivi? Ma soprattutto: perché nessuna delle ministre si è opposta a quella foto di gruppo? Si chiama pinkwashing, si chiama: operazione d’immagine, belletto, superficialità. Ancor prima di cominciare. Il che indebolisce le ministre soprattutto, ma anche il governo. Specie se i media abbondano, come ha fatto persino Repubblica, di annotazioni sul vestito, il look, i capelli delle signore. Ancor prima di cominciare.

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